Antropologia architettura agricoltura, tutto in uno….

abbandono dei centri abitati

“Antropoarchigroltura”

Ante scriptum:
“…mi piacerebbe tantissimo venire a trovarvi a Treia, solo che sono bloccato da tempo da un infortunio al piede per questo scrivo, in verita scrivo sempre  sciocchezze o leggerezze e’ il mio genere preferito mischiando filastrocche immagini mentali titoli di vecchie canzoni messaggi del cellulare un po come l hip hop definita letteratura ritmica urbana o metropolitana che mischia diversi generi o diverse molecole di brani musicali in un linguaggio sincopato frammentato  continuamente ricomposto attraverso il ritmo ispirandosi alla filosofia del grande scrittore william burroghs e la tecnica del  del cut up, anch’io sono un  manipolatore non di giradischi mixer ma di parole frasi e spesso anche di linguaggi dialetti modi dire e altro in un coacervo linguistico una sorta di meta linguaggio, letteratura etnica meridionale grezza disomogenea popolare  ipnotica funky scherzi a parte ti mando antropoarchigroltura una nuova scienza che analizza forme composizione e sedimentazioni del paesaggio basandosi su un analisi antropologica architettonica e agricolturale. questa e’ parte della storia del paesaggio meridionale c’e’ sempre un impronta immaginaria soprattutto nei due brani finali ma e’ storia, reale…”

architettura rupestre

Alla fine dell impero romano due terzi degli abitati vengono abbandonati, dopo il periodo buio dell incastellamento medievale, i monaci benedettini rioccupano e riorganizzano parte dei siti abbandonati. dissodano, coltivano e riorganizzano il territorio dell italia centro meridionale. si costituiscono luoghi e centri di cultura dove vengono recuperati e ricopiati i testi antichi, monasteri e abbazie, attorno ai quali si sviluppa anche la nuova vita sociale ed economica dei borghi: l umanesimo. nello stesso periodo alcune citta che si affacciano sui mari iniziano a trasportare e commerciare merci e spezie dal vicino oriente, le repubbliche marinare. alla fine del 400 l enorme stato liquido della repubblica di venezia, il mare adriatico denominato appunto golfo di venezia, e’ messo sotto scacco dai continui saccheggi delle truppe saracene. giorgio castriota skandemberg, principe di albania e alfonso d aragona nuovo re di napoli, si alleano e trovano un accordo per riportare ordine nell adriatico e nel regno di napoli. iniziano un lavoro di pianificazione del territorio, soprattutto gli aragonesi, la costruzione di una rete di torri costiere di avvistamento in tutta l italia meridionale. un sistema di torri in comunicazione a vista tra di loro. costruite con i diversi materiali locali a disposizione, simili nella forma ma diverse nelle scelte costruttive adattate di volta in volta ai materiali a disposizione. con specchietti e fumi una notizia poteva fare il giro del regno in poco tempo. migliaia di torri per chi navigava a vista come una meridiana solare da seguire con punti di ritrovo e smistamento. a livello difensivo non erano molto efficienti perché vi erano pochi soldati e le guarnigioni erano lontane quindi occorrevano giorni, in caso di attacco prima di ricevere rinforzi. i viaggi e i commerci nel regno avvenivano soprattutto via mare perché il sistema stradale romano era in abbandono e malsicuro. gli aragonesi ridanno impulso alla transumanza, mandano agrimensori a ritracciare i tratturi denunciando le occupazioni abusive dei terreni del regno, istituiscono degli stazzi o stucchi reali dove poter far fermare i pastori con le greggi e la dogana della mena delle pecore e della lana, a foggia, per secoli una delle citta più importanti del regno. inizia il periodo d oro della pastorizia transumante e il mercato della lana. vengono importate nuove razze ovine dalla spagna. i percorsi tratturali vengono resi piu sicuri con punti di guardia per contrastare il brigantaggio. la maggior parte dei principi arrivati con gli aragonesi in italia scelgono territori da pianificare. ogni famiglia crea orti e giardini facendo spesso arrivare dalla spagna piante e alberi fruttiferi di ogni tipo. in abruzzo i d avalos diffondono aranceti uve dolci e mandorleti. anche la pianificazione delle campagne segue lo stesso disegno con maestranze arrivate al seguito delle corti. ridisegnano tutta l agricoltura del regno, anche l architettura si ispira a quella spagnola. spesso nello sviluppo e nelle sovrapposizioni dei piani orizzontali sembra conoscessero già la lezione dell architettura maia. molte regioni degradate e abbandonate ricevono nuovo impulso allo sviluppo, soprattutto il salento ridotta a landa desolata. si costruiscono tanti piccoli centri in comunicazione tra di loro con i campanili delle chiese spagnoleggianti, dotati di sistema di difesa come mura e castelli. alfonso d aragona e giorgio castriota pianificano anche l accoglienza di gruppi etnici per abitare i nuovi borghi, comunita grike arberesh schiavone, in questo modo creano sviluppo e controllo sul territorio. l esempio e’ replicato in altre regioni come abruzzo molise e calabria. grande sforzo economico e grande spinta sociale per il regno: migliaia di torri costiere, centinaia di nuovi borghi, castelli palazzi e mura difensive , tratturi e transumanze, tutto il regno di napoli viene riorganizzato e reso produttivo.

