16, 17 e 18 marzo 2018 – La primavera di Treia comincia con il Festival di San Patrizio

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Treia – Festival di San Patrizio  in piazza – Foto  La Rucola
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Ante Scriptum – Quando sono a Treia mi piace sempre partecipare alle iniziative che vi si tengono, soprattutto a quelle di carattere “sociale” e “culturale”, che mi fanno sentire parte di questa comunità, che fu la patria di mia madre e dei miei nonni materni e dove il mio compagno Paolo ora risiede e  prima o poi vorrei venire anch’io a vivere, a Dio piacendo. Pertanto alcuni giorni fa (eravamo ancora a Spilamberto) allorché abbiamo  ricevuto l’sms di David Buschittari, assessore del Comune, che ci informava di una riunione che si sarebbe tenuta il 15.02 all’aula multimediale per parlare dell’organizzazione del  Festival di San Patrizio, che si terrà  dal 16 al 18  marzo 2018, abbiamo subito deciso di intervenire. (C.R.)
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Il 15 febbraio a Treia  era una serata alquanto gelida, ma ormai era deciso e non potevamo assolutamente rinunciare all’incontro al Comune. E ne è valsa veramente la pena.
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Siamo arrivati in orario (mi piace essere puntuale) e, all’arrivo, la presenza era alquanto scarna: ci saranno stati, oltre ai rappresentanti del Comune, si e no una dozzina di persone che sparse nella grande sala sembravano anche di meno. Dopo circa 20 minuti di attesa in cui, nel frattempo, arrivava qualche altro volenteroso, il sindaco, Franco Capponi, ha cominciato a parlare e non si è limitato ad esporre la bozza del programma del Festival  di San Patrizio, ma ha parlato di tante questioni che riguardano il nostro bel “paesello”. Lui stesso ha mostrato, senza mezzi termini o peli sulla lingua, il disappunto per la scarsa partecipazione dei cittadini treiesi  a riunioni ed attività che servirebbero a far rinascere il centro storico. Egli ha parlato della necessità di essere presenti e di fare rete, che è un sistema che in altri paesi anche vicini al nostro (ha nominato San Ginesio e Cingoli, mi pare) sta dando buoni frutti. Ha parlato della pubblicità di cui recentemente le Marche sono oggetto (anche sulla scia del sisma che ci ha colpito), ci ha mostrato un opuscolo allegato all’ultimo numero di Bell’Italia, di bell’impatto, e quindi della necessità di essere pronti a fare accoglienza. 
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Gli stessi lavori di consolidamento e ripristino degli edifici pubblici e privati danneggiati dal sisma, che dovrebbero partire a breve, e andranno avanti per alcuni anni, porteranno in paese squadre di lavoratori perlopiù da fuori che necessiteranno di avere vitto e alloggio e quindi faranno muovere l’economia. Ha parlato poi dei giovani (ed anche dei meno giovani) che volessero iniziare delle nuove attività per le quali il comune (o la Regione) stanzia fondi e da collaborazione per intraprenderle (ma finora non ci sono state molte richieste). Sul sito del Comune ci dovrebbero essere tutte le informazioni al riguardo.
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Il sindaco ha parlato poi di una iniziativa relativa al progetto di illuminazione del parco di Villa Spada: in parte si chiede alla popolazione e agli amanti della bella costruzione (e quindi anche a noi) di contribuire alla raccolta di fondi con una sorta di crowdfunding a cui si chiede a tutti di   partecipare. 
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Per il resto Villa Spada è già oggetto di altri progetti e stanziamenti, per cominciare, per il ripristino del parco e, se ho capito bene, dell’abbattimento della vicina Ruter (una vecchia fabbrica di sacchetti di plastica, chiusa da tempo) per farne un parcheggio scambiatore e punto di raccordo (Hub), dove poter lasciare l’auto e iniziare da lì percorsi a piedi o in bici lungo le vie francescane e lauretane.
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Il discorso sull’organizzazione del Festival di San Patrizio, previsto  dal 16 al 18 marzo 2018,  ha preso poco tempo. Il sindaco ha sollecitato le associazioni presenti (e quelle assenti) ad intervenire con idee e progetti ed ha chiesto di spargere la voce fra chi si pensa possa essere interessato a partecipare alla Fiera della domenica 18 marzo 2018 (ed io ho già in mente qualcuno da contattare dei nostri amici). 

