L’onnivorismo in passato ha consentito all’uomo di superare tempi di penuria, oggi è causa di rovina per il pianeta e per la nostra condizione fisica e morale

Risultati immagini per onnivori truculenti

“L’uomo è in grado di mangiare qualsiasi cosa. Ha la capacità di digerire zampe di cadaveri mummificate, rocce, miceti e secrezioni irrancidite e fermentate delle ghiandole  mammarie. Ovvero, prosciutto, sale, funghi e formaggio, se detti così vi piacciono di più”. (Jasmina Trifoni)

Nella comune accezione si considerano onnivori gli animali che usano mangiare di tutto. E anche se l’essere umano non ha alcuna caratteristica degli animali onnivori, lo si ritiene tale, senza considerare  che furono estreme necessità di sopravvivenza a costringere la specie umana ad adattarsi a mangiare anche la carne.

Fuorvianti e tendenziose le immagini che in tv mostrano gli uomini primitivi consumare sanguinolenti pezzi di carne di animali abbattuti, come se i nostri progenitori si fossero nutriti solo di carne: in questo caso non sarebbero sopravvissuti un solo mese. Gli animali carnivori mangiano l’animale intero (cosa che l’uomo non può fare), cioè ossa, cartilagini, muscoli e le interiora con il cibo ingerito della preda.

Nei periodi più duri della guerra gli uomini mangiavano pane fatto con cortecce di alberi, segatura di legno e gramigna essiccata. Continuare a farlo anche dopo passato il periodo di penuria porterebbe inevitabilmente a malattie di vario genere. Il leone affamato mangia anche le mele ma se l’eccezione diventa norma ne paga le conseguenze. Oggi l’umanità continua ad adottare un’alimentazione di guerra in tempo di pace.

Col passare del tempo la carne è stata appannaggio delle classi abbienti, e il popolo ha emulato le abitudini dei ricchi, sia perché erroneamente convinto della sua importanza nella dieta e sia perché resa gradevole dalla cottura.

La paura infondata che manchi qualcosa nella nostra dieta, se priva di prodotti carnei, suffragata abbondantemente dalla medicina convenzionale, crea dei dubbi anche nelle persone più inclini al vegetarismo. E nell’incertezza, nel dubbio, la gente è portata se non altro a limitarne il consumo, e soprattutto non farla mancare ai bambini, nella convinzione che questa sia necessaria al loro sviluppo.

Se fossimo onnivori avremmo alche la caratteristiche fisiche,

anatomiche ed istintuali degli animali onnivori

Tra gli animali più conosciuti considerati onnivori abbiamo, in ordine alfabetico: babbuino, carpa, cigno, cinghiale, corvo, criceto, formica, gabbiano, gallina, gallo, gorilla, granchio, macaco, maiale, mandrillo, merlo, oca, orango, pesce gatto, piranha, ratto, riccio, scarafaggio, scimpanzé.

Ebbene, l’essere umano archetipo dei primati (non ha nulla in comune con nessuno di questi animali considerati onnivori eccetto babbuino e scimpanzè che raramente mangiano anche insetti ed altri animali)  non ha come gli altri animali onnivori gli strumenti naturali per procacciarsi la carne come cibo; non ha artigli, zanne, corna, zoccoli, becco; non ha i denti secodonti adatti a strappare brandelli di carne dal corpo dell’animale; non ha quantitativi necessari di acido cloridrico nello stomaco per digerire le ossa; non ha l’enzima uricasi per neutralizzare gli acidi urici; non ha un intestino corto adatto a smaltire rapidamente le scorie prodotte dagli organismi in via di decomposizione.

Le scimmie antropomorfe, per il 98% vegetariane e per il 2% onnivore, hanno canini corti utilizzati per difesa, mentre nell’uomo sono corti e smussati e non si incrociano. Come le scimmie antropoidi produciamo ptialina salivare che ci consente di digerire i carboidrati. Ma anche se, per assurdo, noi fossimo addirittura carnivori, il nostro senso di giustizia e della nostra ostentata civiltà non dovrebbe indurci ad adottare l’alimentazione etica e ad escludere dalla nostra alimentazione prodotti che non sono necessari al nostro sostentamento ma che urlano di dolore?

