5 novembre 2015. Il giorno in cui i morti rinascono a Treia…

Morendo rinasco… in questi giorni in cui ricordiamo i morti. I morti di famiglia, che sono morti in casa. E poi quelli che non sono di alcuna famiglia, morti in guerra e rimasti senza nome. Io un nome stamattina ce l’ho, ma sono io? In questo momento sono Otello, un vecchio treiese.

Nella stanza che fu di Otello, in un vicoletto di Treia, son qui che scrivo e mi identifico con lui. Otello era vicino ai morti, egli contribuiva a mantenere vivo il loro nome scrivendolo sulle lapidi da lui scolpite e istallate sopra le tombe del cimitero. Otello lo scalpellino che conservava la memoria dei morti, tenendoli vivi, nella città morta di Treia che rivive grazie ad Otello. Già un’altra volta mi sentii Otello, per Amore, sempre per amore. Forse troppo? L’amore vero è la capacità di accettare l’altro com’è, senza volerlo cambiare né possedere. Così l’altro (l’altra) può esistere e manifestarsi in chiunque.

Anche Treia è “chiunque”. E’ un qualsiasi luogo bioregionale, una comunità ideale. Una città che si unisce e si confonde con qualsiasi altra città ideale, Una città invisibile come quelle immaginate da Calvino. Ed anche Otello è chiunque, è vivo qui ora nella mia mente, nella sua stessa stanza, alle 3.30 del mattino del 5 novembre 2015. Il giorno in cui i morti rinascono a Treia.

Paolo D’Arpini

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