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Anche noi abbiamo pensato di aderire con un banchetto culturale collettivo condiviso tra Auser Treia, Circolo Vegetariano  VV.TT., Casa editrice Ephemeria e rivista La Rucola di Macerata…  Esporremo libri, riviste, materiale promozionale e volantini vari. 
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Durante  uno dei giorni del Festival ci dovrebbe essere anche l’inaugurazione dell’attracco meccanizzato che finalmente diventa attivo, manca solo la firma sulle norme d’uso. Mi sembra che da parte dell’amministrazione ci sia buona volontà per risollevare le sorti della città. Certo, forse avrei sottolineato che oltre a richiamare gente per un turismo del fine settimana, sarebbe buono richiamare abitanti stabili nel centro storico, con facilitazioni di un qualche tipo. Il turismo di passaggio si svolge per lo più nella bella stagione, mentre qui a Treia c’è da ripopolarla tutto l’anno. Giusto pochi giorni fa mi sono scambiata mail con un vecchio amico originario di Treia che si è trasferito per lavoro  in una regione vicina  e che, come me a volte, prova una gran tristezza a tornare qui durante la stagione fredda, in cui il centro storico  è poco frequentato. Ricordavamo i bei tempi della nostra giovinezza in cui la situazione era ben diversa. Il mio sogno non è che tornino i tempi andati, ma che in questa nostra bella città si possa tornare a vivere un senso di comunità e collaborazione collettiva.
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Caterina Regazzi
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Notizie generali sul Festival di San Patrizio del 2018
 
Il 16 marzo, sono previsti  incontri e visite alla casa di terra comunale, nonché attività culturali di vario genere. 
 
Il 17 marzo, la Città e la Diocesi di Treia festeggiano San Patrizio che dal cinquecento Treia ha scelto come suo patrono. Il giorno della festa canonica si snoda la processione con il simulacro del Santo attraverso il centro storico, con la partecipazione della Banda Cittadina; al rientro, il Vescovo Diocesano, presiede una solenne liturgia eucaristica, con la partecipazione della Corale. 
 
Il 18 marzo  si tiene  in piazza della Repubblica e vie adiacenti  una edizione alternativa della  “Fiera di San Patrizio”, prevista anche una visita guidata agli orti urbani ed eventi  in vari luoghi della città.
 
Seguirà programma dettagliato, qui: http://www.comune.treia.mc.it/
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Treia. Il nostro banchetto  nel 2017
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Resoconto di One Billion Rising 2018 a Treia

L'immagine può contenere: 7 persone, persone che sorridono, persone in piedi, cane e spazio all'aperto
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Per il  14 febbraio 2018, a Treia, avevamo previsto di partecipare, con le nostre forze, alla manifestazione internazionale One Billion Rising. E così un piccolo gruppo di “coraggiosi” (dato il tempo veramente gelido) si è ritrovato in Piazza della Repubblica, con al seguito la fida Magò. In questa giornata, già da diversi anni, in diversi luoghi del mondo, si manifesta contro la violenza sulle donne.
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Erano venute diverse persone anche da lontano: da Ancona e Loreto: le amiche Mara e Orietta, con la nuova amica Drenka e il giovane Matteo, più diverse persone della UIL, centro anti mobbing e stalking, una tra tutte, Marina, responsabile del centro.
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Inoltre c’erano alcune persone di Treia, tra cui Paolo, la cara cugina Valeria e la fotografa “ufficiale” Luciana.
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Era così freddo che abbiamo attaccato in fretta uno dei nostri cartelli più esplicativi al monumento del Papa e ci siamo fatti scattare alcune foto. Altre davanti alla fontana e poi di corsa sotto al mercato coperto, luogo più riparato, dove ci siamo messi in cerchio e Marina, nel silenzio più totale ha letto-interpretato con grande emozione sua e degli ascoltatori, il testo in Italiano di “Break the Chain”, il brano che solitamente, nelle manifestazioni più organizzate, viene suonato, cantato e ballato.
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Io l’ho trovato molto bello anche così e pieno di significato.
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Poi ci siamo trasferiti nella sede dell’AUSER Treia, che era tra i promotori della manifestazione ed infatti era presente anche il presidente provinciale, Antonio Marcucci. Ci siamo intrattenuti un bel po’ lì, ad una temperatura più ragionevole, a parlare delle donne e della vita. Qualcuno ha anche fatto qualche piccolo discorso. Io ho detto tra l’altro, che le donne devono riscoprire un modo di stare assieme e fare comunità. La sincerità e la trasparenza secondo me sono valori che bisogna diffondere, purtroppo sono un po’ “fuori moda” in un mondo dove conta più  l’ “apparire” che l'”essere”.
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 La nostra è stata una piccola manifestazione per riflettere sulla violenza contro le donne e portare una piccola luce in questo mondo sempre più malsano, dove il rispetto per “l’altra metà del cielo”  andrebbe riscoperto da tutti.
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Caterina Regazzi
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Nessun testo alternativo automatico disponibile.
Testo di “Spezza la catena”

