Se un morto per otite “mal curata” vale più di numerosi morti da vaccinazione compulsiva – Il sistema farmaceutico politico impone due pesi e due misure

La storia del “bambino morto per una otite “mal curata”, che imperversa in questi giorni su tutti i media, compresi quelli della provincia di Macerata, viene a ciccio di sellero, come suol dirsi, per accontentare i bisogni del sistema. Nel senso che la medicina ufficiale aveva bisogno di un contraltare per contrastare la grande opposizione popolare alle vaccinazioni obbligatorie, volute dalle case farmaceutiche e decretate compiacentemente dalla Lorenzin.

Quel povero bambino sarebbe potuto morire comunque, e per qualsiasi altra causa, non solo per una otite curata male, con l’omeopatia (il che equivale a dire che l’omeopatia non funziona come vien detto apertamente dai soliti saccenti). Ma in verità qual’è il ragionamento conseguente a questa morte? In primis, come spesso avviene, la strumentalizzazione mediatica di quest’unico caso. Sappiamo bene come funziona la strumentalizzazione delle notizie, vere o costruite che siano (l’abbiamo visto applicare in altri campi, soprattutto in geo-politica). Si prende il singolo caso e se ne fa un simbolo e si conclude che le medicine alternative non funzionano, per curare le malattie bisogna ricorrere alla farmacologia chimica “quella veramnete scientifica e riconosciuta dal sistema”… Ovviamente il messaggio subliminale a latere è -dulcis in fundo, che “le vaccinazioni fanno bene!”.

Infatti dopo il caso del bambino “ucciso dagli stregoni omeopatici” adesso compaiono ogni giorno commenti di esimi professori che mettono in guardia contro “l’ascientificità” di certi metodi oscuri e raccomandano di avere fiducia nel sistema medico ufficiale. Insomma si spinge per il pensiero “scientifico” unico, la nuova religione, la nuova ideologia, ignorando che l’uomo per millenni è vissuto in buona salute curandosi con le erbe, con l’agopuntura, con la meditazione, con il riequilibrio degli elementi, con l’ausilio psicologico… etc. e soprattutto con una alimentazione idonea e con una vita sana in un ambiente non inquinato.

Dispiace per il bambino morto, sinceramente, ma non posso fare a meno di pensare che probabilmente sarebbe morto “comunque”, qualsiasi fosse stata la causa o la cura… e lo affermo anche sulla base di una mia esperienza personale.

Diversi anni fa, quando ancora abitavo a Calcata, e Calcata stava sempre più digradando, da isola felice a dimora satanica, non sopportavo più le musicacce che venivano irrorate giorno e notte da tutti i locali e dalle abitazioni di “alternativi”, musiche cacofoniche elettroniche che -per stare in linea con la libertà di cui Calcata era simbolo- venivano immesse nell’ambiente ad altissimo volume, quasi ogni giorno, soprattutto la notte sino al mattino. Stavo uscendo pazzo da questo rumoroso e fastidioso inquinamento acustico e non avendo ottenuto risultati con proteste, preghiere, sollecitazioni per ottenere un po’ di silenzio non potei far nulla di meglio che desiderare la sordità. Mi tappavo le orecchie con la cera e mettevo la testa sotto il cuscino. La psicosomatica non è una fantasia e dopo qualche tempo mi beccai un’otite dolorosissima che mi impediva di stare in piedi per i dolori lancinanti. La cosa non riuscii a risolverla con gocce di propoli o con oli essenziali e quindi dopo vari mesi di sofferenza accettai l’invito di alcuni amici che mi accompagnarono in diversi ospedali, a Roma, a Viterbo, etc. e mi sottoposi a tutte le cure ordinatemi, assunsi tutte le medicine e gli antibiotici e le schifezze chimiche che per anni avevo rifiutato, questo per diversi mesi. Il risultato? Zero assoluto! Nessun miglioramento malgrado avessi cambiato medici e cure ed analisi specialistiche e pazientemente mi fossi sottoposto a tutti gli esperimenti della medicina ufficiale, quella certificata di scientificità.

