Sonia Baldoni ci scrive da Bingen

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Il 22 settembre 2017, uscendo di casa, io e Paolo abbiamo visto spuntare dalla cassetta delle lettere una busta, con un indirizzo a mano: PER CATERINA REGAZZI PAOLO D’ARPINI PIAZZA DUOMO TREIA (MC). Niente sul retro, al posto del mittente. Mi è sovvenuto, allora, che diversi giorni fa avevo sentito al telefono Maria Sonia Baldoni, la Sibilla delle erbe e nostra amica da tanto, la quale aveva cominciato ad enumerare le numerose attività riguardanti erbe e dintorni, tanto che le avevo detto: “Scusa Sonia, ma perché non ci scrivi qualcosa, così lo divulghiamo?” E lei : “Ma sai, io sono sempre per i campi, al computer ci sto poco”. Ed io :”allora scrivici una lettera di carta e spediscila!”. E lettera fu.

La trascrivo:
“15/09/2017 In volo da Pescara verso Bingen (sapevo infatti che Sonia era in procinto di partire per Bingen per una manifestazione su Hildegarda n.d.r.) Benedetto è questo scritto come benedetta è questa giornata di trasmutazione da “Madonna addolorata” a “Madre gaudiosa” con l’energia di Hildegard che proclama ” la malattia è un’assenza di gioia”. Con questo messaggio si aprirà il 17/18/19 novembre tra due mesi esatti dall’anniversario della madre badessa dottore della Chiesa che celebra il primo giorno della sua vita in cielo.
Il 17 settembre nasce ad Amandola (Fermo), zona cratere terremoto, la prima scuola natura a lei dedicata, avrà svolgimento mensile dal venerdì alla domenica con calendario allegato e il lunedì successivo con programma a parte ci sarà la possibilità di partecipare ad una lezione mensile di lettere alfabeto ebraico svolte da Natam la prima il giorno 20 novembre dalle 9.30 alle 12.30 ad Amandola.
C’è poi un calendario parallelo per le Giornate dei raccoglitori. Per le date chiamare Enrica Liaci (?) de L’Aquila 3927750327 per avere ogni dettaglio. Si svolgono nelle 4 stagioni, il lunedì ad Amandola, il martedì e mercoledì ad Amatrice, il giovedì all’Aquila.
Buon compleanno Caterina e un abbraccio a Paolo”.
Grazie Sonia!
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Macerata, il 20 settembre 2017 abbiamo meditato con Paola Pela

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Io e Paolo avevamo già da qualche giorno deciso di partecipare ad un interessante incontro a Macerata, organizzato da Paola Pela in collaborazione con la Biblioteca Mozzi Borgetti e il progetto Ricordati di Te. Il titolo, alquanto invitante era La Meditazione. Studi Internazionali, esperienze nel maceratese.

Era da tanto che non facevo un giro per il centro di Macerata e questa è stata anche un’occasione per rinnovare l’esperienza. Siamo arrivati con abbondante anticipo e così abbiamo avuto modo di ammirare la bella sala dove di lì a poco si sarebbe svolta la conferenza. 
Paola Pela è stata brillante e ci ha spiegato i vari possibili effetti benefici di una meditazione guidata da un “maestro” ben addestrato, cosa che è stata confermata anche da diversi presenti che hanno avuto l’opportunità di partecipare ai corsi che lei tiene al “Castello della felicità”, una casa nella campagna maceratese, lungo la strada verso Pollenza.
Chissà, prima o poi mi piacerebbe vedere questo luogo dal nome accattivante. Paola, dal canto suo, sembra la fata della Felicità, la sua ancella.
All’uscita, per raggiungere l’auto, abbiamo fatto un’altra strada, passando così, quasi casualmente, di fianco a Via Matteo Ricci, la via dove abitava ed aveva il suo albergo, Aldo D’Arpini, il padre di Paolo.
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Caterina Regazzi
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Post Scriptum 

 

Paola Pela sarà con noi qui a Treia per svolgere una cerimonia runica, il pomeriggio del 23 settembre, nel contesto delle celebrazioni per l’equinozio d’autunno. Il programma completo compreso il 24 settembre è qui:

Restiamo ciò che sempre siamo stati…

 “La mente (ego) tende ad appropriarsi delle esperienze vissute. Naturalmente non è necessario, al fine di realizzare la nostra vera natura, “negare” l’identità fisiologica (nome-forma) ma dobbiamo integrarla con il Tutto, anche perché ne facciamo parte ed il Tutto è inscindibile. Vedi il concetto di “ologramma”, in cui ogni parte che compone l’immagine è costituita dalla totalità dell’immagine stessa. Illudersi di essere separati dal Tutto significa cadere nel dualismo separativo. Il nome-forma è come un’onda che sorge sul mare dell’Assoluto, il quale è appunto il substrato necessario all’esistenza dell’io. Realizzare che l’io è solo il Sé riflesso nello specchio della mente è la chiave della Conoscenza”  (Saul Arpino)
 
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Il  “riconoscimento” della nostra vera natura avviene come nel passaggio dal sogno alla veglia, è naturale ed  intrinseco in ognuno di noi. Quando sogniamo siamo immersi nel sogno e quella è per noi la sola realtà… Quando giunge il momento del risveglio ci sono delle avvisaglie che ci fanno percepire l’imminente cambiamento di stato. Come dire, abbiamo sentore dell’imminente uscita dall’illusione del sogno. Certo questa è semplice analogia poiché nel sogno e nella veglia, che sono condizioni mentali, non vi è vera illuminazione e realizzazione. Quel “risveglio” di cui parlo è l’intima essenza indivisibile, inavvicinabile dalla mente, ma la sua realtà è intuibile e sperimentabile nello stato di pura consapevolezza.
 
Nel processo di ritorno che sospinge ogni singolo essere verso quella pura consapevolezza avvengono vari miracoli e misteriosi cambiamenti. L’adattamento ai nuovi stati di coscienza coinvolge sempre e comunque tutto il corpo massa della specie, ma nella nostra dimensione umana noi siamo abituati al funzionamento a locomotiva, ovvero due passi avanti ed uno indietro, anche definito crescita per tentativi ed errori. Per questa ragione sembra che l’evoluzione manchi di linearità e continuità. Nella nostra civiltà abbiamo vissuto vari momenti che sembravano paradisiaci, che mancavano però di una comprensione olistica. Un po’ come avviene nel mondo animale in cui la spontaneità  regna sovrana ma la coscienza è carente nella auto-consapevolezza e nella ragione.
 
Insomma dobbiamo poter integrare l’intuizione e la ragione  nel nostro funzionamento e ciò fatto possiamo procedere a dimenticare il processo sperimentale per poter vivere integralmente l’esperienza in se stessa. Osservatore ed osservato non possono essere separati.
 
Per ottenere questo risultato le religioni consigliano la via “dell’amare il prossimo tuo come te stesso” mentre le filosofie gnostiche indirizzano verso l’auto-conoscenza.
 
Non scindiamo queste due vie, teniamole strette come due remi della nostra barca che ci aiutano ad uscir fuori dal pantano del “dualismo”.
  
In fondo, come possiamo considerare che qualcosa sia al di fuori di noi stessi? 
Paolo D’Arpini
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Nel cielo non vi sono strade ma solo spazio vuoto…

Purtroppo le parole a disposizione rendono poco dovendo trattare argomenti sottili…
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Ma insomma cos’è  questa spiritualità laica?