il paesaggio non e’ sempre stato come quello che vediamo oggi. alle poche citta e borghi marinari lungo l adriatico rispondevano coste acquitrinose paludose e malariche. infatti la maggior parte dei paesi si trovavano tutti sulle prime alture sia per ragioni strategiche sia per la salubrità dell aria. i borboni hanno seguito l impostazione aragonese del regno. anche se la lingua era unica il popolo parlava un suo dialetto specifico diverso regione per regione. l analfabetismo era forte e vigeva una rigida gerarchia sociale. durante il governo dei borboni il regno era ben coltivato e navi cariche di prodotti agroalimentari partivano per tutti i porti del mediterraneo. i sabaudi con l appoggio degli inglesi occupano prima lo stato vaticano e poi il regno di napoli usurpando l enorme tesoro del banco di napoli, tra i più cospicui d europa. in questo modo azzerano l economia e tutto il sistema socio culturale. scompare il sistema della transumanza con i tratturi, finisce la pastorizia come risorsa economica, durante la cosiddetta guerra al brigantaggio (1860-1872) 54 paesi vengono rasi al suolo, 500.000 vittime e milioni di contadini vengono costretti ad emigrare in america con conseguente abbandono di campagne abitazioni e borghi. la calabria che era una delle regioni più floride e ricche, diventa in mezzo secolo la più povera e problematica d italia. il tesoro del regno viene investito al nord per l industrializzazione del piemonte e della lombardia. sotto la spinta degli inglesi i sabaudi iniziano la costruzione della ferrovia adriatica, con l apertura del frejus e del canale di suez, viene istituita dal 1870 una linea il peninsular express che rimorchiava la cosiddetta valigia delle indie da bardonecchia fino a brindisi. un servizio che metteva in comunicazione londra con bombay in 20 giorni, prima occorrevano mesi per circumnavigare l africa. la ferrovia sposta il baricentro vitale lungo le coste, i sabaudi non faranno altro per il sud. sarà durante il fascismo che si ripianifichera il meridione, con le bonifiche delle coste, l agro pontino, la maremma e il tavoliere non più utilizzato per le greggi. anche la campagna del grano porterà nuovo impulso allo sviluppo del territorio agrario. l italia prima dell seconda guerra mondiale torna ad essere un enorme orto giardino tutto ben coltivato. dopo il tentativo con la riforma agraria fanfani, negli anni cinquanta, il cosiddetto boom economico, porterà sulla via dell industrializzazione anche il meridione con grossi danni all ambiente al paesaggio e all agricoltura. gli insediamenti industriali spesso hanno occupato i migliori terreni dove si sono dovute costruire infrastrutture strade e capannoni. si e‘ convertita e specializzata la manodopera. la cosa più assurda e’ che si sono dovevano importare le materie prime, quindi solo trasformazione dei prodotti, quando la materia prima terra, inquinata per sempre, dava ottimi frutti in modo naturale. ora con la concorrenza di economie più competitive questi insediamenti rischiano di diventare in poco tempo dei grossi contenitori a perdere. in poco tempo uno dei giardini più belli d europa e’ diventata una delle discariche chimiche più grandi d europa. comunque non tutto e’ perduto. ora e’ tempo di salvare il salvabile e riconvertire la nostra economia tornando alla pastorizia e all agricoltura, recuperando antichi saperi ancora diffusi nelle comunità resistenti. difficile il passaggio (cultura della transizione) da un sistema a grosso dispendio energetico, basato su energia di origine fossile, a un sistema a basso impatto energetico impostato sulle rinnovabili.

