Treia – Una giornata sul Monte Acuto, seguendo le tracce di Santa Sperandia

Care, cari  (come dice il caro Paolo)  anche il “pellegrinaggio” a Santa Sperandia di quest’anno è andato. Giornata molto intensa, favorita dal tempo clemente, che si apprestava ad un peggioramento pomeridiano, per cui anche la mattinata non è stata troppo infuocata. La sera prima era stata alquanto movimentata, aspettavamo alcuni ospiti, Riccardo, che è arrivato con bici e sacco a pelo da Castelfidardo e Rosalia, una vecchia amica di Paolo di Bracciano, accompagnata da Giacomo. Avendo ritardato la partenza a causa del caldo, non arrivavano più… intorno alla mezzanotte Rosalia ha chiamato disperata dicendo che erano lungo una salita che finiva contro un muro e che non potevano andare né avanti, né indietro.Io, che ero ormai a letto in camicia da notte, sono uscita come un fantasma (per fortuna erano vicini) e sono andata a recuperarli. Quindi mi sarò addormentata all’1 e 30 circa (forse anche più tardi).

Al mattino del 9 agosto 2015 sveglia, colazione al baretto, preparazione dei panini per il picnic e poi in attesa di tutti gli altri giù al Circolo (in vicolo Sacchette 15/a) . L’appuntamento era alle 9 e 30, ma Sonia ed il suo gruppetto, che era ospite dalle suore di San Severino, sono arrivati che erano oltre le 10, poi, dopo esserci radunati alla fontana delle tre cannella sotto Porta Montegrappa, siamo partiti alla volta della spianata in prossimità della Roccaccia.
Eravamo un gruppo numeroso: oltre agli accompagnatori di Sonia, ed a quelli già menzionati, c’erano una coppia da Civitanova, un’altra da Ancona, la fedele Orietta sempre di Ancona e l’amico Franco da Porto Recanati. Nessuno da Treia. Riccardo nel frattempo era già partito con la sua bici e ci aspettava a destino.
Siamo saliti piano piano con le auto e poi abbiamo subito preso il viottolo per scendere alla grotta della Santa. Personalmente non conosco la storia di questa donna, né per quanto tempo sia rimasta a vivere in grotta e come facesse per il suo sostentamento. Qualcuno ne ha chiesto informazioni. Che il suo corpo dopo la morte sia o non sia rimasto intonso? Per me quello è semplicemente un luogo della memoria. Essendoci già andata innumerevoli volte, negli anni, con persone diverse, sento il passaggio di numerosi pellegrini che vi hanno lasciato una traccia, materiale (foto, coroncine, fiori, scritte e pensieri, oggetti vari, ceri) o immateriale, per cui respiro un’atmosfera intima, spirituale ed anche di condivisione.
Bisognerebbe farci anche una meditazione silenziosa, io l’ho fatta, dopo il pranzo, ritirandomi sul muretto in cima alla scala con Magò.
Ma, tornando indietro, la discesa della lunga gradinata è stata molto lenta. Sonia ha mostrato alcune erbe ed alberi, descrivendone le proprietà, la commestibilità o meno ed i significati mitologici. Sonia (o Maria Sonia come ultimamente viene chiamata) è una “sibilla” che con le erbe parla, cura, ama, utilizza, vive; ormai sono parte di lei. Le sue mani sono spesso tinte dalle essenze che ne fa scaturire, a forza di stropicciare, sfregare e spezzettare. Non tutti apprezzano queste manualità ed il semplice fatto di raccogliere le erbe per mostrarle, ma si sa, anche i bambini, per conoscere le cose devono toccarle, annusarle, metterle in bocca e così noi con le piante, che per il resto, rispettiamo. Quando io e Paolo raccogliamo le erbe commestibili, cerchiamo di sfogliarle, come fanno gli animali, senza sradicarle, lasciando che la pianta possa sopravvivere, anzi, rafforzandola nella sua crescita.
Sulla terrazza davanti alla grotta le piante raccolte sono state disposte in un piccolo mandala/erbario, separate a seconda delle loro caratteristiche. Dopo aver ancora ascoltato Sonia abbiamo fatto un giro di condivisione in cui ognuno si è presentato ed ha parlato dei motivo della sua presenza in quel luogo, di quelle che sono le sue esperienze e aspirazioni su un modo di vivere più consapevole e rispettoso della natura. Io ho parlato anche del mio lavoro e della mia esperienza nel settore degli allevamenti e del fatto che (secondo me) c’è ancora molta strada da fare. Erano presenti molte persone che vivono, lavorano o che si rigenerano nella Natura, filo conduttore della giornata (naturopati, escursionisti, cultori di discipline olistiche, studiosi della natura,  semplici appassionati).
Poi ha preso la parola Paolo, allargando il discorso al Bioregionalismo, all’Ecologia Profonda ed alla Spiritualità laica, soffermandosi sull’alimentazione bioregionale che ha tra gli alimenti più consoni alla biologia umana, le erbe, frutti e piante commestibili che crescono, spontaneamente o coltivate, nel luogo in cui si vive, nella propria stagione di maturazione.
Per tempo mi sono apprestata alla risalita. Temevo che il mio ginocchio potesse risentire dello sforzo e lui mi è stato grato e mi ha “graziato”.
Tornati a casa, nella sede del Circolo, Franco ci ha guidato in una lunga, bella meditazione, rilassante e di consapevolezza. Siamo stati invitati ad osservare e a superare (o almeno di provarci) un nostro “annebbiamento”. molto potente, grazie, Franco.
Quasi tutti poi se ne sono tornati a casa o alle altre loro faccende, io e Paolo, assieme ad Orietta e Franco ci siamo premiati con un buon gelato del Grottino (il nostro baretto), assaporato sulla balaustra della Piazza di Treia. La stanchezza infine mi ha colto, portandomi a suggerire il ritorno a casa e così abbiamo fatto. Ringrazio i partecipanti  per la presenza e la condivisione e spero di rivederli (anche se per la maggior parte provenienti da luoghi lontani: Lazio, Molise, Lombardia, ecc.).
Caterina Regazzi
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Servizio fotografico  completo:
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