Caccia… lo “sport” sadico…

“Non v’è fetore al quale l’olfatto non finisca coll’abituarsi, né crimine che l’uomo non s’abitui a considerare con indifferenza… Nel costante suicidio morale è il male supremo della caccia” (L. Tolstoj)
animale mutilato
Nonostante gli animali selvatici (secondo la legge 157/92) siano considerati proprietà indisponibile dello Stato, e nonostante il 75% degli italiani sia favorevole alla chiusura di questa attività insensata, stupida e crudele, in Italia si registra la più alta concentrazione europea di cacciatori. E a causa di questo una specie su 5 di animali selvatici è in pericolo di estinzione, come la lince, i lupi, le starne ecc. grazie anche a sistematiche deroghe che autorizzano a sparare anche su specie in via di estinzione.
E’ di questi giorni la notizia dei danni all’agricoltura in Toscana causati dalla eccessiva presenza di cinghiali, caprioli, daini e cervi. La soluzione proposta dagli esperti in termini di fauna selvatica è quella di abbattere gli animali. Difficilmente in natura una specie riesce a svilupparsi in sovrannumero (madre natura ha le sue regole equilibratrici), ma quando succede la colpa è dell’uomo che ha alterato gli equilibri con la caccia o l’immissione di animali incompatibili con nuovo ambiente. In questa prospettiva le istituzioni pubbliche, che sono più propensi a favorire la confraternita dei cacciatori che la salvaguardia di un bene comune, non vanno alle cause del problema ma intervengono sugli effetti prodotti: invece di spostare gli animali in sovrannumero in aree in cui scarseggiano, intervengono con risarcimenti agli agricoltori danneggiati.
Oltre alla vergogna della caccia convenzionale, ormai con vere e proprie armi da guerra, c’è la vergogna del bracconaggio, l’uccellagione, la falconeria, i richiami vivi e la altrettanto vergognosa concessione data ai cacciatori ad invadere spazi privati se armati di fucile, mentre questo non è concesso a persone disarmate. I cacciatori, ridicolmente armati come Rambo, con armi micidiali in grado di colpire fino 3 km di distanza, sparano in prossimità delle case, dei centri abitati, nei campi coltivati, certi degli scarsi controlli e le eventuali trascurabili sanzioni, perché mancano i controlli da parte del Corpo Forestale dello Stato e della Polizia Provinciale.
Senza contare il costante pericolo per la popolazione civile, le centinaia di feriti e decine di morti all’anno tra i cacciatori e non solo, ci sono le tonnellate di piombo riversato nell’ambiente e le cartucce vuote lasciate nei campi e nei boschi. Vi è poi l’assurda ipocrita pretesa da parte dei cacciatori di considerarsi tutori della natura e quando la selvaggina in una zona è stata annientata s’improvvisano equilibratori ecologici e a scopo venatorio immettono selvaggina come fagiani, lepri e cinghiali di grossa taglia che non avendo predatori possono svilupparsi in sovrannumero causando danni alle coltivazione degli agricoltori.
I cacciatori, gente che si sente forte con un fucile in mano contro un inerme leprotto e che si apposta come un ladro dentro capanne d’osservazione, gente che si alza la mattina alle 3 per andare a portare terrore, dolore e morte nell’incantevole scenario naturale, vere e proprie cattedrali viventi, si servono di cani da caccia i quali nelle loro mani vivono in media 6 anni, perché uccisi dai cinghiali, da ferite o dispersi dopo le battute di caccia.
Tra gli altri crimini della caccia vi è quello di educare i bambini alla pratica dell’uccisione di animali, spegnendo nella coscienza dei giovani in senso della compassione e la sensibilità verso la vita e la sofferenza altrui, cioè la parte migliore dell’animo umano.
L’Albania, paese sicuramente sotto questo aspetto più civile dell’Italia, ha vietato almeno per 2 anni la pratica della caccia. In Ecuador e Bolivia addirittura la natura è considerata soggetto di diritto. Nulla da eccepire per la caccia tra cacciatori.
Franco Libero Manco
caccia inutile
P.S. Da quando per estreme necessità di sopravvivenza la specie umana si nutrì della carne degli animali abbattuti l’uomo è diventato il più crudele dei predatori; continuare a mangiare la carne significa perdurare nello stato malattia e di primordiale ferocia. flm

Treia, 7 agosto 2017 – Andando alla ricerca della luna piena…

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Nel programma redatto da Paolo per la giornata di lunedì 7 agosto 2017  delle “Feriae augusti” era previsto per la serata la contemplazione della luna piena dai giardinetti di San Marco e, zitto zitto, senza che nessun altro (me compresa) se ne ricordasse, ha fatto in modo di rispettarlo.