Anche se babbuino e scimpanzé, quando scarseggia il loro cibo elettivo, occasionalmente si nutrono anche di carne in modo occasionale (non sistematico come succede negli umani) tutti gli altri componenti della grande famiglia delle scimmie antropoidi, a cui la specie umana appartiene, sono fruttariane. Non solo. Mentre  i nostri cugini antropoidi sono provvisti di armi naturali (come denti ben appuntiti e potenti mascelle, di cui noi umani siamo sprovvisti, e che in qualche modo giustificherebbe una dieta a volte onnivora), gli esseri umani, fisiologicamente e anatomicamente risultano essere ancora più marcatamente progettati per nutrirsi esclusivamente di frutta, germogli, bacche, semi e radici. Insomma,  la natura non ha previsto che l’uomo consumi prodotti di derivazione animale, pena il subire gli effetti di un cibo incompatibile con la sua salute fisica e soprattutto con la sua dimensione morale e spirituale.

Franco Libero Manco

Eruzioni vulcaniche e terremoti prevedibili (ma ignorati)… per ignavia

Risultati immagini per terremoti prevedibili

Il primo regolamento antisismico d’Europa nacque nel Regno di Napoli per volontà dei Borbone, dopo il terribile terremoto della Calabria meridionale del 1783. (tratto da Wikipedia).

Premesso questo breve ma storico riscontro, e sapendo che da allora di regolamenti ne sono succeduti parecchi, perfezionati dagli sviluppi scientifici dell’ingegneria sismica, ritenendo che quasi tutte le case da quella data ad oggi siano state quantomeno ristrutturate (più volte) e la stragrande maggioranza siano state costruite ex novo o interamente ricostruite, qualcuno dovrebbe spiegare perché in Italia ogni qualvolta vi sia una scossa di terremoto che nei paesi civili (California, Giappone, Cile, Hawaii, ecc.) sarebbe considerata poco più di una flatulenza tellurica che non farebbe neppure impensierire, da noi diventa tragedia nazionale con crollo di migliaia di edifici e centinaia di morti, proprio come un paese del terzo mondo?

E se per ipotesi dovesse tornare attivo ed eruttare il Vesuvio? Vulcano presso il quale hanno costruito quasi fin dentro al cratere, sarebbe di nuovo una tragica circostanza avversa?

Il Vesuvio dall’ultima eruzione del 1944 è ritenuto in quiescenza anomala, nel senso che secondo le statistiche e probabilità avrebbe già dovuto tornare a manifestarsi, in pratica è in ritardo rispetto alle previsioni. Se dovessero esplodere in superficie i 400 kmq di magma che contiene ad alcuni km di profondità, e se lo facesse con un certo impeto, cosa accadrebbe ai 3 milioni, dicasi tre milioni di abitanti che abitano nella zona a rischio?

Qualcuno dirà, ma le eruzione dei vulcani, a differenza dei terremoti, sono prevedibili con giorni di anticipo. Vero, abbastanza vero, soprattutto per quelli molto antropizzati e quindi monitorati 24 ore su 24, dove i sismografi sono posizionati ovunque e registrano ogni movimento, ma il problema sorge quando si deve valutare la pericolosità dell’allarme ed applicare i piani di evacuazione e di sicurezza.

Credete li abbiano mai implementati? Che siano mai stati fatti conoscere alla popolazione? Che quest’ultima sia preparata? Credete abbiano mai fatto una simulazione, o esercitazione? Credete che riusciranno ad evacuare le centinaia di migliaia di famiglie a rischio?

La natura va rispettata, non fosse altro perché è pericolosa, ma gli italiani questo concetto non lo hanno mai compreso e tanto meno assimilato, sono incapaci di assumersi responsabilità in prima persona per le loro scelte, la colpa è sempre di altri, del destino, del fato, delle circostanze, della sfiga, del malocchio,  ecc..

