Treia, 26 marzo 2017 – Quelle Votaziò s’han da fare, al teatro…

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Nomen-Omen dicevano i nostri padri ed il detto quadra, perlomeno così ho sentito la sera del 26 marzo 2017 a Treia, mentre assistevo alla piece satirica dialettale “Le Votaziò”,  una commedia di Dante Cecchi, messa in scena dalla compagnia Fabiano Valenti   coordinata da Fabio Macedoni. Fabio Macedoni non è solo un capocomico, un regista, un uomo di cultura ed un insegnante, ma anche una persona che avrebbe potuto, in una società diversa, incarnare l’ideale del buon governo. Un governo “umano”, dove “l’amore vince sulla politica” (che è una delle battute della recita).
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Tanto per cominciare la compagnia amatoriale Fabiano Valenti è la rappresentazione vivente di uno spaccato di società paesana marchigiana, dove gli attori sono non solo personaggi ma persone vere. Già una volta dissi che avrei visto bene Fabio Macedoni come sindaco di Treia, a quel tempo egli svolgeva le funzioni di Capo Gabinetto della Provincia di Macerata e mi sembrava la persona giusta, “super partes”, per amministrare una cittadina -com’è Treia- suddivisa in varie frazioni, rioni, borgate e fazioni… insomma una città policentrica si direbbe in termini bioregionali.
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Ma Fabio Macedoni è un creativo troppo eclettico per pensarlo come un “corrente” amministratore, i tempi non sono maturi per la “fantasia al potere”, e -tutto sommato- in questo momento storico un pragmatico come l’attuale sindaco Franco Capponi è quel che ci vuole per tenere in piedi la baracca. Comunque la cittadinanza di Treia sembrava essere rispecchiata perfettamente in questa commedia,  l’ambiente e le situazioni sono le medesime, e gli attori hanno incarnato bene le persone reali che potremmo -e di fatto possiamo- incontrare ogni giorno per strada od in piazza od al teatro, come il 26 marzo ad esempio. Gente del popolo insomma, gente che non recita ma interpreta se stessa. Fatalità tra questi attori c’era anche un usciere comunale che giocava la parte di un aspirante usciere comunale, se avesse vinto una certa lista…
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Nel palco n° 9 del teatro, un palco che si trova proprio di rimpetto al palcoscenico, insomma il miglior palco quello che solitamente è riservato agli “amministratori”, Valeria ed io eravamo seduti vicini all’assessore David Buschittari, al quale ad un certo punto commentando le scenette sulle vicende degli aspiranti sindaci ed assessori e consiglieri comunali,  che si presentavano alle elezioni “finte” della recita,  gli ho chiesto a bruciapelo “…è così allora?”.  E lui, senza scomporsi rivolto alla sua amica che gli sedeva al fianco, “… non dico nulla altrimenti domani lo vedo riportato sul resoconto che scrive Paolo”.
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Eppure il mio vuole essere un resoconto sincero, pane al pane vino al vino, come  merita la commedia di Dante Cecchi e come meritano gli attori estemporanei (non professionisti), che vengono dal popolo.  La bella messa in scena di Fabio Macedoni e compagnia mi ha ricordato una delle mie commedie vivant che rappresentai parecchi anni fa a Calcata (a metà degli anni ’90 del secolo scorso), in cui chiamai a raccolta una decina di soci del nostro Circolo VV.TT. e chiesi loro di giocare alle “elezioni comunali”, nel senso che presentammo una  lista civica (che partecipò per davvero alle elezioni comunali), denominata “Giustizia e Libertà”, in cui io ero il candidato sindaco, e facemmo un tale baccano durante la campagna elettorale (nella  parte del “terzo incomodo”) che le altre due liste “serie” furono costrette a cambiare politica (e finalità) in corso d’opera per non fare la figura dei “mammalucconi”.
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Le lumache si sa sono un piatto tradizionale nelle campagne del centro Italia, ma bisogna lasciarle spurgare alcuni giorni prima di cucinarle, altrimenti sanno di…
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Paolo D’Arpini
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(In  veste di candidato sindaco a Calcata)
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Articolo collegato sul teatro del Circolo Vegetariano VV.TT. –http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2014/03/il-teatro-del-circolo-vegetariano-vvtt.html