Vi chiederete “come è andata a finire?”. Semplice, accettai la sofferenza e rimasi in silenzio. Pian piano i dolori lancinanti si attenuarono, o entrarono in un altro reparto di attenzione coscienziale, e potei comunque condurre una vita quasi normale: scrivevo, lavoravo, mi prendevo cura dei miei doveri… Il dolore era come un sottofondo ma non mi impediva di vivere. D’altronde è così anche per gli animali, lo sapevo per esperienza! La mia otite non è mai guarita, ancora oggi ne patisco le conseguenze, eppure son vivo…

E come è successo per altre problematiche fisiche, la perdita di alcuni denti, la debolezza fisica, i reumatismi alle ginocchia, la vista che difetta ed altri acciacchi, insomma la vecchiaia incipiente.. nulla di tutto ciò mi impedisce di mantenere una dignità, un silenzio interiore e persino una gioia. Insomma la sordità che avevo desiderato a Calcata è diventata una sordità verso le cose del mondo, verso le stupide ottusità che inevitabilmente mi circondano, esse non mi sconvolgono, stanno lì ed io tratto con esse come fossero oggetti. L’otite mi ha fatto da maestra!

Paolo D’Arpini

P.S. Come sempre osserviamo che il sistema funziona con due pesi e due misure. Tanto clamore per la morte di un bambino malato di otite mentre non si menzionano i numerosi morti in seguito alle vaccinazioni. Poi, come esemplificazione di una civiltà consumista priva di obiettività, apprendo oggi (29 maggio 2017), sempre leggendo i giornali della provincia di Macerata, della recente morte di un bambino di 8 anni che “giocando con una mini-moto è uscito di pista sfracellandosi”. Questa morte non è criticabile… anzi, tra l’altro, viene sottolineata la “buona notizia” che “i genitori hanno deciso di donare gli organi del piccolo, affinché altri vivano al suo posto…”, e con ciò l’etica è salva!

Steatosi epatica non alcolica: sotto accusa le proteine animali.

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Pericolosa la dieta ricca di proteine animali 

 

Una dieta ricca di proteine animali eleva il rischio di sviluppare il sovrappeso, l’obesità e le malattie ad essa correlate, tra cui la steatosi epatica non alcolica, una condizione di diffusione crescente che determina l’accumulo di grasso nel fegato, che nel tempo determina la morte progressiva del tessuto, fino in taluni casi all’insufficienza dell’organo. Una terapia farmacologica specifica non esiste, gli unici correttivi apportabili riguardano la dieta: con la riduzione dei consumi di alimenti di grassi e la perdita di peso.

 

A confermare l’ipotesi che una dieta ricca di proteine animali aumenta il rischio di sviluppare la steatosi epatica non alcolica, su cui diversi gruppi di ricerca ragionano da tempo, è stato uno studio olandese (il «Rotterdam Study»), presentato nel corso dell’ultimo congresso europeo sulle malattie del fegato, tenutosi ad Amsterdam. Gli autori della ricerca hanno valutato le condizioni epatiche di 3440 adulti, un terzo dei quali erano magri. La dieta è stata valutata attraverso la compilazione di un questionario alimentare, mentre lo stato di salute del fegato attraverso un’ecografia addominale. 

 

I ricercatori hanno stratificato l’analisi anche considerando l’indice di massa corporea, per tenere conto anche del peso nell’incidenza della steatosi epatica non alcolica. L’associazione significativa è emersa principalmente nelle persone in sovrappeso. Ma andando a indagare il quantitativo di nutrienti assunti, è emerso il legame più forte. I ricercatori hanno ritrovato un rischio più alto nei forti assuntori di proteine. E valutando l’origine delle proteine, è emerso che i consumatori più esposti erano coloro i quali prediligevano quelle di origine animale. Un rischio più basso è stato invece trovato tra chi preferiva il consumo di alimenti ricchi in carboidrati, anche se il tentativo di correggere la dieta delle persone più a rischio non ha sortito gli effetti. Segno che la migliore prevenzione passa dall’adozione di una dieta varia ed equilibrata, in assenza di linee guida ad hoc per il trattamento delle persone che soffrono di steatosi epatica non alcolica.

