Osho: “La morte fa paura, perché….”

Domanda – Osho, ho sempre pensato che la paura dovesse essere conquistata e che solo così la morte non mi avrebbe più spaventato.  L’altro giorno mi trovavo in un posto sulle colline dove alcune persone sono state uccise e ho visto che la morte è dolce. Ora penso che debba essere più in questo modo: che la morte ci aiuta a comprendere la paura. Che prima bisogna farne esperienza e così lei ci aiuta a comprendere cos’è la paura. È così? Puoi parlarne per favore?

Risposta – Mukti Gandha, la tua domanda si basa su una completa confusione, su un equivoco. E prima dovrai comprendere la tua confusione. Dici: “Ho sempre pensato che la paura dovesse essere conquistata”. Questo è il primo equivoco. Non è possibile conquistare la paura. La paura deve essere compresa. Nel momento in cui cominci a pensare di conquistarla, hai già accettato la sua esistenza, e il suo potere su di te. E la paura è solo un’ombra: puoi combatterla, ma non puoi vincere. Sul cammino dobbiamo essere molto consapevoli se stiamo combattendo con qualcosa che non esiste, ma che è solo una nostra proiezione. Altrimenti il viaggio si allunga sempre di più.

In secondo luogo, il linguaggio della conquista non è il linguaggio di un meditatore, è il linguaggio di un soldato. Non abbiamo niente da conquistare. Dobbiamo certamente comprendere tutto ciò che ci riguarda, la nostra mente e i suoi modi di funzionare. Per esempio la paura non è mai esistita. Questo non significa che le persone non hanno avuto paura. È una cosa totalmente diversa. Le persone hanno paura perché non capiscono molte cose e la paura nasce dalla loro ignoranza.

Hai visto la morte… Pensi di averla vista, perché la morte può essere vista solo in profonda meditazione, dove si dissolve come si dissolve l’oscurità quando fai luce. Ma tutti pensano di aver visto la morte solo perché hanno visto qualcuno morire.

Vedere qualcuno morire non significa vedere la morte, perché ciò che accade nella persona è invisibile per te. Sta solo cambiando casa, si sposta da un corpo a un altro. Ma quella consapevolezza che il corpo muore quando la vita esce dal corpo… Il corpo è sempre stato fatto di cose materiali, di cose morte. È la consapevolezza interiore che irradia attraverso tutto ciò di cui il corpo è fatto che lo fa apparire vivo.

E sai perfettamente che quando sei depresso, triste, appari meno vivo. E quando sei felice, beato, ridente, hai un aspetto molto più vivo. La vita arriva da fonti interiori dell’essere ed è eterna. Per cui la morte non può esistere. La morte è solo un cambiamento che non è possibile vedere con gli occhi.

Sono stati fatti degli esperimenti: se esiste qualcosa come la consapevolezza, o anima, nell’uomo… Hanno pesato una persona morente. Certamente se qualcosa lascia il corpo questo peserà meno. Ma non è così. E dal momento che non perde peso le persone che hanno fatto questi stupidi esperimenti sono arrivate alla conclusione che la consapevolezza non esiste. La consapevolezza non ha peso.

Quindi prima devi capire che la paura non va conquistata, altrimenti avrai sempre paura della paura conquistata, perché continua a esserci, conquistata, ma c’è. Ora hai il controllo, ma le cose cambiano. Potresti, in un momento di debolezza, essere nuovamente sopraffatto dalla paura che non esiste, e di nuovo avrà il controllo su di te. Non hai sempre la stessa vitalità, la stessa forza. Ci sono momenti su e momenti giù… e in ogni istante in cui avverti un disagio, la paura potrebbe tornare, e la cosa miracolosa è che quella paura non ha esistenza, se non nella tua immaginazione.

Tu non hai visto la morte. Per vedere la morte c’è solo una possibilità ed è la meditazione profonda. E l’altra possibilità è morire. Ma anche questa non è certa, perché la morte è un fenomeno così profondamente chirurgico – tutta la consapevolezza deve lasciare il corpo – e la natura fa in modo che prima di morire le persone cadano in stato di incoscienza.

La scienza medica lo ha imparato solo di recente: quando operi prima anestetizzi la persona. Locale o totale, ma un po’ di anestesia, di incoscienza, ci deve essere. Altrimenti non è in grado di sopportare il dolore. E stiamo parlando di piccole chirurgie. La morte è la più grande chirurgia. Tutta la tua consapevolezza è estratta dal corpo. Naturalmente diventi inconscio prima che accada. E quindi anche quando muori – e sei morto tante volte – non te lo ricordi. Eri inconscio, come puoi ricordare? La memoria non ha registrato nulla.

Quindi l’unico modo certo, al cento percento, è la meditazione. La meditazione crea la situazione in cui sai che tu e il tuo corpo siete assolutamente separati. Lavorate insieme in profonda armonia, in grande sincronicità, ma non siete “uno”. Quando lo comprendi sai che la tua consapevolezza è la tua vita. E nel momento in cui la vita lascia il corpo, la gente pensa che il corpo muoia.

È sempre qualcun altro che muore, hai notato? Tu non muori mai. Ti senti bene che qualcun altro è morto e tu sei vivo da molti anni e la morte non è ancora arrivata. E anzi, più a lungo vivi e meno c’è possibilità che muori.

Secondo le statistiche la maggior parte della gente muore intorno ai 75 anni. E da quel punto in poi la percentuale delle morti comincia a scendere. Intorno agli 80 anni muore meno gente. Avvicinandosi ai 90 ancora meno. E arrivati a 100, ancora meno! E a 150 anni è molto raro che qualcuno muoia. E arrivati a 200 non ci sono precedenti. Quindi se riesci ad arrivare fino a 200 anni, non morirai più. Vedrai tutti gli altri morire e te la riderai!

Ma vedere qualcun altro morire non è un’esperienza di morte. Devi entrare dentro così in profondità da diventare pura consapevolezza. Il corpo ti circonda, ma non è inseparabile da te. Riesci a vedere la distanza. In quel momento vedi che la morte è una finzione, la più grande finzione. Ma continua a tormentare la gente perché nessuno medita e quando muoiono la paura della morte li rende così inconsci che diventa impossibile per loro fare esperienza di ciò che sta accadendo.

Da fuori non puoi avere quell’esperienza e da dentro puoi farne esperienza solo essendo consapevole. Ma quel genere di consapevolezza è raro. Coloro che sono riusciti a creare, attraverso la meditazione, quella cristallizzazione di consapevolezza, sono tutti d’accordo sul fatto che la morte non esiste. E quindi la questione della paura non si pone.

E poi dici: “…e che solo così la morte non mi avrebbe più spaventato”. Nessuno nella storia dell’uomo ha mai conquistato la paura. Persino i più grandi guerrieri tremano dentro. E tu stai capovolgendo tutto…
Osho

(Fonte: Osho Times n. 229)

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