La via evolutiva dell’I Ching


Integrati dal sistema elementale, fondamentalmente due sono
gli indirizzi culturali della Cina, il Confucianesimo ed il Taoismo,
la via della correttezza e la via della spontaneità. Ricettacolo di
questi due aspetti sociali è il Libro dei Mutamenti, cioè l’I-Ching,
uno dei saggi testi più antichi dell’umanità. In esso sono integrati
diversi commenti di Confucio e di Lao Tze, nonché considerazioni più
tardive di matrice Chan (Meditazione Buddista). All’I-Ching sono
riconducibili anche i basilari archetipi psichici dello zodiaco cinese
e i due aspetti dello Yin e dello Yang, il Femminile ed il Maschile,
la Tenebra e la Luce, la Terra ed il Cielo. La spontanea e naturale
interazione degli opposti, in continuo movimento, descritta
nell’I-Ching, è lo stesso del greco “Panta rei os potamòs” (tradotto
come ‘Tutto scorre come un fiume’), il celebre aforisma attribuito ad
Eraclito, vissuto contemporaneamente al saggio Lao Tze. Ma anche nel
‘Libro dei Proverbi’ di Salomone si inneggia allo sposalizio del Cielo
con la Terra, alla congiunzione degli opposti … il serpente che si
morde la coda … come miracolo delle polarità che si integrano, dei
due che sono uno, della dolcezza di un cuore di donna che acquieta
l’aggressività dell’uomo…

E’ questa l’intelligenza che guida la Natura in ciò che oggi chiamiamo
‘evoluzione’, che ha fatto dire a Leone Tolstoi: “Se un uomo vuole
aiutare il mondo, non deve pensare di fuggire dal mondo. Deve imparare
a conoscerlo e a vivere in esso, diventando un’oasi, un rifugio per
chi è alla ricerca della propria anima”. Ed è proprio cercando di
ritrovare la comprensione della nostra vera natura e del corretto
agire nel mondo.

Con l’aiuto dei principi fondamentali del Libro dei Mutamenti -I Ching- è
possibile realizzare nella maniera più completa le facoltà interiori
dell’uomo. Questa possibilità è fondata sul fatto che l’uomo ha in sé
facoltà simili al Cielo e alla Terra, in quanto egli è un micro-cosmo.
Poiché nel Libro dei Mutamenti sono riprodotte le leggi di Cielo e
Terra esso fornisce gli strumenti per coltivate la propria natura
intrinseca, cosicché le più intime qualità buone possano dispiegarsi.
In particolare due cose vengono prese in considerazione: la saggezza
e l’operare, l’intelletto e la volontà. Quando intelletto e volontà
sono centrati nel modo giusto anche la vita emotiva giunge alla giusta
armonia.

Di tutti i segni o esagrammi uno dei più significativi per
rappresentare questa armonia è l’esagramma T’ai – La Pace. Il segno si
riferisce ad una stagione in cui, per così dire, il Cielo è in Terra.
Corrisponde all’inizio della Primavera (stagione della Lepre).
Nel mondo degli uomini questo esagramma simboleggia un tempo di
concordia sociale. I superiori si chinano verso gli inferiori, i quali
sono ben disposti verso i superiori; così che cessa ogni ostilità.
Così il Luminoso esercita un’azione vigorosa e l’Oscuro è remissivo.
In tal modo ambo le parti hanno ciò che a loro compete, infatti,
quando i buoni si trovano in posizione dominante anche i cattivi
subiscono il loro influsso e si emendano.

Quando nell’Uomo regna lo spirito che viene dal Cielo, anche la sua
natura animale ne è regolata e trova il posto che le compete.
Nel commento al nove al secondo posto nell’esagramma è detto: é
importante possedere la grandezza interiore per sopportare anche le
persone imperfette. Un vero Maestro non conosce materiale sterile, da
tutto riesce a ricavare qualcosa. Questa magnanimità non è affatto
trascuratezza o debolezza, occorre però guardarsi dalla costituzione
di fazioni e combriccole, infatti anche se coloro che hanno idee
affini sono uniti nello Spirito, essi non devono formare un partito,
anzi, ognuno deve fare singolarmente il proprio dovere.


A proposito delle giuste regole nella società, nel commento al sei al
quinto posto è detto: il sovrano I T’ang aveva stabilito che le
principesse imperiali, nonostante fossero di rango superiore a quello
dei loro mariti, dovessero seguire il marito come qualsiasi altra
moglie. Qui c’è il richiamo all’unione veramente modesta tra alto e
basso che reca fortuna e prosperità.

La serie consiglia buona condotta e contentezza, allora regna tranquillità.
Pace significa unione e concordia. Il movimento dell’esagramma nel suo
insieme produce una vittoriosa ascesa dei principi del nobile e la
ritirata dei principi degli ignobili. Qui si rappresenta un tempo di
“primavera” nell’anno e nella storia dell’uomo. Il sei al quarto posto
afferma: “Egli scende volteggiando, senza vantarsi della ricchezza
insieme al suo prossimo, schietto e sincero”. Ciò significa che il
nobile ha rinunciato al vantaggio materiale che gli arriderebbe ove si
unisse egoisticamente all’ignobile.

