Denzano, 16 luglio 2017 – Una domenica diversa all’associazione “Alla locanda di Denzano”

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Io e Paolo non andiamo  quasi mai a pranzo fuori, solo da qualche amico, ma io da tempo volevo andare a provare la cucina della Ross, una ragazza dai modi spigliati e simpatici e dai rossi capelli. Io e Rosalba circa un anno fa stavamo andando a cercar more su per via Faellano, a Marano sul Panaro e salendo salendo (anche perché la strada è talmente stretta che si fatica a fare inversione siamo arrivate al borgo di Denzano. Abbiamo lasciato e l’auto e abbiamo un po’ perlustrato il luogo. Affacciandoci da un terrazzo sotto alla torre antica abbiamo visto del movimento, ci siamo avvicinate e chi ti trovo? La Ross! Ci ha fatto vedere il suo “regno” e me ne sono andata con la voglia di tornare. E oggi finalmente l’abbiamo fatto con Paolo, ma non abbiamo mancato di coinvolgere un paio di amici. Una non poteva che essere Rosalba e l’altro, Peppino.

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E così ci siamo trovati intorno a mezzogiorno e dopo diversi chilometri e molte curve, siamo giunti a destinazione. La giornata era soleggiata, non afosa e il panorama che si gode salendo è veramente stupendo. Arrivati alla Locanda Rossana ci ha accolto col suo solito sorriso e dopo un po’ di chiacchiere fuori siamo entrati e ci siamo accomodati ad un tavolo ben apparecchiato con tovaglia con pizzi e posate ricercate. Ci è stato servito cibo in abbondanza (troppo!) e buono sempre accompagnato da battute e sorrisi. Il tempo è trascorso veloce, tanto che ci siamo alzati da tavola che erano quasi le quattro. Ritorno veloce a casa e riposino anche se era tardi: la pancia piena non chiedeva altro!
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Grazie per la bella accoglienza e il buon pranzo, Rossana!
Caterina Regazzi
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Il tempio della spiritualità della natura e l’arte di vivere in un luogo senza danneggiarlo

 

La mia vita è una continua scoperta, un viaggio leggero, senza bagagli ingombranti. Tutto ciò che faccio, pur essendo estremamente significativo, è sempre nell’ambito dell’oggi, del carpe diem. Infatti  non ho accumulato alcunché e se qualcosa è stata accumulata nel corso degli anni ho anche provveduto ad abbandonarla. Perciò non ho nulla da difendere e quindi il “mio campo” è un campo in cui crolli e cambiamenti, scavi e riempimenti avvengono in continuazione come natura comanda, con poco o nulla di mio intervento intenzionale.

Questo è un bene ed un male allo stesso tempo, dal punto di vista personale è un bene perché in tal modo non persiste  attaccamento verso una specifica forma, ma  è un male, dal punto di vista sociale,  perché  poco o nulla di costruito è a me riferibile… 

Tanti anni fa, quando mi trasferii a Calcata, ebbi l’ispirazione  di denominare un pezzo di terra di cui ero  il custode “Tempio della Spiritualità della Natura”, un’idea buona anche per esaltare valori estetici naturali. Per il mio “tempio della natura” c’erano le premesse di una grande edificazione… ma –ahimé- c’ero anch’io e -come sapete- io amo “inneggiare ed evocare” ed anche “costruire” senza curarmi di conservare. Eppure  solo ora quel “tempio” è veramente della Natura, ora che è abbandonato a se stesso e le sue strutture stanno pian piano sfaldandosi e ritornando alla madre terra.

Il tempio, me assente,  è rimasto un terreno  “lasciato agli impulsi spontanei creativi della natura e delle sue creature”. 

Ma partendo da quel  luogo ho appreso una nuova visione. La visione del bioregionalismo, dell’ecologia profonda e della spiritualità della natura  applicati ad ogni luogo in cui mi trovo. Vivendo  un diretto contatto con la natura, con gli animali, con le piante e con gli umani. 

Non più uno specifico luogo fisico il Tempio della Spiritualità della Natura  è diventato un approccio olistico, un incontro riavvicinato con il luogo, in modo da trarne un senso di appartenenza e di presenza. Teoricamente questo è un discorso ancora molto sentito in alcune  comunità rurali originarie, come sicuramente furono anche  i vecchi contadini  di Treia, ove ora porto avanti l’esperimento, che vissero nel luogo e per il luogo sino alla loro  morte.  