Nel pomeriggio era arrivata Antonella, una “vecchia” amica e mia ex compagna di scuola (siamo state in classe insieme dalla prima elementare fino alla quarta liceo a Roma, ma questa è un’altra storia)  e, dopo un po’ di chiacchiere e ricordi ed aver nominato varie vecchie compagne di scuola, delle diverse scuole frequentate e aver sorseggiato un tè   bollente siamo andati a fare una passeggiata, passando da Porta Vallesacco, per risalire nella stradina bianca sotto al gioco del pallone, dove ho potuto vedere che hanno liberato alcuni pini dall’edera che li stava soffocando (bene), ma anche diversa immondizia, le solite bottigliette e cartacce.

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Sono luoghi accessibili solo a piedi, senza attrezzature particolari, ma basterebbe un qualche operaio o una squadra di volontari armati solo di un paio di guanti e alcuni sacchetti per rendere quel tragitto veramente magico. Dal canto nostro alcune bottiglie le abbiamo prese e gettate nel primo cestino ed abbiamo “contribuito alla lotta antincendio” (eheh) prelevando diverse belle pigne che, messe nella sporta di yuta che sempre Paolo ha con sé, sono state poi depositate una volta a casa vicino al camino, dove serviranno, durante il freddo autunno, a riscaldare il caro Paolo.

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Dopo esser passati di fianco al campo da tennis o da calcetto ed aver approfittato di un rovo con alcune belle e buone more, siamo tornati sulla strada principale e lì eravamo un po’ indecisi se proseguire per San Marco o tornare indietro. Paolo ci ha convinte ad andare avanti. Antonella, che è una buona camminatrice ed anche corritrice, ne è stata felice, così la sua app dello smartphone, a fine giornata, le ha mostrato un discreto n. di minuti di cammino. Siamo passati dal di sotto così non ci siamo accorti che l’accesso (dal di sopra) ai giardini era chiuso. Alcune strisce bianco-rosse e fogli di normale carta su cui era scritto: “Chiuso per concimazione”, ma li abbiamo visti solo mentre uscivano. Intanto eravamo andati a sederci sotto all’obelisco ad osservate una bambina che andava sull’altalena e un ragazzino che giocava a palla.

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Uscendo dai giardini abbiamo incontrato una signora che avevamo già visto nel reparto artigianale della festa del Bracciale, con la sua mostra di minerali.  Ci siamo fermati e ci ha detto che era lì per osservare la luna piena che doveva essere anche in eclissi parziale. E anche noi eravamo lì per la luna piena! Ma solo Paolo se ne ricordava! Abbiamo guardato tutti e tre nella direzione opportuna, ma la luna non era ancora sorta…. o forse erano le nuvole che la coprivano… ed infatti, dopo alcuni minuti eccola lì, bella come il…. no, bella come la luna, un po’ rossiccia e con uno spicchio mancate.

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“Che fai tu, luna in ciel, dimmi che fai, silenziosa luna….” diceva il poeta, e così abbiamo assistito a questo meraviglioso spettacolo per un buon quarto d’ora, poi ci siamo accomiatati dalla signora e ci siamo diretti verso casa, accompagnati dalla luna, mentre il cielo, dal colore del crepuscolo, diventava sempre più scuro.
Il finale è stato meno poetico, ma gustoso: a casa ci aspettava una ottima panzanella!
Ciao, luna!

