Ecologia della parola e simposio letterario con Massimo Angelini del 23 settembre 2018 a Treia

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Del simposio letterario di domenica 23 settembre 2018 a casa nostra, a Treia, non c’è neanche una foto di gruppo. L’atmosfera familiare, quasi “intima” mi ha fatto desistere dal riprendere “persone” (e non “individui”) che sorridevano, mangiavano, ma soprattutto, con occhi sgranati, sognanti e orecchie tese, cercavano di non perdere nemmeno una parola tra quelle che uscivano, non casuali, ma attentamente ponderate, dalla bocca dell’amico Massimo Angelini. 

Si, perché lui è un maestro di Parole, e ha fatto un mestiere dello studio del significato delle Parole, che, al mondo di oggi, spesso vengono usate con indifferenza; molte sembrano sinonimi (ad esempio appunto, persona ed individuo), ma ad un esame dell’etimologia e della storia di quella parola, si scopre che hanno significati completamente diversi.
 
Massimo aveva in programma un giro nelle Marche, sua terra di origine, a parlare di ciò, presentando il suo libro, “Ecologia della parola” ed i lavori della sua casa editrice “Pentagora”. Egli aveva parlato con Paolo di questo suo transito nelle vicinanze. Non essendoci tempo per organizzare un incontro pubblico, si erano accordati per un pranzo e Paolo ha pensato di allargare l’invito ad un numero modesto di persone (in più di 12 a tavola da noi si sta scomodi) e così proprio 12 alla fine eravamo.   Cogliendo così  l’occasione per fare un brindisi anticipato per il mio compleanno e per quello di una delle nostre cuoche affezionate, Gigliola. Oltre a lei, me, Paolo e Massimo, c’erano Petra, Mara, Morena, Daniela, Enzo, Andrea, Maurizio e Floriano.
Il cibo era semplice e  variegato, abbondante. Buon vino, bei sorrisi e bei discorsi. A volte, attimi di silenzio. Massimo soprattutto, è capace di mettere, fra le parole, pause sempre piene di significato, altrettanto di quello delle parole dette. Immagino che i suoi allievi, quando era insegnante, fossero appassionati delle sue lezioni.
 
Buon viaggio, Massimo e buona Vita a te e a tutti noi!
 
Caterina Regazzi
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Osho: “Fermare la mente? No, bisogna ripulirla…” 

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DomandaOsho, durante ogni meditazione ho molti problemi con la mente: non riesco a fermarla!

Osho:  Capisco. Inizia a fare una cosa: ogni giorno, per un’ora al mattino e un’ora al pomeriggio, siediti e di’ qualunque cosa ti arrivi alla mente, ad alta voce, in modo che non solo la pensi, ma la ascolti. Qualunque cosa sia: se arriva una sciocchezza, dilla. Non devi modificarla e non devi renderla bella, perché non deve essere una performance; deve essere ciò che c’è dentro. Se arrivano solo alcune parole – e succederà – la frase non è ancora completa e le parole si arrestano, fermati; non completarla. Poi se arriva qualcos’altro, dillo. Qualunque cosa arrivi, osservala, pronunciala, dilla, qualunque cosa sia!

Hai tutta questa immondizia nella mente e deve essere eliminata. Non la butti e quindi continua a rigirarti dentro. Niente è un problema, sei tu che lo crei.

La gente continua a tenere tutta quella spazzatura, non la butta mai via.

È come accumulare rifiuti in casa senza buttarli, poi puzzano e quando diventano troppo ti danno fastidio. Ovunque ti giri ci sono rifiuti, dappertutto. Devono essere eliminati!

La mente produce una certa quantità di spazzatura, proprio come fa il corpo: fa parte della vita. Mangi: una parte del cibo è digerita e diventa il tuo sangue, le tue ossa, la tua carne, il tuo midollo, ma il 90% è solo spazzatura che deve essere buttata. Se non la butti, la accumuli nell’intestino e diventerà veleno per il tuo corpo. Questo è quello che succede quando una persona è troppo stitica: si generano tossine nel corpo e poi quel veleno andrà in circolo nel sangue. Quello stesso cibo che doveva essere nutrimento diventa un veleno mortale! Lo stesso cibo! Quindi bisogna continuare a eliminarlo.