Paolo D’Arpini

Per un ritorno all’umano – La comune matrice ecologica e spirituale…. nella casa Terra….


In questi giorni in cui gli italiani sono scossi e senza parole, per la crisi economica e per gli eventi sempre più drammatici che stiamo vivendo, stanno ritornando in auge discorsi contrari al senso di comune appartenenza alla specie umana. Nord contro sud, est contro ovest… Anche nel piccolo la separazione e lo scollamento sociale divengono più evidenti… mentre la comunità sembra aver  perso la capacità di esprimere solidarietà  e collaborazione.  Ciò avviene persino fra compaesani.. tutti sono oggi inequivocabilmente percepiti alieni  da ognuno di noi. Perciò è evidente che lo “straniero” è addirittura visto come un invasore e questo comporta uno scontro continuo fra le parti. Extracomunitari che si coalizzano contro gli italiani ed il contrario. Come si può in tal modo costruire una società umana decente? Mentre non si riconosce più nemmeno un membro della famiglia come nostro proprio come possiamo accettare ed accogliere chi non conosciamo, o pensiamo di non conoscere?

Viviamo in un mondo di stranieri e noi stessi siamo stranieri in questo mondo. Eppure con la globalizzazione si presupponeva che la “razza globale”, il concetto di comune appartenenza alla Terra, divenisse un dato acquisito, una realtà. Purtroppo non è andata così, la mancanza di coesione nella società  è ormai evidente.

Non desta quindi meraviglia  l’avanzata dell’infiltrazione mafiosa  -che si propone come società alternativa- e  la colpa è solo della mancanza di solidarietà interna nella collettività. Dove non vi sono valori comuni  e si perde  il senso di appartenenza al luogo immediatamente subentrano gli interessi speculativi che cancellano ogni umanità e fratellanza. Nelle grandi città, come pure nei piccoli centri,   la gente vive nello stesso palazzo e  non si conosce o si ignora,  nemmeno si saluta né si interessa dei propri vicini, ognuno è  estraneo all’altro. Ecco il “contesto civile” nel quale ci siamo smarriti ed ora dobbiamo ritrovare la strada verso “casa”. La Casa di Tutti.

La società umana si dibatte  nella forsennata ricerca di una nuova identità e modus vivendi. Questo  mentre la “politica” ha fallito il suo scopo sociale   e  sembra acquistare impeto una nuova spinta centrifuga.   La classe politica  e religiosa invece di emendarsi  per  riportare l’uomo al centro  cerca  soluzioni  esclusivamente  finanziarie al malessere. Il far cassa è la parola d’ordine,  appoggiandosi  ad un’economia basata sulla produttività amorfa (precariato, call center, veline, prostituzione in tutte le forme, corruzione, droga,  etc),   mentre le forze sociali sane cercano di scalfire il monolite dello Stato e percuotono le mura (senza porte) di una apparente legalità democratica che più non  regge le sorti della nazione.

Gli umani nel tentativo di uniformarsi alla globalità hanno perso il senso della dignità e del rispetto per la diversità. Ancora ed ancora si distingue e si  giudica.  Non però nella pianificazione economica e sociale saldamente in mano a pochi “esperti”…

Ritengo comunque che per una opposta tendenza compensativa  succederà che questa “alienazione” sfocerà necessariamente al  ri-accostamento interiore e  dell’uomo  verso l’uomo. In fondo quanto possiamo separarci da noi stessi senza perire? Ecco che l’allontanamento diviene  avvicinamento… la vita è  elastica e non può andare in una sola direzione. Ora  sorge la necessità di nuove forme di equilibrio, più radicate nella coscienza della comune appartenenza alla vita. Un avvicinamento alla coscienza universale. Infatti il senso di comune appartenenza porta alla condivisione,  ad atteggiamenti simbiotici e ad uno  stato di coscienza comunitario. L’evoluzione spirituale richiede  che le persone non si riconoscano più nelle mode, negli sport, nel glamour, nel colore della pelle, nelle religioni o ideologie, etc. Separazione  è solo un concetto per giustificare  degli “indirizzi” personalistici ed egoici,   è una frattura radicale che spacca il mondo e l’essere in due. Il diritto di abitare nel “condominio terra”,   non può  essere codificato  dalla nascita, dall’etnia, dalla nazionalità o dalla condizione economica, etc. bensì dalla capacità di rapportarsi al luogo in cui si vive in  sintonia con l’esistente. L’uomo, la specie umana nella sua totalità, e l’ambiente vitale sono un’entità indivisibile.