SPEZZA LA CATENA

Sollevo le braccia al cielo
Prego in ginocchio
Non ho più paura
Io attraverserò quella soglia
Cammina, danza, sollevati
Cammina, danza, sollevati
Posso vedere un mondo dove tutte viviamo
Sicure e libere da ogni oppressione
Non più stupro, o incesto, o abuso
Le donne non sono proprietà
Tu non mi hai mai posseduta, neppure sai chi sono
Io non sono invisibile, sono semplicemente meravigliosa
Sento il mio cuore prendere la corsa per la prima volta
Mi sento viva, mi sento straordinaria
Danzo perché amo
Danzo perché sogno
Danzo perché non ne posso più
Danzo per arrestare le grida
Danzo per rompere le regole
Danzo per fermare il dolore
Danzo per rovesciare tutto sottosopra
E’ ora di spezzare la catena, oh sì
Spezzare la catena
Danza, sollevati
Danza, sollevati
Nel mezzo di questa follia, noi ci ergeremo
Io so che c’è un mondo migliore
Prendi per mano le tue sorelle e i tuoi fratelli
Cerca di raggiungere ogni donna e ogni bambina
Questo è il mio corpo, il mio corpo è sacro
Basta scuse, basta abusi
Noi siamo madri, noi siamo maestre,
Noi siamo bellissime, bellissime creature
Danzo perché amo
Danzo perché sogno
Danzo perché non ne posso più
Danzo per arrestare le grida
Danzo per rompere le regole
Danzo per fermare il dolore
Danzo per rovesciare tutto sottosopra
E’ ora di spezzare la catena, oh sì
Spezzare la catena
Danza, sollevati
Danza, sollevati
Sorella, non mi aiuterai? Sorella, non ti solleverai?
Danza, sollevati
Danza, sollevati
Questo è il mio corpo, il mio corpo è sacro
Basta scuse, basta abusi
Noi siamo madri, noi siamo maestre,
Noi siamo bellissime, bellissime creature
Danzo perché amo
Danzo perché sogno
Danzo perché non ne posso più
Danzo per arrestare le grida
Danzo per rompere le regole
Danzo per fermare il dolore
Danzo per rovesciare tutto sottosopra
E’ ora di spezzare la catena, oh sì
Spezzare la catena
Spezzare la catena.

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Polveri Sottili: causa di Alzheimer e altri tipi di demenza

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Il caso è ancora controverso. E molti studi necessitano ancora di una conferma. Ma alcuni recentissimi report, come racconta la rivista Science, sembrano corroborare l’ipotesi che le PM2,5, le polveri sottili, e soprattutto quella ultra sottili, di diametro inferiore a 0,2 µm, possono attaccare non solo i polmoni e il cuore delle persone particolarmente esposte, ma anche il loro cervello.

E più piccole sono le particelle inalate, maggiore è il rischio di un invecchiamento cognitivo veloce, dell’Alzheimer e di altri tipi di demenza. Uno studio epidemiologico condotto negli Stati Uniti, durato 11 anni, i cui risultati sono stati pubblicati la scorsa settimana sulla rivista Translational Psychiatry, sostiene che vivendo in determinati luoghi – ad esempio vicino a una strada molto trafficata – dove l’esposizione alle PM2,5 è superiore alla soglia indicata dall’EPA, l’Agenzia USA per la protezione dell’ambiente, di 12 μg/m3, raddoppia il rischio di demenza nelle donne più anziane.