La mente funziona esattamente allo stesso modo, su un piano sottile. Senti qualcuno che parla, mi ascolti, leggi un libro, sei al mercato e ascolti la gente, guardi un film, ascolti la radio, leggi il giornale: tutto ti entra dentro. Una parte sarà digerita, una minima parte merita di essere digerita. Del resto cosa ne farai? Continuerà a rigirare.

Ecco perché il contenuto non è importante: il contenuto non è importante. Quando una persona è stitica, non è che abbia oro nella pancia, è solo spazzatura, escremento. E questo è ciò che succede nella mente: escrementi.

Bisogna comprendere il fenomeno: così come si purifica il corpo, l’intestino; così come ogni giorno si eliminano i rifiuti del corpo e questo ci mantiene in salute, allo stesso modo anche la mente ha bisogno di essere purificata ogni giorno. Quindi questo ti aiuterà: un’ora al mattino, un’ora al pomeriggio.

Dal principio arriveranno molti pensieri. Dopo qualche giorno vedrai che non arriveranno pensieri, ma solo parole frammentate… non saranno nemmeno pensieri, solo parole. Poi, a poco a poco, inizierai a sentire che non arriveranno nemmeno le parole, ma solo dei suoni incomprensibili, gibberish. Quando incominci a parlare in gibberish, hai raggiunto il livello giusto. Ora non arrivano i pensieri, non arrivano le parole, ma arriva il gibberish. Ciò significa che molto è stato eliminato e quindi la meditazione sarà più facile.

Osho Times n. 250

Tratto da: Osho, Far Beyond the Stars #12

Gesù fu vegetariano?