Perciò il passo primo da compiere, per il “Ritorno a Casa”,  è  l’accettazione delle differenze, viste come fatti caratteriali che al massimo (in caso di persistente negligenza morale) possono essere ‘curate’ allo stesso modo di una idiosincrasia/malattia interna.

L’uomo ha bisogno di riconoscersi ‘unico’  nella sua individualità, che assomiglia ad un cristallo di neve nella massa di neve,  ma nella coscienza di appartenere all’unica specie umana.  Non passerà molto tempo -mi auguro- che le divisioni artificiali operate dalla mente speculativa scompariranno completamente ed al loro posto subentrerà un nuovo spirito di fratellanza, partendo dal presupposto delle reali somiglianze e della coesistenza pacifica. Queste somiglianze, in una società sempre più vicina,  renderanno l’uomo capace di capire il suo prossimo, in piena libertà, e di amarlo come realmente merita. Tutti abitanti dello stesso pianeta, tutti a casa!

Paolo D’Arpini

Riscoperta della sacralità della Natura per migliorare la qualità della vita

La Mitologia, la Filosofia, la Storia e le varie Fedi, quanto hanno contribuito al Divino rispetto per la Natura?

Per avere qualche nozione in merito alla  spiritualità della natura, bisognerebbe andare indietro nel tempo e precisamente all’epoca delle antiche: Civiltà Egizia e dell’Antica Grecia, con credenze Politeiste, ossia più Divinità interposte alla sacralità dei Poteri inviolabili riconosciuti alla Natura del Pianeta.

In quell’epoca, la Natura nel suo insieme era filosoficamente assoggettata al controllo e piaceri delle varie Divinità, trascurando l’essere umano, senza diritti, in perenne stato di schiavitù.


Naturalmente, questo concetto era radicato in Africa, Asia ed Europa, mentre in altre Aree del mondo scoperte successivamente, ci sorpresero con concetti molto diversi sulla sacralità della vita e della Natura. I Sumeri e gli Accadi, gli Assiri, i Gilgamesh, i Cinesi, i Babilonesi, i Maya, i Hindu, gli Andini, e tanti altri.

Con l’arrivo del “Messia”, fu sradicato il Politeismo per guidare il mondo con nuovi concetti improntati sulla salvezza dell’anima (post mortem), con un Monoteismo allargato poi all’Islamismo, un solo Dio, l’Essere Supremo, Creatore e Dominatore dell’Universo, “liberando” l’uomo dalle credenze  naturalistiche, responsabilizzando l’essere umano verso un uso  deliberato nella scelta del bene e del male per meritare il premio eterno: Il Paradiso.

Un importante Storico Americano il quale aveva assistito ad un incidente accaduto nel suo Paese, fu invitato a deporre in Tribunale insieme ad una dozzina di testimoni che avevano assistito al medesimo incidente. Lo Storico fu sentito per ultimo e rivolgendosi alla Corte, disse con tono autorevole: Sig. Giudice, dopo aver sentito le testimonianze sotto giuramento, effettuate dai miei predecessori, per un fatto accaduto tre giorni fa, sono portato a dubitare della storia.

La lunga storia del nostro mondo dove l’uomo servito e riverito dal benessere offerto gratuitamente dalla Natura, non è per nulla meritevole di tanta grazia, calpestando indegnamente il bene comune da tramandare in eredità alle generazioni future per il proseguo della vita.

L’Universo è in continua espansione e la Natura segue un percorso di sviluppo miracoloso che progredisce con l’avanzare del tempo, provvedendo al necessario per la vita dei suoi figli, siano essi fiori, piante, germi, batteri, animali o esseri umani, a formare una catena indispensabile alla vita del Pianeta.

La natura è oltre il  tempo e le varie epoche di riferimento, sono troppo distanti per noi mortali per accertare la realtà, in contrapposizione con la realtà suggerita dall’immaginazione, con delle mezze verità descritte secondo le differenti interpretazioni, condite da interessi, egoismi, rivendicazioni e guerre.

