Biochimica dei neurotrasmettitori e le radici della violenza umana.

 
Come potrebbe un uomo che rifiuta di nuocere ad un animale (un essere diverso dalla sua specie) causare violenza al suo simile?
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La biochimica dei neurotrasmettitori è in grado si spiegare scientificamente le radici alimentari della violenza umana. Le proteine animali condizionano il comportamento dell’uomo: mentre causano carenza di triptofano e serotonina fanno aumentare i livelli dell’aminoacido tirosina e l’accumulo nel cervello dopamina e adrenalina, (i due neurotrasmettitori responsabili dell’aggressività degli animali predatori). La violenza esercitata nei confronti dell’animale inclina l’uomo alla violenza anche verso il suo stesso simile.
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La carne ed i prodotti derivanti dagli animali sono la maggiore causa di inquinamento, il settore zootecnico inquina più di tutte le attività umane. Gli animali producono 130 volte più escrementi dell’intero genere umano e causano inquinamento dell’aria, della terra, dei mari, dei fiumi, dei laghi. Ogni mucca produce ogni anno gas quanto un’automobile per 70.000 km. Un umanità vegan è un’umanità libera dall’inquinamento.
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La produzione di carne richiede l’utilizzo di terreni per la produzione di mangimi che le grandi multinazionali sottraggono principalmente alle popolazioni del Terzo Mondo privandoli della biodiversità dei terreni che consente il loro sostentamento. Il 75% dei cereali consumanti dagli animali d’allevamento viene dai paesi in via di sviluppo. Un’area 7 volte l’Europa viene impegnata per produrre mangimi per animali. Ogni anno nel mondo muoiono per fame e malattie 50 milioni di persone, quante le vittime della seconda guerra mondiale.
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L’industria della carne nel mondo assorbe il 70% di acqua potabile; per la carenza di acqua ogni giorno muoiono 35.000 persone. Una mucca da latte beve ogni giorno acqua quanto 100 esseri umani (si risparmia più acqua rinunciando ad un kg di carne bovina che fare la doccia per 2 anni). L’acqua che una persona onnivora consuma in un mese è sufficiente ad un vegetariano per 2 anni.
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L’industria della bistecca assorbe un terzo dell’intera energia disponibile in Occidente: se tutta l’umanità adottasse lo stile di vita onnivoro ci sarebbe un collasso immediato di tutti i sistemi tecnologici. Per produrre carne di maiale si consuma 15 volte più energia di quanto occorre per produrre frutta e verdura. Un solo hamburger assorbe energia quanto una lampada che illumina una stanza per 100 ore.
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Gran parte delle foreste pluviali vengono abbattute per essere adibite a pascolo: ogni 2 secondi viene rasa al suolo una superficie di foresta grande quanto un campo di calcio; per un solo hamburger vengono sacrificati 5 mq di foresta.
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Il 75% della spesa sanitaria in Europa e in Italia viene assorbita dalle cure per neutralizzare gli effetti della cattiva alimentazione. Negli USA i soldi spesi ogni anno per curare solo le patologie e i danni estetici causati da eccessivi consumi di calorie e proteine animali basterebbero ad eliminare la fame nel mondo. Una mucca consuma derrate alimentari quanto 12 essere umani.
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Franco Libero Manco
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Superare sia l’antropocentrismo che l’antispecismo