Confucio disse commentando la Verità interiore: “La vita guida l’uomo
ponderato per sentieri tortuosi. Spesso è impedito il saldo incedere,
poi la Via ritorna dritta. Allorché gli uomini sono uniti nell’intimo
del cuore infrangono i vincoli di bronzo e di ferro. E quando due ,
nell’intimo del cuore, si intendono appieno, le loro parole sono soavi
e forti, come profumo di orchidee”.

Nell’esagramma Lin  – L’Avvicinamento. Sopra c’è il Trigramma Kun, la
Terra. Sotto il Trigramma Tui, il Sereno, il Lago. Avvicinamento vuol
dire diventare grandi. Sentenza: L’Avvicinamento ha sublime riuscita.
Propizia è perseveranza. Quando vi è l’ottavo mese è sciagura.
Commento alla decisione: l’Avvicinamento. Il solido penetra e cresce.
Sereno e devoto, il solido sta nel mezzo e trova corrispondenza.
“Grande riuscita per conformità” questo è il corso del cielo. “Quando
viene l’ottavo mese vi è sciagura”. La caduta non si fa aspettare a
lungo. Immagine: Al di sopra del lago è la terra: l’immagine
dell’Avvicinamento. Cosi il nobile è inesauribile nella sua intenzione
di insegnare, e senza limiti nel sostenere e proteggere il popolo.

Dopo il Solstizio invernale, la forza luminosa è nuovamente in fase
crescente. Il bene comincia a farsi strada e trova accoglienza in
luogo influente. Questo è un tempo pieno di speranza, la primavera si
avvicina e la gioia è alla portata di chiunque la voglia afferrare.
L’importante è impegnarsi con perseveranza per raggiungere
l’obiettivo. Per sfruttare il favore del tempo, è necessario un lavoro
deciso e perseverante. La primavera non dura in eterno; se si affronta
il male prima che sia del tutto manifesto, lo si potrà combattere e lo
si potrà padroneggiare. Come il lago mostra la sua inesauribile
profondità, così il saggio è inesauribile nella sua propensione ad
insegnare agli uomini. E come la terra è ampia, e sostiene ed alimenta
tutte le creature, cosi il saggio cura e sostiene tutti gli uomini
senza escludere una parte dell’umanità con barriere di qualsiasi
natura. Occorre prestare attenzione e non perdersi nelle correnti del
tempo ed essere nel giusto. Infatti il destino reca con sé anche il
regresso, ma se viene suscitato in tempo un movimento di ascesa, sarà
abbastanza forte per contrastare anche il destino nel momento in cui
le sue conseguenze, senza le dovute precauzioni, comincerebbero a
farsi sentire.

Consiglio dell’esagramma: che abbia inizio un vero e proprio
cambiamento! Muoviti, incontra, apri la strada alle novità e sarai
cosi capace di sormontare qualsiasi ostacolo si frapponga sulla via, e
di essere un modello d’esempio positivo per gli amici e per tutti
coloro che ti seguiranno! Ma, solamente individuando da subito gli
errori, ti sarà possibile correggerli ed evitare il peggio. Basta
sapersi guardare dentro con saggezza per trovare la strada giusta per
affrontare una decisione importante. E così sarai in grado di
esprimere sensazioni profonde su ciò che è giusto e vero. Queste
qualità per analogia mi fa ricordare gli eventi e gli episodi leggendari della vita
del grande maestro Taoista Zhuang Zi, vissuto realmente nel III secolo a. C,
ed autore del “Libro del fiore del sud”. Un esempio di comportamento nobile
che quaglia in modo perfetto con il commento di Richard Wilhelm per la sesta linea superiore 
dell’esagramma Lin, in cui si descrive l’atteggiamento del
saggio, che ha già superato il mondo e che interiormente non ha più
alcun legame con l’esistenza mondana, ma che però talora può trovarsi
nella situazione di dover rientrare ancora una volta nella società,
per avvicinarsi agli altri ed impartire i suoi insegnamenti e fornire
il suo aiuto. Ciò è di grande salute per il suo prossimo, ma anche per
lui questo magnanimo umiliarsi non è una macchia.

Paolo D’Arpini

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“De profundis” ed il popolo italiano

Sto leggendo, ancora una volta, il “De profundis”. La prima volta, l’ho letto una trentina d’anni fa, ed  è il primo libro,  del quale ho pensato: ”come è scritto bene!”

E’ stato anche l’unico libro, sul quale ho formulato tale pensiero.

Ora, con le maree telepatiche che mi spingono ad apparire all’esterno, a diventare scrittrice, mentre il mio ruolo, per me chiaramente definito era di lettrice, l’ho ripreso in mano, proprio per quel pensiero.