Pochi giorni prima alcuni ricercatori della University of Toronto, hanno pubblicato un articolo su The Lancet  proponendo che, tra i 6,6 milioni di cittadini dello stato dell’Ontario, quelli che vivono a 50 metri appena da una strada a grande scorrimento sono esposti a una quantità di polveri ultrasottili 10 volte superiore a coloro che abitano poco più in là, a 150 metri, e hanno una probabilità più alta del 12% di sviluppare la demenza rispetto a coloro che vivono ad almeno 200 metri della strada.

In realtà sono molti anni che si sospetta ci sia una relazione tra esposizione a particelle sottili e malattie cerebrali degenerative. Nel 2015, per esempio, a Boston un gruppo di ricercatori della Boston University School of Medicine e del Beth Israel Deaconess Medical Center hanno pubblicato sulla rivista medica Stroke  i risultati di un’indagine epidemiologica che sembravano dimostrare come persone che abitano da tempo in zone ad alto tasso di inquinamento vedono aumentare anche del 46% il rischio di subire danni alle strutture cerebrali.

Ancor prima, uno studio pubblicato nel 2012 da un gruppo di ricercatori del Rush Institute for Healthy Aging del Rush University Medical Center di Chicago e che ha coinvolto 19.000 infermiere, ha rilevato una forte correlazione tra l’esposizione alle polveri sottili e ultrasottili e il declino della capacità cognitiva in donne che hanno superato i 70 anni di età.

E in uno studio ancora più ampio pubblicato nel 2015, relativo a 95.690 anziani, un gruppo di ricercatori della China Medical University di Taichung, Taiwan, ha calcolato che un’esposizione di almeno 10 anni alle polveri sottili comporta un aumento del rischio di ammalarsi di Alzheimer del 138%.
Sempre nel 2015, Annals of Neurology  ha pubblicato uno studio su 1.403 anziani sani – senza problemi neurodegenerativi – in cui si dimostra che quelli esposti più a lungo alle polveri sottili hanno una quantità ridotta di “sostanza bianca”, una sostanza che collega l’encefalo al midollo spinale e che è coinvolta nell’apprendimento così come nello sviluppo di malattie del cervello.

Ancora nel 2015 uno studio di ricercatori di Boston sembra poter dimostrare che, a pari di ogni altra condizione, maggiore e più a lunga è l’esposizione alle PM2,5, più piccolo in media è il volume del cervello. Science  ricorda che vari studi condotti su animali – dai topi di laboratorio a quelli di Lilian Calderón-Garcidueñas, considerata una delle città con l’aria più inquinata del mondo – sembrano concordare. Maggiore è l’esposizione al particolato fine e ultra fine, più gravi sono i danni alle strutture cerebrali. E non solo tra gli individui anziani.

Le cause, a grana grossa, sembrano abbastanza chiare. Il punto debole è il naso, capace di bloccare le particelle più grandi, ma non quelle più sottili. Ma il naso ha collegamenti diretti e rapidi col cervello, ecco che le particelle più piccole vengono presto a contatto con la materia cerebrale e possono contribuire a devastarla.

Molti studi hanno dimostrato che un cervello esposto a polveri sottili mostra formazioni di proteine β amiloidi, ovvero di placche simili a quelle che si formano nel cervello dei malati di Alzheimer. Qualche ricercatore giunge a sostenere che oltre il 20% delle malattie del cervello sono causate dall’esposizione a polveri sottili.