Invitiamo gli attivisti che combattono contro la sofferenza animale, singolarmente o in gruppo associativo e/o movimentistico, a confrontarsi e mettersi in gioco, così che ogni realtà che voglia essere partecipe di questo progetto, possa donarsi più all’umiltà e meno all’ego, possa guardare più a ciò che lo circonda e meno a ciò che lo ingabbia e soprattutto possa provare con fatica a fare un primo, piccolissimo passo avanti rispetto alle proprie etichette, colori politici, bandiere, personalismi e idee tentando così di aiutare, fosse anche poco, quegli animali che almeno a parole si dice di voler difendere ed amare con tutte le proprie forze.
Per fare questo però è necessario aprirsi all’altro, essere ricettivi, disposti con animo nobile e cortese verso chi abbiamo di fronte, dimostrando che anche in questo si può essere da esempio se si vuole rappresentare quel cambiamento vero e radicale che nella realtà si auspica più a parole che a fatti. Tale cambiamento dovrà avvenire “dal vivo” nell’unica realtà in cui ogni persona ama, odia, lotta si incontra/confronta/scontra, cioè in quel palcoscenico che si chiama vita, dove ognuno ha il compito di recitare la sua parte, consapevolmente (o inconsapevolmente). Se pensiamo invece all’altro contesto “virtuale” in cui soprattutto oggi ci si agita in maniera scomposta, si emanano troppo spesso sentenze, si esprimono volgarità, si cercano provocazioni, si levano insulti, contro tutto e contro tutti, attraverso un avatar dove ci si nasconde e abbrutendo un clima che da irreale per qualcuno si trasforma in reale, sarebbe utile porsi qualche domanda.
La Verità è Una o Molteplice? Se disegniamo la circonferenza di un cerchio vediamo che è Una, se la osserviamo solo da un determinato punto di vista; ma se la osserviamo da un altro punto di vista, può essere Molteplice perché potremmo accorgerci che sopra esistono un numero indefinito di altri cerchi allineati (piani o dimensioni?) che prima non si vedevano e che ora coprono il precedente cerchio. Dipende quindi dal punto di vista soggettivo da cui si vuole partire e così come “chi guarda fisso l’abisso, non fa altro che fissare quell’abisso dentro di se”, ciò dovrebbe indurre le persone di buon senso, a cercare di essere sempre moderati nel dare giudizi, perché la mente, coi suoi pensieri simili a onde marine in movimento e i suoi sensi simili a serpenti che sanno svicolare in ogni situazione, se ben preparata può sempre sfuggire e trovare nuove vie.
Come ci ricorda Plutarco con la sua “Arte di Ascoltare”, la mente non deve essere come un vaso semplicemente da riempire, ma deve avere la sua legna per essere accesa e andare così in cammino per trovare la sua risposta. Altro quesito non facile che avremmo volentieri evitato visto che il nostro sentire si orienta meglio sul detto “facta non verba”, cioè prediligendo la via dell’azione alle chiacchiere da salotto è: Chi o cosa mettiamo al centro della nostra esistenza? Se non è l’Uomo o Dio, chi? L’Animale? Bios? La Terra? Lo Spirito? Non abbiamo la supponenza di voler dire alla gente chi è il Bene e chi è il Male, perché non seguiamo la via della Dualità ma ambiamo a scoprire la Via più preziosa che permetta di compenetrare la magia del Tutto. Porre un freno a questo andamento che sta portando tutti, umani e non umani, alla completa catastrofe, comporta la necessità di identificare il vero cancro da estirpare nella società attuale per evitare di giungere alla metastasi completa.
Per noi è la visione del mondo profitto‐centrica la vera causa, quella che comporta come conseguenze dirette, dominio, sfruttamento, sopraffazione del forte sul debole, gratuità della violenza etc. cioè tutto quello che si dice sempre di voler combattere. Tale visione ha corrotto anime e corpi con la seduzione del facile, del comodo e alla moda. Sono gli uomini ad essersi resi acquirenti dei mercanti per divenirne schiavi: con la mercificazione di se stessi, con il considerare la Terra come di nostra proprietà, una sorta di laboratorio dove poter giocare a fare gli stregoni, con il considerare gli animali come semplici oggetti e gli alberi e le pietre come utensili da supermercato, siamo arrivati ad un punto senza ritorno. Per molti tutto si risolve eliminando l’antropocentrismo dalla nostra cultura sostituendolo con l’animalcentrismo o con i vari antispecismi.
L’antropocentrismo responsabile della distruzione, che ha comportato un degrado etico e spirituale ai limiti della decenza, privo di valori alti e nobili virtù, ‐che non attinge il suo significato dall’iperuranio platonico,‐ che non si eleva ma si degrada, è conseguenza degli errori del pensiero umano, non dell’uomo in sé. Vogliamo riscrivere la storia, senza alcun tipo di riferimento superiore o divino? Senza alcuno scritto di nessun filosofo o pensatore, moderno o passato, che siano da noi Platone, Lao Tze, Plutarco, Dante, Schopenhauer, Goethe, Hesse, Zola, da altri Singer, Regan, Best, Bond, Caffo o Maurizi? Vogliamo bruciare su un rogo tutte le scritture sacre coi loro testi “fideistici” come la Bibbia, il Corano, i Veda, i Vangeli o non seguire gli insegnamenti di tutte le scuole di vita e/o filosofiche, taoiste, zen, buddhiste, induiste, ebraiche, musulmane, cristiane, pellerossa o sciamane che hanno accompagnato per millenni la vita di molti e differenti popoli della Terra? Se leviamo tutto questo complesso mondo rimane solo Uno splendido libro da sfogliare, l’unico che non è stato scritto da mani umane o ideato da menti umane, l’unico che aggiorna le sue pagine senza bisogno di aiuti, interventi o arbitri esterni, l’unico che chiede solo di essere contemplato in un certo silenzio, l’unico infine che può avere molteplici significati e molteplici simboli incomprensibili ai più: questo libro si chiama Natura.
La Natura è l’elemento primo di conoscenza: le categorie di spazio e di tempo si sono create con l’interazione della percezione umana con gli elementi naturali e su di esse si sono costruite le conoscenze umane in tutti i campi dello scibile. La Natura è il primo ambito dell’apprendimento umano, è la nostra palestra di vita. Tutto ciò che l’uomo ha prodotto di sano è in analogia con le manifestazioni naturali degli elementi astronomici, degli animali e delle piante. L’esagerazione di ogni manifestazione analogica è manifestazione di superbia, squilibrio ed egoismo.
La Natura che se volesse potrebbe spazzare via la nostra arroganza in un solo istante, non è quell’artifizio profondamente umano. Sta lì solo per essere osservata, amata e compresa e non studiata e catalogata, non è buona o cattiva ma equa e retta, non ci obbliga a pagare un “affitto” per abitarla, non ci chiede perdono ma esige solo rispetto e anche se negata c’è sempre e ci sarà comunque anche quando noi spariremo.
È sempre la Natura che si rinnova in questo gioco cosmico della ciclicità: sempre uguale, sempre diversa; non dà priorità tra le manifestazioni di vita, ma assegna solo funzioni diverse per la continuità della vita di ogni specie vivente. Chi è quindi che si può sentire in diritto di dire chi è più importante tra un animale o un albero, visto che entrambi sono vita, perché il loro battito pulsa in grembo alla Madre Terra ed entrambi respirano l’energia dell’universo? Chi può definire inutile quel filo d’erba che possiamo staccare con un dito e che per la sua volontà di vedere il sole riesce perfino a bucare quell’asfalto troppo duro da rompere per le nostre mani? Chi può decidere se è meglio salvare una palma senza intervenire contro quel punteruolo rosso che la sta uccidendo o viceversa?
Chi può dire che è sbagliato bonificare una palude per salvare vite umane da infezioni e malattie perché è preferibile al di la di tutto non intaccare la biodiversità, l’humus e le zanzare infestanti? Chi infine onnivoro, vegetariano, vegano, fruttariano, erhetiano può affermare che da quando ha iniziato il suo personale percorso, ha veramente smesso di uccidere qualsiasi altra specie visto che anche se non lo sa, uccide continuamente altre vite minuscole che lo accompagnano e di cui non si accorge nemmeno della loro presenza? Non ha lo stesso significato uccidere accidentalmente (ma anche per sussistenza se pensiamo alle popolazioni cosiddette “selvagge” che selvagge non sono se le paragoniamo oggi a quelle “civilizzate”) con uccidere intenzionalmente.
Così come non è molto saggio decidere chi sono gli animali da salvare o chi sono gli alberi da proteggere. Tutto è indispensabile e necessario, niente si può escludere, ogni cosa va a rinnovare il Tutto. È solo perseverando sulla strada dell’equilibrio che si potranno raggiungere quei piccoli o grandi obiettivi, che tutti gli ‐ismi mai potranno ottenere.
L’equilibrio naturale si basa sul prendere solo ciò che è strettamente necessario, senza voler pretendere sempre quel qualcosa in più di superfluo che si può evitare. In una visione organica è opportuno che il mosaico rimanga unito e non ci si specializzi quindi studiando solo una delle molteplici parti che lo compongono isolandola dal resto del contesto. La visione d’insieme è la Natura com‐prensiva, la sezione è la parziale visione di questa umanità oggi sempre più egoista. È quanto mai attuale cercare di approfondire questa situazione drammatica, visto che è hic et nunc che si deve affrontare con soluzioni propositive e non catastrofiste, quel problema ambientale che vede la Terra violentata e il perpetuo massacro di tutte le forme di vita animali, minerali e vegetali che in base alle loro specifiche nature soffrono in gradi diversi. Non è utile a questo, utilizzare parametri di confronto con i mondi e gli strumenti di ieri, perché tutto è in continuo mutamento e quindi ciò che appartiene al passato non si potrà mai più ripresentare in quella stessa e identica forma, perché esistono leggi inalienabili decise dallo spazio e dal tempo e non certo dall’uomo.
Così è necessario (anche) accettare che si apportino piccole e quasi insignificanti modifiche all’ambiente che ci circonda, ma non stravolgimenti dettati dalla speculazione; è auspicabile che ci si nutra in base al proprio livello di maturazione raggiunto etico, morale o spirituale e che questo tenda a privilegiare comunque il minor grado di sofferenza possibile da arrecare a esseri senzienti animali o vegetali; è necessario sapere che questi stessi animali sono (ingiustamente) valutati di serie A o di serie B in base alle culture o alla religioni dei popoli che in maniera certamente antropocentrica, ne definiscono i tratti e gli aspetti più rilevanti.
È infruttuoso poi voler far credere a tutti i costi che le differenze non esistono, perché le differenze esistono e si vedono anche nettamente, ciò che invece non esiste è la separazione tra queste stesse differenze, perché sono tutte interdipendenti e collegate in piani diversi tra loro. La Natura è differenza: territori, animali, persone, piante, giornate, stagioni. Disconoscere le differenze delle funzioni falsa la rappresentazione della realtà, allontana dalla Natura, condiziona il pensiero e induce nell’errore.
Perciò abbiamo rivolto le nostre battaglie “animaliste” e “ambientaliste”, termini che in una società normale come noi la intendiamo sarebbero inutili perché ne costituirebbero l’essenza, contro quei sistemi di ingranaggio che considerano la vita animale come una semplice catena di montaggio; contro quei sistemi che considerano gli animali come un supermercato di cellule; contro quei sistemi che li ridicolizzano o li umanizzano inficiando la loro etologia; contro quei sistemi che li usano per cose che finalmente oggi oltre a poter essere sostituite, sono solo figlie di una logica di profitto più che di necessità realmente primarie.
La nostra associazione mettendo sullo stesso piano Uomo, Natura e Animali nel loro rappresentare un Insieme che non può essere separato, non può accettare qualsiasi definizione chiusa che ponga precisi paletti su uno di questi piani che di volta in volta si affronta. Una posizione corretta crediamo che non debba assolutamente banalizzare la Natura riducendola a quella di tutti gli esseri viventi intesi in senso biologico, bensì elevare spiritualmente la posizione attuale di quella che è la “Natura”, dichiarando che anche essa prova dei sentimenti ed ha una propria etica e morale.
Facciamo tutti parte di una stessa Natura, che riguarda tutte le cose animate e inanimate; il senso è quello di riscoprirci come parte di un cosmo che non lascia nulla fuori da se e in cui ognuno ha la sua propria natura che si va a riconnettere alla natura propria dell’intero.
Ed è per questo motivo che abbiamo scelto di chiamarci “Memento Naturae”, che in latino significa proprio “Ricordati della Natura” e vuole essere una esortazione a chi si avvicina a noi, perché aspiriamo ad essere molto più di una semplice associazione, molto più di un semplice statuto cartaceo, non ci interessa ricevere encomi o solidarietà, non è prioritario in noi reclutare persone, lungi da noi perfino il voler far cambiare idea a chi è agli antipodi di questa visione o persuaderlo delle nostre buone intenzioni: ci interessa solo provare a raggiungere ognuno con il suo personale grado di consapevolezza un certo suo stile di comportamento e di azione, perché solo spersonalizzando l’azione in se riusciamo a sostenere le cause per cui lottiamo e a cui dedichiamo il nostro impegno.
Riccardo Oliva – Memento Naturae 