I politici ed i media a loro asserviti in queste circostanze tirano sempre fuori la virtù della solidarietà italica, ma essa non è sufficiente e soprattutto è sempre successiva agli eventi e mai preventiva, e rischia di divenire un alibi per perseguire e proseguire nelle peggiori caratteristiche italiche, che lo rendono un popolo immaturo, ignorante ed incivile. Dopo di ché si può fare tutta la demagogia, mistificazione ed il sofismo che si vuole, ma i fatti rimangono inalterati e sono cruenti, prove schiaccianti per il giudizio della storia, e purtroppo sono destinati a ripetersi, sempre più gravi e devastanti, che potrebbero ridurre in macerie (non solo materiali) il nostro fragile ed anomalo paese.

Claudio Martinotti Doria

Risultati immagini per terremoti prevedibili renzi

 

Il messaggio di Babaji da Herakhan: “La Rivoluzione non può più attendere”


Più tardi sarete i messaggeri della pace, ma ora della Rivoluzione

Tutti devono venire in orario all’Arati. Tutti devono aiutare a mantenere il tempio e la Kirtan Hall in ordine e puliti: occuparsi del tempio è vostra responsabilità.
Siete nati nella tempesta, vivrete con la tempesta e dovrete avere il coraggio di affrontarla.  Tutti voi dovete essere pronti. Inizierò una nuova Rivoluzione, molte rivoluzioni hanno già avuto luogo. Forse credete che Babaji non faccia altro che sedere qui, ma Egli va ovunque, fa ogni cosa sedendo qui. La Rivoluzione è in corso in tutto il mondo, dobbiamo dare ispirazione alla gente da qui. Voi siete i messaggeri della Rivoluzione: più tardi sarete i messaggeri della pace, ma ora della Rivoluzione.
Parole di Babaji. Herakhan, 2 febbraio 1982

37.
IL SANSCRITO, LA LINGUA DEI VEDA
Insegnate il sanscrito ai vostri bambini

Bihar Shastriji vi insegnerà il mantra esatto per la puja a Babaji. Ai tempi di Rama, Shastriji cantò i mantra al suo matrimonio. Babaji vuole che si prendano insegnamenti da lui e si imparino l’hindi e il sanscrito. Chiunque abbia bambini, deve insegnare loro l’hindi, il sanscrito e come fare la puja, poiché il sanscrito è la lingua dei Veda e i bambini devono imparare i Veda. Babaji spera che diventino Suoi devoti: ha bisogno di loro per costruire il mondo nuovo. Bihar Shastriji è un grande studioso, astrologo, scrittore: una grande anima, viene dallo stesso villaggio di Janaka, colui che scrisse le leggi e i codici. Dovete imparare il sanscrito perché contiene i principi basilari e Shastriji lo conosce bene, i vostri bambini devono imparare da lui. Studiate anche le scienze perché questa è l’era della scienza.

Babaji vuole organizzare un grande laboratorio; sarà chiamato:”Il laboratorio di distruzione”. Voi vedrete… Capite?

Discorso di Babaji ripetuto da Gora Devi. Herakhan, 8 febbraio 1982

Cessapalombo – “Da Palazzo Simonelli vi scrivo…”

Il 22 agosto 2016, io e Paolo siamo stati in un angolo di paradiso: Palazzo Simonelli di Cessapalombo. Era tanto che lo sentivo nominare, da Sonia Baldoni e da altri che c’erano stati per eventi vari, e qualche mese fa Paolo ha ricevuto l’invito da Antonello Andreani, che coraggiosamente lo gestisce, a partecipare, in veste di relatore, a nome del circolo vegetariano di Treia,  alla “Settimana dei raccoglitori di erbe” che si sarebbe tenuta, appunto, dal 22 al 28 agosto di quest’anno.

 
Ho così provveduto ad “aggiustare” le mie ferie per poterci essere e, ieri, con le indicazioni di Antonello alla mano, siamo partiti da Treia e ci siamo incontrati con il nostro ospite a Caldarola, un paese che non avevo mai visitato, molto bello e immerso nel verde. Poi, seguendo l’auto di Antonello, verso Cessapalombo, lungo la strada ci siamo fermati ad ammirare una bellissima quercia secolare, l”albero degli gnomi”, e  con tutta calma siamo arrivati a destinazione. 
 