L’ho riletto una volta, adesso lo sto rileggendo una seconda, sempre per poter essere una scrittrice.

Già, dalla prima volta, che l’ho ripreso in mano, ho notato il suo giocare con i fiammiferi, e come questo mi ricordava il popolo italiano.

Lui si vede vivere, penso comune a molti italiani, non solo a me: e si chiede, con il suo lucido cervello” dove andrò a finire?”.

Lui commette un’azione dopo l’altra, sempre più depravata, sempre un più grave; cioè, lui si vede commettere un’azione dopo l’altra, sempre più depravata e sempre un po’ più grave; lui è un uomo molto famoso, famoso nella Londra della ricerca , se vogliamo, anzi , anche in America era stato chiamato, per cui , possiamo dire che era famoso, nel mondo della ricerca, della riflessione.

Molto onorato: le sue commedie erano sempre accompagnate dal successo.

Non aveva nulla a che fare con la Londra Vittoriana, se vogliamo dire, ma questa si teneva lontano da lui, con le sue critiche.

E lui, al seguito di questo piccolo Lord, iniziò la discesa morale, con quasi una unica curiosità: ”dove andrò a finire?”

Lo dice chiaramente nel De Profundis.

Ed io penso a me, al popolo italiano.

A me, in questo clima di insicurezza economica, che spando e spendo: ”dove andrò a finire? Quello che compro, mi serve per stare in piedi, per affrontare gli attacchi energetici?“.

Al popolo italiano, che nella telepatia riversa tutta la sua crudeltà, la sua indifferenza al rispetto umano.

Riecheggiano le Fosse Ardeatine, con la frase:  ”abbiamo fatto una retata sull’autobus, tutti quanti sono comunisti, tranne questi cinque. Che ne facciamo?”

Risposta: “Visto che ormai sono qui, ammazzali”

L’indifferenza alla persona, al rispetto della persona.

E dietro ogni frase orripilante che ascolto, cui segue un’altra ancora più orripilante, sento la medesima domanda” dove andrò a finire? Questa sensazione di sicurezza, che mi dà la telepatia, e che mi fa scoprire un me, ancora più brutto, ancora più brutto, dove mi porterà?”

Oscar Wilde ha pianto la sua risposta, in un posto ove si piange ogni giorno, e dove, se non si piange, il cuore è essiccato.

Oscar Wilde canta il suo dolore, la risposta che ha avuto, è stata molto lontana dalla sua immaginazione.

Lui la usava, per fare ridere, in un teatro dell’assurdo, per fare cambiare un poco un popolo.

Un’immaginazione grande, insomma, ma la risposta fu molto più grande, anzi lontana, da qualsiasi immaginazione, fantasia,o arte, con il quale avesse voluto guardare – rivestire la realtà.

Nei suoi lunghi periodi, senza virgole o punto e virgola, ti fa sentire a quale dolore, annientamento, può portare il curioso, pigro, indagare sé stessi: giorno dopo giorno, azione dopo azione, con la eterna domanda”dove andrò a finire?”

In un mondo ,così sicuro, tutto è ridotto ad una parola : carcere, dolore, parole che sembrano incollate sopra una parete, tanto significano solo le “d” le “p” ,le “e” ,le “o”, di cui sono composte.

Poi, un “De Profundis” arriva: anche lui ha giocato con i fiammiferi, un adulto, una persona onorata dalla società, una persona, che giocando con i fiammiferi, non si poteva far male, con l’eterno ritornello nella mente:”dove andrò a finire?”

Ed è  un gioco tra lui ed il male, fino a che lui non è più il protagonista, è  il male.

Mi affidavo alla mia volontà, dice, sapevo che al momento opportuno avrebbe vinto; ed invece no.

Quanti italiani, italiane, come ci chiamano i nostri emigranti, nel telepatico, vanno nel gioco dei fiammiferi.

Sembra un gioco stupido, all’inizio, e le nostre parole tirano altre parole, ed il svelare un lato del nostro carattere, ci spinge a svelarne ancora un pochino, sempre in quella direzione, ad edificare piano, piano, dentro di noi, cioè, all’esterno, nella mente altrui, siamo nel telepatico, un essere che diventa sempre più mostruoso, un essere che non esiste, o che esiste?, con l’eterna domanda”dove andrò a finire?”

“ Sono in terreno inesplorato, la telepatia; dove andrò a finire?”

Oscar Wilde impiega un libro per descriverlo, si chiama “De Profundis”.