Università di Macerata –   L’imposizione del silenzio a Clara Ferranti… è la solita censura maschilista contro il femminile

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Da alcuni giorni si è scatenata una diatriba riguardo ad un fatto avvento in un’aula dell’università di Macerata. A metà ottobre di quest’anno una docente, Clara Ferranti, ha recitato un’Ave Maria durante una lezione, come simbolo di pacificazione per le divisioni che affliggono l’umanità. La sua azione è stata fortemente censurata negli ambiti accademici ma personalmente ritengo che una preghiera non sia un’offesa, né può essere considerata fuori luogo, anche in un contesto universitario laico, se ha lo scopo di far riflettere sulla condizione in cui la società si ritrova.

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La preghiera in se stessa, quando rivolta all’unica divinità, non è una  predica con la quale si vuole convertire l’ascoltatore ad una specifica religione. La preghiera soprattutto se dedicata alla “Matrice Universale” è un atto di interiorizzazione della coscienza nella Coscienza. Debbo specificare che lo scrivente si considera totalmente laico, non identificandosi con alcuna religione costituita, anzi ha portato avanti una campagna di sensibilizzazione tesa al superamento del pensiero religioso settario in favore di una spiritualità laica e naturale che accomuni tutti gli esseri. A tal fine proposi già diversi anni fa che nelle scuole la materia religiosa fosse trasmessa in forma di “Storia delle religioni”. La preghiera, però, a qualsiasi fede appartenga, è come un inno, una poesia che sorge dal cuore, quindi non è materia di catechesi. Come accettiamo ed apprezziamo la poesia di Leopardi, di Dante, di Ovidio, di Omero o di ogni altro poeta possiamo accettare la preghiera, rivolta a qualsiasi forma della Divinità. Divinità che non appartiene specificatamente ad una religione.