 

A ciò occorre aggiungere che diversi studi epidemiologici hanno evidenziato come le persone che soffrono di steatosi epatica hanno un rischio più alto di sviluppare il diabete di tipo 2 e l’aterosclerosi: e di conseguenza l’intero panel di malattie cardiovascolari. 

 

La comunità scientifica si sta spostando sempre più sulla dieta e sull’attività fisica, piuttosto che sull’individuazione di una terapia farmacologica. “Uno stile di vita sano è la pietra angolare dei pazienti che hanno la steatosi epatica non alcolica” afferma Louise Alferink, ricercatore dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam, autore principale dello studio.“Una dieta di tipo occidentale, ricca di prodotti di origine animale e di zuccheri raffinati, può alterare il metabolismo degli zuccheri. Aumentare il consumo di prodotti alimentari sani e ricchi di antiossidanti, come frutta e verdura ricche di antiossidanti, è ciò che al momento possiamo fare per far regredire la condizione”. 

Fabio di Todaro –  28/04/2017 

Ecologia alimentare e laicità di pensiero

Un ponte unisce entrambe le sponde

Marx ed Engels  nell’elaborare la loro filosofia, pur su piani diversi e con evidenti differenze espressive e di matrice,  tendevano  ad una “laicità” che in ultima analisi avrebbe potuto riportare l’attenzione alla sostanzialità della vita anche nel suo aspetto naturalistico. Ma un conto è stato il “pensiero” ed un altro “l’attuazione”,  magari non per colpa degli stessi pensatori.  Ma chi si prese la briga di mettere in pratica certi “pensieri egualitari” in realtà si dimostrò altrettanto nemico dell’uomo e della natura quanto lo furono (con opposte prospettive) i nazifascisti o i fondamentalisti di qualsiasi religione.

Per questo insisto sul fatto che per poter operare nel concreto  con l’ottica dell’ecologia profonda è indispensabile liberarsi da ogni fardello ideologico, di qualsiasi natura esso sia.

Persino le indicazioni di Arne Naess, che viene definito il “fondatore” dell’ecologia profonda, andrebbero testate e superate se direttamente in contrasto con la propria esperienza vitale. Ogni filosofia  è una gabbia. Forse è per questo che nella pratica taoista o zen si esclude qualsiasi adesione precostituita od imitazione. Non è forse detto: “Il tao che si può dire non è il vero Tao” od anche “Se incontri il buddha sulla tua strada uccidilo”? Certo dobbiamo poterci riconoscere “in ciò che è”… ma non attraverso modelli, altrimenti rimettiamo in movimento la solita ruota delle religioni e dei dogmi….

Ritengo che la laicità ed equanimità  che viene richiesta ad un “ecologista profondo”  sia indispensabile per  poter individuare gli aspetti vitali aldilà delle interpretazioni, e questo senza reticenze. Questa laicità significa anche “naturalezza” e capacità di vivere la vita senza paraocchi. Per tale ragione -ad esempio- pur praticando da oltre 40 anni anni una dieta vegetariana (secondo me, ed in base ai fatti,  una dieta “naturale” dell’animale uomo) mi sono  trovato attaccato da  “vegani” i quali “interpretano” la dieta umana sulla base di una ideologia,  che non corrisponde a fatti biologici ed anatomici.

Ed in verità  loro non potranno mai essere ecologisti profondi fintanto che saranno legati ad un sistema ideologico etico moralistico.  Forse potrà sembrare esagerato il paragone fra i vegani, che si professano antispecisti e protettori della vita, ed i fondamentalisti religiosi che credono nei dettami dei libri “sacri”,  eppure un paraocchi è tale che sia fatto d’oro, di bronzo  o di ferro.