Collage di Vincenzo Toccaceli
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L’ingenuità è una forma di saggezza o di stoltezza?? Il problema è irresolubile, come buona parte dei problemi che assillano il comportamento umano. Ma il dubbio può essere risolto: tuttavia soltanto con la spada di Alessandro che taglia il nodo di Gordio
Da notare che l’incontro fra Alessandro ed il cinico Diogene è un falso, un falso ben congegnato per coprire fatti  molto più importanti..
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Come l’origine centro-asiatica della religiosità cristiana, o meglio degli aspetti più interessanti della religiosità cristiana, che hanno pervaso, proprio grazie ad Alessandro, la cultura ellenistica la quale, come sappiamo, è una sincresi tra visione del mondo indiana, pitagorismo, misteri Eleusini, platonismo e neo platonismo, e soprattutto NEOPLATONISMO, il quale a sua volta esprime la diffusione di due filosofie sapienziali: epicureismo e stoicismo, di cui il massimo esponente fu Seneca, del quale, non a caso, si ciancia una corrispondenza nientemeno che con Saul, il cosiddetto mediatore fra romanità ed ebraismo, sulla reale esistenza del quale abbiamo ben poche prove.
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Ma noi, invece, abbiamo le prove dell’incontro di Alessandro con Dandami. Quest’ultimo, alle profferte di Alessandro, risponde: ”Ho il cielo come tetto, tutta la Terra come letto. I fiumi mi versano da bere, la foresta mi fornisce il cibo. Non mi nutro delle viscere degli animali, come fanno i leoni, né le carni degli animali e degli uccelli imputridiscono racchiuse nel mio ventre, non sono un sepolcro di cadaveri, ma la natura provvidente mi porge tutti i suoi frutti come una madre offre il suo latte” .
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Così diceva Dandami, in rappresentanza della cultura brahminica, già ufficialmente apprezzata da Tertulliano, Girolamo ed Origene (a smentire la tesi dell’isolamento del mondo antico).  Da notare che di queste frasi le parole messe in bocca a Gesù relative agli uccelli nel cielo ed ai gigli nel campo, su cui scrisse un bel saggio Soren Kierkegaard, sono una misera eco.
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Ma torniamo a noi. Di quest’incontro ci lascia traccia uno scritto nientemeno di uno dei massimi inventori (nel senso di sintetizzatori delle cultura ellenistico-indiana) del cristianesimo: Sant’ Ambrogio vissuto fra il 339 ed il 397 d.C. Questo scritto è stato pubblicato in italiano con il titolo: ”Il modo di vivere dei Brahmani”
La premessa serve per dire che Cristo è chiaramente una figura mitica, nella quale sono state inserite peculiarità ed attributi di “uomo perfetto” secondo la filosofia e la psicologia ellenistico-indiana e pertanto definito uomo-dio per la banale ragione che un uomo diventa dio solo se configura la propria vita prendendo ad esempio Gesù. Quanto qui scritto non è frutto di una mentalità materialista, relativista e razionalista nonché ateista.
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Al contrario, si tratta di una religiosità naturale, neopagana se così la vogliamo chiamare, che si avvale delle conoscenze prima inesistenti, ottenute grazie al progresso scientifico e tecnologico, nonché alla diffusione della cultura e delle conoscenze.  Pertanto, non riesco a capire i discorsi di certi cattolici che affermano che Gesù era vegetariano. Se questa persona, di cui si racconta esser vissuta in Palestina e proveniente da ceppo galileo, fosse realmente vissuta in tale luogo, la sua alimentazione sarebbe stata in prevalenza carnea. Come consuetudine di popolazioni provenienti dal deserto che a tutt’oggi si nutrono di capre.
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Noi, popolazioni  europee, siamo intimamente legati alla Terra e come tali usufruitori dei frutti da tale ambiente prodotti, che non sono animali. Così come i Brahmani, che potendo nutrirsi vegetariano, grazie alla ricchezza della flora locale, lo fanno.
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Per concludere: ritengo una forma di infantilismo, della specie di quella utilizzata per inventare una figura mitica in possesso di TUTTE le virtù possibili ed immaginabili dalla cultura ellenistica, ed attribuirle a un Dio-Uomo di nome Gesù (ne conosciamo anche gli inventori che sono Clemente Alessandrino e Filone d’Alessandria).
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E poiché costui è l’incarnazione di tutte le perfezioni, gli attribuiamo tutte le qualità man mano che ci vengono alla mente o introiettiamo nuove culture o maturiamo interiormente.
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Secondo questo criterio, invece di invitare gli artisti a tratteggiare con arte attualistica una figura umana di santone barbuto (ah! i brahmani!) la Chiesa dovrebbe far dipingere una figura umana con tanti francobolli appiccicati sul corpo, ciascuno recante un timbro di autentificazione di una teoria e di una virtù.
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Nota finale: qualcuno ha notato il nuovo Cristo new-age che sta diffondendosi con santini, immagini sacre, stampe e quant’altro?  Infatti, l’incontro fra le due concezioni della Vita e del Mondo non è avvenuto con il cinico Diogene, ma con un esponente dei Brahmani, il quale, interrogato da Alessandro, risponde in modo adeguato.
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Giorgio Vitali
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Inquinamento… prima causa: la produzione di carne da macello

La terra è ammalata e a farla ammalare è la specie umana che come un cancro distrugge l’ambiente in cui vive. E così avveleniamo la terra con la chimica, inquiniamo l’ambiente, sventriamo le montagne, deprediamo i mari, e come se non bastasse bruciamo i boschi. Le prospettive sono allarmanti e quello che si sta verificando è solo l’inizio di un’era contro cui l’umanità si troverà a combattere per sopravvivere. Se non ci sarà una forte volontà politica a livello globale di invertire la rotta, ed una presa di coscienza individuale, occorre prepararsi al peggio, rassegnarsi a siccità sempre più roventi, a sbalzi climatici e a conseguenti frequenti inondazioni. Ma la vera rivoluzione può venire solo dalla massa attraverso la responsabilità individuale che deriva dalle scelte quotidiane.

Il problema dell’inquinamento globale  è ormai tema di continue quanto sterili dissertazioni televisive. Anche se l’ONU afferma che gli allevamenti producono il 14,5% delle emissioni globali di gas nocivi per l’ambiente, cioè un quarto dei gas serra, e che eliminando dalla nostra dieta carne, pesce e derivati si ridurrebbero del 70%, della principale causa del problema nessuno ne parla, come ci fosse un tacito accordo comune a non menzionare in alcun modo l’industria zootecnica principale responsabile dell’inquinamento globale perché richiederebbe la messa al bando della bistecca; nessuno dice che per la produzione di un solo kilogrammo di manzo necessitano circa 50.000 litri di acqua potabile, di 7 litri di petrolio, 15 kg di cereali, che vengono distrutti 12 mq di foresta, che genera 36 kg di anidrite carbonica, e che assorbe energia quanto un’automobile per 40 km.