Caterina Regazzi

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Album Fotografico: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10212943930343470&set=ms.c.eJxVzcENQkEMA9GOUOxx~%3Bmb7bwxxQITr01hWWb7hVojH9dJX5Jiyl3QH1W6OCnG3~_EFhye3BpZ9YGpw~%3B8YP3yueGaH15PkL~%3BhCLkrAbGdJ8tPXTrDTLKLoU~-.bps.a.10212943934823582&type=3&theater

Anche gli altri animali sono esseri umani

A partire dalla fine degli anni ’80 sino ai primi anni ’90 del secolo scorso, quando ancora il circolo vegetariano VV.TT.  aveva sede a Calcata, abbiamo raccolto migliaia di firme  affinché lo status di “esseri umani” venisse riconosciuto a tutti gli animali, erbivori compresi.
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Ovviamente se ciò avvenisse comporterebbe immediatamente la chiusura di tutti gli allevamenti  e di tutti i mattatoi. Ricordo che inviai agli allora governanti quella richiesta, cercando di sensibilizzare anche l’allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, il quale ci rispose dicendo che non era nelle sue prerogative intervenire in tal senso. Beh, successivamente, anche per tacitare l’opinione pubblica,  passò almeno la legge contro il maltrattamento degli animali da compagnia, che oramai sono diventati a tutti gli effetti “compagni di vita” per molti umani.
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Purtroppo la stessa considerazione non è rivolta verso gli altri animali che ancora sono torturati  e vivisezionati, maltrattati in tutti i modi, uccisi per scopi culinari o per gioco e divertimento.  Qui rilevo che anche la chiesa cattolica  non considera la “pietas” verso i nostri consimili come una necessità etico-filosofica (per non dire religiosa e morale).
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Paolo D’Arpini – Circolo Vegetariano VV.TT.

Rame, il primogenito dei metalli, vale oro quanto pesa….

 
Tra gli antichi mestieri che fanno parte della tradizione italiana, uno per tutti, la lavorazione del rame, che ancora oggi viene tramandata, seppur con fatica di padre in figlio. La lavorazione a mano, ha sempre il sopravvento sulle macchine, anche se oggi vengono utilizzate principalmente, attrezzature e macchinari di moderna concezione. Gli oggetti creati sono quindi il frutto dell’antica sapienza e conoscenza, tutta artigianale di lavorare questo materiale, quando è possibile, rispettando così la tradizione che esige il buon artigiano, custode degli insegnamenti appresi negli anni dal suo maestro, ma che ne migliora il metodo e l’esecuzione, per ottenere così dalle sue mani in prodotto unico nel suo genere.
Il rame si sa, è stato il primo metallo usato dall’uomo, anche per le sue proprietà, che permettono di lavorarlo a freddo mediante la battitura. Per la sua capacità di condurre il calore, offre l’ opportunità di un notevole risparmio energetico, non da poco in periodo di crisi economica, in quanto basta cuocere con una fiamma molto moderata. La martellatura del rame, non viene vista solo come un fatto estetico per la produzione di utensili, ma risulta essere estremamente funzionale, in quanto il materiale ha una resistenza ed una stabilità all’uso che non ha eguali. Proprio per questo gli oggetti creati con martellatura a mano pezzi unici nel suo genere, essendo creati appositamente dalle mani dell’artigiano, come fosse un artista, che dipinge il suo quadro e crea la sua opera, hanno ancora oggi prezzi molto elevati.
Vengono così creati, di volta in volta, tortiere, teglie, padelle, paioli, tegami, casseruole, con finitura lucida per gli amanti del moderno, o con finitura satinata, per chi ama l’ antico. Per tradizione e per lustro la zona dell’Italia dove ancora oggi si mantiene questa antica tradizione di cucinare dalla ribollita, ai fagioli all’uccelletto, è sempre la Toscana più precisamente nella Valleriana a nord di Pescia conosciuta con il nome di “Svizzera Pesciatina”.
Il rame inoltre ha un alto potere antibatterico, infatti l’80% delle infezioni che si diffondono toccando oggetti contaminati da virus e batteri, che rimangono sugli oggetti creati con comuni materiali quali per esempio la plastica, non sussiste se questi ultimi sono antibatterici, come nel caso del rame e delle sue leghe.
 