Paolo D’Arpini

Treia – Per un 2 giugno veramente ecologico e repubblicano: pic-nic nel giardino del Circolo Vegetariano

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Il 2 giugno ricorre la fondazione della Repubblica Italiana, qualche maligno aggiunge sarcasticamente “delle banane”. Per i treiesi la data corrisponde all’inizio della Sagra del Calcione, e qui una precisazione è necessaria non si stratta del “calcione” ai politicanti corrotti che hanno rovinato la nostra Repubblica bensì di una specialità culinaria locale, una specie di raviolo biscottato farcito di ricotta e pecorino. Ma con queste premesse non voglio sminuire l’evento che ha contribuito a modificare radicalmente la struttura dello stato, anzi, ho persino fatto un oroscopo sul tema… (vedi: http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=oroscopo+integrato+e+semplificato+della+repubblica+italiana).

Tra l’altro quest’anno il 2 giugno mi è particolarmente caro, la mia amata Caterina sarà qui con me a Treia ed abbiamo pensato di festeggiare in modo “ecologico”, invitando gli amici a trascorrere un paio d’ore nel verde. Scriveva Lidia Menapace: “…Per un 2 giugno veramente repubblicano ed ecologico… occupiamo pacificamente gli spazi di verde e, rammentando che Convivio e Simposio sono parole solenni e cariche di tradizioni filosofiche e sapienziali illustri, stendiamo tovaglie, portiamo tavoli e imbandiamo, per consumarli insieme, seduti a terra, i cibi della nostra tradizione culinaria, annaffiati da vini conformi…”.

Accogliamo pienamente l’appello di Lidia e perciò invitiamo gli amici ad un pic-nic nel giardino del Circolo Vegetariano, ognuno porta qualcosa di suo da condividere con gli altri.

Appuntamento a Treia in vicolo Sacchette 15/a, alle ore 13, del 2 giugno 2017. Info. 0733/216293 – circolo.vegetariano@libero.it

Paolo D’Arpini e Caterina Regazzi

P.S. Sarà anche un’occasione per scambiarci un “arrivederci” visto che l’indomani, dopo aver degustato qualche Calcione, alziamo le vele in direzione di Spilamberto, fino a data da destinarsi….

Facebook o Fastbook? – Lotta all’ultimo brevissimo “mi piace”

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Omero si tenne troppo “lungo” ed ha avuto pochi lettori…

La lunghezza massima di lettura in un colpo solo è di 420 caratteri… perciò quando si vuole che il proprio scritto venga letto (su facebook) occorre centellinare le parole, bisogna sintetizzare al massimo. D’altronde questo rispecchia il modo di dialogare con i nostri simili nella società “dell’avanzata tecnologica e virtuale”. E’ pur vero che ci sono le “note aggiunte” in cui ci si può esprimere “at lenght” (senza limiti) ma tanto chi le legge quelle note? Ormai gli “amici” fanno clic clic con il mouse solo sui “mi piace” ed al massimo si azzardano con commenti di poche righe, giusto per dare la sensazione che hanno capito. In verità quando si posta un link con un articolo composito nessuno va a leggerlo, od al massimo commentano il titolo…

Se si vuole fare qualche uscita fuori dal coro restano sempre le parolacce, possibilmente fuori luogo.

Insomma da quando Alba Montori mi ha fatto iscrivere a Facebook (lo chiamavo fesbucco) mi son trovato a studiare glottologia profonda e nuovi modi comunicativi del vuoto telematico. Dopo due o tre anni di analisi comparata ecco che finalmente posso spiattellare quel che penso (ben sapendo che fra cinque minuti forse non lo penserò più, questa è un’altra regola diabolica del demone Bucco).