La narrativa universale sulle varie epoche descritte dalla storia, sono il frutto di possibili verità artefatte e condite con Mitologie, Filosofie e interessi di parte, che arrivano ai nostri orecchi come sacrosante realtà.  Il mondo religioso e scientifico  è diviso fra il concetto di evoluzione della specie, sostenuto da Darwin, e la data della Creazione 3761 AC sostenuta dai Giudei.

Il mondo fu “scoperto” millenni prima che l’occidente, rappresentato dall’uomo bianco, riuscisse a mettere piede in terre già abitate, dove prepotentemente innalzò la propria bandiera di conquista, sporcando e depredando con l’uso della forza, i suoi simili e la Natura.

I Saggi attraverso il tempo, elaborarono varie filosofie aventi per scopo il rispetto incondizionato verso la Natura, oltre a diffondere l’amore e la comprensione verso tutti gli esseri del creato, in un mondo portato a egoismi, rivendicazioni e guerre infinite per sottomettere l’uomo alla gloria del Potere.

In un pensiero scritto da Paolo D’Arpini, leggo il riferimento all’incomprensione umana, causata dai diversi “linguaggi” diffusi nel mondo (anche in termini culturali e politici, ovviamente), i quali a suo parere allontanano le Comunità umane  dalla possibilità di dialogare e capirsi.

La madre e il bambino riescono a capirsi pur non parlando lo stesso linguaggio. Un altro esempio ci viene trasmesso dal nostro Paese, considerato la culla selvaggia di tutte le filosofie più avanzate che inneggiano alla Fede e al vivere civile, dove parliamo tutti la medesima lingua, aspiriamo ai medesimi risultati di rispetto e di benessere, ma con un muro invalicabile che rende il medesimo linguaggio incomprensibile.

Per rientrare nella storia contemporanea, più vicina ai nostri tempi, palpabile e meno soggetta a caricature d’interesse, citerò uno dei grandi pionieri della scienza del nostro Paese, Galileo Galilei, sicuramente degno del titolo di Omo Sapiens Sapiens, il quale per emancipare il pensiero del sapere innovativo più corrispondente alle realtà scientifica, fu vittima di punizioni inflitte da filosofie arretrate e contrastanti da parte della Madre Chiesa.

L’esempio di Galileo ci porta a credere, quando si supera il limite del
sapere, non conforme al pensiero comune, si entra in un labirinto di
comportamenti e di critiche oltre i limiti di ragionevolezza.

Quanto c’è di vero sui prodigi scientifici di Galileo? Sono trascorsi tanti
anni attraverso guerre e pestilenze e molte informazioni si sono perdute, altre sono state aggiunte dopo la morte, per dare lustro ad un personaggio Italiano alla pari di Newton, Darwin, Einstein, Heisenberg, e tanti altri nomi famosi.

Galileo, nato a Pisa nel 1564 e deceduto a Firenze nel 1642. Era ed è tuttora considerato una delle figure più significative nella storia del pensiero moderno. Forse doveva nascere in Cina per evitare l’Inquisizione.

I Cinesi nel 5.000 AC. furono grandi inventori ed utilizzarono importanti tecniche molto prima degli Europei. Le loro conoscenze scientifiche superarono di gran lunga quelle degli altri popoli, dalla fusione dei metalli, all’Astronomia, l’invenzione della Carta, la Ruota, il Mulino a Vento, la Ruota azionata dall’Acqua, l’Aratro, la Seta, il Lino, le Erbe curative, da dove non soltanto Marco Polo importavano le spezie ed altri prodotti sconosciuti in Europa.

La storia ci informa che la prima Università al mondo, relativa a studi scientifici avanzati, era stata creata in Egitto e precisamente al Cairo nel 950 DC. e la città di Alessandria deteneva il merito della più importante Biblioteca mondiale.

Moderni erano gli antichi Egizi 4.000 AC., i quali costruirono opere gigantesche che hanno incantato il pensiero moderno, con religioso rispetto per la Natura. Moderni erano i Greci, gli Etruschi dai quali abbiamo ereditato gran parte del sapere dei nostri tempi moderni, mantenendo e diffondendo l’incondizionato rispetto per la natura.