Per queste ragioni la tecnologia moderna sta studiando la realizzazione di un mouse in rame antibatterico, creato per lavorare a computer senza pericolo di diffondere o creare infezioni!
Rita De Angelis

L’ultima spiaggia e la lezione dimenticata del 6 agosto 1945

 

Col passare dei decenni si fa sempre più pallido e formale il ricordo dell’esplosione, il 6 agosto del 1945, della prima bomba atomica americana sulla città giapponese di Hiroshima, seguita, tre giorni dopo, da quella di una simile bomba atomica sull’altra città giapponese di Nagasaki: con duecentomila morti finiva la seconda guerra mondiale (1939-1945), e cominciava una nuova era, quella atomica, di terrore e di sospetti, eventi che hanno cambiato il mondo e che occorre non dimenticare.

L’ ”atomica” era il risultato dell’applicazione militare di una rivoluzionaria scoperta scientifica sperimentale: i nuclei dell’uranio e di alcuni altri atomi, urtati dai neutroni, particelle nucleari prive di carica elettrica, subiscono “fissione”, si frantumano in altri nuclei più piccoli con liberazione di altri neutroni che assicurano la continuazione, a catena, della fissione di altri nuclei. In ciascuna fissione, come aveva previsto teoricamente Albert Einstein (1879-1955) nel 1905, si liberano grandissime quantità di energia sotto forma di calore. Energia che avrebbe potuto muovere turbine elettriche, navi e fabbriche, ma che avrebbe potuto essere impiegata a fini bellici.

La fissione anche solo di alcuni chili dello speciale isotopo 235 dell’uranio, o dell’elemento artificiale plutonio, libera energia con un effetto distruttivo confrontabile con quello di alcuni milioni di chili di tritolo, uno dei più potenti esplosivi disponibili. I danni sono ancora più grandi perché molti frammenti della fissione dell’uranio o del plutonio sono radioattivi per decenni o secoli. Dal 1945 Stati Uniti, Unione Sovietica (l’attuale Russia), Francia, Regno Unito, Cina, India, Pakistan, Israele, hanno costruito bombe atomiche sempre più potenti a fissione, o bombe a idrogeno, termonucleari, nelle quali la liberazione del calore si ha dalla fusione, ad altissima temperatura e pressione, degli isotopi dell’idrogeno, il deuterio e il trizio.

Circa duemila esplosioni sperimentali di bombe nucleari nei deserti, negli oceani, nel sottosuolo, hanno mostrato che cosa una moderna bomba atomica potrebbe fare, se sganciata su una città. Ciascuna potenza nucleare si è dotata di bombe nucleari per avvertire qualsiasi potenziale nemico che, se usasse una bomba atomica, verrebbe a sua volta immediatamente distrutto: la chiamano deterrenza e questa teoria finora ha fatto vivere il mondo con un continuo stato di tensione. L’esistenza delle bombe nucleari ha sollevato proteste finora inascoltate; anzi si può dire che la contestazione ecologica sia cominciata proprio con la protesta contro tali armi.

Con la graduale distensione internazionale, a poco a poco le potenze nucleari hanno cominciato a smantellare una parte delle bombe esistenti. Nel 1986, l’anno della massima tensione, nel mondo esistevano 65.000 bombe atomiche e termonucleari; oggi tale numero è diminuito a circa 17.000 bombe, delle quali alcune migliaia sono montate su missili pronti a partire entro un quarto d’ora dall’ordine. La potenza distruttiva delle bombe nucleari ancora esistenti nel mondo equivale a quella di duemila milioni di tonnellate di tritolo, settecento volte la potenza distruttiva di tutte le bombe impiegate durante la seconda guerra mondiale.

Basterebbe l’esplosione, anche accidentale, di una nelle bombe nucleari esistenti, un atto di terrorismo con esplosivi nucleari, per devastare vasti territori, per uccidere migliaia di persone, per contaminare l’ambiente naturale, le acque, gli esseri viventi con sostanze che restano radioattive per secoli. Un famoso libro di Nevil Shute, “L’ultima spiaggia”, del 1956 (da cui fu tratto un drammatico film), descriveva la scomparsa della vita dalla Terra in seguito ad uno scambio di bombe nucleari iniziato per errore; il film finiva con il tardivo avvertimento: “Fratelli, siamo ancora in tempo”.