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Album fotografico su “Le Votaziò”:  https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1426442510739710&set=oa.1657682564248673&type=3&theater

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La separazione dal contesto naturale è causa di estinzione

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Gli interventi dell’uomo nel tentativo di “aggiustare” la vita sul pianeta sono diventati talmente pesanti da mettere a rischio la stessa esistenza umana. Infatti il controllo sulle altre specie e sulla natura  coinvolge anche l’uomo, che non è separato dal mondo animale e dalla natura.
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Le regole della vita sono molto semplici, ogni specie sia vegetale che animale ha una interrelazione mutualistica con il suo habitat e con tutte le specie che lo condividono. Le piante hanno bisogno degli animali per la loro riproduzione e propagazione, gli erbivori sono controllati dai carnivori e così si mantiene un equilibrio fra ambiente e suoi abitanti.
Ma dove l’uomo è intervento immediatamente questo equilibrio è andato perso. Lo abbiamo visto con la desertificazione del Nord Africa e del Medio Oriente causata da un esagerato incremento dell’allevamento domestico e di transumanza.
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Questo più l’abitudine venatoria nei confronti di specie ritenute nocive o -al contrario- utili all’economia umana hanno trasformato talmente l’habitat da renderlo irriconoscibile… Tutto ciò in passato avveniva in modo quasi impercettibile, poiché gli avvenimenti sopra descritti si protraevano per lunghi periodi di tempo, secoli, se non millenni, ed era alquanto difficile per l’uomo riconoscerne gli effetti (legati al suo comportamento).
Ben diversa è la situazione attuale. Oggi l’intervento umano sull’ambiente  ha una conseguenza presso che immediata e non si può far a meno di considerare le cause -come gli effetti strettamente interconnessi- delle mutazioni in corso. Dove l’uomo interviene la natura e la vita recedono.
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Persino ove l’uomo cerca di rimediare ai mali del suo operato anche lì combina guai peggiori. Lo abbiamo visto ad esempio con la politica dei ripopolamenti artificiali di specie faunistiche scomparse in una data bioregione e recuperate in altri luoghi del pianeta per esservi reimmesse.
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Questa politica di recupero ambientale è invero deleteria. I danni causati all’habitat dall’introduzione di specie non autoctone sono enormi. Tant’è che di tanto in tanto, con la scusa del sovrappopolamento, ci si inventa partite di caccia per il contenimento di dette specie.
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A dire il vero la mia impressione è che questa pseudo  politica ambientale è solo funzionale ad interessi altri, che non sono quelli della natura. La natura, se lasciata a se stessa, trova sempre il modo di armonizzarsi, creando una altalena di presenze fra fonti alimentari, specie predate e specie predatorie ma dove interviene l’uomo appare il caos. Ma oggi sembra  impossibile che la natura sia lasciata a se stessa, dovrebbe scomparire l’uomo.
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La specie umana è aumentata numericamente a dismisura e non ha predatori, né  grosse epidemie che secoli fa decimavano la popolazione, e cibare tutte queste persone, carnivori o vegetariani che siano, porta comunque ad un’alterzione dell’habitat naturale.
Inoltre gli animali sono sempre più visti come oggetti di abbellimento -se inseriti nei parchi- o d’uso alimentare o industriale -se allevati intensivamente.
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Potete allora vedere che questo gioco delle parti danneggia tutti i cittadini e la natura stessa che è continuamente manipolata pro e contro questo e quello. Insomma un pretesto affaristico in una società che non considera l’animale diversamente da un plusvalore qualsiasi.

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Il rapporto fra uomo natura e animali è andato nel corso di questo ultimo secolo deteriorando sino al punto che gli alberi e gli animali,  un tempo simboli di vita, totem, archetipi e divinità, sono relegati nei parchi, nelle riserve o negli zoo o utilizzati come cavie o  carne da macello, come fossero “oggetti” e non esseri viventi dotati di intelligenza, sensibilità e coscienza di sé.

