Semi, suoni e parole bioregionali

…la credenza della sumenda, la credenza è un mobile della cucina rurale con una
vetrina a due ante nella parte superiore che immagino piena di barattoli
colorati trasparenti, pieni si semi. nella parte in basso giornali scatole
barattoli e ancora semi in  genere ci sono due cassetti che riempiamo di corde
bustine e altri piccoli attrezzi e poi sul ripiano nella parte vuota della
credenza ci mettiamo cestini di vimini di varie grandezze, scatole di cartone e
qualche libro.

Oggi pomeriggio sono stato ficcato dentro un bidone della spazzatura a
raccogliere una montagna di giocattoli seminuovi, mi sono divertito tantissimo,
i passanti mi guardavano sconcertati perché ho poggiato tutto sparso a terra per
scegliere quello che più mi piaceva, ora non so che farmene. o almeno posso
montarli in giardino E farci una enorme scultura. questo brano sui semi è la
prima parte, SE VI PIACE, poi ci sarà la seconda più didattica propedeutica,
una sorta di invito a una festa virtuale che si può trasformare anche in reale
basta volerlo, dove si parla di semi si raccontano storie si recitano poesie e
si suona pure qualche strumento come la voce e altro che poi in seguito vi
dirò…..

ora puoi

esci dal silenzio!

 semi

suoni e parole

scambio rituale spirale ideale

di energia riflessa e condivisa

la credenza della sumenda

semi raccolti durante la bio-stagione del riposo invernale dal 10 novembre al 16 gennaio

grano turco, granone, mais otto file:

amaranto; rosso arancio; giallo esperanto

bioregione: altavalle del bisegna. aschi, ortona dei marsi, parco nazionale dabruzzo. amerigo.

aglio rosso, bulbilli piccoli:

giuseppin di ranall dett di battajon

bioregione della piomba

rossi peperoncini piccanti

sono millanta e tutta notte canta

bioregione colli di castellammare adriatico

riva sinistra fiume pescara, sebastian

ceci piccoli pizzuti occhialuti

robiglio, riveglia:

semi color terra di siena, verde oliva

grano saracolla

bioregione valle peligna.alessandro.

duo pomodorina cristina e luigina

fagioli tondino del tavo

fave blu di domenico di bubu

bioregione aprutina

zucca nostrana di maria

topinanbur, rosa  canina, mirto, finocchio rinselvatichito, ligustro, rosa semper virens

a decontra quando le mazzocche erano state spigolate si mettevano a seccare sull aja, così le aie diventavano tutte arancioni.  in quei tempi, le aie erano sempre colorate,  maggiormente a luglio con la trebbiatura allora diventavano giallo oro. poi ad agosto c erano

i fagioli ed i ceci, così le aie diventavano  marroni e bianche. poi si metteva ad asciugare la lana e le aje pigliavano il colore della lana. ad ogni mese pigliavano un bel colore,

per la quale le aje erano proprio belle.

(tratto da i  miei sogni sono stati tutti sulla maiella di paolo sanelli)

la mia aja e’ una scrivania dove ho composto una sorta di grande mandala colorato dei semi raccolti.

riciclo un po tutto a volte persino le carte che avvolgono le arance. il silenzio opaco dei semi contenuto dalla buste trasparenti del sottovuoto o dalle scatole di cartoncino del riso nei cesti e cestini di vimini, barattoli di vetro bicchieri bottiglie i fogli di giornali la carta da imballaggio. l esperienza e’ un percorso di conoscenza multisensoriale e appagante che coinvolge tutti i sensi. una strategia motivazionale ed emozionale.

il primo senso che attiviamo e’ l olfatto, quando cuocciono riconosciamo ad occhi chiusi l odore del  mais dei fagioli delle lenticchie dei ceci. nella cottura i semi tirano fuori degli odori straordinari che ci avvolgono e ci riempiono. naturalmente col gusto assaporiamo quello che abbiamo già pregustato con lolfatto. inconfondibili sapori e aromi, dolce amaro salato piccante, il senso del gusto coglie ogni sfumatura di sapore. con il tatto lasciamo scivolare le mani tastando e accarezzando i semi giocandoci e componendoci possibili mandala ogni volta diversi. l’udito, il suono che mi viene in mente e’ quello  di un fascetto di spighe di lino che produce un armonico con i semini contenuti nel baccelletto sferico sulla sommità o quello dei dischetti pieni  di semi sui rami di spinacristi. la vista, l’occhio vuole la sua parte, accarezziamo con lo sguardo l’insieme cromatico della sementa. il sesto senso il genesico. attrazione per tutto quello che amiamo. il settimo senso il sincretico, riassume e compone i dati ricevuti dagli altri sensi.

l ottavo senso, l’analitico mette

a sistema il percorso multisensoriale. il nono, luigi, dedicato a luigi nono, compositore, il senso del gioco e dell espressione creativa

il decimo senso si chiama boh ed e’ quello della socializzazione e gioia vitale

come dicevo l’opaco silenzio dei semi sulla mia aja-scrivania e’ anch esso un diario, un diario di viaggio. il vero diario segreto da decifrare in questi prelievi da terre e luoghi diversi forse proprio per allontanare il frastuono delle sensazioni deformanti e aggressive il vento confuso del vissuto ed avere finalmente per se la sostanza di tutte le cose, toccare la struttura dell esistenza. per questo non distolgo gli occhi da questi semi, estraggo le miriadi di notizie stipate nel pulviscolo di granelli. ogni seme una volta scomposto in granelli chiari scuri luccicanti opachi sferici poliedrici piatti, non si vede più come seme o comincia solo allora a farti comprendere il significato stesso del seme. così decifrando questo diario nella melanconica felicita sono arrivato a capire cosa ce’ scritto nella sementa di parole scritte che ho messo in fila nella mia vita. forse fissando i semi come semi le parole come parole i colori come colori potremmo avvicinarci a capire in che misura e come il percorso di conoscenza possa trovarvi fondamento e modello

Ferdinando Renzetti

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Un pensiero su “Semi, suoni e parole bioregionali

  1. Caro Ferdinando, non sempre riesco a leggerti, ma questa volta ho cercato di arrivare fino in fondo perché l’argomento mi interessava. Peccato che tu non riesca a trasmettere tutto quello che hai in testa: una ricchezza infinita e meravigliosa! Volevo aggiungere ai tuoi pensieri qualcosa sulla “credenza”. Un tempo i signorotti, per timore di essere avvelenati, facevano assaggiare tutti i cibi che la gente portava loro (i poveri, quelli che magari privavano i loro figli), poi, tutto ciò che non faceva morire, lo faceva riporre nel mobile che si definiva “credenza”, perché quello che era riposto lì era da “credere”, ci si poteva fidare. Nel nostro mondo contadino la credenza conteneva tutta la scorta del cibo per sfamare famiglie numerose e ancora oggi è un oggetto prezioso in ogni cucina completa degli accessori per la sopravvivenza (non certo le fredde cucine di oggi!), come per esempio la “madia”, che adoro, quella profumata di pasta acida… Ho partecipato al “Mandillo dei semi” di Ronco Scrivia, ti sarebbe piaciuto…. anch’io conservo tutti i semi, a volte non so che farmene e così li spargo in giro, facendo come il seminatore del Vangelo, sperando che qualcuno vada a cadere su quel particolare terreno che produrrà i suoi frutti…. Complimenti per la tua variegata esposizione del mondo contadino! Grazie. Franca

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