Praticamente solo l’industria zootecnica inquina più di tutti i mezzi di trasporto del pianeta: automobili, aerei, navi e treni compresi. Ma pare che i mangiatori di animali preferiscono morire che rinunciare alla bistecca.

Franco Libero Manco

Sulla psicologia, psichiatria, psicoanalisi, psicoterapia… e l’inconscio svelato

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Caro Paolo, innanzitutto grazie per aver condiviso il tuo punto di vista da “laico” rispetto a questo mestiere:  https://circolovegetarianotreia.wordpress.com/2018/09/12/empatia-transfert-e-guarigione-psichica/
 

Le prospettive esterne alle pappardelle trite e ritrite della comunità scientifica sono sempre una boccata d’aria fresca. Innanzitutto trovo che la difficoltà nel comprendere con chiarezza il tuo pezzo derivi dall’ambiguità di alcuni vocaboli (come “empatia”, “commistione”, “compartecipazione”…) che di prestano ad una moltitudine di interpretazioni, anche molto diverse tra loro. Non fraintendermi, questa difficoltà si ritrova anche – anzi soprattutto – non solo tra colleghi psicologi, ma anche tra gli stessi psicoanalisti! (che in genere parlano una “lingua” abbastanza diversa dalla psicologia, la psichiatria e i vari filoni psicoterapici). Si può dire con un filo di ironia che l’intera storia della psicoanalisi si é sviluppata da diatribe e interpretazioni lessicali su questo o su quel termine, enfatizzando una concettualizzazione teorica piuttosto che un’altra (spesso anche inutilmente, dovuto all’ignoranza di chi, senza saperlo, stava spacciando del vino nuovo in botti vecchie – o era il contrario?

Comunque, tornando all’articolo, l’obiezione che intendo sollevare é che é verissimo che nella prima fase della terapia la figura del terapeuta viene investita dal paziente dello stesso potere magico, onnipotente, transferale che godeva lo sciamano o il sacerdote di un tempo (ossia la figura sociale investita dalla società in un determinato periodo storico), ma che scopo ultimo di una buona psicoanalisi é di vederne alla fine l’illusione, permettendo così che sia non il terapeuta, tramite la sua aurea eroica , a curare il paziente, ma lo stesso paziente, con l’aiuto del terapeuta, a trovare dentro di sé le risposte – e quindi – le soluzioni che lui stesso già possiede, ma che non é ancora in grado di vederle.

Detto più tecnicamente, questo processo é proprio ciò che differenzia la psicoterapia in senso generico dalla psicoanalisi: la prima manipola il transfert (cioè lo strumentalizza come nell’esempio precedente per operare attivamente e intenzionalmente su certi aspetti del paziente – anche se alcuni terapeuti d’oggi arrivano anche a negare ingenuamente questo processo), la seconda lo analizza (il transfert), attraverso la sua riedizione (o riattualizzazione) in stanza d’analisi, al fine di “liberare” l’analizzando (nei limiti del possibile) delle sue deformazioni passate (nell’esempio specifico, la credenza illusoria che possa esistere un essere onnipotente in grado di guarire e proteggere, come fu la figura del padre a suo tempo per il bambino piccolo). Cioè, detto ancora in altri termini, la prima opera principalmente attraverso la suggestione (il famoso effetto placebo, tanto potente quanto limitato), la seconda tramite l’insight (ossia la presa di coscienza dell’inconscio – che ancora oggi tanti ne negano follemente l’esistenza -), con lo scopo quindi di liberare la persona proprio da questi vincoli suggestivi (analizzandoli invece che agendoli), affinché l’analizzando possa “vedere” se stesso e la realtà in modo meno distorto.

