Adozioni, utero in affitto, alterazioni di stato e vendita di apparati genitali ed affini

Su Il Resto del Carlino di Macerata del 2 marzo 2016 è stato pubblicato uno stralcio della mia lettera sulle adozioni e sull’utero in affitto (Vedi: http://paolodarpini.blogspot.it/2016/02/utero-in-affitto-e-alterazione-di-stato.html)

In calce è stato fatto un commento dalla giornalista Paola Pagnanelli: “Non so cosa sia stato dichiarato all’anagrafe, dunque non posso sapere se sia ipotizzabile un falso. So però che la pratica dell’acquisto di bambini esiste da secoli per chi può permetterselo, come il calciatore Cristiano Ronaldo, che è pure single. Quando ricchezza e povertà si incontrano purtroppo il campo è aperto per gli abusi, ma è difficile giudicare sentimenti intimi e potenti come quelli in gioco tra le parti coinvolte qui. Di sicuro però non possiamo credere che la famiglia tradizionale sia sempre l’Eden, mentre quella di Vendola per forza l’inferno.” –

Mia risposta al commento di Paola Pagnanelli: “La ringrazio gentile Paola Pagnanelli per aver pubblicato la mia lettera sulle adozioni. Vorrei solo precisare che il mio dubbio era relativo ad un fatto di trascrizione anagrafica.

Per quanto riguarda invece la pratica dell’utero in affitto, non ho dubbi, trattasi di una compravendita svilente per la donna e per i bambini. L’utero in affitto è una mostruosità del mercato che sfrutta le donne ed il loro corpo. Ed è una violenza di classe, perché sono le donne povere che per necessità vendono e le coppie ricche che comprano. Io credo che la legge debba proibire e punire simile mercato. E soprattutto credo che la legge debba comunque riconoscere come autentica madre la madre cosiddetta surrogata, con tutti i diritti del caso….

Inoltre -come ricordato da Doriana Goracci- esiste un gesto enorme di amore e generosità sociale che è l’AFFIDO e TUTTE e TUTTI anche singolarmente possono chiederlo.

Paolo D’Arpini

 

Integrazione  su  “Vendita di apparati genitali ed affini” – Scrive Gianni Fraschetti: “Esiste una legge, 40 del 2004, art.12. Comma 6. che dice: “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità, è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da seicentomila a un milione di euro.”

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