“Spirito come sintesi di intelligenza e coscienza” – Resoconto dell’incontro tenuto a Pavullo il 14 giugno 2016

Come si fa a parlare della spiritualità? Un fatto così personale, così impalpabile, così poco concreto? Come si fa a descrivere un incontro sulla Spiritualità? Come si fa a riportare cosa è stato espresso?


Paolo era stato invitato dal Caffè Filosofico di Pavullo (coordinato da Marinella Gianaroli) a tenere un dibattito sulla Spiritualità laica, argomento che pratica e discute da decenni e di cui è stato uno dei primi ad occuparsi. Ma si può dire che una persona “ha scoperto” la “spiritualità laica”? Forse da qualcuno (e questo ve l’ha già raccontato svariate volte lo stesso Paolo) fu coniata questa espressione, per definire una spiritualità che non si incasella in nessun credo o religione o anche pratica specifica. Ma la spiritualità laica, o naturale, è antica come l’uomo, che da sempre ha ricercato, dentro e fuori di sé, un Assoluto, che tutto compenetra, vivente e non vivente.


Ed allora ci siamo ritrovati, martedì 14 giugno 2016, in un nutrito gruppetto, attorno ad un tavolo al bar dell’albergo Corsini di Pavullo e, tra una carota e un sedano, una tigella e una crescentina, abbiamo piacevolmente discusso sull’argomento. 
 
Paolo ha giustamente voluto iniziare con un giro di condivisione in cui ognuno si è presentato ed ha espresso qualcosa sull’argomento. Lui ha proseguito inondandoci di parole (mi stupisce sempre) e poi un altro giro di condivisione. Io ho raccontato la storiella della mia spiritualità, di come sono partita con una “spiritualità cattolica”, essendo cresciuta in una famiglia con madre e nonna credenti (ma solo mia nonna praticante) e padre ateo, che io da bambina cercavo di convertire, e avendo frequentato per molti anni una scuola di suore (perché era vicina a casa). In seguito mi sono distaccata e, pur considerandomi agnostica, sento che dentro me, a parte il corpo e la mente, c’è un qualcos’altro, che io chiamo “spirito”.

Ognuno ha detto qualcosa del suo sentire al riguardo, qualcuno ha anche detto che è meglio mantenersi su un livello “materiale” e/o che bisogna “ascoltare il proprio corpo”. Il mio corpo ultimamente forse in effetti andrebbe un po’ più ascoltato, mi sento sempre stanca e acciaccata, anche se nel complesso, abbastanza bene.

Coltivare la propria spiritualità, secondo me, fa vedere le cose del mondo, le cose che ci capitano, dentro e fuori di noi, come eventi a cui non attaccarci e dai quali non farci condizionare. Ci fa vedere gli eventi più limpidamente, senza giudizio, condanna o compiacimento.
Nell’andata e ritorno per e da Pavullo ci ha fatto da accompagnatore e autista l’amico Peppino, che è stato prezioso. Io che non stavo tanto bene, me ne sono potuta stare dietro a sonnecchiare. Grazie Peppino!
Grazie a tutti per la organizzazione e la partecipazione.

 
Caterina Regazzi

 

 

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Un pensiero su ““Spirito come sintesi di intelligenza e coscienza” – Resoconto dell’incontro tenuto a Pavullo il 14 giugno 2016

  1. “Indipendentemente dall’incontrarvi un maestro o no ogni sentiero è valido solo per la mente. Secondo la mia esperienza il rapporto con un maestro non ha lo scopo della trasmissione di qualsivoglia dottrina o insegnamento spirituale bensì di percepire il “tocco” o “profumo” della sua realizzazione. Le sue parole sono solo un sotterfugio per trasmettere la sua “grazia” (non c’è altra parola più pertinente ed appropriata)… trascorrendo il tempo nella sua presenza” (Paolo D’Arpini)

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