Milena Auretta dr. Rosso

Il problema della violenza contro le donne

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Il problema della violenza sessuale: Susan Brownmiller

Il lavoro che ha dato il via al moderno dibattito sulla violenza sessuale e’ il libro della giornalista e pensatrice Susan Brownmiller (1935), Against Our Will: Men, Women, and Rape, New York, Ballantine Books 1975 (trad. it. Contro la nostra volonta’. Uomini, donne e violenza sessuale, Bompiani, Milano 1976). Il libro e’ diventato subito un successo internazionale ed e’ stato tradotto in sedici lingue.Il senso del libro di Brownmiller e’ racchiuso nel suo slogan tipicamente radicale secondo cui “Lo stupro e’ un processo cosciente di intimidazione attraverso il quale tutti gli uomini tengono tutte le donne in uno stato di paura”. Brownmiller parte dalla considerazione che lo stupro e’ sconosciuto nel mondo animale, ed e’ una pratica violenta tipica della specie umana. Essa e’ nata nella preistoria, quando l’uomo, che per ragioni anatomiche e’ una sorta di predatore sessuale per natura, ha scoperto di poter fare violenza alla donna nella sfera sessuale, anche tramite la semplice minaccia della penetrazione violenta. Tipica di una parte della riflessione femminista, ma non condivisa da tutte le femministe, e’ l’idea che nello stupro conti piu’ la motivazione della violenza “politica” e “morale” rispetto a quella specificamente sessuale.

Il dibattito sulla pornografia: Andrea Dworkin e Catherine MacKinnon

Collegato al tema dello stupro e’ il dibattito sulla pornografia, in cui e’ stata, ed e’, impegnata la stessa Brownmiller.

I nomi piu’ famosi nel movimento delle donne contro la pornografia ssono quelli della saggista e romanziera Andrea Dworkin e della giurista Catherine MacKinnon, che, nella convinzione che ogni forma di pornografia costituisca una violazione dei diritti civili delle donne e un’incitamento alla violenza sessuale contro di loro, si sono anche battute perche’ la pornografia fosse proibita per legge nello stato del Minnesota (senza riuscirvi). Nel 1992 l’attivita’ di lobbying di femministe canadesi ha invece ottenuto un provvedimento legale restrittivo in materia di pornografia in Canada. MacKinnon e’ stata anche molto attiva nel campo della lotta contro le molestie sessuali nei luoghi di lavoro, ottenendo che nel 1986 la Corte Suprema degli Stati Uniti accettasse la sua teoria della molestia sessuale come forma di discriminazione sessuale.

Sergio Casali (“La nonviolenza e’ in cammino”)

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“Non c’è più religione…”

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Quanto alla religione l’umanità è sempre stata immersa nel caos. Migliaia di comandamenti, migliaia di precetti, migliaia di riti, migliaia di preghiere, migliaia di promesse, migliaia di minacce provenienti da migliaia di dèi; e soprattutto, migliaia di vittime, sia fisiche che mentali. Il massacro giustificato dalla religione è sempre stato in gran voga, con il beneplacito di un “Dio” che sembrerebbe segnare con una tacca le sue vittime, come facevano i piloti della I guerra mondiale.

Ma chi sono questi dèi? Per la maggior parte degli uomini il dio della propria infanzia, il dio che viene insegnato dai genitori è il dio vero, e pochi sono coloro che riescono a sottrarsi alla pesante àncora di questo dio, proprio perché viene proposto in una fase della vita in cui l’essere umano è non solo altamente vulnerabile, ma anche influenzabile all’estremo, poiché la sua mente è in formazione, una vera spugna.


La mente dell’uomo preferirà credere ciecamente piuttosto che pensare, preferirà seguire piuttosto che farsi largo da sola; preferirà la sicurezza del gregge piuttosto che l’incertezza di doversi addentrare con le proprie forze negli abissi dell’aldilà. Per questo a tutti i leaders religiosi è tanto cara la parola “gregge”, ed è per questo che a coloro che manipolano le coscienze piace tanto chiamare i fedeli con il nome di “pecore”.

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La pecora non si ribella- e ciò va bene al pastore – e non si deve arrischiare a cercare da sola il proprio alimento – e ciò va bene alla pecora – però alla fine della storia la pecora viene macellata da colui al quale il pastore fa capo. 


Costellazioni di “maestri”, di “dèi” e di credenze, tutti che lottano e sono in competizione fra loro per assicurarsi il dominio della coscienza dell’uomo, e tutti, alla lunga, immergendolo sempre più nel caos della mente.


Tutti gli obblighi e i divieti, gli interdetti e le cerimonie, le restrizioni sociali e i particolarismi, i tabù alimentari e sessuali, gli estremismi e gli abiti rituali sono ovviamente forme di follia religiosa, di fervore che si erge a deviazione demenziale, istituzionalizzato dall’osservanza cultuale; regole e pratiche inculcate da maestri che non insegnano niente di buono, a loro volta portavoce di dèi che non sono Dio e non appartengono neppure al livello spirituale, ma ne sono molto al di sotto. Chi è libero lo è da qualsiasi regola o forma di esteriorità; così è il vero “Dio”, quello che per tutti è lo stesso, che non ha un “popolo eletto” o preferenze etniche e non esige assurde pantomime o contorsioni mentali, limitazioni concettuali e macchinose ritualità dai suoi fedeli.

