Vegan… l’anello mancante

 

 

DNA, gorilla, Sicilia, Vita

“Non si può pretendere rispetto per gli animali se l’uomo non rispetta neppure i suoi simili”. Questo è il cardine del problema che inclina l’essere umano alla violenza e ad ogni ingiustizia: l’attitudine millenaria a limitare il diritto all’esistenza ai soli componenti la sua specie, disconoscere il valore della diversità e considerare sacrificabili gli altri a suo vantaggio. Questo ci impoverisce mentalmente e moralmente, ci rende incapaci di sviluppare in noi stessi quei requisiti morali e civili da consentirci a metterli in atto nei confronti dei nostri stessi simili.

E come potrebbe essere altrimenti. L’umanità è come un condominio di individui circondato da moltissimi altri condomini verso i quali è abituata, da sempre, non solo a disprezzarne il valore ma a mettere in atto ogni forma di sfruttamento e di sopraffazione fino allo sterminio sistematico. Sperare poi che i componenti del primo condominio abbiano l’indole morale,  civile e spirituale per mettere in atto la pace, la concordia, il rispetto tra i suoi componenti è mera illusione.

Che senso ha giustificare se  stessi trincerandosi dietro il pretesto del primo che ha  più valore del secondo? Questo potrebbe essere in parte giustificato se una volta data la giusta considerazione agli umani con la medesima dedizione ci si prodigasse a favore degli animali; ma questo non succede dal momento che esaurita la prima fase non solo non si passa alla seconda ma si considera legittimo utilizzare gli altri esseri viventi come oggetti senza valore. Come se l’uomo vivesse in una cupola isolato dal resto della creazione, non interagisse con il mondo animale, con la natura, senza i quali neppure esisterebbe, né avrebbe possibilità di progredire.

Se l’essere umano fosse realmente consapevole che tra noi e le altre specie vi è solo una differenza formale, non sostanziale, si comporterebbe come un padre e certo non farebbe distinzione tra i figli, non sacrificherebbe mai l’uno a vantaggio dell’altro, non salverebbe solo il primogenito lasciando uccidere gli altri componenti la famiglia, e spesso determinandone egli stesso la morte.

La capacità di amare e rispettare tutti e tutte le cose, con l’identica intensità, è meta ancora da raggiungere, ed è ciò preclude a quest’umanità di migliorare se stessa.

Franco Libero Manco

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“La folla tace mentre delega estranei a commettere atti disumani in sua vece credendo di essere immune dalla colpa. La cosa più ingiusta e crudele è procurare a se stessi un piacere che a qualcun altro è costato dolore, agonia e morte. Preti, ricordatevi, Dio non ha creato recinti, né gabbie per gli animali.”  (flm)

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