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Anche se etologi famosi, come ad esempio K. Lorenz e tanti altri, hanno raccontato le similitudini comportamentali e le affinità elettive che uniscono l’uomo agli animali, il metodo utilitaristico, che per altro si applica anche nella società umana verso i più deboli ed i reietti, ha preso il sopravvento.
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Pare, ma non è detto, che al momento opportuno si risvegli nella coscienza umana la consapevolezza della comune appartenenza alla vita.
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Paolo D’Arpini
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Vegetarismo, l’etica del possibile…

 

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Una idea morale utopica, come quella vegana ed antispecista, ha un grande appeal attrattivo su molti animalisti. Come tutte le idee aldilà della portata attuativa nella società corrente rischia però di diventare un’altra forma di “ismo”, una filosofia religiosa che cerca attraverso i suoi adepti di elevare la coscienza con il solo risultato di contribuire a ulteriormente dividere la società umana in “credenti” e “infedeli”.

Insomma la filosofia vegana manca di capacità attuativa e come tutte le filosofie e religioni resta un ideale alla portata di pochi “eletti” disgiunti dal contesto.

Ritengo personalmente che per andare verso una consapevolezza della comune appartenenza e della pari dignità e complementarietà della vita, insomma delle reciproche relazioni fra specie, sia importante che vengano riconosciute le differenze per poter allo stesso tempo riconoscere l’eticità naturale senza forzare la natura.

L’astrazione del pensiero trasformato in “morale” non aiuta la manifestazione di una spontanea “compassione” che si manifesta in un interspecismo maturo.

Tutti gli esseri viventi attingono e si originano dalla comune matrice che differenziandosi ha assunto le innumerevoli forme, ognuna complementare e relata alle altre, ognuna con alcuni aspetti evolutivi utili al mantenimento della vita ed alla ulteriore propagazione e fioritura di nuove specie.

L’uomo non è l’ultima parola in natura e questo deve essere sempre presente nella considerazione di chi si pone il “problema” del bene collettivo.

La vita si nutre della vita, su questo non ci sono dubbi, d’altra parte vediamo che esiste un  certo equilibrio   anche nel modo in cui questo costante e collettivo alimentarsi avviene. I microorganismi svolgono funzioni essenziali come  base alimentare degli organismi più complessi e contribuiscono al riciclaggio della materia morta.

Le piante procurano ossigeno e forniscono cibo agli animali ed allo stesso tempo ricevono humus e sostanze organiche utili in cambio. Gli animali  aiutano la propagazione delle piante, e qui non mi riferisco semplicemente agli insetti che facilitano l’impollinazione, bensì a tutte le specie di erbivori che sfogliando le piante senza ucciderle fan sì che esse affondino vieppiù le radici nella terra.

Le piante producono frutti appetibili  ed i semi  vengono diffusi in altri spazi dagli animali. L’eccesso di erbivori viene calmierato con la presenza di predatori e fra erbivori e predatori c’è una armonia di co-presenza. Essi aumentano e decrescono sulla base delle necessità finali delle piante nell’ambiente.   

Tutti sanno che i leoni quando aggrediscono un branco di antilopi, ricevono dalle antilopi stesse un “tributo” in forma dell’animale più malandato del gruppo, una specie di “offerta/sacrificio” che tra l’altro ha la funzione di mantenere sano il branco. Insomma la natura pur nella sua apparente crudeltà è saggia e materna. Si occupa di tutti gli aspetti e nulla trascura per i suoi figli. Al contrario ove manca l’interscambio, come ad esempio nelle nostre periferie urbane in cui sono aumentati indiscriminatamente alcune specie avicole e terricole per la mancanza di idonei “calmieratori”.

Anche l’uomo per migliaia di anni ha rispettato questa “etica naturale” contribuendo a mantenere la vita sul pianeta in equilibrio. Solitamente l’uomo, come tutti gli animali frugivori, non ha bisogno di alimentarsi direttamente delle carni di altri animali. Vedasi le scimmie antropomorfe nostre cugine che fanno un uso insignificante di carne, assumendo solo piccole quantità di insetti o piccoli animaletti della foresta a mo’ di integrazione alimentare, quando necessario. Altrettanto fanno i cinghiali e gli orsi. Però, ad esempio, gli orsi che si sono spostati al polo nord ovviamente hanno modificato la loro dieta sino a renderla totalmente carnivora e così è avvenuto per l’uomo che nella sua lenta occupazione del pianeta  e spostandosi sempre più dall’habitat tropicale originario ha dovuto pian piano modificare in parte o totalmente le sue abitudini alimentari, per necessità di sopravvivenza.