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Serve a qualcosa continuare a parlarne come fosse un percorso, una via per andare da qualche parte per  giungere a delle conclusioni di vita?
Nel cielo non vi sono strade c’è solo vuoto spazio.
Nello spirito, nella coscienza , così come nel cielo, non c’è percorso e quindi anche parlare di spiritualità laica sottintendendo che ci  sia un modo di impostare la ricerca interiore attenendosi a delle norme o respingendone altre è pura vanità, è finzione.
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Tutto avviene per conto suo, sulla base di una spinta evolutiva interiore, credere in una via e pensare di essere nel giusto è la prerogativa di ogni percorso. Ma non serve nemmeno indicare le incongruenze di questa o quella religione, di questo o quel credo. 
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Finché c’è qualcuno che crede in una  religione non si può far a meno di riconoscere che per lui la verità del sé  è  un miraggio. Credere in questo o credere in quello è solo credere. Ma possiamo affermare di “credere” nell’esistenza, di “credere” nella nostra coscienza?
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Noi esistiamo e siamo coscienti, non crediamo di esserlo.
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L’io è un segno,  ognuno di sé dice “io sono”,  questo segno è comune a tutti, il resto è solo pensiero aggiunto.  L’io è lo stesso  per tutti. Essendo questa la verità a che serve legare l’io ad una specifica forma pensiero, ad un concetto?  Tutto è nell’io. 
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La forma individualizzata dell’io è come la coscienza di una cellula nel corpo. 
Ovviamente nella consapevolezza di sé, come  organismo unitario,  quella cellula è solo un aspetto, una  base esperienziale dell’io. Ed allora dov’è la differenza fra  l’individuo ed il tutto? Quell’io da cui ogni pensiero emerge e che è in grado di riconoscere ogni pensiero è lo stesso io in cui tutto si scioglie.
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Quando dormiamo percepiamo molti personaggi, li vediamo separati da  noi, consideriamo  noi stessi e gli altri come separati, ma è così realmente? Possiamo ragionevolmente affermare di essere separati dai personaggi del nostro sogno?
Infatti ignorare che tutto è Uno è come sognare.
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Risvegliarsi alla conoscenza di sé è  chiamare questo fatto “spiritualità laica” è solo un modo di dire, dal punto di vista dell’esperienza  non può essere dato un nome, quindi  spiritualità laica è solo una descrizione parziale dell’indescrivibile.
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Paolo D’Arpini
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Ecco  una poesia che amo molto:
Ci sono così tante luci abbaglianti
nel negozio di lampade
del cervello morente;
dimenticati di loro.
Concentrati nell’essenza,
concentrati nella luce.
La luce fluisce verso di te da tutte le cose,
tutte le persone, tutte le possibili combinazioni
del bene e del male, tutti i pensieri
e tutte le passioni.
Le lampade sono diverse ma la luce è la stessa.
Una sostanza, un’energia, una luce, una mente-luce,
che emette tutte le cose, senza fine.
Un diamante rotante e bruciante,
uno, uno, uno.
Spogliati davanti al silenzio avvolgente ed amorevole.
Resta lì,
finché non vedi la luce con i suoi stessi occhi eterni.
Jallaluddin Mohammad Rumi
(poeta persiano del XIII° secolo)

Il meteorite di Cebarcul’, che ha portato lavoro e ricchezza ai cebarculesi (per finta!)

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Il piccolissimo villaggio Cebarcul’ a sud degli Urali un giorno diventò ben famoso quando la mattina del 15 febbraio del 2013 un grosso meteorite di circa 15 metri di diametro e una massa di 10.000 tonnellate si è frantumato sopra la città di Čeljabinsk e ha colpito il paesino Cebarcul’, cadendo al centro dell’omonimo lago.

L’immagine del buco nero, perfetto e rotondo, sulla superficie del lago ghiacciato ha fatto il giro del mondo. Il meteorite ha ricevuto il nome della città di Celjabinsk (la capitale della regione) e ancora adesso è considerato uno dei più grandi meteoriti che ha colpito il pianeta Terra. Il pezzo più grande ripescato dal lago (che adesso sta nel museo a Celyabinsk) pesava oltre 570 kg e i frammenti del bolide sono stati ritrovati nel raggio di 100 km!

A quel punto gli abitanti di Cebarcul’ hanno capito che gli è capitata una grandissima botta di Cebarculo. Sono venute fuori tutte le possibili idee per rendere Cebarcul’ da quel momento in poi il centro del turismo astronomico. Però purtroppo, come spesso succede, i progetti del ponte “Via Lattea”, dell’albergo “Bolide” e del centro popolare dell’osservazione cosmica si sono afflosciati nelle polemiche e non sono mai usciti vivi dagli uffici politici.

Lo stato della Russia non ha mandato i soldi per portare avanti i progetti, ma ha mandato gli scienziati per raccogliere il meteorite.

Dopo la pubblicazione dell’annuncio “cercasi pezzi del meteorite” nel settore compravendita della gazzetta locale, cercare i pezzi del meteorite diventò l’impegno principale dei cebarculesi.