Naturalmente tutto il mondo di oggi è pazzo, e la forma di civiltà predominante oggi è micidiale; ma almeno non si ha la presunzione di sostenere che tutto ciò derivi dal volere di un dio (anche se in fin dei conti è proprio così: il “dio” di questo mondo). E’ una follia, un’alienazione fine a se stessa e non pretende di essere il risultato di un culto divino, di provenire da “istruzioni dal cielo”.


E fra tanti ammaestramenti e tanti riti, gli uomini continuano a venire a questo mondo senza sapere perché, e continuano ad andarsene senza sapere dove andranno. Ma, ringraziando “Dio” (quello vero) c’è sempre stato anche chi, piuttosto che indirizzare altri verso un’ipotetica e dispotica divinità, ha anche scavato profondamente fino a percepire che la divinità risiede nell’uomo stesso, e nella sua consapevolezza di essere molto più che un essere umano.


Simon Smeraldo

Tutti i danni degli Ogm e dell’agricoltura industriale

Gli Ogm rappresentano un vero fallimento premeditato per gli agricoltori… con rischio di perdita della sovranità alimentare delle Nazioni… da cui deriva solo miseria e fame.
Tutti i danni degli ogm e dell'agricoltura industriale
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Si pensi, inoltre, al fatto che molte erbe considerate infestanti sono ormai resistenti al Roundup, l’erbicida chimico che verrebbe irrorato in modo massiccio sulle coltivazioni Ogm, assorbendosi nei semi (di soia e di mais, cotone, colza, ecc.) delle piante Ogm “resistenti ai disseccanti chimici totali”. Con conseguente accumulo nell’ambiente e nelle acque.
*
Un avvelenamento di massa, che si accumula nelle catene alimentari e nelle carni degli animali alimentati con Ogm. Lo dimostra il fatto che la soglia di cosiddetta soglia di “tolleranza” dei residui del disseccante chimico negli alimenti è stata notevolmente aumentata con l’entrata in commercio degli Ogm. Un prodotto chimico pericolosissimo, pubblicizzato come biodegradabile, invece tossico e mortale per le cellule, responsabile secondo una ricerca svedese, dell’epidemia di linfomi non Hodgkin (un tumore del sangue).
*
C’è dell’altro e in abbondanza da dire contro gli Ogm.
In particolare va citato il Trasferimento Genico Orizzontale (Tgo) del Dna transgenico inserito negli Ogm, molto instabile e reattivo, in quanto estraneo alla specie vivente e costituito anche con pezzi di virus o batteri patogeni. Il Tgo si diffonde nell’ambiente e lungo le catene alimentari, passando dai microrganismi alle acque, al sangue e negli apparati digerenti. Hanno trovato Dna transgenico non digerito nei feti dei topi… cosa succederà ai poveri animali d’allevamento, che per loro “sfortuna” vengono macellati giovani… e soprattutto agli esseri umani… oggi sempre più“macellati dal Cancro”?
Vorrei precisare che i cosiddetti geni (pezzi di Dna manipolato), non sono microchips, e quando si modifica il normale funzionamento del Dna , inserendovi pezzi estranei in maniera del tutto casuale, nessuno potrà mai prevedere quello che succederà all’interno dell’Ogm, con rischi incommensurabili per la salute e l’ambiente.
Le modificazioni nel tempo all’interno del Dna, a causa della naturale instabilità dell’Ogm, sono dichiarate dalla stessa Monsanto, ad esempio per la soia, ed influenzano altamente il funzionamento delle cellule, regolate dal Dna.
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Pertanto ne risente anche il sistema immunitario in generale e i meccanismi fisiologici cellulari connessi alla riparazione dei danni al Dna, operanti in maniera perfetta nel nostro organismo, coadiuvati dalle vitamine naturali, per riparare i danni derivati da agenti mutanti inquinanti presenti ad esempio nel cibo e nell’acqua. Esponendo in tal senso a gravissimi rischi di malattie degenerative, l’intera popolazione mondiale, se si inquinano irreversibilmente i territori agricoli. E’ per questo motivo che alcuni  ricercatori parlano di futuro rischio di Pandemia da malattie degenerative.
Mi chiedo come è stato possibile brevettare ciò che non è stabile ne esattamente riproducibile, come una manipolazione genetica. Insomma, mi sembra che il futuro transgenico sia tutt’altro che roseo… forse è meglio scendere dal treno prima che si schianti.
*
Puntando al Made in Italy da mettere all’asta internazionale del mangiar bene , biologico, 100% ogm free quello che chiede il mercato… …il libero mercato, (che oggi praticamente non esiste se non nel rapporto diretto dal produttore al consumatore) dove siamo vincenti… per “natura”
*
La Natura che vogliamo salvare.
Una tradizione ricevuta in eredità dai Padri, ma soprattutto… in prestito dai nostri Figli.
Prof. Agroecologo Giuseppe Altieri