La scoperta dell’agricoltura molto ha comunque contribuito per riportare l’uomo alla sua dieta originaria.  Fermo restando che a seconda della latitudine la dieta varia in base al reperimento di risorse alimentari, vediamo che oggigiorno le capacità produttive, senza voler ricorrere alla chimica od agli OGM,  garantirebbero all’uomo nutrimento sufficiente non solo  i 6 miliardi di individui che siamo ma per almeno 10 volte tanti…. E qui veniamo al punto dolente… L’uomo avendo perso un contatto diretto con la natura ha utilizzato le sue capacità  tecniche e la sua capacità di sottomettere (e sottomettersi) per assoggettare la sua stessa specie ed anche le altre ad un dominio utilizzativo e speculativo che non tiene conto della pari dignità di tutti gli esseri viventi.

L’uomo ha diviso la società umana in “schiavi” produttori di ricchezza (per l’uso di pochi “padroni”) e le specie animali in  “oggetti di mercato” da sfruttare ignominiosamente come merce.  I grandi  finanzieri ed i produttori del denaro, staccati dal contesto umano, galleggiano razzisticamente  sul resto dell’umanità e fingono di fornire ai loro sottoposti un benessere privo di valore, in forma di cibo sanguinolento e crudele  e malsano proveniente dagli allevamenti intensivi e dai macelli.

Questo meccanismo è non solo la causa della distruzione del pianeta, per il consumo di tutte le risorse e per l’avvelenamento degli elementi naturali, ma è anche causa della perdita totale dell’anima originaria, della naturale e rispettosa correlazione fra esseri viventi e habitat….

Mi rendo conto di aver toccato un argomento che a questo punto con l’etica propugnata dai cosiddetti animalisti viaggia in una sorta di parallelismo antagonista….

E’ vero che le abitudini alimentari vanno modificate in funzione di un ritornò alla naturalità.. ed è anche vero che non si può separare l’uomo dagli altri animali. Il muto aiuto è necessario per la reciproca sopravvivenza e per la comune crescita karmica. Gli spazi naturali vanno recuperati senza forzature e la specie umana non deve necessariamente saltare da “dominante” a “in estinzione”. Riscoprire il significato della fatica, del reciproco aiuto, della simbiosi mutualistica senza prevaricazioni… insomma  vivere in una Pace Interspecista è la chiave della nostra e “loro” sopravvivenza. 

Bisogna stancarsi del “vizio” in cui siamo costretti a vivere ed iniziare a recuperare la capacità di procurarci il nostro cibo senza dover ricorrere al mercato e senza doversi vendere  ai “padroni del mondo”. La rivolta è necessaria, lo sforzo è necessario….

Mi rendo conto di non poter esaurire l’argomento con un singolo scritto… intanto ho buttato lì alcune riflessioni.

Ah, una buona notizia: La Corte Costituzionale della Polonia ha stabilito  che la macellazione senza stordimento preventivo è una procedura incompatibile con i diritti degli animali…. Infatti si è espressa contro il ripristino della crudele macellazione rituale kosher (ebraismo) e halal (islamismo)… A volte la crescita è fatta di piccoli passi…

Paolo D’Arpini, presidente del Circolo Vegetariano VV.TT.
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Fonte: http://www.terranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/Il-vegetarismo-e-l-etica-nel-possibile#.VvV4CmvW_n0.facebook

Vegancrudismo… ed il male dell’uovo cotto e crudo

 

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Quando la produttività viene a calare le chiocce sopravvissute sono sottoposte alla cosiddetta muta forzata, vengono private di cibo, acqua e luce per giorni e giorni, in modo da indurre una condizione di stress estremo che provoca un’ultima deposizione di uova priva della fine.