Nietzsche 1844/1900, Filosofo, Poeta, Scrittore, che influenzò i tempi moderni di allora con convinzioni rivoluzionarie, sostenendo che il mondo è assoggettato a due distinte teorie sulla natura della civiltà contemporanea: da una parte la tendenza alla verità, al rispetto e all’ordine; e dall’altra la natura selvaggia con tendenza all’irrazionale, al disordine, al battere cassa, alla speculazione, ai furti Istituzionalizzati.

Il secolo XIX – XX e XXI sono la prova del sopravvento dell’uomo all’espansione della natura selvaggia, la quale iniziò a devastare il mondo con il falso progresso nello sviluppo incondizionato del petrolio, che ha oggettivamente danneggiato l’Eco-sistema e la salute dell’uomo.


Molti hanno capito, altri un po’ meno e continuano a maltrattare la natura, non ostante i vari segnali di rigetto seguiti da devastanti reazioni negative.

Anthony Ceresa

 

Emisferi cerebrali e intelligenza evolutiva al maschile ed al femminile


Il cervello si è visto essere formato da due parti collegate tra loro, chiamate emisferi cerebrali: quello sinistro e’ la parte piu’’razionale’, quello destro la parte piu’ sensibile e creativa. (Sperry R., 81; Trimarchi M., 82).


Vediamo meglio cosa dicono i recenti studi scientifici basati su tecnologie, dette ‘Brain imaging’, che permettono di vedere quali parti del cervello si mettono in funzione maggiormente durante certi pensieri, parole e azioni.

Da queste ‘mappe del cervello’ risulta che il pensiero razionale e il linguaggio attivano nella maggior parte dei casi l’emisfero sinistro, che e’ simile a un computer, in quanto accumula i dati delle esperienze in memoria e li ripete su richiesta. La parte destra del cervello e’ attivata dalla musica, dal linguaggio non-verbale, che e’ fatto di intonazioni della voce, sguardi, gesti, mimica facciale, ecc. e dalla creatività, che e’ la combinazione originale di elementi presenti in natura. Quindi l’emisfero sinistro memorizza in modo schematico attraverso modelli ripetitivi e categorie rigide e rifiuta quello che non riesce a incasellare in questi schemi. Questo emisfero e’ il più veloce e serve per la sopravvivenza in quanto non si può perdere tempo se si devono dare risposte rapide a stimoli, per es. in auto, in situazioni di rischio per la vita o di pericolo per la salute, il lavoro, ecc. o percepite come tali dall’individuo, questo aspetto e’ piu’ sviluppato in genere negli uomini. L’emisfero destro non ha sviluppato il linguaggio verbale o esso è molto semplice e integra, cioè unisce, stimoli diversi in modo non ripetitivo, ma creativo e giusto in quel momento per l’ individuo. Tuttavia per fare questo lavoro e’ più lento dell’altro nel dare una risposta. Esso prevale nei bambini, in cui il sinistro non si e’ ancora sviluppato, negli artisti che l’ hanno sviluppato maggiormente, nelle persone sensibili.

Nelle donne si e’ visto che i due emisferi normalmente lavorano insieme, perché devono possedere sia la capacita’ di percepire sfumature di emozioni e situazioni per occuparsi dei bambini, che ancora non parlano, sia a volte essere veloce nella risposta, per proteggerli, oltre che  per difendere se stesse. Questo si ottiene con un maggior numero di fibre che collegano i due emisferi, tramite una parte centrale detta corpo calloso, circa il 20 % più degli uomini, queste cose spesso la scienza per maschilismo le ha finora trascurate.

