Ottobrata a Treia – I fichi c’erano… ed anche l’ortica

…pensando a San Francesco eremita ed immaginandolo ramingo e forse affamato per campagne e colline mi sono ricordato che in questa stagione a Treia crescono dei fichi tardivi e così sono uscito al crepuscolo e sono andato sotto la Torre Onglavina, in quella zona vicina all’ex campo di bocce. 

 
Lì ho avuto  la sorpresa di scoprire che il comune in alcuni tratti sta sostituendo i paletti fradici della staccionata,  certi vialetti erano pieni di ortiche, una buona riserva di cibo per i momenti di emergenza estrema. Comunque anche  i fichi c’erano e ne ho fatto scorpacciata, pensando al santo…. 
 
E datosi che è la vigilia  della sua festa, qualche parola francescana non guasta: “Il devotissimo Francesco per il tanto pregare era divenuto quasi cieco e sentì il bisogno di confidarsi con il frate Bernardo, suo primo discepolo, così egli si recò nel suo eremitaggio. Ma il frate era raccolto in meditazione nella boscaglia e non udì il richiamo di Francesco che per tre volte consecutive l’aveva chiamato: “Vieni e parla a questo cieco!”. Visto che non otteneva risposta alcuna Francesco se ne partì alquanto sconsolato e dubbioso e si rivolse a Dio per sapere la ragione del silenzio con cui era stato accolto. Mentre così contemplava ecco che udì la voce dell’Altissimo: “Oh omicciolo, di cosa sei turbato? Deve l’uomo lasciare Dio per la creatura? Frate Bernardo quando tu lo chiamasti era congiunto meco e non poteva rispondere né venire a te”. Avuta questa rivelazione immediatamente Francesco tornò all’eremo di Bernardo e trovatolo per strada gli raccontò i fatti e poi gli disse: “Io ti ordino per santa obbedienza che tu faccia quel che io ti comanderò”. Al che Bernardo, che conosceva l’umiltà di Francesco temendo che troppo si sottomettesse a sua volta gli disse.”Io sono pronto a rispettare la tua obbedienza se mi prometti di fare altrettanto”. Così avendo entrambi promesso ecco che Francesco si gettò a terra ed ordinò a Bernardo: “Poggia un piede sulla mia testa ed uno sul mio collo ed apostrofami in questo modo ‘giaci, villano, figlio di Pietro Bernardone, da dove viene a te tanta superbia che sei una vilissima creatura…”. Bernardo soddisfece la richiesta con la maggiore gentilezza possibile e poi a sua volta chiese a Francesco: “Ed ora per santa obbedienza domando che tu ogni volta che stiamo insieme mi riprenda per tutti i miei difetti…”
 
Paolo D’Arpini
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