Espressioni

Marco Saba. “…scrivevo a Massimiliano De Cristofaro (polizia, nucleo NRBC, autore di un libello intitolato: “Il povero uranio”) su facebook chiedendogli ragione del silenzio assordante delle autorità sui tremendi effetti di Fukushima: almeno le donne incinte andrebbero avvertite, se ce ne sono ancora, e lui mi dice che nessuno vuol sentire… desolante… Allora ha ragione l’avvocato Marra, a fare video osé (nel prossimo, Sara Tommasi apparirà nuda per spiegare i 5 motivi di anticostituzionalità dei decreti di quel cretino di 3monti, vergogna della classe gay italiana (15), che ha “bonificato” i banchieri retroattivamente sul reato dell’usura. Si raccoglieranno firme per 5 referendum per abrogare questa vergogna)”

Massimiliano Viviani: “… questa è una società che necessita di un enorme sforzo quotidiano: far credere alle persone di vivere nel migliore dei mondi possibili costa fatica. Occorre un enorme dispendio di energia e di mezzi, principalmente mediatici -quotidiani, riviste, telegiornali, pubblicità, telefilm, musica e quant’altro- ma non solo. La stessa produzione incessante di oggetti, di eventi e di opportunità, che vengono sfornati a getto continuo, assume i caratteri del lavaggio del cervello, tramite cui uno si illude di vivere nel bengodi. E’ un mezzo di controllo della psiche. Perchè per dire una verità, basta dirla una volta sola, mentre per convincere di una menzogna bisogna ripeterla all’infinito. Questo è il significato della coazione a ripetere dentro la quale siamo immersi”

Noemi Longo: “…Fermare il tempo è l’unica modalità per ribellarsi a dei ritmi di vita imposti che ormai ci rendono schiavi e sempre più infelici. Fermare il tempo per osservare un po’ cosa realmente sta accadendo attorno a noi. Fermare il tempo per scendere in strada e spegnere la televisione che non aspetta mai. Fermare il tempo per costruirci la nostra verità che non è quella che ci vorrebbero far credere. Fermare il tempo per vivere meglio e non perdere il tempo. Fermare il tempo per impegnarci a costruire qualcosa. Fermare il tempo per denunciare i milioni di disoccupati e di precari che non hanno la possibilità di vivere e respirare. Fermare il tempo per considerare i diritti che sono doveri e si esplicano come tali. Fermare il tempo perché il tempo siamo noi. Fermare il tempo per rivalutare le risorse umane, fermare il tempo per risparmiare energia e produrne di nuove.
Perché…NIENTE FUNZIONA SE NON SI è PRESENTI.
Fermare il tempo per sorridere un po’ di più… perché anche sul menù del Mc Donalds… i sorrisi sono gratuiti!”

Paolo Farinella, prete: “..In questo tempo senza dignità e onore, è bello essere fuori del tempo e ingenui. Io me ne vanto. Scrive Bruna Rizzo su Facebook, citando Gandhi: «La disobbedienza civile diviene un dovere sacro quando lo Stato diviene dispotico o, il che è la stessa cosa, corrotto. E un cittadino che scende a patti con un simile Stato è partecipe della sua corruzione e del suo dispotismo» (Ghandi)”

Saul Arpino: “Evoé… chi c’é c’é e chi non c’é non c’é… Facebook viene considerato alla stregua di un gossip in rete od al massimo in una sorta di chat allargato. Eppure il demone fesbucco sta allungando i suoi tentacoli in sempre nuove aree del web, ormai é onnipervadente ed é arrivato ad inquinare ogni modo comunicativo… (nel senso che il comunicare tramite Facebook é talmente “diluito” da perdere quasi ogni valore reale, una sorta di pissi pissi bau bau permanente)”

Doriana Goracci: “Il 12 ottobre 2010, la sottoscritta è stata disattivata completamente dell’account da Facebook, forse grazie all’interessamento di una Vascabella “una ditta che da oltre vent’anni opera per promuovere la tecnica di: Cambio vasca in acrilico senza rompere piastrelle” e per 2 pugni di segnalazione, un’immagine offensiva, di cui riportavo la denuncia io per prima, delle donne e dell’UDI…”

La barista di Calcata nuova: “… ecco il cappuccino è pronto, ma ora ti saluto, sto chattando, qui nel retrobottega, con un amico su facebook…”.