Il consumo di tuorli d’uovo è dannoso, in rapporto all’aterosclerosi, quasi quanto il fumo. Una ricerca pubblicata di recente, condotta dal dr David Spence della Western University, Canada, dimostra che mangiare rossi d’uovo accelera l’aterosclerosi in modo simile al fumare sigarette. Con un’indagine svolta su più di 1200 pazienti, Spence ha scoperto che il consumo regolare di tuorli provoca un danno pari a circa due terzi rispetto a quello provocato dal fumo di sigaretta, per quanto riguarda l’accumularsi della placca carotidea, un fattore di rischio per ictus e attacchi cardiaci. La ricerca è stata pubblicata nella rivista “Atherosclerosis”, nel volume di ottobre 2012.

Il mantra  “le uova possono far parte di una dieta sana per persone sane” ha confuso la questione. Da molto tempo è noto che un alto apporto di colesterolo aumenta il rischio di eventi cardiovascolari, e i tuorli d’uovo hanno un contenuto di colesterolo altissimo. Nei diabetici, un uovo al giorno aumenta il rischio coronarico da due a cinque volte”, dichiara il dr Spence, professore di neurologia alla Western’s Schulich School of Medicine & Dentistry e direttore del Centro di ricerca sulla prevenzione dell’ictus e sull’aterosclerosi (SPARC) presso il Robarts Research Institute. “Quello che abbiamo dimostrato è che, con il passare degli anni la placca si accumula gradualmente nelle arterie dei canadesi, e che i tuorli la fanno accumulare più in fretta, circa due terzi rispetto a quanto fa il fumo. Sul lungo termine, i tuorli d’uovo non sono un cibo adatto per la maggior parte dei canadesi”.

Il dr Spence aggiunge che l’effetto del consumo di uova sull’aumento della quantità di placca nelle arterie è indipendente dal sesso del paziente, tasso di colesterolo, pressione sanguigna, fumo, indice di massa corporea e diabete. E, mentre afferma che devono essere compiute ulteriori ricerche per considerare possibili variabili confondenti come l’esercizio fisico e la circonferenza della vita, sottolinea che il consumo regolare di tuorli d’uovo va evitato dalle persone a rischio di malattia cardiovascolare.

Le uova non sono un prodotto alimentare ma un autentico veleno per il corpo umano, al pari di ogni tipo di carne bianca, rossa e grigia.

L’uovo può essere un pulcino in formazione o un aborto di pulcino, ma rimane sempre una proteina animale che acidifica la matrice cellulare del corpo, provoca ritenzione idrica, apporta acido urico, provoca putrefazione intestinale, provoca insufficienza epatica e renale, e mette a repentaglio il rispetto del tetto proteico di 24 grammi/giorno.

Oltre al colesterolo va analizzata con cura anche la situazione dell’omocisteina, e questo va sempre detto per avere il quadro completo della situazione cardiovascolare (vedi mia tesina “Omocisteina barometro funzionale del corpo umano”).

Le uova cotte complicano il tutto. I dolciumi, le merendine e i gelati contenenti uova dovrebbero essere messi fuori legge. I cuochi hanno a disposizione, come leganti alimentari per frittate e paste, ottime ed innocenti farine di ceci. Come al solito c’è lo zampino degli ammazza-galline e degli stritola-pulcini, supportati fedelmente da pediatri e medici votati per sempre alle loro false e manipolate tabelle, ed alle eclatanti balle sulla B12, vitamina da tenere ai minimi termini mediante vegancrudismo (la B12 sta dappertutto inserita col gruppo-B) e mediante difesa accurata della propria funzionalità intestinale. 

Francesco Stramaglia

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20 marzo 2017… anche a Treia è Primavera!