La donna come fattore evolutivo della specie umana

Risultati immagini per Oggi osserviamo che il cambiamento nelle relazioni fra il maschile ed il femminile può essere considerato un termometro per misurare il decorso della malattia nella specie umana. Tale malattia prese origine con l’avvento dell’era oscura, definita in India Kali Yuga. L’inizio di questa era, che corrisponde al termine della guerra descritta nel Mahabarata, diede avvio ad un lento processo di degrado che portò la società egualitaria e sacrale, fino allora vigente in quasi tutto il mondo conosciuto, a deteriorarsi sotto l’influsso sempre più pressante del patriarcato e dell’affermazione del senso del possesso. * In Europa quello stesso periodo, definito " tardo Villanoviano", descritto con dovizia di particolari dalla studiosa ed archeologa Marija Gimbutas si concluse con l’affermarsi del potere maschile esercitato con la violenza e con la perdita della libertà femminile (tramite l’acquisto della donna a scopo riproduttivo, guerre di razzia, perpetuazione della patrilinearità, etc.). 
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Oggi osserviamo che il cambiamento nelle relazioni fra il maschile ed il femminile può essere considerato un termometro per misurare il decorso della malattia nella specie umana. Tale malattia prese origine con l’avvento dell’era oscura, definita in India Kali Yuga. L’inizio di questa era, che corrisponde al termine della guerra descritta nel Mahabarata, diede avvio ad un lento processo di degrado che portò la società egualitaria e sacrale, fino allora vigente in quasi tutto il mondo conosciuto, a deteriorarsi sotto l’influsso sempre più pressante del patriarcato e dell’affermazione del senso del possesso.
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In Europa quello stesso periodo, definito ” tardo Villanoviano”, si concluse con l’affermarsi del potere maschile esercitato con la violenza e con la perdita della libertà femminile (tramite l’acquisto della donna a scopo riproduttivo, guerre di razzia, perpetuazione della patrilinearità, etc.).
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Malgrado l’avvento del patriarcato, e sino all’affermazione delle tre religioni moneteiste (giudaismo, cristianesimo ed islamismo), tutte le divinità si mostravano in aspetto femminile od in forme che evocavano tale qualità, a cominciare dalla Grande Madre, la natura stessa, sino a Madre Acqua, Madre Luna ed anche Madre Sole, etc. (la formula sacra più antica, il Gayatri Mantra, è dedicato a Savitri, la dea dell’energia solare).
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Le donne in quanto incarnazione primigenia del potere procreativo erano pertanto degne di amore e di devozione. La paternità era “sconosciuta” (ovvero ignorata), la madre esisteva di certo e questo era un dato incontrovertibile… Come poi l’operazione procreativa accadesse era lasciato agli umori materni che venivano influenzati o sollecitati dall’amore rivolto dai maschi verso tutte le madri. Insomma il padre era un semplice elemento ispirante per promuovere la maternità, non un fattore primo ma un incidentale aiuto….
*
Questo sino ad un certo punto, finché non cambiarono pian piano le cose e le responsabilità nelle funzioni creatrici si rovesciarono. Ma non avvenne tutto assieme, questo andamento evolutivo dal matrismo al patriarcato prese secoli e secoli per consolidarsi. Gli studi dell’archeologa lituana Gimbutas tendevano proprio a dimostrare l’esistenza di un lunghissimo periodo di transizione fra matrismo e patriarcato. Sicuramente  “l’invenzione”  del patriarcato  fu opera  della popolazione  ariana, nomadi guerrieri di origine caucasica, che la trasmisero  in India, nell’Europa, etc.  Questi ariani o kurgan, di tradizione pastorale,  trasformarono le civiltà matristiche egualitarire  (basate massimamente sull’agricoltura)  in civiltà patriarcali gerarchiche. Ciò avvenne verso la fine del neolitico e corrisponde alla Cacciata  dal “paradiso terrestre”. Da quel momento la donna partorì con dolore -dice la bibbia-   e fu sancito il riconoscimento della paternità come fattore “portante” e di conseguenza come elemento stimolativo per una nuova religione e mitologia. Ma il processo anche qui fu lento, dovendo giustificarsi con fatti sostanziali che ne garantissero l’accettazione per mezzo di consequenzialità storica e di significati allegorici.
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Al periodo di transizione appartengono molte storie mitologiche così ad esempio nella mitologia induista il racconto di  Parvati, la Dea primordiale, che  crea da se stessa un figlio che la protegga dall’arroganza dei maschi che servivano Shiva, il suo sposo. Questo suo figlio, Ganesh, è talmente potente che è in grado di impedire l’accesso alla camera della madre a Shiva stesso (perché non aveva chiesto il permesso di avvicinarsi, notate bene questo particolare importante in cui si garantisce alla madre il diritto di scelta nel rapporto). A questo punto Shiva invia le sue truppe maschili all’attacco di Ganesh ma tutti i suoi “gana” vengono sconfitti e Shiva medesimo vien lasciato con un palmo di naso ed infine è solo con l’inganno e chiedendo aiuto all’altro dio maschile, Vishnu, definito il conservatore, che Shiva  riesce a sconfiggere Ganesh… ma non fu una totale debacle…. poiché poi, per amore di Parvati, Shiva accetta di responsabilizzarsi in quanto  padre, ovvero riconosce che Ganesh è suo figlio e lo ristora alla vita, cambiandogli però testa… (ed anche qui notate le simbologie connesse…).