La prima persona che abbiamo incontrata è stata l’amica Maria Sonia, alla quale abbiamo restituito le coperte che aveva dimenticato a capodanno a Ca’ Lamari di Montecorone. 
 
Un primo giro all’interno del Palazzo (con la P maiuscola) ha subito messo in evidenza la bellezza, la cura nel restauro e negli arredi e le potenzialità del luogo. Tra l’altro, il panorama che si gode all’esterno, ma anche dalle sale e stanze, è stupendo, un selvaggio verde boscoso. 
 
Una ragazza ha suggerito di fare l’incontro nella corte e così abbiamo sistemato alcune sedie e panche e ci siamo accomodati. L’aria era frizzantina, ma con un po’ di sole si stava benissimo e tutti eravamo felici di essere in quel bellissimo posto.
 
Abbiamo fatto, come è da prassi nei nostri incontri, un primo giro di presentazione. Le persone venivano chi da lontano (Napoli) chi da vicino (Sirolo), alcune persone erano già in un percorso di maggiore consapevolezza, in una direzione o in un’altra, nei confronti dell’alimentazione, altri erano semplicemente curiosi di conoscere questi percorsi, ma tutti eravamo desiderosi di scambiarci pensieri e sensazioni. 
 
La relazione di Paolo verteva su “Qualità elementali delle piante bioregionali. Forma, colore e sapore” egli ha spaziato dal bioregionalismo, alla raccolta delle erbe spontanee, agli elementi secondo la tradizione cinese, alla memoria collettiva, alle tre qualità o guna secondo la tradizione induista, (sattva, rajas e tamas), ecc. (Vedi:
Alla fine del discorso  altro giro di condivisione. Tutti abbiamo evidenziato l’importanza di nutrirci con cibo sano, il più possibile naturale e spontaneo, ma che ognuno deve ascoltare il suo corpo e il suo spirito e seguirlo, senza false ideologie e preconcetti.
 
A questo punto alcuni se ne sono dovuti andare per altri impegni impellenti. Purtroppo tra questi anche Patrizio, un ragazzo di Spoleto, che presentandosi, ci aveva raccontato che fa musica e fabbrica strumenti a 432. hertz. L’avremmo ascoltato volentieri ad una prossima occasione!
 
Infine abbiamo completato la  perlustrazione delle tante stanze del Palazzo: una bellissima mostra temporanea di opere in materiale riciclato in una sala e una mostra permanente con un’opera di un famoso artista rumeno che è stata realizzata durante un seminario svolto per alcuni studenti universitari d’arte provenienti da varie parti del mondo, e le foto,  scattate da Antonello, a documentazione dell’impresa. L’opera è un omaggio al mestiere del carbonaio, un lavoro ormai quasi  in abbandono, ma che è stato molto diffuso e di grande utilità in queste zone un po’ “svantaggiate” e di cui abbiamo anche avuto la fortuna di conoscere uno degli ultimi rappresentanti, lì, fuori dal Palazzo, un vecchietto di 84 anni. 
 
Durante la visita dei piani superiori  Paolo ed Antonello hanno gettato le basi per qualche futura prossima collaborazione. Probabilmente prevedibile per il 31 ottobre, in occasione del Samahin…  Vedremo!
 
Non potevamo terminare la  serata che con un’ottima cena vegetariana con ogni ben di Dio!
 
Arrivederci a Palazzo Simonelli e grazie ad Antonello Andreani per l’accoglienza!
 
