Civitavecchia Orte Ancona – Una linea ferroviaria “bioregionale”, tra due mari…. (Resoconto del convegno del 3 febbraio 2017 di Gallese)

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Caro Paolo,  dal convegno sulla linea ferroviaria Civitavecchia Orte Ancona,  tenuto a Gallese il 3 febbraio 2017, cui ho partecipato con Marco, abbiamo ricavato una buona impressione sul progetto, che ha trovato un primo riscontro in Parlamento, in prima lettura, alla Camera dei Deputati.

L’incontro, molto partecipato, ha visto la presenza di  rappresentanti delle istituzioni locali ( tra i quali anche la Sindaca di Blera) e del Parlamento, di comitati e associazioni, uniti dalle prospettive di cambiamento del ripristino della linea ferroviaria Orte-Civitavecchia, che rappresenterebbe un’alternativa al trasporto su gomma per passeggeri (e alcuni auspicano anche per merci), facilitando così gli spostamenti e i collegamenti nel territorio per gli abitanti, accrescendo anche le possibilità di conoscenza delle bellezze locali finora ignorate da parte di numerosi turisti  proprio perché non facilmente raggiungibili.

Quel che noi auspichiamo per uno sviluppo  realmente attento a forme di benessere per le comunità in termini di salute e di rispetto della natura, è che le amministrazioni locali e centrali responsabili  della realizzazione delle relative infrastrutture siano capaci  di preservare quanto più possibile l’habitat dei luoghi naturali della Tuscia, il cui fascino dipende proprio dalla scarsa presenza umana, che ha permesso alla natura di riprendersi i propri spazi e di mostrarsi nella sua   straordinaria selvatica bellezza. E’ a questa riserva di biodiversità e alla loro integrità che occorrerà volgere lo sguardo nelle future valutazioni di possibile  sviluppo.

Il timore  di un assalto al territorio è fondato. Non ci vuole molto, in nome dell’economia turistica e del profitto immediato, a trasformare  luoghi naturalistici e archeologici in spazi di attrazione effimera  che di bello non hanno niente e che conducono inevitabilmente alla povertà ecologica, sociale, culturale ed infine economica del territorio.

Affinché una cultura bioregionale e di ecologia profonda informi saggiamente le scelte politiche, è indispensabile innanzitutto che essa metta radici consapevolmente tra noi cittadini, nel nostro modo di rapportarci al vivente e che si traduca in pratiche virtuose individuali e collettive di crescita condivisa, che le amministrazioni hanno il compito di favorire.  Ed è ai cittadini,  al loro patrimonio di competenze e sensibilità ecologica, che le amministrazioni dovranno rivolgersi se si intende realmente fare di un territorio un luogo di vero e autentico ben-essere.

Marina Pellico  –  lunisulmignone@vodafone.it

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