Carnivori non pentiti. Geneticamente ipocriti…?

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Per la stragrande maggioranza degli uomini la sofferenza degli animali, l’ingiustizia della loro schiavitù, il loro millenario sistematico sterminio, è semplicemente un problema che non esiste: è talmente degenerata l’attenzione sul valore della vita degli altri esseri viventi che nessuno o pochi si accorgono non solo dell’inferno degli allevamenti intensivi e dell’immane olocausto che si consuma giornalmente nei mattatoi, nei mari, nei boschi, tenuto volutamente lontano dagli occhi e dalla coscienza della gente.

Gli umani, deviati dalla loro vera natura di esseri fondamentalmente pacifici, vivono e si nutrono da predatori e, di conseguenza, come tali si comportano, come tali pensano (anzi non pensano) per poi lamentarsi delle malattie e della violenza che dilaga, indifferenti alle leggi della natura che sempre esige il suo riscatto, e la carne degli animali uccisi ci condanna accorciandoci la vita; ci danneggia sul piano morale rendendoci insensibili verso la sofferenza dei nostri stessi simili; ci abitua alla sonnolenza, perché preferiamo non sapere chi abbiamo nel piatto, e a negare il suo diritto all’esistenza. Ammalati, insensibili e chiusi alla conoscenza sperare poi nel proprio benessere, nella pace, nel diritto, nella giustizia è pura illusione.

L’uso del mangiar carne è la prova del fuoco per tutti, ma soprattutto per chiunque dice di lottare per un mondo migliore; di chi parla ipocritamente di amore, giustizia, di pace, libertà mentre affonda il coltello nelle viscere di una creatura fatta come egli stesso per divorargli una gamba, il fegato, il cuore dopo averlo insaporito in padella, che è come mangiare i resti di un’operazione chirurgica. Come può una persona, degna di questo appellativo, sensata, sana di mente, razionale non sprofondare nell’orrore, nel disgusto e nella vergogna di considerare buone da mangiare le parti anatomiche di un animale identiche alle sue stesse parti anatomiche?

Dalla convinzione che si consideri normale mangiare animali si valuta l’apertura mentale di un individuo, la sensibilità della sua coscienza, il suo senso critico, l’indifferenza nei confronti della sofferenza altrui, la capacità di valorizzare il bene della vita in ogni sua espressione.

Quando i personaggi della storia contemporanea parlano di pace, giustizia, di rispetto dei deboli ma a cena divorano un animale che ha pagato con la prigionia a vita e l’agonia della morte violenta il prezzo del piacere umano non peccano forse di ipocrisia, di indifferenza e di ingiustizia? Questo non dimostra forse mancanza di senso critico, capacità di analisi e soprattutto insensibilità verso la vittima del proprio piacere?

Ma l’ipocrisia non è “prerogativa” solo dei grandi personaggi. Molta gente dice di amare i propri animali, darebbe la propria vita per il proprio cane o il proprio gatto, magari è un attivista per i diritti degli animali, ma ipocritamente usa mangiare il pesce o il formaggio e la motivazione è spesso avvilente: “perché mi piace”.

Voi che parlate di pace tra i popoli, di giustizia sociale, di libertà, di rispetto per il prossimo; voi che usate mangiare la carne di un animale che ha subito l’inferno degli allevamenti intensivi, la prigionia fin dalla nascita e l’agonia della macellazione; voi che ritenete prioritari i vostri diritti sui vostri doveri morali, considerate la vostra incoerenza, confrontatela con ciò che voi stessi quotidianamente causate a creature senzienti che come voi amano la vita, la libertà e hanno paura di morire, considerate tutto questo e vergognatevi di essere cosi egoisti; vergognatevi se invocate la giustizia quando qualcuno vi ha scalfito un’unghia mentre giustificate la tortura e la morte di tanti animali per il piacere del vostro stomaco. A causa di questo un giorno le generazioni future guarderanno a noi con incredulità ed orrore.

Franco Libero Manco

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Un pensiero su “Carnivori non pentiti. Geneticamente ipocriti…?

  1. Scrive DDV a commento dell’articolo: “Non lo so, ho dubbi. Sono d’accordo contro i lager allevamenti ma credo che l’uomo sia non carnivoro ne vegetariano ma onnivoro e che nella dieta dell’uomo faccia parte anche la carne. Come ho detto ho dubbi, però ho sempre pensato che una differenza notevole la farebbe il modo di allevare gli animali: mucche al pascolo che possono allattare i loro vitellini, maiali in ampi recinti e galline che razzolano farebbero una vita felice almeno fino al momento della macellazione, che dovrebbe essere fatta nel modo più rispettoso e indolore possibile. Quindi pochissima carne ma “felice”. Personalmente sono quasi vegetariana, ammetto di indulgere con i salumi.”

    Mia rispostina: “Vorrei che questo tipo di ragionamenti si sciogliessero al sole di una consapevolezza più ampia, in una convivenza di uomo natura animali in cui non debba necessariamente esserci una scala gerarchica e un uso. Anche se un allevamento è eco-compatibile, la parola stessa “allevamento” -sottintendendo l’utilizzazione degli animali allevati, significa “sfruttamento”. Comunque il discorso è aperto e non serve chiudere gli occhi di fronte alla realtà dei fatti. In questo momento la maggior parte degli uomini si ciba ancora di carne e di derivati animali, per cui bisogna andare per gradi…”

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