Elke Colangelo: “…sulla mia bacheca del Facebook è successo un po’ di tutto allorché iniziai un nuovo argomento sul vilipendio inflitto ai maiali ad “opera” di un certo Win Delvoye, che esprime la sua “non arte” tatuando dei maiali fin da quando sono piccoli, continuando poi ad allargare il disegno man mano che crescono, ricoprendo gran parte del loro corpo. Bèh…non ti dico, è successo il finimondo; insulti , arrabbiature, mi hanno detto che io di arte non capisco un accidenti, Animalisti incavolati che insultavano chi non la pensava uguale a loro, tragici addii degli amanti di tale opere, con esclusione della mia persona dai loro contatti, ricerche da parte mia per saperne di più di questo strambo non artista, articoli, commenti ed elucubrazioni notturne..tutto il giorno con in testa un porco fisso… per giunta tatuato!”

IAD (internet addiction disorder): “..Controllate ossessivamente la bacheca di Facebook? Vi mette di cattivo umore non ricevere alcun messaggio?” Si tratta di comportamenti ossessivi verso il web e da oggi è possibile curare questa dipendenza… questo è l’obiettivo che si propone il laboratorio del Policlinico Gemelli. La patologia Internet Addiction Disorder è in aumento soprattutto presso i giovani, basti pensare che Facebook ha 60 milioni di utenti e che il 10% circa diviene dipendente…”

Fomafomic: “…Facebook è la più grande cazzata che la mente umana aveva bisogno di progettare ed il sufflé si sgonfierà quando riusciremo a sostituirlo da una cazzata maggiore. su questo viene abusato il termine “Amicizia”, anche se ho constatato che con estrema facilità si può trovare da trombare, si abusa dell’illusione di partecipare ad una battaglia sociale e che si fa parte di un “gruppo”, io stesso ho creato un gruppo è di fans di un portantino (…). amico mio di Bracciano, in 3 giorni ho raccolto 80 soci… Con questo non ho da dimostrarti nulla…facci quello che vuoi. su Face si diventa fan di qualsiasi cosa e si esaltano quelli che hanno capito che se dici la cazzata più grossa più si parla di te”

Giacomo Di Girolamo: “..Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi su Facebook per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda. Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare”

Circolo Vegetariano VV.TT.: “…. La necessità di inventarsi Calcata, da parte di chi la “utilizza” come valvola di sfogo all’alienazione del mondo moderno o come mezzo di sussistenza alternativa, avviene a causa della frantumazione sociale che contraddistingue la nostra società. Viviamo in un contesto sociale suddiviso, apparentemente unito da una sembianza di comune appartenenza. Le persone che abitano o visitano Calcata comunicano attraverso l’immaginato, sono abitanti di un mondo alla Matrix per intenderci, fantasmi nell’antro Platonico. Ma questo “luogo” non può essere vero, mancando la condivisione reale, il senso di necessità e fatica comune, l’incontro fisico, il contatto… è un mondo in cui tutto si riduce ad una rappresentazione, uno spettacolo mediato, filtrato, manomesso….. un teatrino o castello degli specchi. A Calcata viviamo come dentro al “Facebook” nel quale l’interagire è demandato al pulsante di un terminal. Allo stesso tempo siccome capiamo che questo “sogno” -che definiamo “concreta realtà”- è fallace, per sfuggirgli siamo pronti ad inventarci e dare per genuino un luogo ideale in cui rifugiarci, un paese folkloristico del weekend, con suoi propri valori (basati sul vuoto)…. Calcata, la bella, la fulgida, per trascorrervi vacanze da artisti, per compiervi ritiri spirituali ed estetici o notti di follia rave – per godere almeno l’illusione di un incontro con noi stessi e con i nostri simili….”