affermatosi nel 900 come simbolo di resistenza e solidità il cemento agli inizi del XXI secolo mostra tutta la sua tirannia. dopo aver sperimentato il fallimento della citta del cemento dell asfalto delle automobili e’ ora di restituire la citta all uomo. il cemento usato ormai dovunque ha grossi costi energetici e una volta messo in posa ci vuole parecchio tempo prima che si sgretoli se non si vogliono consumare altre risorse per demolirlo. nel meridione il cemento e’ stato diffuso prima della seconda guerra mondiale, il cosiddetto cemento armato, già nel nome esprime tutta la sua aggressività, per costruire tutti i bunker a difesa delle coste italiane. in germania nello stesso periodo si costruiscono fortificazioni e rifugi sotterranei con strati su strati di cemento armato. negli anni cinquanta tutta l italia viene ricostruita col cemento armato. col tempo le maestranze si adeguano all uso del nuovo materiale, perdendo i saperi legati a tecniche di costruzione tradizionali

un muretto a secco e’ un enorme condensatore di umidità, assorbe calore di giorno e lo restituisce la notte, negli interstizi delle pietre vivono insetti lucertole erbe fiori; si smonta facilmente e i blocchetti possono essere riusati per nuove costruzioni. un muro in cemento armato ha una scarsa efficienza termica, blocco di materiale arido non assorbe umidità, si riscalda e si raffredda velocemente in modo eccessivo e non ospita la vita. i muretti a secco sono diffusi un po dovunque nel meridione sinonimi di paesaggi tipici, formano le campagne con terrazzamenti e delimitazioni dei campi chiusi. usati anche come cortine frangi vento, negli anni si e’ sviluppata nei loro paraggi grazie proprio alla loro funzione di termoregolazione, la vegetazione tipica dei fichi d india capperi asparagi lentischi. purtroppo questi muretti sono in abbandono e non ci sono maestranze che fanno la manutenzione o sanno costruirli. così per i trulli e altre costruzioni tipiche del sud italia. costruzioni naturali efficienti termicamente e sostenibili con forme di recupero dell acqua piovana, studio del esposizione e delle correnti d aria. le costruzioni tradizionali sono poco impattanti anche a livello visivo, in genere piccole, massimo due piani, col tempo si sono arrotondate alla forma del paesaggio che le contiene, costituite della stessa sostanza. spesso si scavava e si costruiva usando il materiale estratto. in cinquanta anni abbiamo sparso lungo le nostre coste centinaia di migliaia di nuove abitazioni in cemento, inutili o abitate solo per brevi periodi, impattanti a livello visivo, spesso costruite in luoghi a rischio smottamenti o zone paludose, comunque in luoghi dove i nostri antenati non avrebbero mai costruito. essi

costruivano in armonia con l ambiente circostante, basandosi sulla osservazione e sulla ascolto delle energie che pulsavano nei luoghi in cui trascorrevano la maggior parte del loro tempo. possedevano una sorta di sapere simile al feng shui, letteralmente vento e acqua meglio tradotto con energia vitale. abitazioni simbolo di vita naturale di un sapere mediterraneo condiviso e diffuso. in un sistema a forte entropia, smettiamo di costruire restauriamo e riusiamo quel che c e’ e vale la pena conservare, abbiamo raggiunto il limite estremo nella curva di sviluppo, iniziamo a pensare per sottrazione e lentamente come diceva calvino cerchiamo nel nostro paesaggio cosa non e’ inferno per farlo durare e dargli spazio.