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Improvvisamente si affollarono file di trovatori di qualunque pietra minimamente somigliante ai preziosi frammenti. Le file duravano addirittura giorni interi ma alla fine gli abitanti della zona riuscirono a portare agli scienziati 200 kg complessivi di pietre spaziali! Le pietre del cosmo venivano pagate bene. Così bene, che a un certo punto venne fuori che, mentre stava nel museo statale a Celjabinsk, il pezzo del meteorite più grande si alleggerì di 2,5 kg perché una parte venne rubata e rivenduta a un collezionista intenditore.

Man mano Cerbarcul’ diventò comunque più visitato di prima, soprattutto dai ricercatori di un certo genere, amanti delle energie particolari e studiosi improvvisati di UFO. Sopravvennero infatti notizie – riportate su alcune riviste esoteriche – che a Cebarcul’ stavano succedendo cose strane, ad esempio che il meteorite aveva portato al villaggio addirittura una specie di virus che causava mutazioni nel genoma umano e che ormai i cebarculesi erano tutti diventati metà umani e metà extraterrestri.

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Nel frattempo la fabbrica di cioccolato di Celjabinsk aveva avviato la produzione di cioccolatini “Meteoriti di Celjabisnk”, una fabbrica di profumi usava un frammento del meteorite per creare l’aroma “Meteorite di Celjabinsk” e l’acqua del lago Cebarcul’ veniva prelevata per essere conservata in contenitori decorativi da vendere a turisti e viaggiatori vari. Per non parlare dell’invasione di magneti da frigorifero, portachiavi, apribottiglie, calendari e quant’altro riempiva qualunque negozio, da quelli di scarpe ai chioschetti del gelato. Tutt’oggi questi souvenir sono ancora lì, ricordando ai mutanti della città lo sfruttamento non riuscito di quello storico evento cosmico.

Dopo essere stata a Cebarcul’ e aver parlato con i cebarculesi vi confermo che quel posto è davvero anomalo… 🙂

Wateki Talyana Tobert

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La grande truffa religiosa: “Soffrite qui per star bene lì (post mortem)”

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Carissimi Caterina e Paolo, tanto per cambiare il menù che da oltre due
millenni viene riproposto sempre lo stesso ininterrottamente, da maestri che traggono profitto nel convincere tontolo sul modo di vivere, sopportare e soffrire, trasportando l’umanità sino alla nausea con gli stessi piatti, stessi condimenti, stessi criteri, oggi in vena di cambiamenti propongo un bel sughetto concentrato sulle verità manipolate dalla storia per arricchire il sapere, con la geniale trovata del Paradiso Terrestre, quel Regno utopico d’oltretomba creato da alcune Religioni per il controllo universale delle anime.

Il Paradiso, simbolo del piacere e della gioia senza tempo, sicuramente un’opera originata dalla inimitabile mitologia Greca, i tascabili o telenovele sviluppate fra il 1500 sino al 300 a.C. degni di appartenere ai maggiori sforzi della fantasia in supporto della storia del mondo raccontata attraverso la Bibbia, riprodotta più volte con arrangiamenti secondo i periodi di interesse.

Il libro più venduto in tutti i tempi, superiore agli altri racconti di merito
quali l’Iliade e l’Odissea del VI secolo aC., oppure fra i mitici più
originali: la storia delle Divinità Greche, creata in epoche antecedenti.

Da questo insieme di racconti Biblici continuamente perfezionati in epoche successive, sembrano quasi creati come un invito destinato alla guida dell’uomo contemporaneo sulle vicissitudini del passato in un triangolo fra l’Africa dove nasce il mondo, il Medio Oriente dove nascono le Religioni e l’Occidente i maestri della guerra, che si sviluppano con una orribile impostazione della vita, formulata su astuzie, ribellioni, vendette e morte, le quali si mantengono attraverso i secoli come guida di comportamento per tutte le generazioni susseguenti che abbracciano il medesimo concetto di fede Religiosa.

Nell’Estremo Oriente, sin dalle epoche primitive antecedenti ad Adamo ed Eva, avevano un concetto spirituale assai diverso della divinità riconosciuta nei propri simili e nella natura, dimostrando che il bene e il male è dentro di noi, comandato dai nostri sensi secondo il nostro volere, controllato da una spiritualità profonda impostata sui diritti umani reciproci e sulle convinzioni di fratellanza.