Paolo D’Arpini – 29 agosto 2011

Da Treia a Spilamberto per festeggiare la Madonna ed il Wesak

Treia – Santa immagine della Madonna – Foto di Luciana Montecchiesi

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Maggio è il mese dedicato tradizionalmente alla Madonna (Grande Madre), ai matrimoni, alla fioritura ed alla bellezza della natura, il segno zodiacale relativo è quello del Toro, in occidente, e del Serpente in Cina, simboli di saggezza e conoscenza. Ci troviamo in prossimità  del Calendimaggio, chiamato dai celti Beltane, ovvero il periodo situato a metà fra l’equinozio di primavera ed il solstizio estivo. Inoltre tra maggio e giugno si celebra il Wesak, ovvero la nascita del Buddha,

Quest’anno i festeggiamenti del Wesak acquariano ricorrevano il 10 maggio 2017, plenilunio del Toro, e l’abbiamo celebrato a Treia con una meditazione silenziosa. L’antica città di Treia conserva la tradizione matristica, sotto forma di culto alla Dea Iside, che poi si trasformò in venerazione della Madonna Nera. La prerogativa di questa fede è quella di mantenere la vicinanza fra l’uomo e la natura, nel riconoscimento che la natura stessa è la nostra casa e la matrice di ogni vita.

Il Wesak buddista, ricorre  quest’anno il 9 giugno, plenilunio in Gemelli, e per l’occasione saremo a Spilamberto dove abbiamo organizzato una passeggiata naturalistica al fiume Panaro con canti sotto la luna piena (appuntamento all’ingresso del Sentiero Natura di Via Gibellini, alle ore 19).

 

Con questi riti celebriamo   vari aspetti della conoscenza della natura e della vita e della spiritualità della natura.

Paolo D’Arpini

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Paolo e Caterina al fiume Panaro
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Ecologia marina – “Il mare che ci aspetta”


Solo da poco tempo stiamo cominciando a percepire che tutti gli oceani del mondo andrebbero considerati quasi come un unico organismo vivente. Le correlazioni fra la fisica, la chimica e la biologia che si compenetrano, nel giusto lasso di tempo, fra questi particolari ecosistemi sono infatti strettissime. Ne sono testimonianza la presenza di inquinanti quali i metalli pesanti (mercurio, cromo, cadmio, piombo, ecc.), il PCB (policlorobifenili), il DDT, e tanto altro ancora anche negli animali che vivono relegati ai poli del pianeta (soprattutto mammiferi marini, pinguini e pesci) e quindi teoricamente lontanissimi dalle fonti d’inquinamento umane. Evidentemente la nostra concezione “produttiva” e fortemente competitiva del nostro sistema di vita tiene in poco o in nessun conto la dimensione “finita” delle risorse del pianeta. Se solo negli anni “50 del secolo scorso eravamo 2,5 miliardi di persone ed oggi abbiamo quasi triplicato la nostra presenza sul pianeta, ed al contempo abbiamo esageratamente aumentato le esigenze per un modello di benessere insostenibile, è evidente che lo sfruttamento delle risorse, anche di quelle tecnicamente “rinnovabili”, si scontra con una domanda ben più elevata di quello che il pianeta può offrire. Ne costituisce un esempio lampante lo sfruttamento delle risorse della pesca. Il nostro approvvigionamento ittico è ancora largamente basato sulle catture in natura. Se le nostre esigenze alimentari di prodotti ittici sono di circa 150 milioni di tonnellate l’anno per un consumo pro-capite di circa 19 Kg, la produzione di pesce allevato è di “soli” 66 milioni di tonnellate (dati FAO 2012). Ma, come se non bastasse, molto prodotto pescato dai pescherecci d’altura viene rigettato in mare perché di scarso valore commerciale. Si tratta di uno dei tanti casi in cui Economia ed Ecologia collidono a danno come sempre della seconda. Del resto che le risorse del pianeta non siano illimitate lo sappiamo da tempo, già nel 1972 infatti il Club di Roma portò alla pubblicazione de “I limiti dello sviluppo”, un “testo sacro” composto da economisti di tutto il mondo e tradotto in tutte le lingue più parlate  del pianeta. In questo lavoro si preconizzò con largo anticipo che le crescite incontrollate, sia demografica che di sempre nuovi bisogni, non potevano essere soddisfatte da un pianeta dalle risorse limitate. Eppure  ancora non ci accorgiamo che, mentre noi aumentiamo irresponsabilmente di numero ed utilizziamo con poche regole quanto la Terra possiede, tutti gli altri viventi del pianeta diminuiscono sensibilmente, ad eccezione di poche specie opportuniste come ad esempio topi, corvi, gabbiani e scarafaggi: i nostri più probabili compagni di viaggio nel futuro dell’umanità.

