10 minuti del nostro tempo… davanti il deserto

Davanti il deserto

Scrive Ettore: “Buongiorno Paolo. Ho bisogno di rubarle 10 minuti del suo tempo. Ho 49 anni, ho vissuto quasi tutta la mia vita nel fare scelte, che fin dall’inizio dentro di me sentivo sbagliate, che non mi appartenevano e credo sia stata la paura e l’angoscia che mi portavo dentro a dettarmele. Ho tre figli, un quasi divorzio, e se mi guardo alle spalle ho lasciato dietro di me più macerie che altro. Da circa tre mesi qualcosa in me è cambiato. Mi sono imbattuto in letture di Jiddu Krishnamurti, Uppaluri Gopala Krishnamurti, Jean Klein e molti altri che da ignorante quale sono mi hanno aperto le porte di un mondo sconosciuto. Mi sono ritrovato a piangere per il dolore non solo mio, ma di tutta l’umanità. Mi sono ritrovato a spegnere quel attrezzo infernale che prende il nome di “televisore”. Mi sono ritrovato a non mangiare più carne ne pesce (ogni tanto una fritturina mi ritorna in mente però). Mi sono ritrovato a perdonare chi pensavo mi avesse fatto del male ed ho chiesto perdono per il male che ho inflitto. Mi sono ritrovato faccia a faccia con la mia angoscia notturna in un atteggiamento mai avuto prima, un’osservazione priva di scopo nell’accettazione della profonda paura che mi stava attraversando (e mi ha attraversato davvero, lasciando un senso di pace che si è palesato in un Oceano in tempesta con onde altissime e fragorose, ma c’era calma in quel mare). Ora mi sento sulla porta di un deserto, so che devo attraversarlo, so che non posso più tornare indietro. Forse per questo le sto scrivendo, nell’illusione che qualcuno possa indicarmi un sentiero da seguire in un deserto senza sentieri. Forse le sto scrivendo nella speranza di trovare un Guru. Forse le sto scrivendo come un figlio scriverebbe ad un padre. Forse le sto scrivendo per compiacimento e vanità, magari per sentirmi dire “Oh! quanto sei stato bravo continua così! Non lo so perché lo faccio, lo faccio e basta, perché lo sento. Visto che non abito molto distante da Calcata, magari un giorno se a lei non disturba potrei venire a trovarla per scambiare due chiacchiere (non saprei nemmeno cosa dirle o chiederle). La ringrazio infinitamente per il tempo che mi ha dedicato”

Mia rispostina:

Caro Ettore, avevo un carissimo amico fraterno che si chiama come te, Ettore. Allora abitavo a Verona. Abbiamo condiviso un mucchio di cose, avventure, divertimenti, ricerche.  Abbiamo sposato due sorelle così avremmo potuto condividere ancor di più…  Poi io partii per l’India ed incontrai il mio maestro, Muktananda, a Ganeshpuri,  lui anche partì per l’India e pur sapendo dove io fossi rimase perso a Manali. Al mio ritorno in Italia cercò di recuperare venendo a Roma, dove mi ero trasferito, e cercando di uniformarsi ad una regola di condotta. Solo che per me non era una regola, ma la mia vita. E chi segue una regola prima o poi la trasgredisce, mentre chi segue la sua vita non può mai fuggire da essa.  Nella vita in verità non esistono strade, come nel cielo, se seguiamo delle rotte è solo perché siamo avvezzi a farlo, imbrigliati come siamo nelle norme di questa società. Allora cosa fare? Un po’ di attenzione a se stessi non guasta.. e non intendo quel Sé che tutti i santi chiamano l’Assoluto, parlo del sé personale, nostro unico e vero lumicino di coscienza. Osservare quel che non ci appartiene. Magari si sviluppa l’attenzione magari diventa più semplice muoversi magari ci si accorge che nessuna decisione è nostra magari un po’ di zavorra accumulata spontaneamente se ne va. Quanto ci sarà da eliminare? Non importa, forse tutto forse nulla… l’importante è saperci riconoscere in ciò che siamo… è l’unico modo per far la pace con noi stessi.

Non vivo più a Calcata, da diversi anni, ora abito a Treia, nelle Marche. Mi fermo qui fino al 2 novembre poi salirò con la mia compagna in Emilia. Se ti va puoi venire a trovarci, il 31 ottobre 2014 presento un mio libro “Riciclaggio della Memoria”.
Buona Vita, Paolo

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