Da calcoli e scoperte scientifiche con riferimento a illustrazioni e scritti,
si suppone che Adamo ed Eva (forse mai esistiti) di cui la Religione Cristiana considera come i progenitori dell’umanità, dai quali ha origine la vita dell’ uomo sulla terra, con riferimenti grossolani che risalgono a circa 4, 8 massimo 5 mila anni avanti Cristo, in un Paradiso Terrestre descritto con Angeli, farfalle colorate e Verginelle, poi improvvisamente tutto oscurato da qualche cataclisma o dal Diluvio Universale, senza lasciare tracce.

I grandi filosofi che manipolano la psiche umana, vorrebbero farci intendere che prima di quelle date gli abitanti della terra erano rappresentati esclusivamente dal regno animale formato da varie specie di cui: i Primati, ritrovamenti di ossa di Dinosauri, scheletri di Politici mitizzati dalla storia, ecc., suddivisi in tre categorie principali: carnivori, vegetariani e onnivori.

In quel Paradiso Terrestre descritto nella Bibbia, vivevano beati una coppia di super privilegiati, soltanto due persone: Adamo ed Eva, figli prediletti del padrone del Podere, talmente ricco di ogni ben di Dio da definirlo Paradiso.

Il povero Adamo sempre in ozio come i figli di papà, preso sul naso da parte del serpente che girovagava libero per il Podere, in un momento di debolezza fu convinto ad assaggiare la prugna o la melina di Eva, dichiarati frutti proibiti dal Padrone della piantagione.

Adamo inizialmente caccia il serpente tentatore in malo modo, ma dopo varie insistenze da parte del serpente, Adamo fu convinto ad assaporare il frutto proibito che in verità non era ne una prugna e neanche una mela, ma un fico al femminile.

Al primo contatto Adamo ed Eva furono lusingati ed in mancanza della Radio o della TV si divertirono per ore e giorni trasgredendo la volontà del Padrone, il quale dopo essere stato informato dal serpente si arrabbiò terribilmente per la disubbidienza di Adamo, cacciandolo dal suo cospetto e obbligandolo assieme alla sua compagna Eva a seguire una vita di sudori, sofferenze e privazioni.

Povero uomo e povera donna, da allora, in seguito ad un errore provocato dalla tentazione di quel maledetto serpente, Adamo ed Eva, nonostante le varie richieste di perdono, non concesse, dovettero affrontare il castigo, un po’ meravigliati per il fatto che tutto l’amore precedente del Padrone del campo si trasforma improvvisamente in odio e maledizione.

Il Padrone, su tutte le furie e con voce baritonale continuava ad inveire ad alta voce, soffrirete per l’eternità insieme a tutti i vostri discendenti e conoscerete il duro lavoro, le incomprensioni, le malattie, le vendette, le guerre e la morte, e per farvi soffrire ulteriormente vi creerò anche la Politica diretta da incompetenti e il soldo governato da speculatori.

Il pappagallo che era presente alla scena, ripeteva: Mamma mia che castigo per un gesto d’amore, ma Adamo per riaversi dal grave castigo del padrone, lasciando il Podere gli urla dietro, non esagerare poiché siamo fatti della stessa pasta ad immagine e somiglianza, piuttosto fatti la barba e tagliati i capelli.

Adamo ed Eva dispiaciuti e nello stesso tempo meravigliati per le reazioni del Padrone del Podere, abbandonano il Paradiso e si incamminano mano nella mano per giorni e notti alla ricerca di un riparo dove passare i loro giorni.

Nel frattempo nasce Caino il primogenito ed a distanza di tempo nasce il
secondo marmocchio di nome Abele.

Fra i due fratelli ormai cresciuti, nascono dissapori e gelosie che sfoggiano in gravi liti per dividersi gli affetti della madre, unica donna da cui dividere anche le naturali necessità biologiche sessuali. Un’unica donna nuda dalle forme divine, con tre uomini in calore dai quali secondo la religione Cristiana si moltiplica l’umanità con incesti fra madre e figli, fratelli e sorelle.