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La preghiera è un afflato dell’animo per avvicinarsi all’Essenza divina che risiede dentro di noi. Se invece dell’Ave Maria la professoressa avesse recitato un’antica lode ad Iside sarebbe stato più accettabile al “laicismo” bigotto del rettore Adornato, dell’università di Macerata? Egli uniformandosi al pensiero “politicamente corretto”, che prevale attualmente nella nostra società, ha ritenuto opportuno censurare come “impropria alle finalità culturali dell’ateneo” l’invocazione (senza per altro imposizione a ripeterla all’unisono) recitata nell’aula da Clara Ferranti, ed ha chiesto scusa agli studenti che se n’erano lamentati.

Ora, a pensarci bene, mi sembra che questa querelle e la presa di posizione “laicista ad oltranza” del rettore Adornato sia solo l’ennesima offesa contro il mondo femminile. Una donna che si rivolge al simbolo della Madre Universale va censurata, perché la donna è un essere inferiore e non deve permettersi di prendere iniziative che mettano in dubbio il dettame “patriarcale”, in ogni sua forma.

Paolo D’Arpini

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Circolo Vegetariano VV.TT. – Treia (Mc)

Come il piccolo così il grande

Come ogni particella vive in simbiosi con le altre e non può vivere separata dall’organismo di cui è parte, allo stesso modo l’organismo non può esistere senza le cellule che lo compongono.

 

Come il piccolo così il grande

Come il piccolo così il grande

Una cellula (l’uomo) che vivesse in antagonismo con le altre cellule metterebbe in pericolo se stessa e l’organismo (la società) di cui fa parte.

Una cellula impazzita può generare il cancro come un uomo malvagio può mettere in pericolo la sua vita e quella dei suoi simili.

L’io individuale è un frammento dell’Io assoluto

La coscienza collettiva è parte della Coscienza cosmica; il pensiero individuale è un frammento dell’Intelligenza universale. Come la materia si esprime attraverso le forme così la Coscienza cosmica si manifesta attraverso la moltitudine di coscienze individuali.

In sostanza la coscienza individuale è la parte più piccola dell’unica Coscienza cosmica che esiste e di cui fa parte, perché non può esistere materia, percezione o intelligenza isolata: tutto ciò che esiste fa parte dell’Uno, del Tutto cosmico.

La materia di cui è fatto il nostro organismo è parte della materia di cui è fatto l’intero universo

I nostri singoli corpi sono parti dell’umanità e l’umanità è una. Se una sola parte di un organismo è sofferente l’intero organismo ne risente ed è in pericolo di vita. Come esiste il corpo singolo, il corpo collettivo e il corpo cosmico così esiste il pensiero singolo, collettivo e cosmico.

Ogni organismo vivente è la sintesi formale ed energetica di tutto il contesto planetario

Un animale erbivoro nutrendosi di piante si nutre di tutto ciò che la pianta ha sintetizzato per la sua esistenza: dai raggi cosmici ai minerali, dall’acqua ai residui di altri esseri viventi che si sono polverizzati nella terra.

Come gli animali carnivori, che nutrendosi di animali erbivori assorbono ogni elemento di cui è formato il loro organismo, allo stesso modo l’essere umano nutrendosi di vegetali o di animali si nutre della sintesi di tutto ciò che vive nell’universo

L’essere umano è chiamato dall’evoluzione ad ampliare la sua sfera percettiva, a non concepire le cose come entità isolate ma come tessere di un solo grande mosaico, come note della stessa sinfonia, come membra del medesimo organismo e a capire che l’esistenza di ognuno è assicurata grazie alla coesistenza con tutto ciò che lo circonda.

Senza la diversità chimico-biologica nulla esisterebbe nell’universo

Da questo se ne deduce che finché una sola parte dell’umanità è sofferente, malata, denutrita o violentata, l’intera umanità è in pericolo di vita.

Finché gli animali sono sofferenti, imprigionati o uccisi dall’uomo le vibrazioni di terrore che ne scaturiscono ricadono pesantemente sull’intero contesto umano, perché tutto è inscindibilmente collegato.

Franco Libero Manco

 

(Fonte: http://www.terranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/Come-il-piccolo-cosi-il-grandehttp://www.terranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/Come-il-piccolo-cosi-il-grande)

Teniamoci pronti alla sopravvivenza creativa

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…faccio di tutto per non  apparire  catastrofista, ma molti sono i segnali che indicano la catastrofe. Perdonatemi se contribuisco alla vostra angoscia ma credo sia bene che ognuno di noi si predisponga a vivere tempi drammatici e molto difficili. Non lasciamoci demoralizzare, manteniamo il cuore saldo e teniamoci pronti alla sopravvivenza, sia in senso materiale che morale. Per cominciare impariamo a conoscere le erbe commestibili, recuperiamo la manualità, diminuiamo i bisogni, soprattutto eliminiamo quelli superflui e iniziamo a praticare l’autoanalisi.
 