Fonte: Science

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Abbiamo, dunque, trovato la soluzione all’enigma delle peggiori malattie neurodegenerative? La colpa è delle PM2,5? Molti altri studiosi invitano, prudentemente, alla cautela. Alcuni anni fa si era creduto di aver individuato nell’esposizione ad alti livelli di alluminio il killer del cervello. Ma poi si è visto che se l’alluminio è colpevole, non è né l’unico né il principale. Allo stesso modo: a tutt’oggi non ci sono studi sufficienti per dimostrare, al di là di ogni dubbio, che siano le polveri sottili a causare le più gravi malattie del cervello. È molto probabile comunque che le PM2,5  possano essere una concausa, insieme ad altri fattori, come i fattori genetici, la dieta e lo stile di vita, che concorre in maniera non deterministica a generare la demenza senile, l’Alzheimer o il Parkinson. La verità è che questo tipo di malattie sono multifattoriali. E si scatenano, appunto per un concorso di cause, tra cui l’inquinamento. Riconoscere che le polveri sottili hanno solo una parte di responsabilità non significa affatto minimizzare il rischio.
Al contrario, la relazione tra demenza e polveri sottili, per quanto non ancora definitivamente provata, può (deve) indurci ad agire. Per esempio, facendo in modo che non ci siano case a 50 metri da un’autostrada. Ma le fonti di polveri sottili sono tantissime. Oltre al traffico (in particolare i motori esausti di autobus e camion diesel), ne producono in gran quantità, alcuni sistemi di riscaldamento domestico, le centrali elettriche, gli inceneritori, la raccolta delle nocciole (soprattutto nel viterbese ), ecc.

Dunque, bisogna agire in maniera precauzionale su tutte queste fonti, ma in fretta. Qualcosa si sta già facendo. In Europa come negli Stati Uniti l’aria è in generale meno inquinata di alcuni decenni fa, quando probabilmente gli anziani di oggi sono stati esposti ad altissime concentrazioni di polveri sottili. Occorrerebbe abbattere dunque l’inquinamento atmosferico anche in India, in Cina, in Messico e in tutti i Paesi a economia emergente dove l’inquinamento dell’aria ha raggiunto livelli altissimi. Si deve tener conto anche del fatto che le PM2,5, al contrario delle particelle più grosse, vengono naturalmente abbattute in un raggio relativamente piccolo dalla fonte. Molti medici negli Usa, ma anche europei, consigliano di abitare in case e di lavorare in ambienti distanti almeno 50 metri dalle grandi strade.
Ma è chiaro che il problema ha correlati di tipo sociale: chi, infatti, abita in una casa che affaccia su una strada ad alta intensità di traffico? Le persone meno abbienti. Ecco dunque che il rischio di malattie neurodegenerative causate (anche) dalle polveri sottili è correlato alla classe sociale. E l’opera di prevenzione non può che essere, dunque, a sua volta multifattoriale.

Fonte A.K. Informa

Treia in primavera – Organizzazione dei prossimi eventi al circolo vegetariano VV.TT. – Festa dei precursori ed Incontro Collettivo Ecologista

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Il viaggio da Spilamberto a Treia, in auto e con Magò al seguito, domenica 11 febbraio 2018, è stato molto piacevole: Magò è stata particolarmente tranquilla, il clima era clemente e soleggiato, tanto che mi sono tolta subito giaccone e cappello, il traffico minimo ( e chi va in giro in una ancora invernale domenica di febbraio?, poi, essendo domenica, i camion non circolavano). Avevo solo un leggerissimo mal di testa e non avevo una gran voglia di parlare. In compenso Paolo si è sbizzarrito nello sciorinare idee e proposte per i prossimi eventi in programma: manifestazione contro la violenza sulle donne, capodanno cinese (in programma già questa settimana), Festa dei Precursori  in  aprile,  e Incontro Collettivo Ecologista dal 23 al 24 giugno 2018.