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Questa descrizione fantastica la dice lunga sul significato della trasformazione epocale in corso 12.000 anni prima di Cristo…. Molto più tardi, ma sempre in un ambito di civiltà indoeuropea, vediamo addirittura che è il dio maschile a creare da se stesso. Ed è quanto avviene a Giove che, non aiutato dalla consorte, produce dal proprio cervello Minerva. I tempi a questo punto son già mutati, il patriarcato ormai impera sovrano, le donne sono fattrici (od etere buone solo a passare il tempo), persino l’amore, quello vero e nobile, si manifesta fra maschi (vedasi la consuetudine di tutti i maestri greci di avere ragazzini per amanti). In quel tempo la condizione femminile era alquanto scaduta ed in Europa od in Medio Oriente restavano sacche di resistenza solo qui e lì.
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Ad esempio nella tradizione giudaica la trasmissione della appartenenza al “popolo eletto” avveniva (ed è ancora oggi così) per via materna, ultimo rimasuglio matristico in mezzo ad una serie di regole molto patriarcali e misogine. Tale misoginia fu assunta –in modi differenti- anche dalle altre due religioni monoteiste: il cristianesimo e l’islamismo. Nell’islamismo però, malgrado la visione della donna in chiave di sudditanza, si salvò il criterio di bellezza e nobiltà dell’amore sensuale, infatti il profeta Maometto ebbe diverse mogli e persino il suo paradiso era riempito di belle donne accoglienti. Questo almeno consentiva un naturale intercourse di rapporti fra i due sessi. Purtroppo non avvenne la stessa cosa nel cristianesimo ove prevalse, anzi peggiorò, la misoginia originaria ebraica e persino la pedofilia.
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Se nell’ebraismo la divinità, sia pur vista in chiave di “dio padre”, manteneva un distacco verso le cose del mondo, essendo un dio non rappresentabile e puro spirito, nel cristianesimo per poter giustificare la divinità del “figlio” si cancellò completamente il ruolo creativo della madre. Maria concepì vergine dallo spirito santo, la sua è una prestazione completamente passiva e deriva da una scelta del dio padre di impalmarla e renderla madre. Insomma la povera Maria è equiparabile ad una “prostituta” spirituale. Da questa visione deriva anche la ragione cartesiana pseudo scientifica che indica la natura come passiva, inerte e pure stupida… Insomma lo spirito maschio “infonde” la vita e la “buona” madre porta in grembo quanto le viene concesso di portare….
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Capite da voi stessi che tale proiezione è ormai improponibile ed obsoleta, sia pur che la maggioranza degli uomini ancora vi si crogiola, illudendosi con favole religiose ed ideologiche della “superiorità” maschile, della “superiorità” dell’intelligenza speculativa scientifica, della “superiorità” del potere e della forza. Così non si fanno passi avanti nell’evoluzione della specie. E’ ovvio che entrambi questi aspetti, matrismo e patriarcato, hanno avuto una loro funzione storica per lo sviluppo delle “qualità” della specie umana. Ora è giunto il tempo di comprenderne la totale complementarietà e comune appartenenza, ma non per andare verso una specie unisex, bensì per riconoscere pari valore e significato ad entrambi gli aspetti e funzioni…. in una fusione simbiotica.
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Paolo D’Arpini
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Risultati immagini per Oggi osserviamo che il cambiamento nelle relazioni fra il maschile ed il femminile può essere considerato un termometro per misurare il decorso della malattia nella specie umana. Tale malattia prese origine con l’avvento dell’era oscura, definita in India Kali Yuga. L’inizio di questa era, che corrisponde al termine della guerra descritta nel Mahabarata, diede avvio ad un lento processo di degrado che portò la società egualitaria e sacrale, fino allora vigente in quasi tutto il mondo conosciuto, a deteriorarsi sotto l’influsso sempre più pressante del patriarcato e dell’affermazione del senso del possesso. * In Europa quello stesso periodo, definito " tardo Villanoviano", descritto con dovizia di particolari dalla studiosa ed archeologa Marija Gimbutas si concluse con l’affermarsi del potere maschile esercitato con la violenza e con la perdita della libertà femminile (tramite l’acquisto della donna a scopo riproduttivo, guerre di razzia, perpetuazione della patrilinearità, etc.). 