L’esistenza è fatta di cose semplici e tutto sommato accessibili a tutti i viventi: cibo, aria, acqua, soddisfazione dei bisogni fisiologici, riparo, socializzazione, procreazione…  Ma in questo momento storico la virtualizzazione ha raggiunto livelli altissimi di astrazione dal vissuto quotidiano e dalle reali necessità. La vita è diventata quasi un grande ”game” alla Nirvana. Quando arriverà la Grande Crisi? Quella finale?
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La dura realtà fatta di cose concrete spazzerà le nebbie dell’immaginario e del sogno ad occhi aperti.
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Politica, finanza, potere, ricchezza… tutta immondizia più sporca di quella che si accumula nelle strade di Napoli, di Calcutta, del Cairo, di Buenos Aires,  di New York…. e persino del paesello sui monti.
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Vengo al dunque, in questo momento si parla molto dell’imminente crollo economico mondiale, di guerra globale e di come poter risolvere i problemi della produzione energetica, funzionale al mantenimento della struttura tecnologica in cui la nostra civiltà sguazza e sprofonda.
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Diceva l’amico Benito Castorina:  “Una visione più ampia suggerisce un cambiamento di rotta: la sostituzione di tutti i composti e i derivati del petrolio  e di altre risorse non rinnovabili con le materie prime vegetali, scelta che rappresenta il piano strategico per un mondo senza rifiuti…”

Sabbie mobili. Viviamo con la paura di sprofondare e siamo già con l’acqua alla gola, quindi tutto ciò che facciamo peggiora soltanto la situazione.
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Ma se la politica non cambia lasciamo che le cose vadano come debbono andare…  e proviamo a “galleggiare nella mota” se ci riesce…
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Insomma, la nostra civiltà è agli sgoccioli e possiamo aspettarci solo il crollo ignominioso e generale. Un tracollo annunciato e temuto e talvolta auspicato…  ed infatti da più parti si preconizza la fine del sistema come evento liberatorio e salvifico per il mantenimento della vita sul pianeta.
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Vi consiglio perciò di cominciare attivamente a trovare soluzioni alternative, basate sulla personale conoscenza ed esperienza “pratica” di ognuno  per affrontare i rischi a venire.
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E buon divertimento nella “sopravvivenza”.
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Paolo D’Arpini
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La visione dell’ecologia profonda, in sintesi – Summary on “deep ecology”

 
 “L’uomo è un animale a tutti gli effetti, anche facilmente classificabile: l’uomo occidentalizzato ha iniziato a distruggere il mondo di cui comunque fa parte integrante, come un gruppo di cellule impazzite che invade l’organismo cui appartiene. E’ proprio perché ritiene di non essere un animale la causa dei guai. Il fenomeno non può durare ancora a lungo.”

Proverò a riassumere qualche punto fondamentale dell’Ecologia Profonda, in accordo con il Manifesto per la Terra di Mosquin e Rowe (www.ecospherics.net) e con la Piattaforma in otto punti di Naess e Sessions.

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Sono idee di base dell’Ecologia Profonda:

  • La posizione dell’uomo in Natura come specie animale, parte di un Tutto, che è più della somma delle parti;
  • Il diritto ad una vita degna e all’autorealizzazione di tutti gli esseri senzienti (animali – piante – esseri collettivi – ecosistemi – Gaia);
  • Una visione sistemica-olistica della Terra e di tutti i suoi sottosistemi;
  • La spiritualità e sacralità della Natura.

Quest’ultimo punto, anche se molto importante, è assente in un’ala “materialista” dell’Ecologia Profonda, perché la situazione globale del Pianeta e la possibilità di rimediare ai disastri attuali possono essere esaminate anche con una visione sistemica-olistica del Tutto senza implicazioni spirituali. Personalmente, penso che l’assenza di un solido sottofondo spirituale (se preferite, “panteista”) renda meno accettabile l’Ecologia Profonda, in accordo con il punto 4 della seguente sintesi di Michael Asher, ecologista profondo inglese (www.deep-ecology.com).
Secondo Asher, l’Ecologia Profonda è:

  • una filosofia, cioè un sistema coerente eco-centrato;
  • una visione del mondo, cioè un paradigma che intende sostituire la visione tecnologica-industriale;
  • un movimento, in quanto chiama all’azione;
  • in via facoltativa, una specie di religione, in quanto considera la Natura dotata di valore in sé, cioè sacra.

In pratica, per aderire all’Ecologia Profonda dobbiamo prendere coscienza che:

  • La situazione stazionaria è il modo di vivere del Pianeta. Tutti i processi devono essere ciclici e quindi non comportare il consumo di “risorse” e l’accumulo di “rifiuti”;
  • Lo sviluppo economico, anomalia nata in una cultura umana e che ha invaso tutto il mondo, è una grave patologia della Terra;
  • L’incremento indefinito dei beni materiali non è un desiderio naturale dell’umanità: ha portato anche malessere e gravi infelicità.

Vediamo infine quali sono attualmente i grossi guai del Pianeta, cui non si potrà rimediare senza un pensiero basato sull’Ecologia Profonda:

  • Spaventosa sovrappopolazione umana e crescita continua: 7 miliardi di umani che crescono di 90 milioni all’anno (tre bambini in più ogni secondo);
  • Perdita della biodiversità: scompaiono circa venti specie al giorno;
  • Distruzione delle foreste e di altri ecosistemi (paludi, praterie, ecosistemi acquatici);
  • Enorme consumo di territorio in atto in tutto il mondo (passaggio da terreno naturale a terreno urbano, strade, costruzioni, impianti);
  • Alterazione dell’atmosfera terrestre, con gravi conseguenze climatiche, perché le modifiche sono troppo veloci per la scala dei tempi della Terra.

La causa principale che ha portato ai guai sopra elencati è la filosofia completamente antropocentrica che sta alla base della civiltà occidentale, che è la cultura oggi dominante.

(Intervento originale per il libro “Riciclaggio della Memoria” di Paolo D’Arpini, Edizioni Tracce 2013 – http://www.tracce.org/D’Arpini.htm)

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Guido Dalla Casa
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English reddition:

Summary on “deep ecology”

“Man is an animal in all respects, even easily classifiable: Westernized man began to destroy the world he still belongs to as a group of crazy cells invading the organism he belongs to. It’s just because you think you’re not an animal the cause of trouble. The phenomenon can not last long. ”

I will try to summarize some of the fundamental points of Deep Ecology, in agreement with the Mosquin Earth and Rowe Manifesto (www.ecospherics.net) and with the Eight Point Naess and Sessions Platform.