Caterina Regazzi  – Vicepresidente del Circolo Vegetariano VV.TT.  di Treia

Se c’è amore anche la pazzia scompare

Pazzia collettiva ed amore
(Foto di Paolo D’arpini che legge il giornale al baretto di Treia)
*
Care, cari, siamo entrati nella pazzia collettiva?
Sarà vero che il mondo sta impazzendo? Sarà vero che questa crisi esistenziale, morale e spirituale sta cancellando l’umanità nell’uomo? A giudicare dalle notizie super catastrofiste che ogni mattina io e la mia compagna leggiamo, al solito baretto di Treia, sembrerebbe di sì. Il cappuccino è caldo, il caffè ben fatto, le paste gustose e fresche.. ma le notizie… pessime, e questo ci lascia un po’ l’amaro in bocca. Ma il risvolto positivo c’è stato, ieri Caterina dopo aver visto come va il mondo ha esclamato “Almeno noi vogliamoci bene…”. Così, questa è la verità…
A volte la consapevolezza delle difficoltà di vita può trascinare qualcuno verso la disperazione oppure incentivare qualcun altro a resistere ed a continuare a credere nell’esistenza. Le due famose tendenze psichiche, quella recessiva e quella evolutiva sono sempre all’opera e presenti nella psiche collettiva… non dimentichiamo mai che l’evoluzione si manifesta attraverso le difficoltà.
“Per aspera ad astra!” dicevano i nostri padri latini. Ma sarebbe opportuno che gli addetti all’informazione non si crogiolino nel riferire il male… che si tengano modesti per non incentivare il cattivo istinto di chi è debole di mente. Infatti lo squilibrato, colui che è inferiore moralmente, spesso manifesta le sue tendenze negative perché suggestionato dai media.
E ciò produce un circolo vizioso, la sua “malattia” indebolisce la coscienza collettiva ed incrementa l’immondizia subconscia, formata dal quel grumo di passioni, risentimenti cattiverie e pulsioni represse che sono la sentina psichica di ciascuno. Apposta oggi i cosiddetti “raptus” sono sempre più frequenti, in quanto l’autocontrollo diventa più fragile con la crisi morale della società… e con la foga scandalistica nell’informazione.
Forse la rilettura di un vecchio articolo sui diversi yuga potrà giovare alla comprensione:
Paolo D’Arpini

“Accetta quel che sei per scoprire chi sei..”

“Maestro è colui che ti porta ad essere il tuo stesso Maestro!” (Saul Arpino)

Diceva Ramana Maharshi:”Conosci la tua mente, per non farti imbrogliare dalla mente”  Vedi quante immagini appaiono in un sogno, quanti personaggi che si cercano e si sfuggono, che si amano e si odiano? Ma il sognatore è uno solo….

Per risvegliarti a te stesso da qualsiasi punto o identità ti riconosci nel sogno, accetta quella, fermati a quella e da lì osserva e scopri l’osservatore. Non aspettare illudendoti che potrai svegliarti se stai sognando di essere qualcun altro, un personaggio più preparato o più simpatico… Qualsiasi sia il personaggio del sogno nel quale ti ritrovi, accettalo.

Osho diceva: “Accettarsi per quel che siamo è la base per il risveglio spirituale”. Infatti accettarsi non significa rinunciare alla propria crescita, anzi vuol dire che accettiamo di crescere partendo da ciò che siamo. In questo modo la crescita non sarà una scelta bensì un moto spontaneo. E’ la fioritura dell’intrinseca perfezione che trova una forma espressiva, senza sforzo, senza rabbia o frustrazione, senza sacrificio, senza uso della memoria,senza espiazione, senza speranza…

Puoi dirmi allora dove si pone, a cosa serve, quella sofferenza, quell’autocontrollo, che sin’ora ha accompagnato la tua ricerca? Dov’è l’utilità proiettiva dell’io che cerca se stesso? Quanti sono gli “io” in te? Dov’è quell’uno che cerca e l’altro che è cercato? Dove sono le vite trascorse arrancando verso la perfezione e dove sono quelle vite future per completarla? Cosa significa “io sono giovane, io sono vecchio, io sono maschio, io sono femmina”? Non sei tu presente qui ed ora, pura coscienza, aldilà di ogni distinzione esteriore? E sempre lo sarai!

Ascolta, tu sei sempre, assolutamente, e chiunque nel tuo sogno dica qualcosa di sensato, sei tu a dirlo. Riconosci quel messaggio come tuo, guarda la luna e lascia stare il dito, scopri l’essenza e non lasciarti ingannare dal riflesso..