Purtroppo, fino a quando alcune potenze possiedono bombe nucleari, sarà difficile convincere altre a rinunciare alla costruzione di un loro arsenale nucleare, nell’illusione di scoraggiare l’aggressione da parte di “qualcun altro”. L’unica soluzione consiste nel disarmo nucleare totale, peraltro imposto dall’articolo VI del Trattato di non proliferazione nucleare, firmato da quasi tutti i paesi, ma che nessuno finora si è sognato di rispettare.

Eppure sarebbe anche questione di soldi; le enormi somme, oltre mille miliardi di euro all’anno, che oggi le potenze nucleari spendono per tenere in efficienza, per aggiornare e perfezionare i propri arsenali, anche detratti i costi per lo smantellamento e la messa in sicurezza delle bombe nucleari esistenti e dei relativi “esplosivi”, sarebbero sufficienti per assicurare scuole e ospedali, opere di irrigazione e cibo a chi ne è privo, per estirpare cioè le radici della violenza che è la vera causa delle tensioni politiche e militari internazionali.

Fratelli, non crediate che siano utopie: davvero “siamo ancora in tempo” a fermare il pericolo di un olocausto nucleare molte volte più grande di quello di Hiroshima e Nagasaki, a condizione di chiedere ai governanti di ciascuno e di tutti i paesi della Terra di inserire il disarmo nucleare totale fra le loro priorità di azione politica. Nel nome dei soldi risparmiati, se non gli importa niente della sopravvivenza degli abitanti del pianeta e del suo ambiente naturale.

Giorgio Nebbia – nebbia@quipo.it

Immagine dal film “L’ultima spiaggia”

Treia. Alcune memorie sui Longobardi

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Storia rivisitata – Chi erano i Longobardi? Si chiede Simonetta Borgiani in un suo articolo apparso su La Rucola di Macerata *, ebbene quello dei longobardi fu il primo regno italico, subito dopo la caduta dell’impero romano d’occidente. Anche a Treia ne abbiamo una antica testimonianza nella Torre Onglavina (che si fa risalire al X secolo). I longobardi sono stati quindi i nostri antichi progenitori d’origine nordica. Essi hanno governato per circa sette secoli  i nostri territori lasciandoci il loro dna, le usanze ed il linguaggio.

Questo popolo di origine germanica aveva occupato l’intera penisola, convivendo pacificamente con la popolazione romana (avevano due legislazioni una per i cittadini romani ed una per i longobardi) ed aveva lasciato che la città di Roma restasse sotto il controllo del papato.

Ma i papi temevano che questo regno potesse limitare le loro mire di potere politico territoriale -che essi intendevano estendere ai territori marchigiani e dell’Emilia Romagna, con la scusa del falso “Lascito di Costantino” (un documento completamente inventato). Il vaticano tramò quindi con i Franchi, promettendo loro benefici imperiali, per far invadere e distruggere il regno italico dei longobardi. Se il papato non avesse tramato per distruggere il regno italico dei Longobardi la storia d’Italia sarebbe stata molto diversa…

Alla fine gratta gratta tutto il male viene sempre dal papa, che si arroga il diritto di essere “vicario di Cristo in terra”, colui che decide paradiso e inferno, ma chi gliel’ha dato questo diritto?

Paolo D’Arpini

*  Articolo  menzionato: http://larucola.org/2017/08/03/chi-erano-i-goti-e-i-longobardi/

Storia dei Longobardi in Italia: https://it.wikipedia.org/wiki/Longobardi

Gocce di zen, taoismo, poesia sufi, buddismo… ed altro ancora

Disincagliarsi dalla rete

Chi si aggrappa alla mente non vede la verità che sta oltre la mente.
Chi si sforza di praticare il Dharma non trova la verità che è aldilà della pratica.

Per conoscere ciò che è aldilà sia della mente che della pratica bisogna tagliare di netto la radice della mente e, nudi, guardare; bisogna abbandonare ogni distinzione e restare tranquilli.

