Soccombere al degrado sociale ed umano o prepararsi a superarlo?

Le varie nazioni europee hanno dimostrato, dopo i recenti attentati, la loro totale incapacità di affrontare l’emergenza terroristica che si profila all’orizzonte, mancando completamente di “intelligenza” e di forze idonee a contrastare le violenze ed i rovesciamenti delle strutture democratiche istituzionali.

Mentre l’immigrazione illegale di giovani e robusti e ben nutriti profughi “economici” (o religiosi), soprattutto provenienti dalla Libia, o dal nord-Africa in generale, verso l’Italia, prosegue seguendo una escalation matematica che ormai si dimostra una invasione vera e propria, i vertici politici e soprattutto le forze interne di pubblica sicurezza risultano inidonee ad affrontare una qualsiasi “emergenza”.

Tempo fa predissi che l’Italia è destinata alla frammentazione, né più né meno come all’inizio del basso medio evo. Piccoli poteri regionali sostituiranno lo Stato. Poteri che non sempre saranno rappresentativi del popolo italiano. A macchia di leopardo si costituiranno piccoli “ducati” indipendenti come sta già avvenendo, ad esempio, per quelle regioni dominate da mafia, ndrangheta, camorra ed altre associazioni. Alcune città saranno islamizzate, altre si circonderanno di nuove mura difensive per ostacolare l’islamizzazione, le basi NATO si attrezzeranno a proteggere i proprio territori, etc. etc. insomma l’Italia scomparirà in quanto tale divenendo una sorta di terra di nessuno a fare da cuscinetto fra l’Europa del nord e il mondo islamico.

Certo anche i paesi nordici avranno di che pentirsi della loro politica aggressiva, da un lato, nei confronti dei paesi islamici sconvolti da guerre finalizzate alla rapina coloniale, e dall’altro dalla totale impossibilità di attuare politiche “integrative” (non accette da chi dovrebbe essere integrato). Ma già vediamo che alcuni stati europei si stanno attrezzando a chiudere le frontiere all’immigrazione forzata in modo tale che la principale “vittima” dei flussi migratori sarà l’Italia.

Eppure non è detto che sia impossibile creare una “integrazione” ed una collaborazione anche fra membri di culture e razze diverse. Siamo tutti esseri umani e non c’è alcuna differenza fra un nero, un bianco ed un giallo. Il problema subentra quando una certa comunità vuole far prevalere la sua “cultura” o “religione” o “idea politica” e cerca di imporla in un modo o nell’altro agli altri. Ricordo, durante i miei viaggi in Africa od in vari paesi dell’Asia, che se ci si relaziona su un piano esclusivamente umano con gli altri non c’è nessuna difficoltà a dialogare e condividere emozioni e bisogni. L’amore è possibile quando ci si apre, se ci si chiude vince l’egoismo e l’ignoranza. Può definirsi egoismo o ignoranza “cristiana” o “maomettana”, della squadra di calcio o del colore della pelle…

Ma cosa possiamo fare se l’opponente che manifesta quell’egoismo, che sia un banchiere ricchissimo, un industriale, un re, un papa, un mullah, od un “poveretto” che cerca di farsi largo nella società, arraffando quel che può, pur di ottenere almeno i galloni da “caporale”? Possiamo difenderci o dobbiamo semplicemente soccombere, dobbiamo porgere l’altra guancia o dobbiamo armarci ad armi pari? Sinceramente non lo so, non ho una ricetta precisa, forse dipende dalle situazioni e dalle condizioni in cui ci si trova.

Parlavo oggi con Caterina, la mia compagna, della necessità di mantenere una rete di relazioni simbiotiche con i nostri affini, con le persone con le quali condividiamo valori e intelligenza. Di fatto è esattamente quel che sta avvenendo in tutti gli ambiti della nostra comunità umana: i delinquenti e gli arroganti si uniscono per fini di potere e prevaricazione e gli umili ed i consapevoli incontrano i loro simili, al fine di non disperdersi e di mantenere una civiltà “bioregionale e spirituale” (una civiltà della Vita in generale).

Paolo D’Arpini

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