Ebraismo. Religione etnica

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Alcuni giorni fa ho ricevuto il nuovo numero della rivista “Non Credo”, alla quale collaboro. In alcuni numeri precedenti erano stati infatti pubblicati alcuni miei articoli sul problema ebraico, esaminato con un approccio laico. Dico “laico” in senso totale, poiché spesso ho notato che molti critici del cristianesimo o dell’islamismo si definiscono “laici”, mentre alla fine si scopre -per loro stessa ammissione- che  appartengono alla comunità ebraica. Quindi la loro critica delle altre religioni è un po’ pelosa. D’altro canto  ho conosciuto diversi ebrei, con i quali ho stretto amicizia, che dimostrano una grande apertura mentale e spesso non esitano a definirsi “atei” o perlomeno “agnostici”, quindi dal punto di vista intellettuale si potrebbero definire “laici”. Il fatto è che la religione degli ebrei, cioè l’ebraismo, non è una religione filosofico-elettiva , nel senso del pensiero,  e quindi aperta a tutti. L’ebraismo è sostanzialmente una religione etnica, che viene tramandata fra gli appartenenti del popolo  ebraico, cioè i nati da famiglia o da donna ebrea.  Il popolo ebreo e l’ebraismo sono perciò un tutt’uno inscindibile. 
 
Come avviene ad esempio nel bramanesimo induista, in cui i bramini dal punto di vista dottrinale possono appartenere a varie sette del Sanatana Dharma, possono essere  vishnuiti, shivaiti, shakta e persino nichilisti atei  ma continuano in realtà a mantenere la tradizione genetica braminica (sposandosi e  riproducendosi solo tra bramini).   
 
Ed allora quando smette  un ebreo di appartenere all’ebraismo od un bramino  alla sua casta, oltre alla rinuncia intellettuale elettiva? 
 
La risposta è semplice: il momento in cui abbandona anche la tradizione genetica del matrimonio e della riproduzione all’interno della sua “etnia” o casta.  Non essendoci  più ascendenza-discendenza  le caratteristiche genetiche vengono rimescolate e pian piano le tracce disperse assieme a quelle culturali. 
 
Certo alcune caratteristiche  dominanti restano. Ma scompare il senso di appartenenza  al gruppo etnico. In un certo senso questa rinuncia alla “gens” è quanto fecero i romani antichi, che essendo originariamente etruschi, sabini, falisci e latini, etc. rinunciarono alla loro “famiglia genetica” per riconoscersi nella nuova cittadinanza romana. 
 
Però l’esempio dei romani non è da considerarsi “universale”  e definitivo poiché essi rifiutarono  le precedenti  origini tribali ma non si fusero con “l’umanità” in senso lato. Cambiarono soltanto il senso di appartenenza. Quindi va de a sé che una vera “laicità” deve avvenire nel ricongiungersi totalmente nell’ “Umano” lasciando da parte ogni altra identificazione con religioni, etnie, razze o dir si voglia. 
 
Questo è esattamente il mio caso. Infatti i miei nonni paterni erano entrambi  di origine ebraica, quella  “pura”, non quella ashkenazi, che è composta da  turcomanni convertiti nell’anno 1000  e che a rigor di logica non è di origine semita, essi però durante il fascismo rinunciarono alla loro identità, forse per salvare la pelle o per simili ragioni. I loro figli, compreso mio padre, sposarono donne gentili, rompendo  la continuità genetica, ed io a mia volta ho continuato in questa strada di allontanamento.  Dal che si può affermare che la mia ascendenza-discendenza ebraica è  nulla. Resta -come detto sopra- solo qualche caratteristica genetica: il naso grosso ed un po’ appuntito, l’intelligenza speculativa ed altre cosucce che non sto a menzionare.

Beh, perché vi sto raccontando tutto questo?  Qui ritorno alla rivista Non Credo in cui erano presenti addirittura tre lettere di lettori evidentemente di famiglia ebraica, in particolare mi riferisco alla lettrice Sarah Ancona, che scrive al direttore Paolo Bancale: “Negli ultimi due fascicoli di NonCredo ed anche in fascicoli precedenti, si parla di ebrei, ma non di ebraismo in quanto religione, il che sarebbe nella normale tematica della rivista, ma piuttosto come popolo. Per inquadrare questi interventi nella loro categoria vorrei chiederle quale è la sua opinione sulla spinosa vicenda di quel popolo?” 

 
Il direttore risponde esaurientemente e vi consiglio di leggere la sua risposta consultando appunto il numero sopra riferito della rivista.  Ma “indirettamente” ho voluto anch’io rispondere alla signora Sarah Ancona. Una riposta che vuole anche essere un invito allo scioglimento nell’Umanità a cui tutti noi indistintamente apparteniamo. Aldilà di ogni componente etnica. Riconoscendoci quindi nella comune matrice della specie  e cancellando ogni vestigia di “razza”, che tra l’altro anche dal punto di vista scientifico antropologico  non ha alcuna consistenza. Infatti la scienza oggi ha stabilito che esiste una sola specie umana e le cosiddette “razze” non esistono,   non essendo altro che il risultato di  un adattamento  di popolazioni umane  che si sono evolute in determinati ambienti e clima.

Paolo D’Arpini

Definizione di popolo ebraico su wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Ebrei