Alimentazione naturale ed autoindagine

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Ritengo personalmente che per andare verso una consapevolezza della comune appartenenza e della pari dignità e complementarietà della vita, insomma delle reciproche relazioni fra specie, sia importante che vengano riconosciute le differenze per poter allo stesso tempo riconoscere l’eticità naturale senza forzare la natura.

L’astrazione del pensiero trasformato in “morale” non aiuta la
manifestazione di una spontanea “compassione” che si manifesta in un
interspecismo maturo.

Tutti gli esseri viventi attingono e si originano dalla comune matrice
che differenziandosi ha assunto le innumerevoli forme, ognuna
complementare e relata alle altre, ognuna con alcuni aspetti evolutivi
utili al mantenimento della vita ed alla ulteriore propagazione e
fioritura di nuove specie.

L’uomo non è l’ultima parola in natura e questo deve essere sempre
presente nella considerazione di chi si pone il “problema” del bene
collettivo.

La vita si nutre della vita, su questo non ci sono dubbi, d’altra
parte vediamo che esiste un  certo equilibrio   anche nel modo in cui
questo costante e collettivo alimentarsi avviene. I microorganismi
svolgono funzioni essenziali come  base alimentare degli organismi più
complessi e contribuiscono al riciclaggio della materia morta.

Le piante procurano ossigeno e forniscono cibo agli animali ed allo
stesso tempo ricevono humus e sostanze organiche utili in cambio. Gli
animali  aiutano la propagazione delle piante, e qui non mi riferisco
semplicemente agli insetti che facilitano l’impollinazione, bensì a
tutte le specie di erbivori che sfogliando le piante senza ucciderle
fan sì che esse affondino vieppiù le radici nella terra.

Le piante producono frutti appetibili  ed i semi  vengono diffusi in
altri spazi dagli animali. L’eccesso di erbivori viene calmierato con
la presenza di predatori e fra erbivori e predatori c’è una armonia di
co-presenza. Essi aumentano e decrescono sulla base delle necessità
finali delle piante nell’ambiente.

Tutti sanno che i leoni quando aggrediscono un branco di antilopi,
ricevono dalle antilopi stesse un “tributo” in forma dell’animale più
malandato del gruppo, una specie di “offerta/sacrificio” che tra
l’altro ha la funzione di mantenere sano il branco. Insomma la natura
pur nella sua apparente crudeltà è saggia e materna. Si occupa di
tutti gli aspetti e nulla trascura per i suoi figli. Al contrario ove
manca l’interscambio, come ad esempio nelle nostre periferie urbane in
cui sono aumentati indiscriminatamente alcune specie avicole e
terricole per la mancanza di idonei “calmieratori”.

Anche l’uomo per migliaia di anni ha rispettato questa “etica
naturale” contribuendo a mantenere la vita sul pianeta in equilibrio.
Solitamente l’uomo, come tutti gli animali frugivori, non ha bisogno
di alimentarsi direttamente delle carni di altri animali. Vedasi le
scimmie antropomorfe nostre cugine che fanno un uso insignificante di
carne, assumendo solo piccole quantità di insetti o piccoli animaletti
della foresta a mo’ di integrazione alimentare, quando necessario.
Altrettanto fanno i cinghiali e gli orsi. Però, ad esempio, gli orsi
che si sono spostati al polo nord ovviamente hanno modificato la loro
dieta sino a renderla totalmente carnivora e così è avvenuto per
l’uomo che nella sua lenta occupazione del pianeta  e spostandosi
sempre più dall’habitat tropicale originario ha dovuto pian piano
modificare in parte o totalmente le sue abitudini alimentari, per
necessità di sopravvivenza.

La scoperta dell’agricoltura molto ha comunque contribuito per
riportare l’uomo alla sua dieta originaria.  Fermo restando che a
seconda della latitudine la dieta varia in base al reperimento di
risorse alimentari, vediamo che oggigiorno le capacità produttive,
senza voler ricorrere alla chimica od agli OGM,  garantirebbero
all’uomo nutrimento sufficiente non solo  i 6 miliardi di individui
che siamo ma per almeno 10 volte tanti…. E qui veniamo al punto
dolente… L’uomo avendo perso un contatto diretto con la natura ha
utilizzato le sue capacità  tecniche e la sua capacità di sottomettere
(e sottomettersi) per assoggettare la sua stessa specie ed anche le
altre ad un dominio utilizzativo e speculativo che non tiene conto
della pari dignità di tutti gli esseri viventi.

L’uomo ha diviso la società umana in “schiavi” produttori di ricchezza
(per l’uso di pochi “padroni”) e le specie animali in  “oggetti di
mercato” da sfruttare ignominiosamente come merce.  I grandi
finanzieri ed i produttori del denaro, staccati dal contesto umano,
galleggiano razzisticamente  sul resto dell’umanità e fingono di
fornire ai loro sottoposti un benessere privo di valore, in forma di
cibo sanguinolento e crudele  e malsano proveniente dagli allevamenti
intensivi e dai macelli.

Questo meccanismo è non solo la causa della distruzione del pianeta,
per il consumo di tutte le risorse e per l’avvelenamento degli
elementi naturali, ma è anche causa della perdita totale dell’anima
originaria, della naturale e rispettosa correlazione fra esseri
viventi e habitat….

Mi rendo conto di aver toccato un argomento che a questo punto con
l’etica propugnata dai cosiddetti animalisti viaggia in una sorta di
parallelismo antagonista….

E’ vero che le abitudini alimentari vanno modificate in funzione di un
ritornò alla naturalità.. ed è anche vero che non si può separare
l’uomo dagli altri animali. Il muto aiuto è necessario per la
reciproca sopravvivenza e per la comune crescita karmica. Gli spazi
naturali vanno recuperati senza forzature e la specie umana non deve
necessariamente saltare da “dominante” a “in estinzione”. Riscoprire
il significato della fatica, del reciproco aiuto, della simbiosi
mutualistica senza prevaricazioni… insomma  vivere in una Pace
Interspecista è la chiave della nostra e “loro” sopravvivenza.

Bisogna stancarsi del “vizio” in cui siamo costretti a vivere ed
iniziare a recuperare la capacità di procurarci il nostro cibo senza
dover ricorrere al mercato e senza doversi vendere  ai “padroni del
mondo”. La rivolta è necessaria, lo sforzo è necessario….

Paolo D’Arpini

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