Tutto questo vale naturalmente in generale, perche’ il cervello e’ anche plasmabile dall’ambiente a seconda delle circostanze, educazione, decisioni, ecc.
Cosi’ possiamo spiegarci come nelle persone in cui prevale per educazione, ecc. la parte sinistra del cervello la visione delle cose avviene per schemi, modelli, pregiudizi, molto rigidi e resistenti al cambiamento; mentre nelle persone in cui prevale l’emisfero destro la percezione del mondo avviene in modo libero e creativo con apertura al nuovo e al giusto, tuttavia spesso con difficolta’ di adattamento e ipersensibilita’. Cio’ spiega anche le difficolta’ di comunicazione tra uomo e donna, tra persone con prevalente raziocinio o sensitivita’, tra bambini e adulti, ecc.
Il condizionamento in psicologia comportamentale e’ considerato una associazione tra uno stimolo neutro e uno piacevole o spiacevole, ripetuti, con una risposta, in seguito, anche di fronte allo stimolo neutro.
Ad es. associazione ‘scuola’ – ‘paura del giudizio’,poi viene ansia anche se si entra in una istituzione simile, come universita’, ministeri, ecc.
Infatti piu’ un pensiero o una abitudine si ripetono, piu’ si rinforzano nel cervello e piu’ tempo e sforzo ci vuole per cambiare schemi diventati automatici e ripetitivi. Per gli anziani, che hanno rinforzato gli schemi avuti da giovani, e’ molto piu’ difficile cambiarli. Per questo tutti dovremmo avere pazienza con noi stessi e con gli altri, poiche’ anche con la ‘volonta’ non si puo’ fisiologicamente cambiare a piacimento da un giorno o da un mese all’altro, ma solo gradualmente e con costanza nel tempo.
Ad es. smettere di fumare o bere da un giorno all’ altro o diete drastiche, provocano all’organismo una forte pressione che puo’ sfociare in altri vizi o problemi in seguito, a volte cosi’ forti da non riuscire a controllarli (es. mangiare molto, uso di farmaci, malattie, ansie, ecc.) o anche frustrazione e bisogno di parlare male o rabbia verso chi si concede cose che la persona si e’ proibita con violenza ( si tratta quindi di una repressione ).

Se si sono formati i condizionamenti nell’infanzia, solo in seguito, quando cresciamo, possiamo, spesso con grande sforzo, decidere di combattere le cattive abitudini che riconosciamo negative per noi e per gli altri, ma solo con ripetuto impegno, con contro-programmi positivi o alternativi e a piccoli passi. Applicando questo quindi all’Etica vegetariana non dovrebbe essere una moda , influsso di un modello socio-culturale, che poi si stabilizza o una imposizione a se stessi e poi agli altri… o una paura delle malattie o del peccato… a motivarne l’adesione, ma una profonda presa di coscienza dell’unità di tutti gli esseri viventi e che il benessere personale non puo’ essere disgiunto da quello altrui e da quello dell’ambiente naturale e quindi animale…una espansione di coscienza che sta, per fortuna di tutti, prendendo piede nel mondo in innumerevoli associazioni e movimenti ecologici e spirituali, che dovrebbero poi cooperare e non combattersi a vicenda, secondo i meccanismi cerebrali automatici prima spiegati, per essere coerenti ed utili a tutto il Pianeta in difficoltà.

dr. Ciro Aurigemma, psicologo

 

Nuovo reato ideologico: “il saluto romano” – La polizia del pensiero avanza, grazie al PD…

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Evidentemente per i democratici DOC,  o DOP che siano, la verità si afferma solo per legge. Dopo la recrudescenza sui reati d’opinione, in merito allo svolgimento dell’olocausto, non poteva mancare l’incriminazione per  il “saluto romano” revanscista e fascista.
Eppure il lungimirante Ennio Flaiano  sosteneva  che ci sono due tipi di fascismo: il fascismo propriamente detto e l’antifascismo.  In quale di queste due categorie possiamo posizionare la  recente  proposta di legge Fiano (PD) contro l’esibizione di cimeli  e di espressioni nostalgiche?
Di una nuova legge repressiva non si sentiva però la nostalgia, in Italia esistono già  leggi (Scelba, Mancino) atte a reprimere ed impedire la ricostituzione del partito fascista e le manifestazioni di odio razziale e religioso. Esistono anche le intimidative leggi sul vilipendio, prerogativa tutta italiana e di sicura matrice “fascista”.
Una democrazia sana deve tutelare le minoranze e il diritto di queste di manifestare le loro idee. E nella costituzione italiana è garantita la libertà di espressione:
“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”
(Primo  comma dell’articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana)
Evidentemente nella sua aberrante protervia del voler modificare la Costituzione il partito di Renzi ora se la prende con la “libertà di espressione” e vuole modificare anche questo articolo…
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Ma – la butto lì-  che dire  dei finti centurioni romani  che davanti al Colosseo si fanno fotografare con i turisti esibendosi in plateali “saluti fascisti”?
Quindi secondo la proposta di legge “antisaluto” se uno è in borghese e fa un saluto romano viene incriminato se invece è mascherato da centurione riceve la mancia.
E per quanto riguarda  i saluti innocenti a mano tesa che spontaneamente sorgono quando si chiama un amico lontano o si gratifica una platea di ascoltatori, cosa propone la legge Fiano?
Insomma la polizia del pensiero non aiuta la causa della democrazia, anzi…”
 
Paolo D’Arpini
 
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Circolo Vegetariano VV.TT. 
 
