Treia, mon amour… e “storie di vita bioregionale”


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Quando mi chiedono di dove sono faccio sempre un po’ fatica a rispondere….

A seconda di chi mi pone la domanda rispondo in maniera più o meno articolata. La domanda stessa è posta in maniera un po’ scorretta: “Di dove sei?” Letteralmente vorrebbe intendere “Di che paese sei”, cioè “A che luogo appartieni?” In realtà, in pratica, spesso si intende, dove abiti, dove vivi e altrettanto spesso, per brevità, si risponde alla domanda sottintendendo quel significato, per cui, in questo periodo della mia vita rispondo, un po’ “obtorto collo”, che sono di Spilamberto, in Provincia di Modena. Ho vissuto per 18 anni a Roma, dove sono nata, poi per 23 anni a Bologna, ora, da 14 anni, appunto a Spilamberto. In tutti questi anni però ho sempre avuto il cuore anche in un altro paese che ho frequentato, ma dove non ho mai avuto la residenza anagrafica, il paese della memoria, dove ho vissuti i momenti più belli e felici, spensierati della mia infanzia e dove oggi torno molto spesso; questo paese, così bello anche se poco conosciuto ha un nome breve e spesso frainteso: Treia.

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Come accennavo, ci ho trascorso le estati intere fino ai 10 anni, un po’ con mia nonna Annetta, nata proprio qui, e un po’ anche con i miei genitori, quando avevano le ferie. Anche mia madre, Gina, era nata a Treia e sia lei che mio padre, che non sono quasi mai andati in vacanza altrove che qui, amavano molto questo borgo, con i suoi muri antichi, le sue chiese, i suoi vicoli e i suoi panorami.

Da quando, nel 1969 mia nonna ci ha lasciati, la mia permanenza estiva qui si è un po’ abbreviata, ma era sempre molto gioiosa: i miei genitori erano molto ospitali e ricevevamo spesso parenti ed amici. Sovente mi portavo dietro le amichette della mia fanciullezza. Qui ho sentito i primi palpiti del cuore ed essendo un paese tranquillo i miei genitori mi lasciavano molto libera, avevo molti amici e passavo fuori di casa ore ed ore a chiacchierare e a girare da un lato all’altro del paese, a fare le famose “vasche”. Poi, con l’età adulta mi sono un po’ allontanata. Altri interessi, altre storie mi hanno tenuto un po’ distante, anche se non è mai passato un anno senza che io ritornassi. Poi la morte prima di mio padre e dopo poco di mia madre (entrambi sepolti nel locale cimitero) e il pensiero di questa casa che da una parte mi attirava dall’altra mi respingeva provocandomi l’angoscia ed il rimpianto per i bei momenti che vi avevo trascorso e che non sarebbero mai più tornati. Già da qualche anno venivo a Treia da sola con mia figlia piccola (che pure ama molto Treia e la nostra casa) e trovavo le stanze vuote o piene di fantasmi ed il paese estraneo, quasi ostile. Appena arrivata avevo già voglia di ripartire. Troppo silenzio, troppo vuoto, troppo freddo.

L’incontro con Paolo D’Arpini è stato per me come una rinascita ed il suo trasferimento qui mi ha dato la gioia di rivedere di nuovo il fuoco acceso nel camino, di sentire rumori, voci, suoni, sentire profumi della cucina, di nuovo attiva, poter accogliere di nuovo amici e parenti come una volta. Stabilire qui la sede del Circolo vegetariano VV.TT., in Vicolo Sacchette, con tutti i lavori che la cosa ha comportato e cominciare ad organizzare qui manifestazioni ed incontri, ha fatto si che scoprissi come il lavoro e l’impegno anche economico gravoso da parte dei miei genitori per tenere questa casa e tenerla in buone condizioni, aveva avuto un senso. Sono stata felice di accogliere Paolo in questa casa e ho apprezzato molto l’amore che subito ha provato per questo paese, volendoci prendere subito la residenza, senza alcun dubbio, senza bisogno di periodi di prova.

In questo paese (e non solo) sta portando avanti, con la sua stessa vita, le sue attitudini e le sue esperienze (che ora sono anche le mie) che riguardano il bioregionalismo, l’ecologia profonda e la spiritualità laica, e che speriamo di condividere con tutte quelle persone che il destino ci farà incontrare. Questi argomenti sono già stati oggetto ed argomento di un precedente testo “Riciclaggio della Memoria” presentato nella Sala Consiliare del Comune di Treia il 31 ottobre 2014. 

 
Ed ora le “memorie su Treia” assumono una nuova forma, in un nuovo libro, dal titolo significativo, “Treia: storie di vita bioregionale”,  in cui sono raccolti gli scritti “giorno per giorno” della vita quotidiana di Paolo D’Arpini a Treia  (con altri interventi), che raccontano le vicende di questo paese. La presentazione in anteprima avverrà durante la Festa dei Precursori del 2015
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Siete tutti invitati!
 

Caterina Regazzi

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