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Anche a Treia è  primavera  … quest’anno il giorno dell’equinozio ricorre il 20 marzo, esattamente alle ore 11.29.  Tradizionalmente  coinciderebbe con il giorno di San Benedetto, 21 marzo,  di cui si dice che “la rondine torna sotto al tetto”. Il 21 marzo inizia anche il mese del Drago. L’esagramma dell’I Ching collegato è Ta Chuang. Il segno indica un momento in cui il valore interiore emerge con impeto e giunge al dominio. La forza ha già superato il punto mediano incombe perciò il pericolo che ci si fidi troppo della propria potenza senza chiedersi volta per volta dove sia il giusto, ovvero che si ricerchi il movimento senza curarsi del tempo opportuno. Per questo si consiglia perseveranza poiché vera potenza non degenera in violenza ma resta connessa con i principi del diritto e della giustizia.

I misteri della Primavera… Il simbolismo della rinascita primaverile si identifica nella vita di tutti i grandi iniziatori di religioni. In particolare, l’antichità riconosceva in alcune divinità proprio questa funzione, che essi esprimevano tangibilmente. In inglese Pasqua si dice Easter, una chiara derivazione da Eastre, Ostara, Istar, Astarte, divinità della Resurrezione naturale e perpetua.

Spesso quel che è rappresentato nella natura trova anche una sua corrispondenza nella coscienza dell’uomo, infatti l’atto creativo, sia esso di Dio o di Madre Natura, è stato spesso paragonato a quello del contadino che produce il cibo necessario alla vita. Ed è per questa ragione che i momenti più auspiciosi dell’anno erano considerati quelli delle quattro stagioni, in cui il seme della vita compie il suo corso.

Da aperta che era un tempo, l’umanità si è sempre più rinchiusa in sé stessa. Tale antropocentrismo non riesce più a vedere, al di fuori dell’uomo, altro che oggetti. La natura nel suo complesso ne risulta sminuita. Un tempo, in lei tutto era un segno, la natura stessa aveva un significato che ognuno nel suo intimo percepiva. Avendolo perso, l’uomo di oggi la distrugge e con ciò si condanna” (Claude Lévi-Strauss).

Comunque non possiamo negare che l’atmosfera attorno a noi è cambiata. La primavera è arrivata. Eccola… sentite? Sentite l’odore dell’aria frizzante? Il profumo dei fiori che sbocciano? Sentite in voi la rinnovata energia mentre camminate accompagnati dal cinguettìo degli uccelli? L’arrivo della Primavera è legato sin dagli albori dell’uomo all’idea di rinascita. Ed oggi possiamo dire di essere rinati… un nuovo inizio ci attende!

Paolo D’Arpini

 

(Foto di Luciana Montecchiesi)

Quanto durerà Trump? Quesito aperto….

Il fondatore di WikiLeaks riferisce di aver intercettato conversazioni tra la Hillary Clinton e vari funzionari dell’intelligence i quali parlano in segreto della possibile ascesa al potere del vicepresidente Michael Pence. Julian Assange ha affermato, attraverso Twitter, che le agenzie di intelligence e l’opposizione a Donald Trump stanno lavorando per creare le condizioni propizie ad effettuare la destituzione dell’attuale presidente e sostituirlo con il vice presidente Michael Pence.  (Controinformazione.info)

Quanto durerà Trump? Dipende da una serie di situazioni e circostanza che si verranno a creare nel frattempo. Alcuni paventano una escalation militare in Siria ed in Ucraina per far trovare la presidenza Trump nelle peste. Altri – più ottimisti – prevedono che Trump verrà lasciato governare per un certo periodo di tempo, in modo da resettare la società americana nei suoi vecchi “ideali storici interni” (stile far west): questo in attesa del successivo salto in avanti (inspirazione – espirazione) in cui la finanza virtuale riprenderà il controllo diretto della situazione (non che lo lascerebbe comunque mai, ma per un po’ resta dietro le quinte). 

Altri democratici, ancora più ottimisti, prefigurano un incidente di percorso per Trump che alla prima legge sgradita ai poteri forti porterà alla soluzione sommaria del solito pazzo che gli spara per strada, come avvenne a Kennedy il momento in cui decise di restituire al Tesoro la facoltà di emettere moneta sovrana, togliendo questo “privilegio” alla FED che è una banca privata controllata dalla grande finanza bancaria sionista ed apolide, la stessa che controlla la BCE. (vedi: http://www.terranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/Economia-ecologica-signoraggio-debito-pubblico-tasse). 