Infatti non a caso, il parto geniale originato dalla mente geniale di nonno Sigmund fu proprio il frutto travagliato della volontà di creare una terapia che fosse il più possibile emendata dall’opera della suggestione, ai tempi già ampiamente conosciuta e praticata abbondantemente in ogni sua forma (a cominciare da Mesmer, poi con l’ipnosi di Charcot, Janet e compagnia bella). Se ti capita a mano, c’è un libro bellissimo – molto trasversale per ambiti di studio, per questo te lo cito – che parte dalle origini della terapia sciamanica, fino ad arrivare alla nascita della psicoanalisi vera e propria: si chiama “la scoperta dell’inconscio” di H.Ellenberger. Perché è proprio di questo che si tratta: avere sviluppato una terapia come esplorazione dell’inconscio (e non la sua ennesima messa in atto) è stata per la psicoterapia una vera e propria rivoluzione copernicana.

Stefano Andreoli, psicologo
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Empatia, transfert e guarigione psichica

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Ho sempre avuto un debole per lo studio della psicologia. In passato
ho scritto anche degli articoli sulla correlazione fra la psicanalisi
ed il Libro dei Mutamenti (I Ching), nonché sulla psicologia
transpersonale e le teorie del Sé profondo vicine alla filosofia
Advaita dell’India.

Inoltre ho intavolato spesso e volentieri discussioni e scambi di
vedute con amici psichiatri, psicologi e psicoterapeuti… a volte
opponendo alla visione tecnicistica della scienza attuale una visione
olistica e psicosomatica.

Nell’analisi psicologica dei soggetti trattati, secondo me, occorre
tener presente che la comprensione degli stati psichici esaminati
nell’individuo “osservato” necessitano di una buona dose di
commistione ed empatia, ovvero lo psicologo deve essere anche un po’
“intrigante e speculativo”.

Intrigante deriva da intrigo (macchinazione, trama, intesa, etc.)
questa parola esprime un sacco di doppi sensi, a volte viene usata
nell’accezione positiva, in quanto una cosa intrigante é interessante,
varia, divertente, attraente… oppure nel senso negativo il che
significa confusa, cunning, con risvolti celati, etc. Il termine
Speculazione esprime un altro aspetto tipico dell’analisi, oltre
quello dello specchiarsi… anche indagine, ricerca, riflessione,
pretesto…

L’empatia ed il transfert sono necessari per la comprensione dei
giochi della mente, la compartecipazione ed il riconoscimento di
condividere tutti gli aspetti esaminati, questo è il solo modo
-secondo me- per poter trovare soluzioni agli squilibri ed alle
disfunzioni della psiche. Perciò lo psicoterapeuta svolge anche una
funzione sacerdotale, sciamanica… e questo non è un atteggiamento
eretico… anzi proprio questo atteggiamento consente di apportare
elementi di guarigione… All’inverso dove c’è assunzione di sanità
nell’osservatore e riconoscimento di insanità nell’osservato, subentra
una sorta di strumentalizzazione della “malattia” e di uso
medico-terapeutico falsato…

Infatti tutti gli esseri umani sono “uguali”, nessuno ha il diritto di
considerarsi un essere umano superiore ad un altro. Chi riveste un
ruolo riconosciuto nella società è sempre una persona, alla pari di
ogni altra. Anche chi giudica può essere giudicato e chi riveste ruoli
in una categoria che si presume voglia approfondire la conoscenza
della mente dovrebbe rispettare per primo i principi di cui si fa
garante.

Siccome io personalmente non sono uno psicologo e nemmeno un medico
tutte le mie conclusioni sulla psiche non attingono ad una matrice
scientista.. mi limito allo studio degli archetipi secondo i modelli
zodiacali ed astrologici (nelle varie salse e filoni). E come
anticipato uno dei miei testi preferiti, per l’analisi delle qualità
spazio/temporali (necessarie alla comprensione delle caratteristiche
degli esseri), è il Libro dei Mutamenti.


Paolo D’Arpini

Il mito di Demetra e Persefone – Programmi per celebrare l’equinozio d’autunno a Treia

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Con l’equinozio di autunno giunge il momento in cui l’uomo tende a riflettere sulla sua condizione e sul suo destino.  Ed è ovvio che sia così infatti con l’autunno vediamo che la natura inizia a perdere la sua vitalità espressiva rivestendo però i colori più belli. Insomma come è detto nel Libro dei Mutamenti questa è la stagione  in cui si comincia a dar valore alle cose che sentiamo stanno sfuggendo. 