La Festa dei Precursori, che si terrà qui a Treia dal 27 al 29 aprile  2018 ormai è già imbastita, con esperimenti concreti con la Terra Cruda, alimentazione e cure naturali, erboristeria e senso della Comunità,  mentre per il Collettivo Ecologista ci sono alcune cosette da decidere definitivamente. Prima di tutto la sede: in Emilia l’abbiamo già fatta diverse volte negli ultimi anni, mentre non l’abbiamo mai fatta a Treia e forse è giunto il momento di approfittare di questa sede ormai storica del Circolo Vegetariano…  e di cominciare a pensare alle modalità dello svolgimento.
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Con Paolo abbiamo ricordato alcuni incontri “ecologisti”, “Bioregionalisti” dei primi anni in cui stavamo assieme e abbiamo ricordato lo spirito che era quello di una vera condivisione di modi di vivere la Natura e la Vita, mettendo sul piatto esperienze pratiche, modi di vivere, pensieri, opinioni, in un confronto che poteva essere di aiuto, di volta in volta, a chi ascoltava ma anche a chi esponeva, che così aveva l’occasione per riflettere su un percorso che veniva “illuminato” dal faro dell’attenzione e della riflessione altrui e propria. Questo vorremmo che fosse di nuovo lo spirito del prossimo Incontro Collettivo Ecologista. Un modo come un altro per sentirsi tutti ri-abitanti di questo mondo, in cammino continuo e costanze, pervaso da gioie e qualche dolore, ma, insieme agli altri, da un rinnovato entusiasmo.
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Per questo, in previsione di questo incontro cominciamo a delineare lo spirito che lo animerà, dovessimo essere solo in pochi o in molti, ognuno non sarà solo “fruitore” ma “attore”, non di una qualsiasi commedia, ma della propria e altrui vita. Cominciate a prepararvi, noi vi aspettiamo, ed aspettiamo anche vostre proposte e suggerimenti…
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Caterina Regazzi
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La reincarnazione non esiste… e nemmeno il karma

Il mio parere sulla reincarnazione?

E’ come la ricorrente fioritura e fruttificazione di un albero.  I risultati del processo vitale possono variare in seguito alle condizioni ambientali e temporali. La capacità di adattamento e risposta a tali condizioni è insita nella “coscienza” della pianta. Le modificazioni, sia a livello di mutazioni esterne che di adattamenti interni, non sono espressione di “volontà”, quindi non comportano una responsabilità diretta (quale risultato di una “scelta”).

Insomma il risultato è in conseguenza di una serie di fattori congiunti e collegati inestricabilmente gli uni agli altri.  Dal punto di vista naturalistico, vediamo che la vita, nella sua assolutezza, è indipendente  da ogni  descrizione e senso di identificazione delle sue diverse forme  e dei singoli processi vitali. Fiori, foglie, corteccia, rami, radici, pioggia, vento, sole, terra… Non si possono imputare separati scopi e ragioni alle parti… Tutto avviene in un contesto inscindibile che possiamo chiamare “Tao” oppure…

Ma ora, per cercare di capire il funzionamento dell’identificazione con i diversi momenti ed aspetti vitali, facciamo un altro esempio, quello del sogno poiché è il più vicino alla similitudine della dimenticanza di noi stessi, in quanto pura coscienza.  Infatti quando noi sogniamo vediamo innumerevoli personaggi alcuni in antitesi con altri ma realmente essi sono tutti lo stesso sognatore. In questo sogno -chiamato il divenire- compiamo un percorso, un processo trasmutativo della coscienza individualizzata, che potremmo -da un punto di vista separativo- anche definire trasmigrazione o metempsicosi.

Il motore del samsara è il karma -o azione- ma  forse sarebbe meglio dire che è la propensione a compiere l’azione… Secondo la teoria “causa effetto”, della reincarnazione,  il destino di questa vita (prarabdha) è la maturazione del karma più forte delle vite precedenti, con ciò non esaurendo la possibilità di future nascite con altri karma che abbisognano di una diversa condizione per potersi manifestare. Il modo per creare ulteriore karma viene individuato nell’atteggiamento con il quale viviamo la vita presente, ad esempio se  emettiamo pensieri di scontento od eccessivo attaccamento verso gli eventi vissuti.

In se stesso il prarabdha di questa vita non cambia sulla base degli sforzi da noi compiuti mentre lo stiamo vivendo, è come un film che sta tutto nella pellicola,  quindi pensare di modificarne il  contenuto (una volta iniziata la proiezione) è irreale. Possiamo essere consapevoli ed accettare il film -come attenti spettatori- oppure arrabbiarci e commuoverci al suo scorrimento desiderando di modificarne gli eventi con la mente….  si forma  nuovo karma…

Allo stesso tempo dovremmo chiederci:  “..a chi appartiene questo karma? Esiste realmente un usufruitore, un  io personale responsabile delle azioni che creano il karma?”