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They are basic ideas of Deep Ecology:
The position of man in Nature as an animal species, part of an All, which is more than the sum of the parts;
The right to a life worthy and to self-realization of all sentient beings (animals – plants – collective beings – ecosystems – Gaia);
A systemic-holistic vision of the Earth and all its subsystems;
The spirituality and sacredness of Nature.
This last point, though very important, is absent in a “materialist” wing of Deep Ecology, because the global situation of the Planet and the possibility of remedying the current disasters can also be examined with a systemic holistic vision of the All without any spiritual implications. Personally, I think the absence of a solid spiritual background (if you prefer, “pantheist”) makes the Deep Ecology less acceptable, in accordance with paragraph 4 of the following summary by Michael Asher, a profound English ecologist (www.deep-ecology .com).
According to Asher, Deep Ecology is:

a philosophy, ie a coherent eco-centered system;
a vision of the world, that is, a paradigm that aims to replace the technological-industrial vision;
a movement, as it calls action;
optional, a kind of religion, as it considers Nature endowed with value in itself, that is, sacred.

In practice, to adhere to Deep Ecology we must realize that:

The stationary situation is the way of life of the Planet. All processes must be cyclical and therefore do not involve the consumption of “resources” and the accumulation of “waste”;
Economic development, anomaly born in a human culture and invading the whole world, is a serious pathology of the Earth;
The indefinite increase in material goods is not a natural desire of mankind: it has also led to malaise and serious unhappiness.
Finally, we can see what are the great troubles of the planet at present, which can not be remedied without a Deep Echo Thought:

Scary human overpopulation and continuous growth: 7 billion humans that grow by 90 million per year (three more children every second);
Loss of biodiversity: about twenty species per day disappear;
Destruction of forests and other ecosystems (swamps, prairies, aquatic ecosystems);
Huge land use in the world (moving from natural to urban land, roads, buildings, plants);
Terrestrial atmospheric alteration, with serious climatic consequences, because the changes are too fast for Earth’s scale of time.
The main cause that has led to the aforementioned problems is the completely anthropocentric philosophy that is at the basis of Western civilization, which is today’s dominant culture.

(Original Interview for Paolo D’Arpini’s “Riciclaggio della Memoria” book, Tracce Editions 2013 – http://www.tracce.org/D’Arpini.htm)

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Guido Dalla Casa

Presentazione di un progetto  di libro su:  “I Ching e zodiaco cinese, in chiave taoista – confuciana, integrato dal sistema elementale indiano”

(Dietro le quinte)
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“La casa è il corpo più grande” diceva il poeta e saggio Kalil Gibran ed è vero… perché sentire di stare a casa sorge dal senso di presenza in cui si riconosce la propria casa. Quindi la casa non è un luogo ma uno stato di coscienza.

Ma non è detto che questa condizione di totale “affrancatura” debba essere raggiunta con la morte, può avvenire anche nel corpo il momento in cui i legacci col mondo vengono recisi, il momento in cui il senso di identificazione con l’ego viene sciolto, per ritrovare la propria natura originaria nel Sé.

Questa scoperta di Sé, in verità, non é ottenibile in alcuna forma ma é solo un “riconoscimento”… Per aiutare questa “ricerca” ho sviluppato un metodo di auto indagine, che parte dalla conoscenza delle propensioni innate manifestate nella propria mente. La mente personale é in realtà una sorta di immagine speculare, non realmente esistente, ma dobbiamo partire da questa se vogliamo scoprire il reale “soggetto”.

Introduzione generale al discorso:
Semplici attori, finché separati, poi, superata la dualità, non ha più nessuna importanza… Il fiore non ha più nome né forma è solo un fiore unico ed irripetibile nel giardino della Coscienza.

Tema trattato: La conoscenza di sé attraverso gli archetipi e gli elementi cinesi ed il sistema indiano. Indagine sulle componenti psichiche energetiche e come armonizzarle nelle varie condizioni della vita.

Premessa
La nostra vita è legata ad una serie di circostanze di cui non abbiamo il controllo ma, come diceva Nisargardatta, noi siamo parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati…. Di conseguenza, essendo coscienza nella coscienza, siamo in grado di riconoscere il flusso energetico nel quale siamo immersi e far sì che il nostro pensiero e la nostra azione siano in sintonia con la qualità dello spazio-tempo vissuto. In questo perenne rimescolamento energetico, noi siamo come navigatori senza meta, o guerrieri –se preferite- liberi di affrontare il contingente senza paure.

“Se temi la sofferenza –diceva un samurai- come fai a combattere?”

Vediamo ora che dal tutto il tutto si dipana dinnanzi ai nostri occhi…. 12 animali si presentano al Buddha morente ed ognuno ottiene di incarnare le caratteristiche psichiche che contraddistinguono i tre aspetti di anno, mese e ora, in base alle propensioni naturali, di ogni essere vivente. Essi sono maschili e femminili e manifestano le loro caratteristiche tramite le 5 componenti fondamentali: Terra (devozione), Metallo (giustizia), Acqua (saggezza), Legno (etica), Fuoco (costumi).

Il funzionamento è più o meno quello del caleidoscopio. Alcuni elementi colorati e tre specchietti interni. Girando il tubo si ottengono diverse composizioni. Malgrado l’esiguità delle componenti i risultati possono essere infiniti. Questo stesso concetto (traslato ai 5 elementi ed ai tre aspetti psichici incarnati) mostra la variegazione di tonalità di colore e movimento attraverso la quale la coscienza individuale si manifesta (la forma ed il nome). La coscienza di sé, che noi chiamiamo persona, è un coordinatore interno, adattato all’individuazione, il quale si appropria delle funzioni messe in atto. Lo chiamiamo: io.

Questo ‘io’ (o assuntore interno) è l’apparenza identificativa individuale nella quale solitamente ci riconosciamo. Propriamente parlando questo “ego” è esso stesso la “conseguenza” delle energie messe in moto dai vari elementi e dai tre archetipi incarnati, quindi è inerte (come un programma), ed è un oggetto nella coscienza.

