Ceneri, carcerati e donazione di organi dismessi al baretto di Treia


Stamamattina al baretto di Treia, mentre sorseggiavo il cappuccino bollente assieme all’amico Lorenzo, stavo   scherzando con la barista dicendole che in un bar del nord Italia i proprietari hanno deciso di sostituire le slot machine con una bella libreria, per un cambio di indirizzo culturale e sociale… Lei prontamente ha ribattuto dicendo “..si vede che possono permetterselo… sai che affari faranno… Allora se io dovessi cambiare indirizzo preferisco far un bistrò, con la presenza di donnine allegre, così almeno si unisce l’utile al dilettevole”. Lorenzo ed io ci siamo subito prenotati per il primo spettacolo “burlesque”. 

Finiti gli scherzi, e spulciando i quotidiani, ho riscontrata la pubblicazione della mia lettera sul problema carcerario in Italia (vedi anche: http://www.terranuova.it/Ambiente/Un-carcere-auto-gestito-di-Paolo-d-Arpini). 

Leggendo il Resto del Carlino ho notato inoltre due articoli che dimostrano come l’intromissione del vaticano, negli indirizzi della politica sociale e del costume, ancora sia virulenta. Mi riferisco all’intervento dei vescovi, ivi compreso quello di Macerata, relativo all’appoggio e benedizione nei confronti dell’AIDO (direi “laido”). Mi sembra “antireligioso” questo atteggiamento che incoraggia la donazione degli organi come se l’essere umano fosse un serbatoio di pezzi di ricambio. Anche considerando che l’espianto avviene a “cuore battente” quindi con il donatore ancora vivo. Il vaticano da una parte è contro l’eutanasia, vedi il caso Englaro e numerosi altri, e dall’altra consente “l’uccisione” di infortunati per recuperarne organi. 

Altra faccenda controversa è quella della presa di posizione vaticana contro la dispersione delle ceneri, residuo di cremazione mortuaria,  e addirittura della conservazione delle ceneri in casa. Questa mi sembra una cosa veramente assurda, anche considerando  il “ritorno alla terra per l’attesa resurrezione dei morti” ciò non implica necessariamente la conservazione di un residuo corporale ma sott’intende il “ritorno” alla matrice  da cui il corpo è nato, è vissuto ed i  cui elementi tornano in circolo, non essendosi mai allontanati dalla terra stessa. 

Tra l’altro l’inumazione è ormai scomparsa come pratica di sepoltura, infatti i cadaveri vengono conservati in bare a tenuta stagna ed in loculi.  

“Pulvis in pulvis”, dicono le scritture,  e polvere lo è sia in forma di cenere che in forma di detriti ossei.

Comunque che residuo di “anima” può esserci in un cadavere? Non è forse l’anima la vera natura dell’uomo? Ed allora perché preoccuparsi della fine che fanno i resti corporali dismessi? Insomma queste prese di posizione retrive del vaticano non fanno altro che ulteriormente allontanare i fedeli, stanchi di “favole” e di imbrogli dottrinali.

Paolo D’Arpini 

Via Mazzini, 27 – Treia (MC) – Tel. 0733/216293

 

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Un pensiero su “Ceneri, carcerati e donazione di organi dismessi al baretto di Treia

  1. Mentre passeggiavo al centro di Treia, ieri sera, ho incrociato una coppia di turisti, la donna ad un certo punto si è avvicinata ad un astante, che stazionava sotto il comune, chiedendogli: “Come si chiamano gli uomini che abitano a Treia?” E lui prontamente: “si chiamano treiesi… ma non mi chieda come si chiamano le donne, perché si chiamano treiesi pure loro…”. Perciò invito i treiesi tutti, ed anche i marchigiani restanti e gli appassionati di bellezze architettoniche ed ambientali ad iscriversi al gruppo FB: https://www.facebook.com/groups/adessotreia/
    che intende promuovere la qualità della vita sociale, culturale, spirituale di Treia”

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