Paolo D’Arpini

Contro la barbarie di guerra dei politici criminali, sempre…

Proteggere gli esseri umani dalla violenza significa anzitutto e indispensabilmente operare per la eliminazione del pensiero errato che accetta, e persino giustifica, la violenza.
L’impresa è enorme, ma non abbiamo altra scelta civile (rimangono quelle barbariche, naturalmente, ma di barbarie ne abbiamo già in eccedente profusione). Senza questa opera di profonda rivoluzione mentale, infatti, dovremo sempre curare ferite e seppellire morti ammazzati.
Adulti o bambini, maschi o femmine, cioè esseri umani, che siano.
Maschicidio, femminicidio e infanticidio sono tutti omicidi (umanicidi).
Don Lorenzo Milani negli anni ’60 evidenziava (L’obbedienza non è più una virtù), citando Max Born che si rifaceva a pubblicazioni scientifiche sull’argomento, che nel corso del XX secolo la quota di civili uccisi in guerra non aveva fatto altro che crescere, fino a raggiungere quella stessa dei militari nella guerra di Corea, e poi superarla nel massacro coloniale in Indocina (Vietnam, Laos, Cambogia ).
Figuriamoci, dunque, oggi.
Contro tutti i vincoli internazionali imposti dalle Covenzioni di Ginevra, che dovrebbero essere rispettati da tutti i firmatari (Italia inclusa), dove la Quarta Convenzione sottolinea i doveri di protezione e assistenza ai civili delle popolazioni colpite dalla guerra.
La politica discute apparentemente tutto, ma non le cose importanti, che infatti evita e sapientemente ignora, disprezzandole.
Solo noi cittadini possiamo imporre il discorso.
Non possiamo fidarci dei nostri governi, e naturalmente, U$A e NATO (North Atlantic Terrorist Organisation), conosciuto il loro comportamento illegale e delinquenziale, sono in sé un efferato crimine militare contro l’umanità. Le attuali guerre contro Siria e Libia erano già pianificate dal governo degli Stati Uniti nel 2001, come spiega esplicitamente il generale Wesley Clark in una intervista resa a Democracy Now nel 2007. Fuori i bombaroli assassini dai parlamenti e dai governi delle nostre nazioni, individui da inviare nei tribunali, alla sbarra per i loro delitti, mentre il popolo o costruirà da per ogni dove una cultura di coesistenza, mutuo disarmo progressivo e pace, o continueranno ad essere oppressi dalle guerre, accompagnate da tutti i loro disastrosi portati materiali, psichici e mentali, cioè distruzione, morte, invalidità, impoverimento, devastazione, ansia, paura, insicurezza, lutto, terrore, squilibrio, stupidità e turbe insane a detrimento di ogni salute.
Poiché “La verità vi farà liberi”, non vi è che da dire, approfondire con sincerità, diffondere, sviluppare e far comprendere la verità: la guerra è un crimine ed una malattia, i loro autori, che costringono gli aggrediti a difendersi o fuggire, delinquenti e malati mentali, dei quali bisogna non essere complici, rifiutando ogni collaborazione ed operando sempre per la pace.
“Contro la guerra dobbiamo essere duri come le pietre” (Aldo Capitini) è sempre attuale, ma aggiungerei anche “profondi come il mare”, tanto è vasta l’azione neessaria per cambiare il corso che è stato impresso all’umanità.
Senza dimenticare la necessità di dismettere ogni export di armamenti, riguardo il quale l’Italia risulta sempre nei primi dieci posti planetari, secondo la macabra ma necessaria (perché si devono conoscere i responsabili dei rimini) lassifica aggiornata annualmente dall’istituto svedese Sipri.
O il popolo saprà imporre questo discorso ai politici, o i politici continueranno ad imporre ai popoli la guerra.
Pochi giorni or sono, nello Yemen, un ospedale MSF (due volte premio Nobel per la pace), è stato distrutto dai bombardieri sauditi armati dall’Italia, con una efferata strage di 11 civili, nonostante le coordinate Gps dell’insediamento fossero state comunicate a tutti dalla organizzazione.
Contro la barbarie di guerra dei politici criminali, sempre “duri come le pietre”, a fianco di Aldo Capitini.

Vincenzo Zamboni

 

Video in sintonia: https://www.youtube.com/watch?v=KBRrbgf8nm8&sns=fb