Treia – Appignano e luoghi limitrofi, il viaggio di una mattina di metà febbraio… Ufficio postale, chiese, monumenti ed altro ancora

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Stamattina, 17 febbraio 2016, dopo la colazione, io e Paolo siamo tornati a casa ed io mi sono messa a preparare il pranzo. Quando però ho visto che erano solo le 10 ed avevo quasi finito, ho pensato di andare a fare una passeggiata. Il tempo era discreto e potevo portare con me anche Magò (la cagnetta). Quando Paolo mi ha visto così… ha deciso di venire anche lui ed ha proposto di andare ad Appignano. 

Doveva ritirare la pensione in posta, e le poste di Treia sono chiuse e chissà per quanto tempo ancora, dato che circa un mese fa c’è stato un assalto al postamat che è stato fatto saltare e da allora l’ufficio postale del paese non è funzionante, con grave disagio per tutti ed in particolare dei pensionati.  Al che ho accettato subito la proposta e ci siamo messi in macchina.
L'immagine può contenere: spazio all'aperto

L’ultima volta che eravamo stati ad Appignano era in occasione  del conferimento all’amico Alberto Meriggi della cittadinanza onoraria, ma  quella fu una visita senza fare neppure un giretto turistico per il centro del paese. Durante la cerimonia avevamo sentito delle belle canzoni, cantate da un duo popolare, tra cui una che parlava del brigante Bellente, o forse “patriota” che operava nelle campagne locali…. (ma di questo ne parlerò più avanti)…

Siamo arrivati ad Appignano in poco tempo, passando per la contrada treiese di Chiesanuova, ivi giunti  abbiamo chiesto dov’era l’ufficio postale, Paolo ha fatto il suo prelievo e poi ci siamo spostati verso il centro. Siamo entrati attraversando una porta ad arco e ci siamo ritrovati subito nella piazzetta del Comune. Abbiamo poi girato un po’ per i bei vicoletti e visitato un paio di chiese. La prima più centrale non ricordo a chi sia dedicata, assomiglia un po’ a San Francesco di Treia, però un po’ più piccola, tutta affrescata e vi si accede da una scalinata doppia che porta ad una balconata, l’altra dedicata a Santa Tecla. 
L'immagine può contenere: spazio al chiuso
Durante la nostra perlustrazione per vicoli e vicoletti abbiamo ammirato diverse sculture e bassorilievi in ceramica affissi sulle pareti delle abitazioni, tra cui un dedicata al Brigante Bellente, in cui si vedeva un carabiniere che intimava: “Arrenditi Bellente” e lui avvinghiato alla sua donna, con lo schioppo nell’altra mano bene in vista, che rispondeva:  “Mortu scì ma viu no”. Come dire: “arrendersi mai!”. 
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Risaliti in macchina ed andando via dal paese abbiamo scorto una terza e poi una quarta chiesa, tutte erano aperte a disposizione dei fedeli e dei visitatori. Questo ci ha fatto pensare alla situazione delle chiese di Treia: a parte il Duomo, vicino a casa mia, che è abbastanza  aperto ai fedeli, le altre chiese (e sono numerose) sono quasi sempre chiuse o aprono solo in occasioni particolari e quindi raramente. Una vera disdetta per i turisti che dovessero visitare il nostro centro storico. Le “nostre” chiese sono molto belle e meriterebbero di poter essere visitabili facilmente, magari se ci fosse qualche pensionato disposto a prendersi l’incarico di aprirle almeno a richiesta e pare che ce ne sarebbero di volontari, bisogna solo avere l’autorizzazione dalla curia (che stenta a concederla).
Di ritorno  a Treia ci siamo fermati al negozio dell’agricoltura e degli animali di Borgo, dove andavo sempre a comprare le granaglie per le nostre Ciccì e Coccò (le due gallinelle da batteria salvate dalla morte). 
 
Lì, Paolo è sceso a vedere se c’era in vendita un alberello di cachi (a noi piacciono moltissimo) da piantare in giardino… Ce n’erano diversi e così ci siamo messi in macchina un bell’esemplare di caco vaniglia e siamo subito andati a piantarlo nell’orticello. Speriamo che presto dia i suoi buoni frutti, anche se probabilmente passerà qualche anno.
 
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Ecco anche questa è fatta!
 
Caterina Regazzi
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