Visita un mattatoio… se vuoi capire!

Il distacco della specie umana dalla natura, causato dalla vita nei grandi agglomerati urbani, è causa di ignoranza etologica per le nuove generazioni e di insensibilità verso la sofferenza degli animali. Alcuni giovanissimi credono che i prosciutti crescano sugli alberi, che le uova le produce il supermercato. In un mondo in cui tutto è sponsorizzato un bambino guardando la luna chiese al padre: “Papa, la luna è pubblicità di che cosa?” Negli Stati Uniti una bambina che era in gita in una fattoria scriveva una cartolina alle amiche: “Qui i polli vanno in giro crudi”.

La gente non è più abituata a collegare ciò che mangia alla natura del cibo: la carne non la associa al corpo dell’animale; la fettina incellofanata acquistata al supermercato crede sia un prodotto dell’industria. La coscienza e la sensibilità umana si è abbrutita: mangia la gamba di un animale, il fegato, il cuore, gli intestini ed è convinta che siano cose buone da mangiare, perché così fan tutti, così dice la televisione, così consigliano i medici, così sancisce la religione, mentre dovrebbe essere presa da sgomento, da repulsione, da orrore, da disgusto. Eppure non c’è differenza tra le parti anatomiche sezionate di un animale e le stesse parti anatomiche dell’essere umano. Non c’è differenza tra una macelleria ed un obitorio; non c’è differenza tra un’operazione chirurgica umana e l’apertura di un animale al quale vengono estrarre le stesse parti anatomiche per cucinarle in padella.

Allo stesso modo della volontà di conoscere come vengono coltivate le verdure, è giusto che ognuno sappia che cos’era la bistecca che mangia tranquillamente, a chi apparteneva quella parte anatomica. Se la carne è un prodotto alimentare come gli altri allora è giusto e doveroso che ognuno conosca la natura di questo prodotto e il suo processo di produzione, a meno che non si vuole assumere un atteggiamento ipocrita e pur sapendo che la carne non è come le patate ma parti anatomiche di esseri dotati di sensibilità e intelligenza si preferisce non sapere per non subire turbamento nella propria sensibilità: sensibilità però negata all’animale.

Sarebbe auspicabile organizzare gite conoscitive nei vari mattatoi delle varie città d’Italia, invitando gli interessati a conoscere da vicino l’alimento che porteranno nel piatto con lo scopo di conoscere gli animali che saranno trasformati in bistecche, se sono in buona salute, i luoghi dove sono stati allevati, gli alimenti cui sono stati nutriti, le eventuali malattie cui sono stati soggetti, i medicinali cui sono stati somministrati, se sono stati attuati i sistemi di controllo veterinario, se sono state rispettate le procedure di esecuzione capitale e quelle igieniche.

Insomma, occorre che l’umanità si liberi da questa immanente cappa di indegna ipocrisia, a delegare altri a commettere ciò che in prima persona non commetterebbe mai: chi ritiene sia giusto e lecito mangiare animali abbia il coraggio di procurarsi da solo il cibo carneo e a guardare in faccia gli effetti prodotti da questa scelta dannosa e crudele.

Franco Libero Manco

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