Foggia. una mattina all alba dopo un concerto di vinicio capossela ho trovato il cinque di coppe, il cambiamento. dopo qualche giorno ero sulla statale adriatica nei pressi di foggia. la strada con l asfalto rotto e consumato con ai lati continui mucchi di spazzatura detriti plastica ferraglia macchine bruciate, insegne abbandonate, macerie case dirute e fumi di fuochi ad appena qualche metro la campagna ordinatissima e ben coltivata. ogni circa due trecento metri prostitute dell est europa o africane bellissime in genere a coppie, con abiti succinti coloratissimi dall acido fluorescente al pastello carico, colori sgargianti. e’ uno spettacolo che dura circa una decina di chilometri, moderne sirene mi fermerei quasi a parlar con loro, intervistarle e anche fotografarle, non lo faccio per rispetto di una umanità ridotta ai minimi termini di sopravvivenza anche se viste cosi hanno un loro fascino, la bellezza, i colori, la strada, il probito, il pericolo dei protettori. la sera prendo la mia guida viaggio in italia di guido piovene e leggo: la pianura vasta e di un colore solo, un tempo tutta verde perché pascolo ora tutta gialla coltivata a grano. il cosiddetti regime di tavoliere voluto dai borboni portato fino al 1865. proibiva le coltivazioni per riservare il pascolo a beneficio dell erario. il tavoliere era il maggior sbocco delle greggi che scendevano sui tratturi dalle montagne molisane e abruzzesi. degne di migliaia di animali vi pascolavano pecore capre vacche cavalli bufali, era un west italiano. foggia capitale del regno più vasto del bestiame nomade era anche il maggior mercato del bestiame e della lana grezza. ferdinando II appassionato di cavalli vi andava con la scorta dei suoi ufficiali ed in quel piccolo west meridionale si faceva baldoria si giocava d azzardo. molti, raccontano le cronache, venuti a vendere bestiame, ritornavano senza bestiame e senza denaro. tenuto a bella posta incolto con abitanti fissi sempre più rari il tavoliere decadeva a plaga selvaggia. la miseria dei pochi abitanti superstiti stabili’ un regime di furti e abigeati. tuttora il gargano ha problemi di furti non solo bestiame ma anche automobili di cui dopo il furto viene chiesto un riscatto. comunque di quella grande polvere di animali di uomini e donne che decidevano del proprio destino giocando con le carte napoletane attorno ai fuochi degli accampamenti, tra balli sfrenati al suono delle chitarre battenti zampogne e ciaramelle, dopo la grande epopea della transumanza, oggi rimangono sulla strada solo coloratissime prostitute

ponza

dopo un po di giorni mentre risalgo l italia dal versante tirrenico decido di fermarmi alcuni giorni a ponza. sulla isola mi capita tra le mani un librino di folco quilici con disegni di milo manara, leggo: molte isole del mediterraneo furono luoghi di esilio, ponza lo fu negli anni venti e trenta del fascismo, poi e’ entrata nel colorato circo del turismo mediterraneo. la saggezza marinara dei ponzesi aveva avuto modo di farsi conoscere bene come quando i romani chiesero il loro aiuto contro i cartaginesi durante le guerre puniche e come quando nel 1757, dopo tanti vittoriosi scontri navali contro i pirati barbareschi le galee ponzesi sconfissero a palmarola una flotta piratesca. e quando ai primi dell ottocento alcuni ponzesi divennero temuti navigatori anzi pirati anti borbonici. per la paura dei pirati le isole nel 500 erano state abbandonate da tempo. i rais dell flottiglia del famoso dragut si trovavano a caccia nel tirreno verso il 1550 ed ebbero nelle ormai deserte isole pontine la base sicura per ripararsi ed il nascondiglio per piombare su navi di passaggio catturane il carico e i passeggeri e gli equipaggi e portarli come preda e come schiavi sulle coste della berberia e all isola di gerba covo delle flotte pirate in tunisia. l arrivo nel porto di ponza offre una scenografica vista d insieme che lo rende uno degli approdi piu belli del mediterraneo. ferdinando IV re di napoli diede incarico all architetto francesco carpi di progettare gli edifici portuali. il carpi progetto anche il carcere di santo stefano ultimato nel 1795, destinato a ospitare ergastolani, il famoso carcere di santo stefano, ora in abbandono. sulla spiaggia di ponente di palmarola, ci si aspetta veramente da un momento all altro veder comparire una nave pirata. dopo il viaggio mentale nel west italiano di foggia il viaggio mentale nella tortuga pontina! anche sui tavoli delle osterie e delle balere del porto di ponza marinai pirati soldati borbonici e colorate donne di malaffare lottavano una vita contro un destino beffardo in compagnia delle colorate carte napoletane.

Ferdinando Renzetti

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