“Quel treno chiamato desiderio…” – Da Spilamberto a Treia, a rate, il 25 giugno 2015

25/6/2015, alle ore 8,15 circa, io e Paolo cominciamo l'”avventura” del nostro primo viaggio in treno verso Treia, Via Castelfranco Emilia – Civitanova Marche, Macerata. Mentre prendo questi appunti siamo da poco saliti sull’Intercity 605, dopo il breve tratto sul trenino regionale Castelfranco Emilia – Bologna e cambio. Prevediamo di arrivare a Civitanova intorno alle 12 e 30 e da lì, non sappiamo ancora se con un altro treno o con un pulman, fino a Macerata presumibilmente alle 13 e 50. 

 
Tante volte avevo espresso il desiderio di provare a fare questo viaggio per Treia con questi mezzi pubblici. Personalmente mi è sempre piaciuto viaggiare in treno, lo trovo molto più sicuro dell’auto e per questo più rilassante (infatti non richiede attenzione particolare).

Quando uso il treno per andare da qualche parte, il bello della vacanza inizia già col viaggio, mentre quando vado in auto comincia quando arrivo alla meta.
Mi piace anche vedere facce nuove, con le quali forse avrò la fortuna ed il piacere di scambiare, oltre ad occhiate, anche pensieri e parole, ma già lo scambio di sguardi, mi fa riflettere e immaginare la personalità di chi ho di fronte o di fianco. 
 
Per esempio, oggi ho di fronte una bella ragazza sui 25-30 anni, mora, occhi verdi, labbra carnose, unghie laccate di rosa, jeans stretti e scarpe in corda con la zeppa, tipica bellezza mediterranea. Immagino sia una pugliese (almeno di origine) che torna dalla sua famiglia e forse l’aspetta anche un fidanzato.
 
Ho appena chiesto ad una controllora gentile che mi ha confermato che da Civitanova per Macerata c’è il treno, quindi tutte le comodità. Sono felice. Paolo non so. Non potendo portare più peso di quello che già abbiamo ha dovuto rinunciare a prendere qualche barattolo di marmellata di mia produzione ed il miele di acacia di Pietro di Montecorone, che gli sarebbero stati di consolazione nel prossimo mese senza di me.
 
E’ una bella giornata, calda e piena di sole mentre stiamo passando per la Romagna e si vedono gruppi di piccole case, campi di girasoli (che stanno sbocciando proprio ora), di mais , grano e orzo e frutteti e vigne. E’ una terra dell’abbondanza questa, sembra che da qui si possa sfamare mezzo mondo.
 
Paolo di fianco a me sembra sonnecchiare, ma invece come sempre non gli sfugge nulla…. ora è lui che scrive: “Sul treno per Taranto (Via Civitanova Marche) a fianco ad una signora anziana del sud. Telefona a Giuseppe per avvisarlo che è partita “Tutto a posto” In mano un libro storico “Maria Josè, l’ultima regina d’Italia”. Di fronte una signora giovane truccatissima con gli occhiali da vista e la sua bambina teenager che legge diabolik; quasi subito armeggiano entrambe col telefonino. Poi c’è una ragazza sui 30 anni, anche lei tira fuori il telefonino ma lo lascia sulla sua borsa appoggiata alle ginocchia, non lo usa molto, lo tiene a mo’ di “simbolo”. Caterina accanto a me scrive.”
Il viaggio continua tranquillamente fino a Civitanova, il treno è anche quasi in orario… solo pochi minuti di ritardo, peccato perché la controllora ci aveva detto che se per caso il treno fosse arrivato in anticipo di qualche minuto (l’arrivo previsto era alle 12 e 36) , avremmo potuto prendere un treno per Macerata delle 12 e 35, invece che aspettare quello delle 13 e 20. Pazienza! 
 
Solo che di pazienza in realtà ce ne è voluta molta di più. Arrivato proprio da Macerata il nostro treno (mentre un ferroviere ce ne aveva indicato un’altro che era già in stazione, fermo al binario adiacente), saliamo e alle 13 e 20 precise parte. Nel frattempo avevo allertatola cugina Valeria che ci sarebbe venuta a prendere a macerata alle 13 e 50. Con Paolo finalmente felice concordiamo che il treno è un bel mezzo: ecologico, riposante, piacevole e utilizzabile con soddisfazione… Costa un po’ troppo ma forse anche perché è poco usato ed i costi di gestione da ammortizzare saranno molti, quindi ci ripromettiamo di dare il nostro contributo ed utilizzarlo più spesso. A bordo una voce del capotreno all’altoparlante ci da il benvenuto e ci elenca le stazioni che toccheremo.
Cominciamo lentamente ad uscire dalla stazione ma dopo solo qualche centinaio di metri ilconvoglio rallenta paurosamente. Paolo chiede “Come mai va così piano?” Ed io rispondo “Ma, sai, sta uscendo dal centro abitato…”.  Infine si ferma.
Quei pochi che eravamo (tra cui una signora con una vistosa capigliatura riccia e nera ed una giacca gialla sgargiante) cominciamo a guardarci preoccupati.
Niente. Dopo un po’ un ferroviere trafelato comincia a fare avanti e indietro e dopo alcuni passaggi annuncia sconsolato che i motori non vanno e che bisogna tornare in stazione, tra rumori assordanti o flebili di motori in difficoltà. Dopo un bel po’ si torna in stazione e ci fanno salire su quel treno che ci aveva indicato quell’altro ferroviere, peccato però che ci tocchi aspettare ancora, fino alle 14 e 30, la partenza, avvenuta tra sbuffi, fischi e rumori assordanti tanto da farci temere un nuovo arresto. Avviso Valeria del nostro probabile arrivo, lei è già alla stazione di Macerata ad aspettarci da un’ora…. e finalmente arriviamo. Non so se avremo ancora tutta questa voglia di prendere il treno… Ma Paolo dice che in fondo si è divertito… ed allora l’esperimento continua!
Caterina Regazzi
 

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