Secondo la visione nondualistica  l’io è una sorta di miraggio, l’identificazione  da parte della coscienza con l’oggetto osservato,  un semplice riflesso condizionato, come avviene nell’osservazione della “propria” immagine in uno specchio che la mente riconosce come “se stessa”. Questo è il funzionamento spontaneo della coscienza che si proietta nel “godimento” della manifestazione, nel mondo delle forme e dei nomi.

Quindi cosa è la reincarnazione?

Paolo D’Arpini

Lavoro ed economia ecologica ed etica

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Valentino, un papà del Monferrato, diceva spesso alla figlia quando parlavano del complesso militar-industriale che gli stessi sindacati non criticavano abbastanza per via dei posti di lavoro: «Ma sarebbe meglio pagare questi operai per stare a casa! Produrre armi vuol dire che poi le usi e distruggi, quindi è dannoso, costa più soldi di quelli che ci guadagni».
Non succede proprio così: il costo umano ed economico delle armi usate non ricade mai su chi le ha vendute. Ma a livello globale, in un clima di giustizia, il ragionamento sarebbe giusto. Decisamente le fabbriche d’armi – da guerra e da caccia – sono un brutto posto di lavoro. Fossile, del passato.
Ma ce ne sono altri.
Ad esempio i lavori della catena zootecnica e ittica in una vegonomia dovrebbero sparire…
Gli impieghi zootecnici, in senso lato, sono così spiacevoli che quasi nessun consumatore li assumerebbe su di sé.
Si delega a qualcun altro il lavoro sporco. Sono attività spesso scaricate su categorie deboli. Si pensi agli intoccabili in India o ai migranti in Italia (i sikh indiani negli allevamenti da latte, i bengalesi nelle concerie e nei macelli, i fuori casta a pulire le fogne…).
Nel suo intramontabile libro The Jungle scritto nel 1906, Upton Sinclair fu il primo a occuparsi dell’intreccio fra lo sfruttamento dei lavoratori e le sofferenze degli animali da essi «lavorati», nella fabbrica di smontaggio di viventi chiamata macello, che a Isaac B. Singer ricordava i campi di sterminio. Nei macelli, più o meno meccanizzati, sangue, urla, gesti difficili da compiere, sono allontanati dalla vista e spesso coperti solo da stranieri, soggetti oltretutto a fenomeni di caporalato, ritmi pesanti e malattie professionali in agguato.
Prigionieri degli allevamenti sono anche, talvolta, gli umani. Inizio 2000: un piccolo allevatore emiliano che non aveva il denaro per ammodernare la stalla e teneva le sue vacche da latte alla catena perpetua, mi disse che in fondo anche lui si sentiva legatissimo. Mai ferie, tocca governare ogni giorno gli ergastolani animali, nutrirli, togliere il letame, i parassiti, compiere operazioni violente come le mutilazioni, o la triturazione dei pulcini maschi, o l’allontanamento dei vitellini maschi figli delle vacche da latte (destinazione: ingrasso e rapido macello).
Immaginiamo brutture analoghe negli allevamenti da pelliccia (e nei laboratori di trasformazione dove si fa largo impiego di sostanze chimiche).
Nei processi post mattatoio gli animali non soffrono più, i lavoratori sì. Soprattutto nel Sud del mondo, i poli conciari sono fra i posti peggiori dove vivere e lavorare. Gli addetti sono esposti a sostanze chimiche altamente tossiche come cromo, formaldeide, sbiancanti; si ritrovano con malattie respiratorie e della pelle, rischiano di mutilarsi. I contadini delle aree circostanti sono rovinati dai veleni. Ma anche in Italia le concerie hanno un’elevata densità di migranti, più disponibili a sopportare lavori spiacevoli e usuranti.
Incerto, rischioso, sacrificato è poi il mestiere del pescatore, condannato oltretutto a sperare di catturare e asfissiare molti pesci ogni giorno, mors tua vita mea.
Doveva essere un brutto lavoro tosare le pecore da lana, fra parassiti ed escrementi incrostati. Adesso l’operazione è quasi del tutto automatizzata; così le lame, standard, non di rado tagliano anche la carne. La lana è sofferenza perché gli animali oltre alla tosatura – che in inverno li espone a colpi di freddo – subiscono dolorose mutilazioni «funzionali» di vario tipo. E, come del resto tutti gli animali al pascolo, sono tormentati dagli insetti.