I tre archetipi psico-emozionali, inscindibili nel loro miscuglio, rappresentano:
Il senso dell’io, ego = anno di nascita;
l’intelletto o intuizione = ora di nascita;
la memoria o predisposizione = mese di nascita.

Capire il senso dell’abbinamento archetipale con le condizioni dell’ora e del mese di nascita, è facile da accettare giacché siamo abituati a pensare che ogni momento della giornata ed ogni stagione ha i suoi modi, e tutte le creature sono soggette a questi modi. Ma il primo aspetto dello zodiaco cinese, quello dell’anno, è più duro a digerirsi per la nostra mentalità razionalistica. Come è possibile che un dato anno possa essere qualitativamente diverso dall’altro solo sulla base di un calendario arbitrariamente deciso dall’uomo?

Impostosi nella cultura cinese e dell’estremo oriente e provenendo da una tradizione pluri-millenaria (sicuramente di origine matristica) il calendario ciclico, di 13 lune e di 12 archetipi animali (che rotano abbinati agli elementi in turni di 60 anni), è stato anno per anno vagliato e corroborato dall’esperienza di milioni e milioni di persone, in cui i comportamenti corrispondevano ai modelli indicati in un raffronto oggettivo e riscontrabile nei fatti. Alcuni analisti vedono un significato in un’altra coincidenza, il percorso dodecennale che la terra compie attorno al sole per fare un giro completo (una specie di viaggio in treno con 12 stazioni annuali). Si può anche fare a meno di credere a questa “qualità del tempo” ma stando ai risultati essa è confermata, ahimè! Quegli archetipi animali esistono e sono riconoscibili nelle caratteristiche variegate degli individui di tutto l’emisfero settentrionale (la nostra metà del mondo), senza peraltro sapere cosa succede nell’emisfero meridionale (che teoricamente dovrebbe avere valenze rovesciate).

Con tutti questi dubbi in testa, siamo un po’ come gli alchimisti che sperimentano onestamente e coraggiosamente con i loro tre elementi basici, inserendo all’occorrenza nuove figure e varianti. Questo è il lavoro ingrato e meraviglioso del “navigatore nel sé”. L’Ulisse in noi, disincantato e schietto, che “vede” e riesce ad orizzontarsi, avverte l’odore delle cose incombenti per come si stanno manifestando. Non per opporvisi ma per esprimersi al meglio e proseguire nel viaggio. Chiunque potrebbe farlo se sta attento ai segnali costanti e continui che la vita ci manda.

L’intelligenza intuitiva –lumen- non è propriamente basata sulla percezione sensoriale o sul raziocinio ma sulla abilità di orientarsi prima che la percezione sensoriale od il pensiero abbiano modo di esprimersi. Quindi è una capacità naturale –immediata- dell’intelligenza, che viene prima ancora dell’istinto. Un sentire ed allo stesso tempo una sintesi analogico-analitica. E’ l’intuizione innata che ci dice tutto quello che è, come è, senza analisi risolutive, bisogno di prove o riscontri.

Si procede a naso –dicevo- ed infatti l’olfatto appartiene all’elemento Terra, quello più solido. La matrice di ogni manifestazione concreta. E’ la Terra stessa che fa nascere tutti gli esseri e li nutre in se stessa. Mentre il Cielo energizza e vivifica con la coscienza tutte le forme. Ma attendiamo un po’ prima di affrontare il discorso dello Yin e dello Yang e degli elementi e torniamo ai tre archetipi. Essi “sembrano” tre in verità son tre aspetti della stessa personalità. Ognuno di noi manifesta una forma esemplare a tre facce (designanti le nostre caratteristiche). Sul come sopravviene l’influenza di una o l’altra di queste facce, sul perché capiti ad una piuttosto che un’altra, diremo che è destino!

Le tendenze innate che si riflettono nello specchio, perennemente cangianti, son le correnti in cui l’io si muove. Se vogliamo osservare una cosa piccola bisogna ingrandirla attraverso il microscopio, ma se vogliamo ampliare il campo di azione dobbiamo distaccarci il più possibile dalle cose attorno a noi, in modo da percepire il senso d’insieme. Questa corsa in tondo verso l’auto-conoscenza è un vagare trasognato, un’attenzione senza risposta, solitudine e silenzio, osservazione e contemplazione, fluire limpido nei mutamenti, sorridere nel rincorrere il vuoto. Ma allora di cosa continueremo a parlare?

La fase “intermedia” dell’illuminazione, quella del santo, rientra ancora nella sfera del mentale, delle cose che possono essere discusse e trasmesse. Flash di realizzazione, esperienze al limite del transpersonale, che contemporaneamente ci consentono di riconoscerci in sintonia elettiva, colori dello stesso arcobaleno, e di ciò possiamo ancora parlare, attraverso evocazioni consapevoli. La trasmissione, o meglio il riconoscimento, avviene per immagini (come succede ai bambini che riconoscono l’aggregazione concettuale, il senso, di parole sconosciute); questa “trasmissione” può essere fatta utilizzando vari modi comunicativi e sensoriali: per empatia emozionale, a voce, con lo sguardo, con il tatto, ed anche con lo scritto, se esso rispecchia fedelmente le qualità necessarie e si crea un’attenzione indisturbata al tema trattato.

Un detto Taoista per “cristallizzare” l’immagine: “Il santo comprende l’intrigo del mondo ed abbraccia l’universo senza sapere perché. Questo è il manifestarsi della sua natura”.