Eppure le capacità di recupero degli ecosistemi è straordinaria e forse l’ecosistema marino, grazie alla sua vastità, ha dimostrato più di altri di avere la capacità di “digerire” i nostri rifiuti e le nostre intemperanze produttive e noi continuiamo ad utilizzare tutti i mari del mondo come la più grande ed incontrollata discarica dell’umanità.

Il mare è fatalmente il punto più in basso rispetto alle terre emerse e questo ne fa l’ideale ed ultimo punto di arrivo di ogni rifiuto, quando non si organizzano veri e propri trasporti per scaricarli in mare considerato che noi stessi non sappiamo o non vogliamo gestirli. Nell’ottica produttiva umana, che praticamente vive solo il presente o al massimo l’immediato futuro, trasformiamo quindi il mare in un comodo “tappeto” sotto cui nascondere la nostra polvere. Ma l’eccesso di sfruttamento da pesca e l’inquinamento stanno formando insieme una morsa nella quale anche un flessibilissimo ecosistema come quello marino rischia di essere stritolato. L’epoca attuale, cominciata con l’inizio del nuovo millennio, può essere, deve essere invece l’epoca del recupero, l’epoca di nuove ideologie in cui passare da un concetto economico basato sulla “massima concorrenza possibile nel massimo sfruttamento possibile” a quello fondato sulle “massime sinergie possibili”, sul recupero di tutto quello che siamo soliti usare e poi buttare, e attingendo dalle risorse del pianeta solo quel poco che non riusciamo a recuperare in altro modo. Dobbiamo avere il coraggio di rendere antieconomico il prelievo delle risorse del pianeta, dobbiamo avere il coraggio di controllare e di reprimere gli abusi. Anche il prelievo delle risorse ittiche deve sottostare a regole più rigorose in cui il prodotto naturale e non allevato deve essere considerato anche per il suo “valore biologico” a cui dovrà coincidere un più giusto valore commerciale. La pesca non potrà e non dovrà mai essere abolita perché essa stessa fa profondamente parte della cultura dell’uomo, ma dovrà continuare ad essere esercitata in una maniera realmente compatibile. Non si tratta però solo di dover salvare un’importante attività economica che risale al neolitico come se fosse un prezioso reperto archeologico, ma di dimostrare a noi stessi di essere ancora in grado, con intelligenza e lungimiranza, di continuare un’attività antica in armonia con i cicli e le potenzialità delle risorse naturali. Questo ci consentirà di ricordare le nostre origini, di non dimenticare cosa eravamo e quale equilibrio avevamo e possiamo ancora avere con il pianeta. Dobbiamo avere il coraggio di gettare le basi, realmente e per sempre, di una nuova (e forse la sola) concezione filosofica che ci consentirà di vivere ancora a lungo come genere umano facendo finalmente  coincidere, come è sempre stato in Natura, l’Economia con l’Ecologia.

Roberto Minervini (AK)