 
 
Esempi di saluti democratici “fascisti”,  innocenti, 
 
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Buone nuove dal parlatorio:
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Commento di Paolo Sensini: “Ma perché stupirsi così tanto della legge voluta dall’on. Fiano (con pene da sei mesi a due anni, aumentata di un terzo se il reato viene commesso via web), considerato che la storia e la scuola da cui proviene questo signore è tutta costellata di tali “instrumentum regni”: menzogne, violenze, diffamazioni e/o congiure del silenzio, propaganda, ospedali psichiatrici per dissidenti, galera per chi non la pensa allo stesso modo e tanto, tanto vittimismo…”

Approccio laico verso la ricerca spirituale



C’è una sostanziale differenza, nell’atteggiamento interiore, se noi
crediamo di aver scelto il compimento di una determinata azione (o
corso di azioni) oppure se noi semplicemente sentiamo di star
affrontando delle contingenze (se rispondiamo cioè allo stimolo degli
eventi in corso). Nel primo caso ci sentiamo responsabili ed abbiamo
precise aspettative verso i risultati del nostro agire, nel secondo
sappiamo che la nostra energia si muove in sintonia con le condizioni
in cui ci troviamo e non calcoliamo di dover adempiere ad un preciso
fine.

E’ evidente che nel primo caso sperimentiamo un senso di costrizione,
delusione o speranza, mentre nel secondo il nostro comportamento molto
somiglia ad un gioco infantile. Sappiamo bene che il distacco e la
quiete interiore sono un fattore importante per la riuscita, tant’è
che al momento di superare un esame facciamo di tutto per sentirci
rilassati, anche se –in verità- lo sforzo stesso di rilassarci non
produce l’effetto desiderato…..Eppure, nel mondo parliamo di
“riuscita” in ben altri termini e cerchiamo sempre di porre l’accento
sul nostro “sforzo personale”.

Ma torniamo a considerare il primo caso, in cui definiamo il nostro
agire una “libera scelta”, agendo come bulldozers e seguendo regole
precise auto-imposte o subite, affermando “questa è la nostra
decisione” e seguendola con fede cieca. Magari non siamo consapevoli
che nel secondo caso potremmo facilmente galleggiare -o nuotare-
seguendo la corrente e che la nostra volontà corrisponderebbe
spontaneamente alla nostra disposizione innata.

Vediamo ora che i risultati ottenuti nel primo caso sono per noi
frutto di preoccupazione e sconforto mentre nel secondo caso,
navigando a vista, ogni risultato è una scoperta, ogni approdo un
arricchimento. Ma –stranezza del caso- sentiamo affermare nel mondo
“…quello è un uomo tutto d’un pezzo e di successo che si è fatto da sé
lottando con le unghie e coi denti…” e per contro “…quella persona è
un sempliciotto che vive in beata innocenza, senza interessi e non sa
nemmeno cosa è bene e cosa è male…”.

Ed a questo punto vorrei chiedervi, non furono cacciati Adamo ed Eva
dal paradiso terrestre proprio per aver assaggiato il frutto del bene
e del male? Eppure di tutta la Genesi questo, che mi sembra il
passaggio più significativo, viene spesso descritto come una favola…
in realtà è un’allegoria dell’uscita dall’armonia dell’unità
primigenia e l’entrata nell’inferno  del dualismo e della separazione.

Per fortuna non dobbiamo aspettare molto (né tante .. e neppure una
vita, basta un momento) per capire il trucco dell’illusione, della
proiezione egoica duale, giacché l’unità nella coscienza non è mai
venuta meno, è proprio qui ed ora… e non allora o domani… Paradiso ed
inferno son solo paradigmi della mente, nel divenire.

Si chiedeva Eric Fromm: “essere o avere?”

Paolo D’Arpini