Caino nato prima e per giunta il più forte, ha il sopravvento su Abele e un triste giorno in una ennesima lite, Caino uccide il fratello Abele.
Da qui parte la macabra storia del mondo dove l’umanità incoraggiata dagli esempi riportati nella Bibbia, prosegue la strada tracciata dalla storia, riproducendo tanti Caino e pochi Abele che possiamo paragonare come esempio fra il bene e il male.

Deciso a cambiare il menù dell’oste per un mondo migliore, bisognerebbe
riscrivere la storia con narrative esemplari di livello superiore come ad
esempio “c’era una volta in America” oppure “l’amore è una cosa meravigliosa” e perché no, “la vera storia di Gesù poi dato in pasto ai pesci per sostenere la risurrezione”.

Sono certo che un giorno scriveranno la storia di Osama Bin Laden, un
miliardario Saudita poliglotta e padrone delle due torri di Manhattan Island, (abbattute quell’11 settembre del 2001 da ignoti noti), il quale dedicò la sua vita in opere superiori a San Francesco per un mondo migliore, ma fu stroncato dai tanti Caino che popolano il mondo Occidentale, i quali sul letto di morte invocano pietà per i loro crimini.

Anthony Ceresa

………………..

Scriveva Federico Nietzsche: “E’ col trionfo “ecumenico” cristiano (sventura dell’umanità, degli animali, del mondo) che si è realizzata una globale inversione dei valori. Tutto ciò che nel mondo pagano, tra i nostri padri contadini politeisti, era percepito in maniera retta, pulita, veritiera, si è velato e capovolto. Mai un antico avrebbe dato, per esempio, nome di “amore” all’odio o viceversa. La nera pretaglia sfruttatrice è proprio questo che impose, urbi et orbi. Così, per almeno mille anni essa torturò in nome del bene…”

Consigli  per escursionisti nei boschi che  si imbattono in animali selvatici di grossa taglia

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Va subito detto che  gli  animali selvatici di solito  hanno paura dell’uomo e lo aggrediscono solo se rappresenta un pericolo soprattutto per la loro prole. Difficilmente comunque si potranno incontrare linci e lupi, è più facile imbattersi in qualche orso o cinghiale. Ecco quindi alcuni consigli.

Per prima cosa se incontrate un plantigrado, ma anche una lince, un lupo o un cinghiale, non perdete la calma. Non scappate, non correte, ma continuate senza fissare l’animale (guardare direttamente un animale selvatico è un segno di sfida) per il vostro sentiero. Se l’animale è sul vostro sentiero noterete che questo se ne andrà via, importante non perdere la calma e dimostrare decisione nel continuare a camminare come prima dell’incontro. Gli orsi in particolare sono animali curiosi e quindi potrebbero alzarsi sulle zampe per osservarvi meglio, in questo caso controllate il movimento dell’orso con la coda degli occhi e continuate a camminare allontanandovi. Soprattutto gli orsi maschi giovani, come gli umani, sono più esuberanti, quindi potrebbero fingere un attacco e fermarsi a pochi metri da voi. Se in quel momento, presi dalla paura, cominciate a scappare, a correre, allora invogliate il plantigrado ad attaccarvi veramente, se invece continuate sui vostri passi con calma, vedrete che l’orso se ne andrà via.

Attenzione però se vedete dei cuccioli, in quel caso la madre vi sta osservando e se vi fermate a guardarli, a toccarli o a scacciarli, per voi sono guai. L’orsa vi aggredirà, ma questo accade anche per le linci e i cinghiali. Quindi continuare a camminare fingendo di non esservi accorto dei piccoli. Se i cuccioli stanno proprio sul vostro sentiero e non se ne vanno via cercate di prendere un’altra via, senza correre.

Se invece l’orso ha deciso di aggredirvi, perché avete commesso qualche azione mal interpretata dall’animale, raggomitolatevi, proteggetevi e riparatevi con quello che avete ( zaino, bastoni, ecc.) e cercate di allontanarti senza correre.

Prudenza estrema se invece si incontra un animale ferito, in questo caso sarà bene cambiare sentiero ed allontanarsi il più lontano possibile. L’animale ferito diventa automaticamente aggressivo.

Consiglio finale molto utile è quello di non andare mai da soli nei boschi, ma almeno in compagnia di un’altra persona.

 
Ennio La Malfa
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