Marinella Correggia

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Andare oltre le religioni…

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Per mettere qualche puntino sulla i nel discorso sulle religioni: forse il dato più importante da tener presente è che è fuor di dubbio che ad ogni insegnamento spirituale o quasi vi sia un aspetto essoterico, cerimoniale, dottrinale, dogmatico, impostato su criteri del tutto fideistici, quello che le masse seguono.

Ma vi è, più importante e sostanziale, l’aspetto esoterico, che corrisponde al significato profondo degli insegnamenti; ed esso, il cuore di ogni spiritualità, si manifesta di necessità con modalità differenti accordandosi con le culture locali e gli sviluppi e le mentalità di un dato popolo, senza per questo cadere in contraddizione nei suoi vari aspetti.

Per spiegare questa universalità di senso, e per restituire al tempo stesso un’identità e una connotazione superiore alle varie espressioni delle correnti spirituali (meglio che religioni) allora si può ipotizzare che nelle religioni formali, essoteriche ha ampio spazio di agire l’inganno e la manipolazione, mentre sul versante esoterico si riscontra la radice di insegnamenti veritieri che rimangono intatti, intoccati da interventi dei non addetti, perché appartengono a un piano che esula dalla sfera puramente umana o psichica.

Allora il tutto si riduce a una differenza di percezione della stessa cosa.

In altre parole, gli ottusi, in qualunquisti, i conformisti, il gregge, seguiranno solo gli aspetti esteriori di un religione, e ad essa si conformeranno, mentre coloro che hanno una predisposizione “spirituale” ne coglieranno gli aspetti essenziali, quelli universalmente veri e validi, a cui attingere ed arricchirsi, a cui fare capo.

Questi allora sono in grado di “vedere” anche attraverso l’aspetto formale di una religione per coglierne l’essenza, il vero senso spirituale occultato dall’apparato teologico, istituzionale e clericale per opera degli “dèi” di cui si parlava l’altro giorno (e naturalmente dei loro accoliti umani).

Il tutto perciò rimanda alla diversità di percezione dell’essere umano, del ricevente; coloro che hanno la mente ottenebrata ricevono segnali ambigui, indistinti, mistificanti, depistanti, mentre chi ha lo sguardo “oltre” ne vede la pura sostanza.

A questo punto il sapiente vede in ogni religione un senso che in qualche modo le accomuna alle altre, riconoscendo che la loro fonte è unica, e riconosce quindi – al di là del loro aspetto formale e della loro strutturazione dottrinale/dogmatica – la validità di ognuna; mentre lo psichico vede solo il caos delle diversità e delle contrapposizioni, e fa di ogni erba un fascio: o le condanna tutte in blocco, o si stringerà ancora più tenacemente alla “sua” religione. E’ la differenza fra lo sguardo sacro e quello profano.

A questo punto diventa fondamentale disgiungere il concetto di “corrente spirituale” da quello di “religione” – stando il primo ad indicare la sostanza spirituale e veritiera del sacro, della Trascendenza, dei Principi, qualunque forma essi possano prendere; mentre il secondo implica tutto un apparato fideistico volto a ingannare l’uomo, con il fine ultimo di soddisfare l’appetito psichico degli dèi oltre che a quello materiale dei loro ministri di culto.

Dunque abbiamo due modi di vedere la stessa cosa: il profano vede le religioni, il seguace del sacro le correnti spirituali.

Lo psichico, il profano, vede solo la molteplicità è ne è disturbato e scandalizzato.

Ma il sapiente, lo spirituale, il vero adepto al sacro, sa vedere oltre la molteplicità e ne coglie l’Unità retrostante. E, soprattutto, dopo aver integrato in sé ed aver fatto propri gli insegnamenti fondamentali di una corrente spirituale (o più di una), sa trascendere al momento opportuno, una volta effettuate le necessarie operazioni di trasformazione anche la simbologia mediatrice delle correnti spirituali, per rivolgersi direttamente alla fonte.

Simon Smeraldo
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