22 agosto 2015, a Treia era il tempo delle ficare mature…


Questa sera la passeggiata sotto le scarpate di Treia è stata “fruttifera”, invece di raccogliere la solita immondizia (lo farò un’altra volta) mi sono dedicato alla ricerca di frutta e verdura. 

Sono stato fortunato perché, dopo un alberello striminzito di melette selvatiche, ho trovato tre ficare (si chiamano così gli alberi di fichi) i cui frutti presentavano diversi gradi di maturazione.

I primi erano piccoli e duri ma abbastanza dolci, i secondi erano medi e più maturi e  più dolci, i terzi erano belli grossi, ben maturi e squisiti. Così ho fatto una scorpacciata di fichi, bianchi e neri, ed ho ringraziato il cielo per il sole di luglio e per le piogge di questi giorni che hanno reso possibile il “miracolo”.

Soddisfatto ho deciso di concedermi anche un ulteriore premio ed al solito baretto in piazza sono andato a comprare due dolcetti di pasticceria, un raviolo con la ricotta ed un fruttino gelatinoso. Me la sono cavata con euri 1.60.

Il baretto era pieno di giovani che sbevazzavano ed un po’ -dentro di me- li ho “giudicati” però mi sono ricordato di quando anch’io giovinastro senza arte né parte me ne stavo a bere l’aperitivo ed a stuzzicare l’appetito con brochettes au piment al Kalaò di Abidjan.

Abidjan a quel tempo sembrava una piccola Parigi, con tanto di vecchi quartieri alla Montparnasse, ove bere Beaujolais e parlare di politica. Ma dopo un bel po’ di quella vita “spensierata” io e una piccola banda di sderenati par mio decidemmo di andare in brousse  a conoscere la “vera” Africa. Partimmo così senza una meta precisa, quasi senza un soldo, a piedi e con l’autostop, eravamo due francesi, uno svizzero ed un altro italiano come me. Un po’ uniti ed un po’ disgiunti, non si sa come passando da un villaggio ad un altro ci ritrovammo in Alto Volta.

Appena passata la frontiera  fummo coinvolti in una festa. Non so che festa fosse, sicuramente non una cosa musulmana o cristiana perché il vino di palma girava a fiumi e giravano anche belle donne senza veli. Forse si trattava di una celebrazione “pagana”. Quella era la prima volta che assaggiavo il vino di palma. Ne restai inebriato… bevvi senza ritegno e poi al mattino, con  la benedizione della “vera” Africa continuammo il viaggio, senza sapere dove né perché…  Però  lo scoprii molto dopo e forse un giorno ve lo racconterò.

Ma tornando a Treia, eccomi qui che è sera e, dopo una bella doccia, come Gian Burrasca mi dedico al mio Giornaletto…

Paolo D’Arpini

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...