Treia – Ottobre 2016: Le olive son bacate ed il topinanbur non è in fiore… ma le radici son buone!

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Treia. Con il 4 ottobre è arrivata la festa di san Francesco, solitamente indicata per la raccolta delle olive così dette di “san Francesco”, che sarebbe quella qualità  verde e corposa. Purtroppo la mosca olearia ne ha fatto strage, sono praticamente tutte bacate, quindi  niente salamoia per quest’anno.

In compenso nel nostro orticello urbano cresce vigoroso il topinanbur. La qualità migliore e più  saporita, quella che produce fiori  molto raramente. Ed infatti  lo scorso anno ne sbocciò uno solo,  su una pianta verso la parte esterna dell’orto pensile, quella più solatia, un bel fiore giallo intenso ma stavolta non se ne vede nessuno.

Comunque è buon segno vuol dire che la pianta si sviluppa essenzialmente nella radice,  la parte commestibile. Infatti quella qualità di topinambur che emette molti fiori ha i tuberi duri e immangiabili.

Il nome scientifico di questa pianta,  anch’essa come le patate importata dall’America, è eliantus tuberosus, deriva da due parole greche: “elios” sole e “antos” fiore, per ricordare i capolini fiorali che si aprono al sole e che assomigliano loro stessi al sole, mentre “ tuberosus” deriva dal latino e indica i rizomi tuberiformi.

Quest’ultimi sono ricche di vitamina A e B e del polisaccaride inulina, che li rende adatti ai regimi ipocalorici e a chi soffra di glicemia elevata e diabete, oltre a portare energia negli stati di convalescenza, agli anziani e alle donne in allattamento.

Le radici sono buone da mangiare sia crude in insalata, tagliate sottili e condite con una delicata salsina a base di olio extravergine d’oliva e limone, oppure trifolate; hanno un gentile sapore dolciastro con un retrogusto che ricorda il carciofo. Possono essere mescolate in padella con le patate.

Come tutte le radici, il periodo migliore per raccoglierle è al termine della stagione vegetativa, in autunno inoltrato,  quando tutte le sostanze di riserva vengono immagazzinate nella parte perennante della pianta. Crescendo spesso in terreni sabbiosi, si possono raccoglierle senza particolare attrezzatura, venendo facilmente via anche a mano.

L’unico inconveniente del topinambur è che crea gas nell’intestino, per cui può procurare un intenso meteorismo (volgarmente tradotto fa scoreggiare).

Paolo D’Arpini

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