Ed ora una storiella:
Alcuni suoi seguaci domandarono al bandito Hòu:”Anche per i ladri esiste una strada (Tao)?” – “Eh, certo che sì.. – rispose Hòu- Santità è intuire dove giace un tesoro nascosto, Eroismo è entrare per primo nella casa, Giustizia è uscirne per ultimo, Saggezza è distinguere il colpo che si può tentare, Umanità significa essere equanimi nel dividere il bottino. Al mondo non è mai esistito un gran ladro che non abbia manifestato queste qualità”. (Chuang Tze)

Appendice 1. La visione nonduale 


Attraverso le capacità riflettenti dell’organo interno (antakharana) siamo in grado di manifestare energie psicofisiche in rispondenza a quelle percepite fuori di noi. Questa rispondenza è automatica ed inevitabile, è una legge naturale. Pensare di sfuggirne il corso è assurdo come pensare di cambiare il film mentre la pellicola viene proiettata. Ma l’atteggiamento interno è importante! Infatti l’accettazione del proprio destino scioglie l’attaccamento all’utile ed all’inutile che ci spinge nel ciclo delle rinascite.

Nell’ignoranza ci identifichiamo con i personaggi e ci consideriamo autori e responsabili del gioco vissuto, con guadagno e perdita, la verità è che il nostro io, la coscienza individuale, la persona da noi incarnata, è solo un’immagine. Il risultato di un automatismo distratto e di una identificazione illusoria. Questo dobbiamo comprendere bene se non vogliamo che la mente ci imbrogli. Non cadiamo nel delirio dell’io separato, anche se la coscienza che lo anima è vera sin d’ora e siamo già dotati del capitale iniziale per quella “conoscenza di sé” è assurdo e ridicolo pensare di “ottenerla” –strettamente parlando non è possibile. Essa è già integralmente manifesta qui ed ora e quindi non perseguibile come ottenimento altro. Presente sempre….. ma ne teniamo conto, ne siamo consapevoli?

Se ci sentiamo attratti da questa “conoscenza” occorre dire che non c’è corso o spiegazione o esperimento che possa trasmetterla, può essere solo riconosciuta (risvegliata) per simpatia nel momento della maturazione. Siccome non è un “conseguimento” continuiamo ad “andare avanti a fiuto”.

Appendice 2 – Sul messaggio  dell’I Ching (Libro dei Mutamenti)


Confucio andò a trovare Lao Tze e gli chiese: “Cos’è lo Yin e cos’è lo Yang?” Rispose Lao Tze: “Lo Yin è lo yin è lo Yang è lo yang”.
“Allora cos’è il Tao?” domandò ancora Confucio. E Lao Tze: “Il Tao entrambi li comprende ed entrambi li supera, altro non si può dire”.
E rimasero in silenzio.

In questo breve dialogo immaginato si condensa la saggezza cinese. E’ da queste premesse che dobbiamo partire se si vuol tentare di penetrare nel mondo archetipale del Libro dei Mutamenti. Penetrare non vuol dire “capire” ma “orizzontarsi”. In effetti non c’è una direzione da seguire ma solo un intuito legato alla coscienza del continuo mutamento. Senza mutamento non c’è vita.

Aggiustamento alle condizioni presenti è naturale e propizio, reagire contro il contesto in cui ci si muove è sfavorevole. Semplice no? Persino banale, anzi è inevitabile. E’ come coprirsi quando fa freddo e spogliarsi quand’è caldo. Ma è sempre così nella vita individualizzata di ognuno? Di fatto, dicono i saggi Cinesi, sì.

Ma come viverlo consapevolmente? La risposta è: Aderendo al Tao. Seguendo cioè la Virtù e la via del nobile, nel costante fluire dei mutamenti.

Nella coscienza tutto è in movimento nulla è fermo. Sono 64 questi modi espressivi della coscienza, definiti esagrammi, e nascono da 8 trigrammi primordiali che indicano le 8 direzioni e le otto tendenze innate del divenire, essi sono: Kien, il Creativo; Kun, il Ricettivo; Chen, l’Eccitante; Sun, il Penetrante; Kan, il Profondo; Li, il Luminoso; Ken, il Riflessivo; Tui, il Sereno. Ecco da questi trigrammi per moltiplicazione spontanea sorgono (8X8) i 64 esagrammi. Esemplificazioni, immagini, di stati di un mutamento ciclico ed allo stesso tempo evolutivo, in senso elicoidale. Ogni forma vivente nasce con alcuni di questi esagrammi, in evidenza congenita.

Come fare a sapere quali sono gli esagrammi correlati alla nostra particolare nascita, o incarnazione, è tuttavia molto semplice. Partendo dall’alternarsi dello Yin e dello Yang ognuno nasce con aspetti diversi sulla base dell’anno, ora e mese. Questi aspetti disegnano un trigramma, se poi si considerano gli stessi aspetti in chiave elicoidale ordinata essi possono cambiar posizione e darci quindi un altro trigramma. Questi due trigrammi sovrapposti, in basso il primo ed in alto il secondo, ci dicono quali sono gli esagrammi archetipali di nascita.

Poi occorre vedere gli esagrammi energetici, correlati ai 5 elementi. Anche qui è facile basta continuare a considerare gli aspetti Yin e Yang correlati ad ogni elemento che appare nel quadro della nascita. Primo aspetto è quello dell’anno, seguito dal fisso dell’archetipo incarnato, poi l’ora, il mese, il luogo e la condizione dell’ente (se maschile o femminile) otteniamo così un esagramma rovesciabile (diventano cioè due) che indicano le propensioni “elementali” della nascita. Sapersi orizzontare in questo mondo psichico a cosa serve? Semplicemente a riconoscere ciò che si è già.

Non è nelle intenzioni del Libro dei Mutamenti promuove alcunché o fissare delle immagini comparative, da tutto nasce un tutto che segue tutto. Il saggio che incarna questa visione non desidera cambiare nulla in funzione di un ipotetico ottenimento “altro”. In pratica significa: libertà espressiva e gioia di vita.


Paolo D’Arpini 
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P.S. Il libro proposto comprende in primis una analisi sulle filosofie connesse al Libro dei Mutamenti, ovvero: taoismo, confucianesimo e buddhismo,  l’analisi dei significati archetipali degli esagrammi principali dell’I Ching, che sono all’origine degli archetipi zodiacali cinesi, una comparazione con il sistema elementale indiano, esemplificazioni psichiche sugli archetipi e sulla storia di come sono andati formandosi, etc.