Riconversione e riqualificazione industriale ed agricola in chiave ecologica

 
La continuità della nostra società, in quanto specie umana, richiede una chiave evolutiva, una visione globale, per mezzo della quale aprire la nostra mente alla consapevolezza di condividere con l’intero pianeta l’esperienza vita.
 
Questa è la visione dell’ecologia del profondo, la scienza dell’inscindibilità della vita.

Ne consegue che sia la politica che l’economia umana  devono tener conto dell’ecologia per avviare un progresso tecnologico che non si contrapponga alla vita e che sia in sintonia con i processi vitali del pianeta. La scienza e la tecnologia in ogni campo di applicazione dovranno rispondere alla domanda: E ciò ecologicamente compatibile? I macchinari, le fonti energetiche, lo smaltimento dei sottoprodotti, la produzione di alimenti, il rapporto con gli animali, dovranno essere realizzati in termini di sostenibilità ecologica.
 
Deve essere avviato un rapido processo di riconversione e riqualificazione industriale ed agricola che già di per se stesso sarà in grado di sostenere l’economia. Infatti la sola riconversione favorirà il superamento dell’attuale stato di enpasse economico e sociale. Una grande rivoluzione umana comprendente il nostro far pace con la vita globale del pianeta.
 
La chiave evolutiva da noi proposta sta nel cambio radicale di visione, passando dal criterio di destra-sinistra (ormai superato dalla situazione) ad una coscienza di compresenza e compartecipazione del contesto vitale, una coscienza priva di ipocrisia e furbizia, tesa all’approfondimento dei valori della vita (nella società e nell’habitat).  
 
Infatti abbandonando il concetto ormai obsoleto di destra-sinistra possiamo tranquillamente entrare nel mondo dell’appartenenza e condivisione. La consapevolezza di essere parte integrante del tutto l’unica strada per uscire dal vortice di una ripetitiva e rovinosa barbarie.
Paolo D’Arpini
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Un pensiero su “Riconversione e riqualificazione industriale ed agricola in chiave ecologica

  1. Quanto qui asserito è già messo in pratica da anni nelle fattorie (con Oasi di pace e relativa clinica veterinaria per gli animali) della Fondazione Gabriele, che si trova nel centro della Germania e che gestisce “pacificamente” centinaia di ettari di terreni coltivati o lasciati a bosco per gli animali selvatici. Il tipo di agricoltura lì praticata si chiama, appunto, “agricoltura pacifica” e va ben oltre quella biologica e biodinamica. Sue “succursali” sono in una quindicina di Paesi dell’Africa Centro-Occidentale, ma la meta è far divenire tutta la Terra un’unica Oasi di Pace. Ed allora sulla Terra ci sarà finalmente il Regno della Pace profetizzato da Isaia 2500 anni fa. Marco

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