La dieta vegetariana aiuta lo sviluppo delle qualità intellettive

Alcuni ritengono che l’alimento carneo utilizzato dall’ominide fin dai primordi, e cioè dall’Homo erectus, circa 1,2 milioni di anni fa, sia stato l’elemento che abbia favorito lo sviluppo cerebrale e quindi l’intelligenza della specie umana. Naturalmente sono solo supposizioni dal momento che se ciò fosse vero aggiungendo carne alla dieta dei gorilla, scimpanzé, bonobo o agli orang utang, questi nel tempo dovrebbero aumentare le loro capacità cognitive.

Invece l’inizio della vera civiltà umana risulta simultanea alla coltivazione sistematica dei cereali, che la si può collocare a circa 10.000 anni fa, da quando l’essere umano da nomade cacciatore e raccoglitore divenne stanziale e si è trasformò gradualmente in agricoltore. Diversamente le popolazioni umane che si nutrono maggiormente di carne dovrebbero avere maggiore intelligenza rispetto a coloro che invece ne fanno poco uso o non ne fanno uso affatto. Sembra infatti che sia la basicità del sangue a dare maggiori lumi non certo la carne che risulta essere un alimento altamente acidificante.

A differenza dell’alimento carneo probabilmente sono stati i cerali con i quali vi è una correlazione tra sviluppo dell’intelligenza e capacità cranica, e questa è aumentata con la comparsa di Homo sapiens. “Però l’utilizzo dei cereali è sicuramente molto anteriore all’agricoltura, perché noi deriviamo dagli Australopitecini, che erano essenzialmente granivori. Noi abbiamo molti antichi adattamenti alla granivoria, come lo spessore dello smalto, la riduzione degli incisivi, le cuspidi dei molari, l’articolazione della mandibola, il pollice opponibile e lo sviluppo dei glutei. Probabilmente il modo in cui gli ominidi si procuravano la carne potrebbe aver favorito indirettamente lo sviluppo dell’intelligenza: gli ominidi si nutrivano di prede di grandi dimensioni, e per abbatterle o catturarle dovevano praticare una forma di caccia sociale, che implicava una collaborazione, per cui vi potrebbe essere stata una selezione a favore dell’intelligenza, che facilitava tale collaborazione “(prof. C. Consiglio).

E’ difficile dire come realmente siano andate le cose, ma a rigor di logica e di buon senso una sostanza fondamentalmente incompatibile con la specie umana non può aver favorito lo sviluppo della nostra intelligenza: sarebbe come dire che la mucca, strutturata anatomicamente per essere erbivora, facendole mangiare la carne aumenta il suo acume intellettivo, mentre l’esperienza della “mucca pazza” afferma il contrario.

La rivista “Viversani” riprende l’argomento con un articolo dal titolo “Vegetariani, da bambini erano più intelligenti” in cui si dice: “Secondo uno studio pubblicato sul British Medical Jiurnal chi diventa vegetariano prima dei 30 anni, probabilmente da bambino aveva un quoziente intellettivo superiore al normale (con una media di 5 punti in più). Lo studio ha coinvolto più di 8.000 persone che all’età di 10 anni erano state sottoposte ad un test di intelligenza. Dopo 20 anni è stato preso in considerazione il loro tipo di alimentazione.

Si è scoperto che i maschi vegetariani avevano totalizzato 106 punti, contro i 101 dei non vegetariani, mentre le donne vegetariane 104 punti contro i 99 delle non vegetariane. I ricercatori sostengono che questa è la dimostrazione scientifica del fatto che le persone più intelligenti sono anche le più sane. Se basta essere vegetariani per aumentare la propria intelligenza con l’essere vegani non si può che ottenere il massimo dei benefici.

Il prof. Armando D’Elia nel suo libro “Miti e realtà dell’alimentazione umana” dichiara: Ricercatori dell’Università di Oxford, dopo una lunga serie di test condotti su studenti, hanno individuato il rapporto esistente tra il pH del sangue che nutre il cervello e l’acume intellettivo rivelando che tale acume aumenta proporzionalmente alla “basicità” del sangue che arriva al cervello. L’alimentazione tradizionale, a causa soprattutto della carne è, in quanto a rendimento finale, acidogena, con un pH sensibilmente inferiore a 7. Il sangue dell’uomo in salute richiede in permanenza un pH alcalino superiore a 7, aggiratesi all’incirca su 7,35. Sono alcalinizzanti tutta la frutta fresca, la frutta secca, tutti gli ortaggi a foglia o a radice,le mandorle, le patate. L’energia necessaria all’attività del nostro cervello umano è fornita da circa 200 grammi quotidiani di glucosio, combustibile ricavabile solo dagli alimenti di origine vegetale (ad eccezione del latte che lo contiene combinato con il galattosio).

Franco Libero Manco

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