Tilopa

*

Hai finito di mangiare?

“Maestro ti prego insegnami la vera essenza dello Zen” – Implorò un discepolo rivolto al maestro Josshu.

Ed il maestro rispose: “Hai finito di mangiare?”

– “Sì maestro, ho finito”

– “Allora va’ a lavare le stoviglie!”

Josshu

*

La morale del Tao

Confucio pensò di poter convertire alla sua morale un famoso ladro di nome Koshi, così si recò nel suo covo e cominciò ad impartirgli i suoi insegnamenti. Ma Koshi si stancò ben presto della predica impotuna.

“Sei più puerile di un bambino – sbottò infine il ladro – la tua morale sarà buona per te ma per me non vale niente. Insegnami l’altro lato della morale se vuoi che comprenda!”

Fu quella una grande lezione per Confucio.

*

La bellezza della diversità!

“Solo se riusciremo a vedere l’universo come un tutt’uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove siamo. Altrimenti saremo solo come la rana del proverbio cinese che, dal fondo di un pozzo, guarda in su e crede che quel che vede sia tutto il cielo”.

Tiziano Terzani

*

Unveiling herself revealed

Unveiling herself revealed
existence to my eye,
so in everything seen
I perceived her.

My attribute is hers
since we are not called two;
her shape is mine
since we are one.

If she is called,
it is I who answers;
when I am summoned, she replies
and obeys the one who calls me.

If she speaks,
it is I who whispers;
when I tell a tale
she is the one who tells it.

For the second person’s sign
became the first between us,
and so my rank is high above
all who cling to difference.

Umar Ben Al Faridh

*

Confucio disse..

Yen Hui, egli raggiungerà certamente la meta.
Se ha una imperfezione non succede mai che non la riconosca.
Quando l’ha riconosciuta non succede mai che ripeta l’errore per la seconda volta.

Confucio

*

Ho bevuto…

Ho bevuto alla memoria dell’Amato
un vino che mi ha inebriato,
prima della creazione della vigna!

Umar Ben Al Faridh

*

Invito…

Non guardare il mio aspetto,
ma prendi ciò che ho in mano!

Jalaluddin Rumi

*

L’Amato si è rivelato a me

L’Amato si è rivelato a me
da dentro il mio corpo.
Il mio intero essere,
ora raffinato,
brilla come oro.

Allo stesso modo
in cui l’orefice testa l’oro
anch’io sono stato testato
ed ora sono intero.

Prima di riconoscerLO
ero metallo grezzo,
realizzando Lui Kabir
è diventato oro zecchino.

Kabir

*

Non sapendo chi io fossi…

Non sapendo chi io fossi
parlavo di io e del mio
ma io sono Tu e mio sei Tu,
Signore adorato dagli Dei!

Nammalwar

*

Com’è potuto accadere…?

Com’è potuto accadere Anima mia,
che sempre sei Consapevolezza e Gioia,
com’è che ora ti comporti
come se lo avessi dimenticato?

Meraviglia delle meraviglie,
oltre comprensione è la tua strana paura,
dolce Cigno, mio caro,
il timore che hai di me!

Mente che apprendi, conosci e dimentichi,
corpo ottenuto, che generi e poi muori.
Da dove queste impurità nella purezza?
Grandezza, piccolezza, classe, rango, vista e veggente..
Perché queste onde oscuranti nel profondo oceano della Gioia?

Non servono parole o voti di silenzio,
non andirivieni, non inizio, metà e fine,
non riverbero, né suono, non qualità,
non separazione e quindi non paura…
Oh meraviglia delle meraviglie,
le cose che sembrano, in un sogno?

Dentro e fuori, in alto e in basso, tutte le direzioni.
Persa nella luce, illimitatamente vasta,
intera, senza supporto, piena e calma,
pura Consapevolezza, Gioia immutabile,
allora remota, cercata lungamente come fine,
ora sei qui… Gioia… Gioia..!

Avadai Ammal

*

Il sacrificio mistico: la morte che ci fa Essere

Sono morto come minerale per divenire pianta.
Sono morto come pianta per divenire animale.
Sono morto come animale ed eccomi ora son uomo.

