Agricoltura biodinamica e topi…

In quanto bioregionalista e vegetariano ritengo che l’aiuto dato da alcuni animali nella produzione del nostro cibo sia un aspetto evolutivo sia per gli animali che per gli umani. La simbiosi che si manifesta allevando senza sfruttamento alcune specie animali, che vengono in tal modo protette dall’uomo, in cambio di alcune collaborazioni utili, soprattutto in funzione della concimatura dei campi e dell’aiuto nell’aratura ed altre incombenze, può essere un buon modo per consentire all’animale ed all’uomo di poter vivere convenientemente assieme. Con ciò allacciando un sano rapporto karmico.

Ad esempio nelle antiche società spirituali dell’India e della Cina un  rapporto etico con gli animali era raccomandato, abbiamo storie e storie buddhiste e zen e induiste con bufali, capre, pecore, mucche, asini, cavalli, etc. etc. L’importante è non sfruttare i fratelli animali come non sfrutteremmo indebitamente  altri uomini. Il lavoro agricolo è necessario per la sopravvivenza e se l’animale può ricevere vantaggi dalla convivenza con l’uomo non ci vedo nulla di male in una condivisione del lavoro.

Ma vengo al punto “topi”… Essendo vissuto in campagna per moltissimi anni  so bene che i topi, come le talpe od altri roditori possono creare difficoltà al mantenimento dei raccolti ed alla loro conservazione. Certamente non ritengo utile una lotta chimica e probabilmente anche l’aiuto indiretto fornito da gufi, civette, felini selvatici, serpenti ed altri carnivori non è al momento attuale sufficiente per contenere una espansione che è in continuo aumento.

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Infatti i predatori naturali sono in costante diminuzione  mentre i topi ormai sono diventati la specie dominante sul pianeta terra. Le loro capacità di adattamento ne hanno fatto la famiglia che sarà in grado di sostituirsi all’uomo in un prossimo futuro. Il topo apprende e sopravvive meglio dell’uomo e si propaga all’inverosimile. Soprattutto in città e nelle aree suburbane ove trova cibo abbondantissimo e condizioni ottimali per la sua espansione.

Basti pensare che una grande città con magari 10 milioni di abitanti umani ospita centinaia di milioni di roditori, se non un miliardo, e questo è dovuto alla grandissima quantità di cibo reperibile (avanzi del sistema consumista e degli sprechi).

Nel sistema dell’agricoltura biodinamica il suo fondatore, Rudolf Steiner,  aveva consigliato  delle pratiche da lui ideate per combattere topi ed altri animali dannosi nelle fattorie.  Spargendo cenere di topo nei campi per tener lontani gli altri ratti dai depositi di cereali e simili.  Certo per noi vegetariani sorge il problema di come procurarsi questi topi morti da ridurre in cenere, il che potrebbe anche presupporre una “caccia” al topo con mezzi di sterminio impropri.

Il mio consiglio per salvare capra e cavoli e quello di invitare gli animalisti di città a farsi parte attiva nella ricerca di cadaveri di roditori  facilmente reperibili sia nelle strade che nelle cloache cittadine. Oppure, siccome spesso vengono effettuate delle de-rattizzazioni, sarà opportuno chiedere alle municipalità di conservare le carogne per  ricavarne cenere da spargere nei campi e salvaguardare così  i raccolti del nostro grano, con il metodo suggerito da Steiner, senza ricorrere a veleni nocivi né ad uccisioni finalizzate.

Paolo D’Arpini

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