 
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Il mese di settembre inoltre è quello della raccolta degli ultimi frutti, quelli più dolci e più succosi ed i più adatti a rallegrare l’inverno: l’uva, i fichi, le more ed altre bacche, le noci, le nocelle… etc.

Il vino nell’antichità era considerato bevanda sacra e nobile, infatti anche il cristianesimo l’ha assunto come simbolo divino nella comunione. Ma la preparazione del vino inizia con la raccolta dell’uva e le cerimonie orgiastiche che l’accompagnano sono sempre state occasione di giubilo e magnificenza. Demetra/Persefone, la grande Dea, che in primavera sale dagli inferi per portare abbondanza e messi ed in autunno ridiscende sotto terra per conservare i semi…

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Ed il vino è l’ultimo suo dono, la consolazione per gli uomini costretti a sopportare l’inverno e le tenebre…. Perciò con l’inizio dell’autunno comincia anche il percorso interiore e quindi il periodo è benedetto.

Il primo culto misterico europeo di cui ci parla la storia è quello eleusino, che si rifà al viaggio di Demetra (la dea greca della fertilità- un’immagine della Grande Madre, Cerere per i Romani) in cerca di sua figlia Persefone (Proserpina per i Romani), scomparsa nel mondo sotterraneo perché rapita da Ade, il dio degli Inferi. I “misteri” conducono l’adepto nel mondo delle tenebre, delle sue tenebre personali, affinché possa – se non comprenderle – accettarle e integrarle nel sé come strumento di trasformazione, proprio come noi accettiamo il fatto che per sei mesi l’anno (Autunno-Inverno) Demetra, ossia la natura, piange la figlia che deve rimanere sottoterra, e le messi non crescono; mentre quando Persefone, per sei mesi all’anno (Primavera-Estate), si ricongiunge con la madre sulla superficie della terra, ecco che Demetra fa festa e ritorna la vita alla natura.

Il mistero del ciclo di vita e morte non è comprensibile razionalmente, ma se ne può penetrare l’essenza, riconducendola nell’ambito della sfera personale, entrando in sintonia con una percezione più profonda. Demetra – Persefone, spesso considerata una dea duale (e quindi avrebbe in un certo senso la stessa valenza) rappresenta sia la vita , nella sua veste di Demetra, che la morte, quando si cala nei panni di Persefone: perciò essa apre e chiude un ciclo. La vita, paradossalmente, origina la morte, come Persefone è figlia di Demetra, e anzi il suo alter ego. E’ quindi un tutt’uno.

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Oggigiorno, come contraltare al trionfo del materialismo, si moltiplica il numero di chi cerca quelle risposte che può solo trovare dentro sé, ma il cammino non è più quello degli “aiuti” esteriori. Si tratta invece di un lavoro molto più riflessivo, un itinerario tutto interiore alla ricerca di se stessi. La conoscenza di sé porta necessariamente alla trasformazione del mondo.

Questo è il prossimo passo dell’evoluzione umana?

Paolo D’Arpini
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Treia. Programmi per la celebrazione dell’Equinozio d’Autunno:
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Il 22 settembre 2018  è previsto un convegno dal titolo “Ecologia, economia e moneta positiva”, relatore Fabio Conditi. L’incontro  inizia alle ore 16.30 e si tiene presso la Sala Multimediale in  Via Cavour 29 al Centro Storico. (https://auser-treia.blogspot.com/2018/08/abstract-dei-temi-da-trattare-durante.html)

Il 23 settembre 2018 si terrà  un simposio letterario con Massimo Angelini, alle ore 13, presso il Circolo Vegetariano VV.TT. di Treia. Prenotazione necessaria.  (https://auser-treia.blogspot.com/2018/08/23-settembre-2018-simposio-letterario.html)

Il 24 settembre 2018, compleanno della nostra Caterina Regazzi,  saremo presenti alla inaugurazione della Festa di Madre Terra, che si tiene presso Villa Shop di Passo Treia con inizio alle ore 18,  introduzione  al tema  di Giacomo Liberti dal titolo “Degusta e impara il benessere”. Sono previste degustazioni biologiche di vario genere.

Info: 0733/216293 – circolovegetariano@gmail.com