Insomma per gli amanti della “democrazia” ci sono buone speranze che il mandato di Trump duri poco. Ma questo non significa che sia a portata di mano “quell’alternativa che escluda proprio le caratteristiche salienti e complementari di quei figli del privilegio crudele…”. Credo che la specie umana non sia ancora matura per questa opzione, forse sarà necessaria una estinzione di massa ed un nuovo inizio. 

Quando, come, perché? Non lo sappiamo, sono però fiducioso che l’intelligenza (o “l’intelligence”) infine trionferà. 

Paolo D’Arpini

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Circolo Vegetariano VV.TT. – Vicolo Sacchette 15/a – Treia (Mc) – Tel 0733/216293

Pasqua, 16 e 17 aprile 2017 – L’Agnello di Dio finisce in tavola…

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Come il condannato assiste impotente all’apprestarsi del giorno del supplizio, così l’universo animale trema di terrore nei giorni che precedono la Pasqua; e la festa che celebra la vita, la resurrezione dei cuori si trasforma in un immane orgia di sangue e di morte: il 16 ed il 17 aprile 2017 i corpi martoriati di milioni di animali allieteranno la vorace quanto insensibile bocca degli umani.

La ricorrenza della morte di Colui che ha fatto dell’amore il suo vessillo, che ha preferito la morte alla violenza, viene festeggiata con il trionfo della brutalità sui più deboli, che è come festeggiare la natura tagliando le foreste. Ma quei corpi intrisi di vibrazioni mortali, di cui l’umano avidamente si nutre, reclamano  giustizia e precludono la pace e la giustizia tra gli uomini, condannandoli alla malattia e alla violenza.

Reminescenze di sapore arcaico quando nei riti pagani col sangue si lordavano gli altari degli dei; oggi come allora, il macellaio succede al sacerdote in una trasposizione che non assolve la coscienza del mandante, come del rude macellaio.

E non è forse la madre di tutte le sventure l’indifferenza verso la sofferenza altrui? Ciò che da sempre inclina l’uomo a qualunque ingiustizia, a qualunque delitto, alla violenza e alla guerra? E se ci nutriamo di dolore e di morte come possiamo sperare di avere in noi la gioia e la vita? Come può un essere umano procurarsi un piacere a discapito della vita e del dolore di una creatura mite e innocente come un agnellino, un coniglietto, un vitellino? Potenza della cultura ipocritamente antropocentrica che tutto pervade e che ha trovato nel mondo religioso la sua massima alleata.

L’idea del consumo di agnello a Pasqua trae le sue radici non solo in un contesto a noi totalmente estraneo ma nessuno mette in pratica le condizioni prescritte dalla Bibbia. Infatti, chi usa tale pretesto dovrebbe attenersi a quanto stabilito in Esodo: 12, 3-14:

“Il Signore disse a Mosè e ad Aronne: Parlate a tutta la comunità di Israele e dite “Il dieci di questo mese ognuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa. Se la famiglia fosse troppo piccola per consumare un agnello, si assocerà al suo vicino, al più prossimo della casa, secondo il numero delle persone calcolerete come dovrà essere l’agnello, secondo quanto ciascuno può mangiare. Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, nato nell’anno e lo serberete fino al 14 di questo mese: allora tutta l’assemblea della comunità di Israele lo immolerà al tramonto. Preso un po’ del suo sangue lo porranno sui due stipiti e sull’architrave delle case in cui lo dovranno mangiare. In quella notte ne mangeranno la carne arrostita al fuoco; la mangeranno con azzimi e con erbe amare. Non lo mangerete crudo, né bollito nell’acqua, ma solo arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere. Non ne dovete far avanzare fino al mattino: quello che al mattino sarà avanzato lo brucerete nel fuoco. Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. E la pasqua del Signore. In quella notte io passerò per l paese d’Egitto e colpirò ogni primogenito, uomo o bestia. Il sangue sulle vostre case sarà il segno che voi siete dentro: io vedrò il sangue e passerò oltre, non vi sarà per voi flagello di sterminio quando io colpirò il paese d’Egitto. Questo giorno sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore; di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne”.

Franco Libero Manco

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