Perché temere la morte che non mi ha mai diminuito?

Una volta ancora morirò per salire fra gli angeli,
ma anche in quello stato debbo andare oltre,
tutti, eccetto Dio, periscono.

Quando avrò sacrificato la mia anima angelica,
sarò quel che mai la mente concepì.

Oh lasciami non esistere, poiché l’inesistenza
canta in toni solenni: “In Lui siamo!”

Jalalud-Din Rumi

*

Dì… chi sono io?

Io sono,
pulviscolo nella luce del sole,
io sono il sole rotondo.

Alla polvere dico “resta”
al sole dico “continua a muoverti”.

Sono la nebbia del mattino
ed il respiro della sera.

Sono il vento sopra il bosco
e la spuma sullo scoglio.
L’albero maestro della nave,
il timone, il timoniere,
io sono la scogliera corallina
sulla quale si arenano.

Sono una pianta con un pappagallo fra i rami.
Silenzio, pensiero e voce.
Il soffio musicale che attraversa il flauto.
La scintilla di una pietra.
Sono la candela e la falena impazzita che vi gira attorno,
la rosa e l’usignolo perso nella sua fragranza.

Io sono tutti i livelli dell’Essere,
la galassia rotante,

l’intelligenza che si evolve,
l’alzarsi ed il cadere,
ciò che è e quel che non è.

Tu che conosci Jalaluddin,
Tu, l’Uno nel Tutto,
dì, chi sono io?

Dì…. io sono te!

Jalalud-Din Rumi

*

If by chance you remember me, could you know who am I?

Crumbs of emotions thougth,
in everlasting now,
body consciousness appear uncalled
and fade away unaided.
Yet some “one” is watching the turmoil.
Crumbs of emotions thougth,
helded togheter give sense to the ego’s puzzle,
scattered imperceived foam dust
if I am not.
Is it the subjet?
I, how where when why, who….

Saul Arpino

*

“Il pensiero religioso è la chiave del fallimento umano…”

I predicatori religiosi hanno convinto il mondo intero: “Voi siete peccatori!”. E ciò va bene per loro, poiché se non ne foste convinti i lor affari non potrebbero prosperare. Dovete essere peccatori, solo così continueranno ad esistere chiese, moschee e templi.

Il vostro permanenere nel senso del peccato è la loro buona “stagione”, la vostra colpa è il fondamento delle chiese più potenti, più vi sentite in colpa e più le chiese continueranno a cosolidarsi. Esse sono costruite sule vostre colpe, sul vostro peccato, sul vostro complesso di inferiorità. Così hanno creato un’umanità “inferiore”….

Osho Rajneesh

*

Le ombre della sera si allungano

Le ombre della sera si allungano
e l’amore entra,
calmando ogni corpo e mente.

Guarda verso occidente e vedi
la luce del sole che tramonta.

Guarda dentro di te e vedi
un espanso infinito di luce.

Bevi il nettare dei petali del tuo cuore
e lascia che le onde d’amore ti sommergano.

Che magnificenza in quell’Oceano – Ascolta!
Il suono delle conchiglie,
il suono delle campane.

Kabir dice: “Oh fratello, ascolta!
Il Signore canta la sua canzone,
dentro di te…

Kabir

*

Devi chiede

Oh Shiva qual’è la tua realtà?
Che cos’è questo universo pieno di meraviglia?
Che cosa ne costituisce il seme?
Chi è al centro della ruota universale?
Che cos’è la vita aldilà delle forme che permea le forme?
Come possiamo penetrarla a fondo al di sopra dello spazio e del tempo,
al di sopra dei nomi e delle descrizioni?
Liberami dai miei dubbi!

*

Presenza consapevole

Quel continuo stato di essere presenti viene chiamato autoconsapevolezza, autocoscienza, coscienza osservante, oppure, forse impropriamente, autopresenza.

Una storia Zen narra che Chang chiese al Maestro:

– Mangiando e dormendo, rispose il Maestro
– Si, ma non tutti gli uomini mangiano quando mangiano e dormono quando dormono.

…………….
(Brani  scelti e raccolti da Paolo D’Arpini)