16 agosto 2016 – L’attesa del Grande Cocomero in formato ridotto… (ma buono!) a Fontenoce di Recanati

Il mio dolce compagno Paolo mi ha raccontato che una delle iniziative più ricorrenti e di successo del Circolo Vegetariano era la festa denominata “L’attesa del Grande Cocomero” che si teneva ogni anno a Ferragosto  (Vedi: http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2016/08/quando-il-ferragosto-si-chiamava-festa.html)  zitti, senza neanche citarla, abbiamo voluto ricordarla e ripeterla.

Infatti il 16 agosto 2016, siamo partiti da Treia verso le 19, siamo passati a prendere Petra, una donna di origine tedesca, scultrice e potatrice di ulivi e viti, da anni stabilitasi a Treia, e siamo andati assieme a Fontenoce di  Recanati,  nel casale di Gigliola Rosciani. 
 
Qui arrivati, intanto che aspettavamo che Gigliola annaffiasse le sue centinaia di piantine, una ad una (“Così controllo come vanno e se per caso sono da sostituire, poi quando hanno preso il via ci metto l’irrigazione col tubo” mi ha detto) nel frattempo io e Paolo abbiamo fatto un giro in una parte dell’orto, cocomeri non ne abbiamo trovati, ma abbiamo trovato meloni, pomodori, zucche e zucchine (in parte coperte con delle cassette per proteggerle dall’istrice), barba del negus, prezzemolo, basilico, melanzane, insomma ogni ben di dio (o della dea?). Diciamo ogni buon dono di Madre Terra. Volevamo fare un po’ di spesa, ma poi, tra il mangiare, la luna, il buio, la musica e tutto il resto, ce ne siamo scordati.

C’erano varie persone, ma quella che mi ha fatto più piacere rivedere è stata Donatella Misino, con il suo organetto (oltre che con tutta la sua bella famiglia). Donatella era venuta a suonare alla presentazione del libro “Treia, storie di vita bioregionale” alla Talea di Santa Maria in Selva nell’ambito della Festa dei Precursori del 2015 ed era stata una presenza che aveva arricchito di molto la manifestazione. Ricordo che dopo la presentazione, forse anche per stemperare la tensione che mi/ci coglie in queste occasioni, ci eravamo messi fuori nel giardino a ballare al suono dell’organetto. In quella occasione Donatella disse una frase molto bella che mi piace riportare :”Grazie Paolo, i tuoi consigli, le tue parole mi hanno fatto riflettere. “Non essere presuntuosa ma neanche troppo umile”, che tra l’altro coincide con il pensiero di Aristotele (che abbiamo studiato alla scuola di filosofia popolare che frequento a Macerata) sulla capacità di trovare la giusta via di mezzo, in un esercizio costante e quotidiano (in questo consisterebbe la vera virtù che porta alla felicità!)”.


Beh tornando alla serata devo dire che non è mancato nulla: la luna era quasi piena e così siamo stati al suo chiarore, il cibo da ognuno portato, quasi tutto vegetariano era di ottima qualità e sapore, la compagnia era tutta di belle persone che avevano voglia di condividere una presenza, anche senza tante parole, il falò acceso ha vivificato il senso della vista, il chiaro vedere, l’immaginazione, il suono dell’organetto, molto più sicuro di un anno e mezzo fa, accompagnato da chitarra, tamburello, violino suonato dalla figlia di Donatella, Carlotta,  
ha allietato di molto i cuori, c’erano poi anche i micetti della gatta tricolore di Gigliola, di cui ho controllato il sesso, belli bellissimi e sani, mentre uno degli altri gatti, il bianco incidentato, si sta lentamente riprendendo.   Lì d’appresso c’era una cagnona meticcia,  di alcuni ospiti,  di nome Pinta che faceva un po’ la posta ai gatti.
 
Io e Paolo c’eravamo messi un po’ in disparte davanti alla luna,  poi ci ha raggiunto Daniela con la quale Paolo ha cominciato a parlare di Muktananda,  di cui avevamo da poco festeggiato il Divya Diksha (vedi anche:  http://www.circolovegetarianocalcata.it/2016/08/13/swami-muktananda-shaktipat-il-risveglio-della-coscienza/) e di Gurumay e quel che le ruota attorno, ma questa è un’altra storia….
 
Caterina Regazzi

Album fotografico: 
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Un pensiero su “16 agosto 2016 – L’attesa del Grande Cocomero in formato ridotto… (ma buono!) a Fontenoce di Recanati

  1. “Sono rimasto quasi tutto il tempo un po’ in disparte davanti alla luna, assorbendo i suoi benefici raggi. Nel frattempo tutto intorno a me si svolgeva la festa. Non mi sono però assentato completamente, ero presente, ascoltavo, guardavo, godevo della felicità semplice che dagli altri emanava e che io stesso emettevo…” (Paolo)

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